ETF tematici, servono veramente all’investitore medio?

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Questo blog (erroneamente) viene considerato pro ETF e contro fondi di investimento. Non è così e, chi avrà voglia di farlo, potrà verificare la presenza negli archivi polverosi di articoli dove è chiaramente indicato che investire in ETF non sempre è la scelta migliore. O meglio investire in certi ETF non sempre è la scelta migliore.

La cosiddetta democratizzazione degli investimenti è un fenomeno che è stato proprio associato alla diffusione sul mercato di fondi passivi e ETF. I piccoli e medi investitori tramite questi veicoli hanno ottenuto il privilegio di poter investire i propri risparmi alla pari degli investitori istituzionali. Ma ovviamente il mondo del risparmio gestito vive di utili ed allora il marketing finanziario cosa ha tirato fuori dal suo cilindro? Gli ETF super specializzati e tematici.

Ovviamente sono pronto a subire le critiche di chi dirà che da questo blog non escono idee di investimento super redditizie e che troppo spesso critichiamo certe tipologie di prodotti. Partendo dal presupposto che per investire con buon senso bastano pochissimi strumenti dalla struttura semplice e spiegabile alla classica casalinga di Voghera, lasciamo il giudizio finale a voi lettori. Il tentativo è comunque sempre quello di dimostrare le nostre tesi con elementi pratici o ancora meglio con ricerche scientifiche. E nelle scorse settimane è uscita una ricerca della Ohio University nella quale è stato dimostrato come gli ETF tematici non sono proprio la scelta più di buon senso per un investitore.

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Il sottoscritto ricorda ancora la fine del secolo scorso (1999-2000) quando una marea di fondi specializzati in settore tech/web (ma non solo) arrivarono sul mercato. Potrebbe essere che il mio giudizio verso i tanti ETF tematici che in questi anni sono stati quotati risulta deviato da quell’esperienza che poi si rivelò disastrosa. Può essere, ma questa ricerca conferma che non è così.

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Dal primo ETF lanciato nel 1993 di acqua sotto i ponti ne è passata e solo negli USA 5 trilioni di $ sono gestiti da ETF.

Oltre 3400 ETF sono stati lanciati a costi sempre più bassi. Gli ETF cosiddetti “broad market”, ovvero quelli che replicano gli indici più importanti come S&P500, Msci World, Nasdaq 100, ecc…hanno visto ridurre in modo impressionante i costi. Ma gli emittenti dovranno pure guadagnare ed allora cosa si inventano? ETF a maggiore specializzazione che investono in strategie smart beta, in settori o in temi rampanti. Ma soprattutto offrono ad investitori ogni giorno che passa più immersi in un mondo social la possibilità di costruire un portafoglio sempre più a misura di sentiment.

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Ed ecco quello che è successo. Prodotti sempre più convenienti, ma un proliferare di nuovi strumenti specializzati decisamente più cari e con minore diversificazione.

Nel 2019 gli ETF specializzati gestivano il 18% di tutto il patrimonio investito generando il 36% dei ricavi dell’industria.

Naturalmente sono prodotti ad alto valore aggiunto sul quale c’è tutto l’interesse da parte degli emittenti a spingere la vendita verso il consumatore finale (andate a vedere quanti prodotti istituzionali contengono fondi o ETF tematici nei loro portafogli e capirete cosa intendo dire).

L’apparenza purtroppo inganna. Mediamente un ETF tematico costa 58 punti base contro i 38 della mediana di tutto il resto del mondo ETF. A livello di diversificazione un ETF “broad” sempre in termini mediani possiede 247 azioni, un tematico 53.

State già capendo dove voglio arrivare, ma anche qui la ricerca fornisce una risposta. In termini di performance gli ETF tematici sono perdenti verso quei noiosi degli ETF generici.

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Guardando all’alfa i tematici offrono un non certo allettante -3,1% annuo contro il -0,5% dei generalisti. Nel caso dei generalisti la responsabilità è esclusivamente da imputare ai costi; nel caso dei tematici ci sono oltre due punti e mezzo percentuali che ballano (essendo i costi di 0,58%).  Una sottoperformance che tra l’altro dura per almeno 5 anni dal lancio.

Siamo indirizzati verso quella famosa distorsione che vede il rendimento finale dell’investitore medio molto distante da quello offerto dal mercato. Ecco perché la sigla ETF non è sinonimo sempre di miglior investimento possibile.

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Purtroppo le statistiche individuano proprio negli investitori poco preparati finanziariamente i principali partecipanti a questa euforia tematica.

Peccato che quando il lancio di questi strumenti atterra sul mercato chi investe compra strumenti che hanno valutazioni elevate con un sentiment verso il tema stesso alle stelle.

Siamo di fronte alle classiche hot stocks che i motori di ricerca, piuttosto che le pagine o i video dei social media, pompano come i temi del futuro. Nel 2019 cannabis, videogame, smart cities, cybersecurity. Nel 2020 smartworking, vaccini, terapie genetiche, pet economy e via così.

Ed ancora una volta gli errori comportamentali degli investitori si ripetono. Cambiano i prodotti ma la tendenza a guardare al passato come guida dei rendimenti futuri persiste. La tendenza a scegliere la performance del passato come indicatore per scegliere l’ETF risulta infatti accentuata con i tematici.

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Quindi costi più alti, diversificazione minore, lancio dello strumento al massimo dell’eccitazione per il tema e con una copertura mediatica a livelli top. Cosa genera tutto questo per l’investitore meno preparato? Ancora una volta performance decisamente più basse in futuro rispetto alla solita noiosa media offerta dal mercato. Il tutto aggravato da mode che passano e volumi che si spengono fino alla cancellazione e relativo rimborso dell’ETF stesso per assenza di massa critica.

Certamente qualcuno dei lettori di questo blog storcerà il caso convinto che il tema da lui scelto è quello che dominerà la scena nei prossimi anni. Nessuno può affermare il contrario, figurarsi il sottoscritto. Esiste sempre l’evento di coda quando si trattano delle statistiche. Io però preferisco stare nella zona delle maggiori probabilità di successo e questo articolo ( La campana del rischio – rendimento) credo possa essere illuminante sul tema.

Se il vostro piano di investimento ha degli obiettivi realistici lasciate stare il rumore tematico che circonda oggi il mondo degli investimenti e concentratevi solo su quello che il mercato potrà offrirvi alle migliori condizioni di costo e diversificazione del rischio.

Buon (noioso) investimento!

Una risposta a "ETF tematici, servono veramente all’investitore medio?"

  1. marco bertolotti 4 maggio 2021 / 7:54

    Non è un caso che il primo classificato nel 2020 ( INRG) con il120 % , oggi stia perdendo il 17 %

    "Mi piace"

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