Perchè i giovani investitori sono avversi al rischio

Corsi, Parti, Forex, Analisi, Grafico

Sei giovane e ti puoi permettere di investire con una dose di rischio più elevata. Stai per andare in pensione (o ci sei già) ed è meglio se cominci ad investire in un maniera più conservativa.

Quante voglie vi siete sentiti dire questa frase da un consulente oppure l’avete letto su blog come questo?

Tante, ne sono sicuro. Per chi è alla ricerca di un punto fermo su come investire i propri soldi questo macro concetto potrebbe essere un porto sicuro verso il quale convergere. In realtà diverse volte abbiamo scritto che, pur essendo vero in linea di principio, questo assunto deve essere sempre contestualizzato.

Oltre a questo l’impressione che ha sempre avuto il vostro blogger è che questi concetti sono molto più facili da dire che da realizzare. Un interessante studio inglese pubblicato nei mesi scorsi ci dice anche perché.

Lo studio è quello dei ricercatori del Pensions Institute of Case Business School di Londra e potete scaricalrlo gratuitamente qui. Ringrazio il sempre ottimo blog di Joachim Klement per la segnalazione.

L’analisi statistica fatta su circa 4 mila inglesi ha fatto emergere un primo concetto chiave.

Non è vero che il dolore di una perdita è sempre doppio rispetto alla gioia di un guadagno. Dipende.

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Dipende prima di tutto dal capitale in gioco. Ipotizzando, come hanno fatto i ricercatori, che gli intervistati hanno di fronte una probabilità del 50% di perdere o guadagnare 10 €, l’avversione alla perdita media è risultata di 1,21. Ovvero i partecipanti mediamente richiedono un’aspettativa di guadagno di 12,10 € per partecipare al classico lancio della monetina con il 50% di probabilità di perdere soldi.

Se la cifra in ballo diventa 100 € allora l’aspettativa di guadagno deve salire a 171 € per convincere sempre mediamente parlando le persone ad imbarcarsi nella scommessa.

Se poi saliamo a 1000 € di perdita con probabilità al 50%, l’avversione alla perdita diventa di 2,41, ovvero l’aspettativa di guadagno deve diventare di 2.410 € per convincere le persone a partecipare alla lotteria.

Leggi anche: Un gioco utile a spiegare la gestione del rischio

Il volume del capitale ha quindi una sua rilevanza e questo appare logico. Per chi è molto ricco la perdita di 1000 € e fa parte del gioco quotidiano della volatilità di mercato. Per chi ha pochi risparmi perdere anche solo 1000 € può essere pericoloso per la sopravvivenza quotidiana.

E proprio da questo punto cominciamo a capire il perché di questo grafico

In pratica i giovani hanno un grado di avversione alle perdite simile a quello degli over 65. Avversione che tende a scendere fino ai 45-50 anni per poi ricominciare a salire correttamente con l’avvicinarsi del ritiro dal mondo del lavoro.

Perchè i giovani sono più avversi a rischiare sui propri investimenti esattamente quando tempo e capitalizzazione composta degli interessi permetterebbero loro di buttarsi a capofitto ad esempio sul mercato azionario?

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La risposta sta in buona parte in quello che abbiamo visto sopra circa il valore assoluto del capitale.

Molti ragazzi frequentano piattaforme di crowdfunding o investono in criptovalute con qualche centinaio di euro perché l’avversione alle perdite su questi importi è modesta. Ma più il gioco si fa serio, più la posta in gioco è alta, più la mano viene tirata indietro.

Un conto è perdere 100 o 200 € investiti in criptovalute o in CFD su Tesla giusto per assaporare il brivido della scommessa. La vita andà avanti comunque. Un conto è cominciare a perdere 1.000 o 2.000 € su un investimento quando quei risparmi sono necessari per sopravvivere o pagare gli studi piuttosto che l’affitto.

Quella conca nell’età è l’esatto specchio della società di oggi, costituita da lavori poco stabili e soprattutto a bassa remunerazione. Anche 1.000 € a 25 anni fanno la differenza se fare la vacanza estiva con gli amici oppure no. Perderli sarebbe una mezza tragedia. Il giovane mediamente fatica ad abbracciare il rischio di un investimento azionario con prospettive di redditività molto alte sì nel lungo periodo, ma ovviamente soggette ad oscillazioni anche paurose nel breve termine. Se quei soldi potrebbero servirmi a breve investirli a rischio diventa un azzardo.

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Ecco spiegato anche il motivo per il quale gli investimenti basati sui cicli di vita verso i quali Vanguard ha opportunamente calcato la mano con i suoi LifeStrategy, sono veri nella teoria ma complicati nella pratica. Con un vantaggio però.

Anche solo 100 € ogni tanto potrebbero trasformarsi in qualcosa di importante più in là nel tempo. Un ottimo trampolino di lancio che eviterà, nel mezzo della nostra carriera lavorativa, di rammaricarci per non aver cominciato prima quel percorso che pareva un azzardo ma in realtà era un rischio calcolato.

2 risposte a "Perchè i giovani investitori sono avversi al rischio"

  1. Andrea 24 maggio 2021 / 12:22

    Il tuo articolo mi pone una considerazione, che potrebbe essere anche banale: un giovane di 50 anni fa poteva permettersi di di avere il 10% annuale di rendimento già con dei banali titoli di stato o anche postali. Con questi ultimi, dopo 20 anni triplicavi il capitale. Oggi un giovane può accedere al mercato finanziario con una facilità inimmaginabile rispetto ad un suo coetaneo di 50 anni fa che non possedeva un computer e internet non esisteva. In linea generale però, oggi come oggi, il lavoro “fisso” è più difficile da trovare, quindi, presumo, che un giovane sia giustamente più titubante ad assumersi più rischi. Tuttavia, questo è solo in parte vero, poichè su altri forum finanziari vedo che giovani propongono pac ventennali quasi esclusivamente azionari, spinti dai rendimenti negativi delle obbligazioni. Vedo molti giovani investire su criptovalute, pochi capitali sì, probabilmente perchè li considerano un qualcosa di nuovo e fuori dai soliti schemi finanziari. Un pensionato sarebbe poco propenso a questo tipo di investimento, anche perchè nel corso dei suoi 40 anni di investitore ha visto tracolli finanziari già di per sè con strumenti finanziari molto meno rischiosi. Inoltre, un pensionato ha vissuto il boom economico dove il “posto fisso” era la regola, ed ha potuto tranquillamente accumulare tanto capitale che per lui non ha più senso rischiare a tarda età. Un giovane di 50 anni fa poteva tranquillamente lavorare ininterrottamente, con un posto fisso, nella stessa Azienda. Oggi con la precarietà del lavoro e le continue delocalizzazioni, il lavoro per un giovane è più discontinuo ed è più difficile finanziariamente programmarsi un investimento e rischiare con una magra paga a disposizione.

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  2. MisterK 24 maggio 2021 / 14:18

    Qualche giorno or sono pensavo una cosa abbastanza simile. Pensavo che l’AA non dovrebbe dipendere solo dall’età e dalla propensione personale (psicologica) al rischio, ma anche da quanto capitale si dispone. Ovvio che W.Buffet può suggerire un 90%-10%, il suo 10% copre probabilmente tutte le sue necessità fino alla fine dei suoi giorni e dei giorni dei suoi congiunti. Servirebbe una allocazione “piramidale”. Prima una base a bassissimo rischio (il fondo di emergenza tante volte citato nel blog), poi una parte a basso rischio (non solo fondo pensione, ma magari obbligazioni varie), la parte apicale può essere investita a rischio elevato (azioni etc).
    I livelli (magari 3, 4,5 …) andrebbero riempiti dal basso via via che il capitale cresce nel tempo invecchiando.
    E’ un pò l’opposto del “bond=age”, inoltre non saprei costruire un metodo di bilanciamento.
    Forse anche la leva degli “interessi composti” viene ridimensionata parecchio.
    Forse e’ completamente sbagliata, ma un senso ce l’ha, almeno psicologicamente.

    Saluti e grazie degli articoli. Sempre molto interessanti.

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