L’asset allocation di ArcheoWealth (secondo trimestre 2021)

Il 2021 continua a stupire, almeno per quello che riguarda i risultati ottenuti dagli investimenti finanziari a maggior premio per il rischio.

Massimi storici a ripetizione a Wall Street, borse europee che finalmente si sono lasciate alle spalle i top di inizio secolo, utili aziendali che volano e mercato obbligazionario che sembra aver trovato un parziale equilibrio dopo un primo scrollone generato da un’inflazione decisamente più infuocata del previsto.

Il portafoglio di Archeowealth ringrazia perchè si trova nel bel mezzo di una bonanza finanziaria che alza ancora l’asticella delle performance. Quello che era un progresso  del 3,5% alla fine del primo trimestre, diventa così +8,3% al termine del primo semestre.

Il bilancio a 12 mesi supera il 17% al netto dei costi di un portafoglio di investimento che non supera i 18 centesimi per anno. Non andrà sempre così ma intanto i margini di sicurezza sul capitale inizialmente investito aumentano. E durante un percorso di pianificazione di lungo periodo questo è un primo importante step che offre maggiore tranquillità.

Il montante (ovvero il capitale che potrei utilizzare immediatamente dopo aver venduto tutto gli ETF sul mercato, che bello possedere strumenti liquidi!) in tre mesi è aumentato di quasi 3 mila euro superando di oltre 23 mila euro il valore di partenza di 50 mila euro del primo gennaio 2015.

Per i nuovi del blog questa è la data di partenza di un portafoglio di investimento che ha accompagnato trimestralmente i lettori con la speranza di convincerli dell’efficacia del portafoglio pigro con qualche piccolo ritocchino occasionale.

Il +46% dalla partenza per un’asset allocation bilanciata dovrebbe proteggere il capitale anche da shock simil Grande Crisi Finanziaria del 2008.Uno stress test condotto su una piattaforma professionale stima in 6-7% la massima perdita del portafoglio complessivo qualora si ripresentessa un altro default Lehman.

Non voglio cantare vittoria, visto che lo scopo è quello di incrementare il valore iniziale tenendo il passo dell’inflazione più un premio per il rischio, ma posso dire che una buona parte del capitale iniziale è al sicuro vista anche un’allocation non certamente di rischio sfrenato. La volatilità annua del portafoglio viaggia infatti attorno al 9%.

Il merito di questo risultato va ad una somma di stagioni fortunate, ma anche della capacità di mantenere il sangue freddo durante un bear market ed un quasi bear market (2020 e 2018). Non ho venduto perchè il mio obiettivo era investire e non speculare.

Con la performance del primo trimestre 2021 il cosiddetto CAGR, ovvero tasso di rendimento annuo composto, supera adesso il 6%, per la precisione diventa 6,2%. Oltre il mio target di lungo periodo. Continua a leggere