Inflazione personale, come calcolarla (e utilizzarla) nel mondo della personal finance (seconda parte)

Nella prima parte dell’articolo dedicato al tasso di inflazione personale abbiamo cercato di comprendere l’importanza di questo numero per le nostre tasche di risparmiatori. Ma come possiamo calcolare il suo valore e soprattutto, come possiamo utilizzarlo per la nostra attività di pianificazione finanziaria?

Prima di tutto bisogna essere chiari e onesti con noi stessi. Non si può fare nulla se non si è in grado di certificare il bilancio di spesa annuale della nostra famiglia.

Come scrivo spesso su questo blog, uno dei pilastri fondamentali per una buona gestione delle finanze personali è il monitoraggio delle spese ordinarie e straordinarie.

Per queste ultime l’attività è utile per quantificare quanto deve essere capiente il nostro serbatoio di emergenza. Per le spese ordinarie l’utilità è invece quella di avere, con buona approssimazione, un’idea dei costi che la nostro “impresa familiare” dovrà sostenere ragionevolmente l’anno prossimo.

Che si tratti di carta e penna, di un file excel o (consigliata) di una app sullo smartphone, il bilancio delle spese è fondamentale per capire anno dopo anno se i ricavi superano i costi, ma anche quali sono le maggiori voci di spesa che incidono sui nostri conti.

In questo modo avremo definito il nostro personale paniere di spesa che differirà quasi certamente differirà da quello ufficiale.

Ripetere l’esercizio l’anno successivo e con una certa costanza ci permetterà di confrontare di quanto è salita o scesa la spesa. La cosiddetta inflazione personale.

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Quel pessimismo che non riusciamo a toglierci di dosso quando investiamo i nostri risparmi

La tragedia piace. L’ottimismo un po’ meno.

Questo è quello che ho capito durante tanti anni di blog. Semplicemente osservando il comportamento di media mainstream (ma non solo) è abbastanza facile arrivare a una conclusione. Nel mondo degli investimenti le cattive notizie trovano molto spazio, le buone un pò meno. Concetto semplice, forse banale, ma che ha degli impatti notevoli sul nostro modo di risparmiare e investire soldi.

Il titolone che richiama disastri, drammi, probabile fine di tutto il genere umano, invasione aliene, locuste e cavallette, attira la maggior parte delle persone. Non c’è niente da fare.

Se avessi messo a questo articolo il titolo “Perché il mercato azionario crollerà nel 2022” oppure “Il vero motivo che spingerà bitcoin a 500 mila dollari”, le statistiche di traffico di domani sarebbero probabilmente dalle 3 alle 5 volte più alte di quelle che invece otterrò con l’attuale titolino, striminzito e poco sexy.

La tragedia piace perché arriva all’improvviso, inaspettata, violenta, mette a nudo le debolezze dell’umanità ma (se ci salviamo) anche la nostra capacità di schivarne gli effetti.

E poi la tragedia mette tutti sullo stesso piano, il ricco come il povero. Ma soprattutto una striscia di eventi negativi soddisfa chi un giorno sì e l’altro pure ripete il più classico dei “te l’avevo detto”. Quante volte abbiamo incontrato sulla nostra strada consulenti finanziari, amici o familiari che ci hanno donato gentilmente una fetta delle loro doti di preveggenza allertandoci circa l’imminenza di un nuova crisi finanziaria.

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Inflazione personale, come calcolarla (e utilizzarla) nel mondo della personal finance (parte prima)

 

La parola inflazione trova sempre più spazio nei dibattiti pubblici.

Dal web alla tv, dalla radio fino alla carta stampata la variazione percentuale annua dei prezzi al consumo dopo anni di ibernazione sembra essere tornata in auge grazie agli effetti del Covid.

Anche il mondo degli investimenti e della pianificazione finanziaria in genere ha riscoperto un concetto che “stranamente” era stato lasciato per strada. Questa attenzione al rendimento reale di un investimento è già di per sè un risultato per l’educazione finanziaria di casa nostra (poi in quanti sono in grado di rendicontarvelo è un altro discorso), ma la vera domanda da fare al nostro consulente finanziario di fiducia (o a noi stessi se agiamo in autonomia) è questa.

Quale tasso di inflazione stiamo utilizzando per fare dei progetti di lungo periodo?

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L’asset allocation di ArcheoWealth (terzo trimestre 2021)

Se dovesse finire in questi termini il 2021 rappresenterebbe un’altra annata da ricordare per gli investitori, o almeno per quelli che hanno deciso di scegliere la strada dell’investimento  semplice, equilibrato e in linea con i propri obiettivi senza lasciarsi tentare da mode o temi seducenti.

Tanto per fare un esempio, chi ha abbracciato con fervore e convinzione la tesi ambientalista delle energie pulite si ritrova in questo 2021 sotto del 18% con una volatilità del 31% se utilizziamo come strumento benchmark uno dei tanti ETF sul tema. Chi ha preferito la poco sexy replica di un banalissimo indice globale azionario ad oggi è sopra del 21% in termini di rendimento con una volatilità del 13%. Sono quasi 40 punti percentuali di differenza.

Odo già in sottofondo qualcuno che mi dirà che negli ultimi tre anni gli strumenti che investono in energie pulite hanno più che triplicato la performance di un azionario globale (ma sempre con una volatilità più che tripla). Appunto, se avessimo investito tre anni fa. L’abbiamo fatto? Sì, no? Sempre la solita storiella dello specchietto retrovisore e del senno di poi.

Irrilevante la performance da inizio anno. Irrilevante quella a 3 anni, mettiamocelo in testa.

Tutta questa premessa per ribadire ancora una volta che scegliendo certi modi di investire i nostri soldi saranno sempre in balia di escursioni di rendimento pazzesche, in positivo o in negativo. Se avete due euro la cosa può anche passare, se avete capitali importanti, beh auguri.

Ma torniamo all’asset allocation di Archeowealth.

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