Inflazione personale, come calcolarla (e utilizzarla) nel mondo della personal finance (seconda parte)

Nella prima parte dell’articolo dedicato al tasso di inflazione personale abbiamo cercato di comprendere l’importanza di questo numero per le nostre tasche di risparmiatori. Ma come possiamo calcolare il suo valore e soprattutto, come possiamo utilizzarlo per la nostra attività di pianificazione finanziaria?

Prima di tutto bisogna essere chiari e onesti con noi stessi. Non si può fare nulla se non si è in grado di certificare il bilancio di spesa annuale della nostra famiglia.

Come scrivo spesso su questo blog, uno dei pilastri fondamentali per una buona gestione delle finanze personali è il monitoraggio delle spese ordinarie e straordinarie.

Per queste ultime l’attività è utile per quantificare quanto deve essere capiente il nostro serbatoio di emergenza. Per le spese ordinarie l’utilità è invece quella di avere, con buona approssimazione, un’idea dei costi che la nostro “impresa familiare” dovrà sostenere ragionevolmente l’anno prossimo.

Che si tratti di carta e penna, di un file excel o (consigliata) di una app sullo smartphone, il bilancio delle spese è fondamentale per capire anno dopo anno se i ricavi superano i costi, ma anche quali sono le maggiori voci di spesa che incidono sui nostri conti.

In questo modo avremo definito il nostro personale paniere di spesa che differirà quasi certamente differirà da quello ufficiale.

Ripetere l’esercizio l’anno successivo e con una certa costanza ci permetterà di confrontare di quanto è salita o scesa la spesa. La cosiddetta inflazione personale.

Queste informazioni ci servono per tentare, con il metodo più semplice ma anche meno preciso, di calcolare l’inflazione personale.

Facciamo un esempio.

Nell’anno 2020 la spesa totale della famiglia è stata di 20 mila €. Nell’anno 2021 la spesa totale diventa 22 mila €. Incremento percentuale di spesa (22.000-20.000)/20.000 * 100 = +10%

I problemi di questa tipologia di calcolo è che la spesa annua è molto volatile.

Dovremmo quindi avere serie storiche di spesa piuttosto ampie per ottenere una sorta di dato mediano ma è comunque raro che un’annata sia priva di spese straordinarie.

Cambio dell’auto, ristrutturazione della casa, spese di salute e tanto altro non posso essere considerati standard di spesa per quell’anno.

In questo caso, invece di escludere la spesa dal computo complessivo, il consiglio per rendere affidabile il dato è prendere la voce di spesa straordinaria (ad esempio 20.000€ per l’automobile) e dividerla per il numero di anni che si presume passeranno prima di un nuovo cambio del bene stesso per usura. Se la nostra idea è quella di tenere l’auto mediamente 10 anni allora dividiamo 20.000 € per 10 ed imputiamo quei 2.000 € in ogni anno dei prossimi dieci alla voce di spesa trasporti.

Possono poi esistere spese spot che vengono sostenute una o pochissime volte nella vita. Ad esempio le spese per il matrimonio, il regalo di laurea per i figli, il giro del mondo, un viaggio spaziale in compagnia di Jeff Bezos e così via.

Queste sono le tipiche voci di spesa da non includere nel computo in quanto non ripetitive e non ammoritizzabili.

Fatto questo esercizio per ogni anno, non dobbiamo fare altro che calcolare una media geometrica dell’inflazione personale ed ottenere finalmente il nostro tasso medio di inflazione sul quale tarare la pianificazione. Qui trovate un calcolatore online molto valido per ottenere il risultato in modo agevole.

Una buona alternativa al metodo precedente è quella di usare il recentissimo tool in lingua italiana creato dalla BCE, strumento utile proprio per calcolare il tasso di inflazione annuo personale e confrontarlo con quello del proprio paese di residenza.

L’aspetto più interessante dello strumento, oltre all’automatismo e alla facilità di inserimento dei dati, è la possibilità di inserire ogni singola tipologia di spesa e confrontarla con quella ufficiale. Questo esercizio permette di capire chi ha contribuito di più e chi di meno alla definizione del dato di inflazione personale, ma anche di quanto ci discostiamo dai comportamenti di spesa della media della popolazione.

Facendo una prova con i dati 2020, il sottoscritto ha avuto un tasso di inflazione inferiore a quello ufficiale. Come vedete dall’immagine la mia inflazione personale è stata dello 0,9% contro l’1,3% della media della popolazione italiana.

Un avvertimento è però d’obbligo. Essendo il calcolatore di spesa personale e non familiare vanno inseriti i dati per persona. Quindi se siete in due la spesa annua per energia di 2.000 € andrà inserita per 1.000 €. La spesa alimentare di 5.000 € andrà caricata per 2.500 € e così via.

Fonte ECB

Abbiamo così trovato un dato approssimato di inflazione personale medio, ma ripeto fino alla noia serve una base dati consistente perché sia significativo. A questo punto vediamo come utilizzare l’informazione numerica consapevoli che il paniere di spesa può cambiare nel corso della vita di ognuno di noi. Otterremo comunque un valore approssimato ma tendenzialmente sempre più preciso di quello ufficiale.

Avendo ad esempio a disposizione 100 mila €, investendoli per 20 anni e ipotizzando un rendimento medio annuo composto del 5%, con un’inflazione personale media del 3% disporremo fra due decadi di un capitale pari a 147 mila € reali ovvero in termini di euro odierni (il valore nominale risulterebbe di 265 mila €).

L’inflazione personale può però essere utilizzata anche per i piani di risparmio che portiamo avanti con regolarità ogni mese.

Se per esempio l’inflazione personale risulta essere al termine del primo anno del 4%, questo sarà il numero che dovremo impostare nei calcolatori online come dato di base per calcolare il capitale necessario per raggiungere l’indipendenza finanziaria.

Ipotizzando di investire ogni mese 1.000 € alla fine del primo anno con un inflazione al 4% dovremo aumentare il risparmio del 4% per mantenerlo invariato in termini di potere d’acquisto. Quindi 1.000 * 1,04 = 1.040 € da investire ogni mese nell’anno numero 2.

Se nell’anno 2 l’inflazione personale  risulterà essere del 3% allora il risparmio mensile per il terzo anno dovrà essere di 1.040 * 1,03 = 1.071 € e così via.

Il viaggio della pianificazione finanziaria è lungo e spesso trova imprevisti e nemici lungo la propria strada.

Uno di questi si chiama inflazione. Capire il significato di questo numero e utilizzare i giusti parametri in fase di progettazione di un percorso finanziario è fondamentale per arrivare il più vicino possibile alla meta senza sorprese.

Buon investimento a tutti.

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