In viaggio verso il ritiro anticipato

Aeroporto, Pista, Foto Aerea, Masłów

Avete mai provato a scrivere o muovere il mouse con la mano sinistra (o con la destra se siete mancini)?

Più o meno tutti quanti abbiamo fatto questo esperimento durante la nostra vita per necessità o semplicemente per provare qualcosa di diverso dal solito.

Quel piccolo e insignificante gesto a molti di noi ha fatto comprendere cosa significa modificare un’abitudine consolidata. Il risultato è sempre quello.

Ci sentiamo imbranati e dopo poco tempo abbandoniamo la modalità esplorazione. Abbiamo disponibile la nostra funzionalità abituale con risultato garantito e pilota automatico, perchè sforzarsi di vedere il mondo da un’altra prospettiva?

Eppure l’esperienza di chi è stato molto sfortunato e non ha più la possibilità di utilizzare “l’abitudine consolidata”, dimostra nella maggior parte dei casi che dopo un po’ di tempo il nostro corpo si riadatta e il cervello pure.

Perchè ho fatto questa premessa apparentemente priva di senso visto il titolo dell’articolo di oggi? E soprattutto cosa ci fanno concetti di questo tipo in un blog che parla di investimenti e finanza personale?

Ho scritto tutto ciò perché il passaggio dalla fase di accumulo della ricchezza a quella del decumulo della ricchezza comporta una specie di cambio di metodologia di scrittura, dalla mano abituale a quella opposta.

Nel mio articolo introduttivo sul tema ho già sollevato in maniera molto superficiale diversi temi. La seconda parte della sigla FIRE (Financial Independence, Retire Early) ha tante di quelle sfaccettature che servirebbero decine e decine di articoli per illustrarle tutte. Il tempo è dalla nostra e nei prossimi mesi non mancheremo di parlare dell’argomento.

Quando siamo giovani e cominciamo a risparmiare è tutto molto semplice.

Asset allocation, strumenti di investimento, gestione del rischio, interesse composto, inflazione tutti fattori importanti ma che passano in secondo piano visto che ciò che domina è la capacità di accantonare il maggiore volume possibile di denaro.

Leggi anche: Quanto tempo ci metterò a risparmiare i miei primi 100 mila Euro? Vivere di rendita #11

Quando cominciamo a vedere la pista di atterraggio che si chiama ritiro dal mondo del lavoro, l’esercizio di accumulare rimane, ma fin da subito comprendiamo che l’aria è diversa.

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Ogni fattore tra quelli nominati poco fa potrebbe scuotere violentemente il nostro aereo in fase di atterraggio.

Per questo dobbiamo cominciare ad aggiustare il rischio per evitare di ritrovarci con 30 anni di sacrifici che, per lo scoppio di una bolla speculativa qualsiasi, vanno improvvisamente in frantumi.

Ma ripeto, ci ritroviamo sempre all’interno di una fase di accumulo controllato.

Quando atterriamo entriamo in un altro emisfero. Un po’ come l’acqua che nell’emisfero boreale scende nello scarico dal verso opposto a quello dell’emisfero australe.

Non dobbiamo più accumulare denaro, o meglio ancora non siamo più obbligati a farlo salvo per esigenze di eredità o sindrome da Zio Paperone.

Dobbiamo gestire il decumulo del capitale e la prospettiva è opposta.

Personalmente mi trovo ancora “in quota” e approfitto del viaggio per studiare e farmi trovare pronto quando il capitano dell’aereo annuncerà che a breve cominceranno le manovre di atterraggio. In quel momento controllerò le cinture di sicurezza, il meteo all’arrivo, i documenti, sistemerò l’orologio con il corretto fuso orario e così via.

Tornando però a parlare di denaro, questa fase di gestione del capitale non è semplice e richiede comunque un minimo di preparazione tecnica oltre che di responsabilizzazione nelle scelte.

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Ma questo è nulla rispetto alla fase successiva ormai diventata oggetto dei miei approfondimenti teorici degli ultimi mesi.

Quello del decumulo di capitale è un momento che non richiede grandi margini di errore, soprattutto se quel capitale deve coprire il tenore di vita, integralmente all’inizio, e parzialmente in seguito quando la pensione pubblica occuperà la casella della rendita vitalizia.

I fattori in parte sotto il mio controllo ed in parte fuori da esso, in alcuni casi sono simili per nome (ma non sempre per effetti prodotti). In altri casi sono completamente diversi.

Gli errori non possono più fare ricorso agli stessi attrezzi per essere riparati. Lavorare di più, risparmiare di più, aumentare il rendimento degli investimenti rischiando di più, avere il tempo dalla propria parte. No queste opzioni sarebbero inefficaci oltre che dannose e impraticabili in questa fase di decumulo.

Nel momento in cui decidiamo di ritirarci dal mondo del lavoro gestendo il capitale accumulato fino a quel momento e prelevandone un pezzettino per volta, dovremo prestare attenzione ad aspetti diversi rispetto a quelli ai quali ci siamo abituati in decenni di accumulo.

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Non più il tasso di risparmio, ma il tasso di prelievo.

Quello che gli americani chiamano SWR (safe withdrawal rate) è in pratica quanto capitale + interessi possiamo prelevare ogni anno con la ragionevole certezza di non sprecare tutto prima della fine del viaggio. Il famoso 4% sul quale tanti studi sono stati portati avanti negli anni non è un numero buono per tutti quanti e per tutte le stagioni.

Un tasso di prelievo troppo alto rischia di far deragliare il treno in anticipo. Un tasso troppo basso rischia di farci vivere una vita diversa da quella che avevamo sognato negli anni dell’accumulo di capitale.

Il rischio di sopravvivenza è un altro fattore importante. Se vivremo meno di quello che avevamo previsto lasceremo più capitale ai nostri eredi o in beneficenza. Se sopravviveremo oltre le attese (diciamo la vita media più una decina di anni), ecco che potremmo ritrovarci in guai seri per non aver gestito saggiamente i tassi di prelievo.

Poi ci sono naturalmente i rendimenti degli investimenti, la loro sequenza e volatilità.

L’attività di investimento non si interrompe nel momento del decumulo del capitale, ma quello che ritornerà il mercato sotto forma di rendimenti, e con quale sequenza, saranno fattori determinanti nel permetterci di fronteggiare con più o meno tranquillità le varie fasi di questo percorso.

Ad esempio asset allocation troppo prudenti priveranno il capitale di quell’arma necessaria per contrastare l’inesorabile fenomeno erosivo dell’inflazione. Asset allocation troppo aggressive ci potrebbero esporre, soprattutto nella prima fase del decumulo, ad oscillazioni paurose del capitale sul quale si basano i restanti anni della nostra vita. Il nostro cuore più fragile non ringrazierebbe.

E poi c’è l’inflazione. L’erosione del potere d’acquisto del capitale riduce la capacità di spesa presente e futura ridimensionando i progetti di vita fatti in passato.

Infine c’è la gestione del capitale investito. Asset allocation, ribilanciamenti, diversificazione, rischio, tutte variabili che andranno gestite miscelando gli stessi ingredienti che abbiamo incontrato fin da giovani, ma in quantità e modi diversi.

Come avrete capito il percorso non è affatto così semplice come qualcuno vuol farvi pensare mettendovi davanti una pianificazione finanziaria standardizzata o ancora peggio banalizzata sulla sola ed esclusiva gestione dell’investimento.

La strada verso il FIRE (Financial Independence, Retire Early) è molto più articolata e complessa. Per percorrerla con un adeguato livello di confort serviranno preparazione, sacrificio, tempo e desiderio di comprendere qual è il percorso che ci offrirà le maggiori probabilità di successo.

Nel nostro piccolo cercheremo come sempre di aiutarvi in questo viaggio.

Buon investimento.

12 risposte a "In viaggio verso il ritiro anticipato"

  1. Alessandro 1 novembre 2021 / 7:28

    Si, ma non è stato detto vome gestire alla fine del oercirso il capitale accumulato. Solo che è difficile fsrlo.
    Che è verissimo, ma vosa fare allora nel concreto?
    Come usare la regola del 4:% ? O quale altri metodi ?

    Grazie

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    • archeowealth 1 novembre 2021 / 7:59

      In un articolo è impossibile farlo. Ne scriveremo altri su un tema molto ampio e inesplorato come questo. Attenzione però. Non esistono ricette preconfezionate.l valide per tutti, soprattutto nella fase di decumulo del capitale dove ogni scelta e obiettivo va ben ponderata. L’aiuto di un professionista che lavora nel tuo esclusivo interesse è fondamentale.

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      • Alessandro 1 novembre 2021 / 8:18

        Grazie, sarebbe molto interessante anche fare qualche considerazione su un portafoglio di ETF interamente a distribuzione o qualsiasi altra possibile alternativa

        Grazie mille

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  2. MisterK 1 novembre 2021 / 17:03

    ci sto pensando da parecchio. una cosa che mi sembra di aver capito al momento e’ che bisogna evitare i prodotti a distribuzione. per vari motivi.

    il primo e’ che probabilmente l’importo della “distribuzione” sarà diverso dal withdrawal % che ci serve.

    il secondo e’ la non efficienza fiscale.
    è molto meglio vendere periodicamente quote. per esempio ogni 6 mesi il due per cento delle quote residue (basta fare una divisione per 50).
    in questo modo si tassa solo la plusvalenza e non l’intero dividendo dello strumento a distribuzione.
    ho messo pochi numeri in un excel. la tassazione mangia almeno un punto di crescita del capitale residuo su un orizzonte di 25 anni. solo una banale simulazione con alcuni miei parametri.
    in altri termini, se ho fatto bene i conti che rifarò, un 60/40 a distribuzione fornisce una rendita periodica netta uguale a quello di un 40/60 in cui vendo periodicamente le quote.
    ovviamente con meno rischio.

    il terzo è psicologico. in questo modo non rischio di distrarmi dal “total return” e non mi viene neanche voglia di cercare prodotti High Yield che tutti dicono sia una strategia perdente.

    continuerò a leggervi con molto interesse.

    grazie e buona giornata.

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    • Marco 3 novembre 2021 / 14:25

      Misterk, leggo finalmente qualcuno in linea col mio pensiero su questa storia dei dividenti a distribuzione! Aggiungo anche che dopo un mercato orso (azionario) importante, ci vuole *parecchio* più tempo per rivedere i propri soldi se si sta usando, ad esempio, un etf a distribuzione.

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      • Alessandro 3 novembre 2021 / 16:56

        Si ma con il prelievo continuo prima o poi esaurisci il capitale che invece vorrei lasciare tra duemila anni ai miei figli

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  3. Marco 3 novembre 2021 / 19:54

    Alessandro, io credo che il capitale lo rovini più efficacemente andando a caccia di dividendi. Poi certo tutto dipende da come li investi e da qual è il tasso di prelievo: per conto mio non credo proprio che esaurirò il capitale, anzi confido di lasciarne più del dovuto.

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  4. Erreffe 4 novembre 2021 / 12:27

    Buongiorno AW, mi toglieresti gentilmente un dubbio? leggo sempre piu spesso di persone che vivono o integrano il reddito utilizzando strumenti aristocrats, high dividend, ecc ma a parte l’evidente vantaggio immediato, sempre al lordo della fiscalità anticipata, offrono anche un vantaggio o una competitività di lungo periodo? c’è sostanza o è piu una moda anche l’utilizzo di questi strumenti? meglio l’uovo oggi o la gallina domani (indice generico a capitalizzazione)? 😀 buona giornata e sempre grazie per i preziosi contributi, che offrono sempre interessanti riflessioni

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    • MisterK 4 novembre 2021 / 20:47

      Perché LORO (quelli che usano aristocrats, hy etc) sono furbi. intelligenti. hanno più informazioni ed insights di me.
      LORO battono il mercato, sono investitori migliori.
      invece io no. d’accordo ho una laurea con lode, ma non conta. insegno all’università. che fa?
      faccio il manager: buoni tutti.
      studio e leggo: inutile. guardare la tv.
      LORO pensano di battere il mercato, battere tutti.
      invece io penso di essere un po’ sciocco, ingenuo. non so le cose. mai capito bene la convessità dei bond.
      io compro la media del mercato.
      ‘good enough’. non sono sicuro di fare meglio alla lunga del medione globale.

      ho un seggiolino e li aspetto lungo il fiume. prima o poi LORO passeranno.
      io aspetto, con pazienza.
      😂

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      • Erreffe 5 novembre 2021 / 16:40

        condivido assolutamente

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    • archeowealth 6 novembre 2021 / 13:05

      La strategia Aristocrats è quella che offre maggiore profondità storica in termini di dati reale. Il sito di SPDR ETF a riguardo offre spesso degli approfondimenti. Per quello che posso vedere io confrontando gli indici (S&P Aristocrats vs S&P500 ovviamente in versione total return) gli aristocratici negli ultimi 30 anni hanno portato a casa il 12% all’anno contro l’11% dell’indice generalista. Non è un caso che questo lasso temporale sia stato caratterizzato da un progressivo calo dei rendimenti obbligazionari, diretti concorrenti del dividendo.
      Un fenomeno che però non ha funzionato allo stesso modo negli ultimi 10 anni con gli aristocratici a +15,2% all’anno contro S&P500 a +16,2%. Distacco che aumenta a 5 anni con S&P500 a +19% annuo contro ikl +15,5% degli aristocratrici. Che dire? I numeri possono essere interpretati in varie maniere. Si tratta di uno stile di investimento e come tutti gli stili ha i suoi pro e i suoi contro. Evidente che in un contesto di rialzo dei tassi di interesse su scala globale nei prossimi 30 anni le società ad alto dividendo potrebbero trovarsi in concorrenza con un reddito fisso più appetibile e quindi soffrire in termini relativi. Il futuro ci darà come sempre le sue risposte. Spero di aver risposto in parte alla tua domanda. A presto

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      • Erreffe 7 novembre 2021 / 18:23

        grazie, sempre gentilissimo! 😉

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