By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 22 Gennaio, 2024|

Vi avverto. Da domani comincerà uno dei bear market più impattanti degli ultimi 10 anni. Toccate tutto il ferro che volete, ma il calo nei prezzi sui principali indici azionari sarà del 35%, una percentuale allineata alla media storica di quelle correzioni che vengono etichettate dagli esperti di finanza come bear market.

Cosa mi rende così sicuro della cosa? Nulla, non ho la più pallida idea se domani i mercati azionari saliranno o scenderanno (nessuno ce l’ha). Però sono sicuro di aver catturato per qualche secondo la vostra attenzione.

Perché un pò di sano pessimismo fa bene

Ma avere questa certezza, cioè che domani crollerà tutto mi permette di pianificare in anticipo, pur se in modo approssimativo, quello che succederà ai miei investimenti se effettivamente la previsione dovesse rivelarsi corretta.

Siccome l’orso impaurisce, ovviamente, chi ha azioni in portafoglio (vedendo le statistiche dell’esposizione media degli italiani a questa classe di investimento direi che lo stress agguanta poche persone), il solo timore di vederlo graffiare alla porta crea ansia, voglia di fuggire in anticipo, ricerca di strategie esoteriche che possono trasformare il segno negativo in positivo, parcheggio nei tranquilli BOT. Poi si vedrà cosa succede.

Peccato che tutti questi timori risultino, nella grandissima maggioranza dei casi, infondati.

Può sempre accadere una crisi tipo 1929 quando l’indice di borsa americana perse per strada oltre l’80% del suo valore. Ma anche in quel caso le statistiche raccontano che dopo 25 anni la testa fuori dall’acqua il povero investitore azionario riuscì a rimetterla. E 20-25 anni rappresentano il famoso orizzonte temporale che sta alle azioni come la duration sta alle obbligazioni.

Facciamo finta che domani crolli tutto

Ma facciamo un esempio concreto per capire meglio il messaggio che sto cercando di trasmettere a chi legge oggi questo articolo il cui titolo, giusto citarlo, è preso da una celebre frase di Morgan Housel, autore del libro “La psicologia dei soldi” che ho già recensito qui.

Ipotizziamo di essere possessori dell’ETF che investe nelle principali azioni mondiali. Ad esempio, uno dei più diffusi in Italia, ovvero l’ETF iShares Core World in versione accumulazione.

Il grafico ci fa vedere dove siamo oggi e dove potremmo essere domani dopo una correzione del 35%.

Il prezzo da 83€ scenderebbe a poco più di 53€. Pessime notizie quelle che ci aspetterebbero per le prossime 24 ore.

Ovviamente la maggioranza degli investitori italiani che incontra il sottoscritto è quasi sempre molto sfigata e ha comprato l’ETF sei, dodici o ventiquattro mesi fa.

E questo produce pronti via una minusvalenza “potenziale” post bear market vicina al 30%.

Se siamo stati solo leggermente più fortunati e abbiamo comprato l’ETF 3 anni fa, la perdita potenziale sarebbe del 13%. Tutto sommato niente di grave, solo la percezione di aver perso tempo.

Per i rari casi di investitore oculato che avesse comprato 5 anni fa, anche dopo il graffio dell’orso, il capitale risulterebbe superiore del 20% rispetto a quello di partenza.

Per non parlare di quel pioniere, quasi un eroe, che 10 anni fa si è comprato un ETF e l’ha tenuto pigramente in portafoglio. Nonostante il ribasso però risulterà ancora in guadagno di oltre l’80%.

A questo punto partono i lamenti di chi vede segni rossi pesanti sul proprio deposito titoli. Quando recupererò? Potevo investire in titoli di Stato e stare tranquillo! Lo so siamo di fronte al crollo del capitalismo!! Il mercato azionario è rischioso, accidenti a me che mi sono lasciato convincere.

Immagino però che, fatta eccezione per i trader rampanti a questo punto già spazzati via dal mercato e che per qualche tempo non racconteranno più in giro la storiella che con il trading si può vivere serenamente, chi ha comprato azionario mondiale negli ultimi tre anni ha anche in testa obiettivi da raggiungere lontani temporalmente. Quindi un orizzonte temporale adeguato al rischio di incappare in oscillazioni dei rendimenti così importanti. Diciamo che ci siamo dati 20 anni di tempo?

Se non è così avete probabilmente sbagliato tipo di investimento. Oppure se è così ma l’obiettivo inevitabilmente si è avvicinato visto che il tempo scorre per tutti, non fare nulla per modificare l‘asset allocation potrebbe essere un errore non irrilevante.

Leggi anche: Come decidere il peso azionario di un investimento con 4 semplici tecniche

Ma se di anni davanti ce ne sono ancora tanti per recuperare il terreno perduto in questa drammatica giornata, avanzo un’ipotesi.

Dopo la pioggia arriva sempre il sole

Dopo il crash facciamo finta che il mercato azionario si riprenderà e lo farà per gli anni che mancano ad arrivare ai fatidici 20 anni (o 15 o 10 ) che ci siamo dati come obiettivo.

Leggi anche: Dopo la pioggia viene il sole, anche sui mercati finanziari

Quindi chi ha investito 10 anni fa ha ancora davanti 10 anni di permanenza nell’ETF; chi ha investito 6 mesi fa rimarrà dentro per altri 19 anni e 6 mesi.

Poi la vita, si sa, è fatta di imprevisti, ma se non abbiamo questi tempi a disposizione l’investimento potrebbe essere concettualmente sbagliato.

La ripresa del mercato azionario potrà essere di due tipi esaurita la correzione. Asfittica, quindi nell’ordine del 5% annuo composto (il che significa la metà del rendimento medio storico delle borse mondiali), oppure del 8% annuo.

Lo so che qualcuno dirà che nel mezzo ci potranno essere altre correzioni importanti, ma questi sono numeri che già tengono conto dei cali (come dei rialzi) in doppia cifra.

Bene. Cosa succederà a questo punto? E soprattutto cosa sarebbe successo se avessi sposato la tesi dell’investimento sicuro in obbligazioni al posto dell’azionario?

Nella tabella la risposta.

Elaborazioni dell’autore

Prima però una breve spiegazione delle colonne indicate nella tabella.

Il prezzo di acquisto ETF è quello reale alla data di acquisto.

La performance dell’investimento dopo la correzione del 35% è la variazione percentuale del valore dell’ETF dalla data di acquisto.

Il prezzo dell’ETF dopo il -35% ipotetico è ovviamente uguale per tutti partendo dallo stesso prezzo di partenza di inizio gennaio 2024.

Gli anni obiettivo sono il tempo che manca per raggiungere i 20 anni di investimento. Se il valore è di 10 starò investito 10 anni, se di 17 starò investito 17 anni.

Nelle celle colorate si trovano i due scenari. Nel primo l’ETF crescerà del 5% medio annuo composto dalla fine della correzione fino alla fine degli anni obiettivo. Nel secondo la crescita sarà del 8% composto.

All’interno delle celle colorate si trovano il valore finale dell’ETF dopo essere cresciuto rispettivamente del 5% e del 8% annuo durante gli anni che mancano all’obiettivo.

Inoltre, nella colonna Cagr finale (Cagr sta per Compound Averate Growth Return, quindi il rendimento medio annuo composto) sempre nelle celle colorate viene riportato il risultato finale dell’investimento che potrà essere confrontato con le promesse certe dell’investimento obbligazionario. Dall’inizio alla fine tenendo conto della correzione del 35%.

L’ultima colonna esprime infine i rendimenti obbligazionari lordi europei sulla scadenza a 20 anni al momento dell’acquisto dell’ETF azionario.

Cosa emerge da questo tabellone?

Emerge che nell’ipotesi di azionario con i motori che girano a metà potenza l’equity batte sempre l’obbligazionario con rendimenti annui complessivi compresi tra il 3,1% e il 5,6%. Per onestà intellettuale bisogna però dire che questi rendimenti sono lordi e, al netto della fiscalità, solo chi ha comprato sei mesi fa, seppur per poco, otterrebbe un vantaggio dal comprare obbligazioni almeno in questa ipotesi.

Se però il mercato azionario saprà produrre un rendimento annuo post bear market del 8% annuo (e ricordo che dopo le correzioni i rendimenti attesi aumentano, quindi la cosa non appare così improbabile), allora la partita non ha storia.

Nonostante tutto il mercato azionario batte nettamente il concorrente obbligazionario con rendimenti medi annui compresi tra il 5,4% e il 7,2%.

Ha senso quindi essere così intimoriti dalla maxi correzione che arriverà (forse) domani?

No e la stessa alternativa teoricamente meno stressante disponibile probabilmente non riuscirà a realizzare un risultato migliore.

L’investitore razionale sa molto bene cosa deve fare domani di fronte a quello che i media non esiteranno a definire un crollo dagli effetti devastanti.

Semplicemente non dovrà fare nulla e guardare serenamente al proprio futuro.

Buon investimento.

2 Commenti

  1. Pier Mario 24 Gennaio 2024 at 16:32 - Reply

    1) tocchiamo tutto il toccabile
    2) un orizzonte a 20 anni è improponibile
    3) la gestione di capitali intesa come “ gli indici salgono sempre e nel lungo periodo battiamo il reddito fisso di 2 /3 punti….” Ma che gestione è?

    • Lorenzo Biagi 24 Gennaio 2024 at 16:41

      1) ovvio
      2) allora l’azionario meglio usarlo con moooolta cautela
      3) in quel lungo periodo del punto 2 gli indici azionari sono sempre saliti, non in linea retta ovvio ma bisogna anche semplificare, e i 2-3 punti sono un premio conservativo che le azioni hanno mediamente consegnato nella storia rispetto alle obbligazioni

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