By |Categorie: Pensione, Protezione|Pubblicato il: 31 Agosto, 2026|

Ogni volta che si affronta il tema della pianificazione previdenziale, gli attori della finanza tendono solitamente a dividersi tra due correnti di pensiero.

C’è chi proporre risposte semplici, preconfezionate e rassicuranti.

E c’è chi, dietro mille a inglesismi, strategie ipercomplesse, backtest intrisi di aspettative proprie e perché no, una bella infornata di paroloni pescati da qualche visionario della finanza che “non è stato capito” nonostante un pedigree di tutto rispetto, propone delle soluzioni che fanno sentire le persone in pieno controllo verso ciò che stanno costruendo dal punto di vista finanziario.

In pochi, pochissimi, dicono apertamente la verità per non compromettere quel castello di benessere lavorativo costruito nel tempo attraverso abili capacità oratorie. La finanza purtroppo non è una scienza esatta e quindi è priva di certezze.

Il tema del cosiddetto (a proposito di inglesismi) safe withdrawal rate è un esempio perfetto.

Ne parlano in tanti, forse anche in troppi, visto che sbuca ormai ovunque come il prezzemolo. Se non hai il tuo SWR sei uno sfigato. E se anche ce l’hai sei uno sfigato lo stesso perché non ti sei fatto la simulazione Montecarlo usando i prezzi di azioni e obbligazioni del 1700.

Da una parte troviamo gli immancabili promotori finanziari e gestori di reti bancarie e assicurative, ma negli ultimi tempi anche numerosi finfluencer.

Tutti accomunati dall’opportunità di vendere ad una folla di risparmiatori assetata di certezze la promessa della “rendita garantita” o del “tasso di prelievo sicuro”.

Naturalmente questi attori (spesso comici) del SWR non sono nati per essere dei benefattori e l’obiettivo finale è piazzare il classico prodottino gestito “for life” oppure spingervi gentilmente tra le braccia dello sponsor della puntata di turno che, con assoluta discrezione, vi aiuterà a raggiungere il risultato fra 30 anni.

Lo schema ricorrente, ormai l’ho capito anche io, è andare in giro a raccontare che l’Inps è uno schema Ponzi (un classico, creare ansia nelle persone funziona sempre, soprattutto sui social) e poi offrire in cambio la soluzione al problema. Soluzione che difficilmente è qualcosa di diverso dalla celebre regola del 4% visto il livello di cultura finanziaria del proponente.

Il messaggio è chiaro: si spende per un tot di anni una bella cifretta visto che la pensione non la vedremo mai (va di moda parlare di “bomba previdenziale soprattutto su LinkedIn ho notato) e si è certi che il capitale non verrà prosciugato prima del nostro passaggio nell’aldilà. E colui che ascolta, con questo slogan, mostra grande interesse per cosa rivelerà la prossima puntata o incontro (nulla, ve lo garantisco).

Dall’altra parte ci sono persone che non riescono a fare a meno di un foglio excel o di un calcolatore online che misuri a priori e con formule statistiche ipercomplicate qualsiasi deviazione dal percorso che da qui all’eternità accompagnerà il piano. Per molti di questi personaggi la teoria rivoluzionaria esiste e risolverà per sempre il mistero del decumulo perfetto. Sul perché proprio nel 2026 e per merito del solito guru americano di turno sottovalutato dall’universo che solo i nostri amici hanno riscoperto, rimane una strana coincidenza.

Quello che un calcolatore non ti dirà mai su FIRE e pensione

Come sempre la verità sta nel mezzo. Ma anche dire questo è poco figo.

Trattare un problema complesso con soluzioni eccessivamente semplificate è pericoloso. Il fascino delle cose semplici, tipo il conto della serva, è comprensibile. Di fronte all’incertezza, ci si illude che una percentuale o una tecnica di prelievo che comprenderebbe anche un bambino delle scuole primarie riuscirà a sostituirci in una decisione particolarmente complicata. E soprattutto se si ha uno scarso livello di preparazione finanziaria la convinzione è ancora più radicata.

D’altro canto pensare che le soluzioni complesse riusciranno nell’intento di rendere tranquilli per la vita i risparmiatori di fronte ad una soluzione chiavi in mano che non capiscono, è utopia condita anche da uno scarso contatto con la realtà. Alla prima tempesta finanziaria le falle di un  approccio di questo tipo affonderanno anche un progetto ben fatto.

Una recente analisi del World Economic Forum fa riflettere proprio su questo punto e arriva ad una conclusione abbastanza netta: il tasso di prelievo sicuro non esiste inteso come valore statico.

Non tanto perché la celebre regola del 4% non funziona (lo ha fatto benissimo fino ad oggi per gli investitori americani), ma perché siamo persone e ci troveremo di fronte in quei 20, 30 o 40 anni a condizioni di mercato e di vita che renderanno necessari dei cambiamenti nella regola di prelievo. Per goderci meglio la vita, oppure per evitare la bancarotta in vecchiaia.

L’analisi del WEF smonta l’illusione delle certezze matematiche nella gestione della fase di decumulo, ovvero quando si smette di accumulare e si inizia a prelevare dai propri risparmi.

Tutti fattori già straconosciuti dai lettori di questo blog ma che mi pare giusto rinfrescare.

Per i più acerbi sul tema voglio ri-spiegare cosa si intende per tasso di prelievo sicuro: una strategia finanziaria utilizzata dai pensionati o da chi ha scelto il FIRE che determina l’importo che si può prelevare ogni anno dai propri risparmi per evitare di esaurire i fondi prima della fine della vita terrena.

Si va da tassi di prelievo sicuro compresi tra il 3% e il 4% che negli anni i vari Bengen, Trinity, Morningstar, Pfau e tanti altri accademici hanno indicato come basi di partenza visto che hanno passato la prova della storia, fino a determinare livelli di prelievo che utilizzando storia o simulazioni Montecarlo modificano i numeri rendendoli dipendenti da altri fattori come le valutazioni di mercato, l’asset allocation, la flessibilità nella spesa, le tavole di mortalità e altro.

Osservando i risultati di un sondaggio condotto a livello globale tra gli investitori individuali, appare evidente che i risparmiatori adottano le ricette  più variegate per raggiungere l’obiettivo.

Quasi il 40% degli intervistati annovera le azioni ad alto dividendo come metodo ideale per estrarre reddito dai risparmi. Invito la lettura dell’articolo qui sotto per comprendere perché stanno sbagliando metodo.

La Fallacia dei Dividendi Gratuiti

Circa un terzo si affida a consulenti finanziari (non sappiamo però che cosa consigliano questi professionisti).

Tra chi fa da solo le preferenze si dividono tra chi decide di prelevare la stessa percentuale ogni anno (semplice, inesauribile ma fonte di elevata incertezza nella spesa), chi preleva lo stesso valore ogni anno (semplice, ma l’inflazione si porta via una cospicua parte di spesa negli anni), chi si affida a tecniche che basano il prelievo sulle condizioni del mercato oppure sull’aspettativa di vita (alto tasso di incertezza e discrezionalità).

Tra queste non c’è la soluzione con la S maiuscola perché ogni risposta al problema deve essere adeguata alle condizioni personali. Come giustamente sottolinea il WEF anche un tasso di prelievo ritenuto sicuro dipende comunque dall’andamento di tre variabili incerte: rendimenti di mercato, inflazione e longevità.

Se si preleva il 4% da un portafoglio a remunerazione zero di sicuro non c’è un bel niente e un’inflazione rampante potrebbe rendere game over il piano in pochi anni. Prelevando ad esempio 40k da un capitale di 1 milione di euro a rendimento zero con inflazione media del 3%, dopo 18 anni le riserve sono esaurite e rimarrà solo la pensione Inps, quella che sarebbe uno schema Ponzi, a supportare la vecchiaia.

Ma anche se siamo bravi investitori non conosciamo comunque il rendimento futuro. E se già è difficile conoscere quello medio reale composto (a meno che non si investa tutto in obbligazioni indicizzate all’inflazione), figuriamoci la sequenza con cui si verificheranno.

Il rischio della sequenza dei rendimenti

1 milione di euro durerà almeno 30 anni se ne consumeremo 38k ogni anno, ma questo solo nell’ipotesi che i rendimenti reali del portafoglio rimarranno sempre costanti al 1%. Poco meno di 44k se i rendimenti medi saranno del 2%, quasi 50k se saranno del 3%.

Più rischi e più alto sarà il tuo rendimento dicono.

Già, ma se infili una sequenza particolarmente negativa nei primi anni del prelievo (tipo anni 2000 per intenderci), il rischio di arrivare senza soldi in tarda età non verrà compensato da nessun rendimento aggiuntivo. Non perché l’assunto di base non è corretto, ma perché non ci sarà capitale su cui quel rischio potrà essere ripagato.

Non conta solo quanto rende un portafoglio nel lungo termine, ma quando e come si verificano le perdite, che si tratti di azioni (2000 e 2008 insegnano) o di obbligazioni (2022 insegna).

Mercati negativi nei primi anni di pensione, combinati a prelievi costanti, possono intaccare in modo irreversibile la sostenibilità del capitale se non abbiamo adottato regole di consumo del capitale molto prudenti.

A sommarsi a rendimenti e inflazione incerti, c’è poi il fattore longevità.

Vivere più a lungo significa consumare più soldi e di conseguenza il tasso di prelievo sicuro si abbassa. Pur nella sua incertezza e con i limiti che già ho commentato qui, Bengen ha misurato il tasso di prelievo sicuro su vari orizzonti temporali: il 3,7% su 40 anni, il 4% su 30 anni, il 5% su 20 e così via.

Ammesso e non concesso che la storia analizzata dal padre della regola del 4% rimarrà quella che contempla gli scenari peggiori anche in futuro, dobbiamo accettare che azzeccare con precisione quanti anni vivremo è un po’ come andare al casinò e scommettere su nero o rosso, nel 50% dei casi saremo sopra la media e nel 50% sotto. Di quanto sopra o sotto non lo si può sapere in anticipo e di nuovo la sicurezza si compra solo con una estrema e spesso non gradita prudenza nei prelievi.

Se ogni calcolo di prelievo sicuro si basa su aspettative relative a rendimenti, inflazione e durata del periodo, tutti fattori per loro natura incerti, pensare di cominciare con una strategia di prelievo fisso, seppur costante in termini reali, poi non fare più nulla, è il più grande errore di pianificazione finanziaria che si possa fare.

Bengen e, dopo di lui, chi ha inventato le varie tecniche di prelievo finalizzate a “blindare” le spese con il massimo grado di sicurezza, non conoscono la nostra storia, i nostri obiettivi, la nostra sopportazione del rischio, la realtà e l’evoluzione familiare e mi permetto di dire nemmeno se i mercati si comporteranno come hanno sempre fatto in passato, con le stesse sequenze, gli stessi premi per il rischio, gli stessi mantra (America più tecnologia e poi tutto il resto per esempio).

La “sicurezza” non è un numero da calcolare una volta per tutte come se fosse un contratto, ma è una qualità che per essere mantenuta richiede flessibilità, revisioni periodiche alla strategia e capacità di adattamento al variare delle condizioni di mercato e familiari.

Qui sta uno dei più grandi problemi che tace spesso chi vi parla di temi come il decumulo con tanto di formuletta magica al seguito.

Dubito che l’incertezza di un reddito prelevato da investimenti finanziari (e già la mossa di per sé verrà vissuta come una specie di violenza) all’età di 75 anni sia cosa gradita alla maggior parte delle persone.

Fare i conti in giovane età con prelievi che ad esempio cominciano a 40 mila euro, poi diventano 50, poi tornano a 30 e così via, magari conditi con investimenti al 100% in azioni che rendono poco stabile anche il capitale, sono fini a sé stessi. In quel momento per ovvi motivi anagrafici ci sentiamo forti, invincibili e in grado di risolvere ogni imprevisto. Poi il tempo passa e le fragilità fisiche e mentali avanzano rendendo quel progetto meno aderente ad una realtà diversa da come ce la si immaginava.

Ma chi investirà al mio posto quando avrò tanti anni sulle spalle?

La flessibilità piace a pochi in età avanzata, siamo sinceri. Così come a pochi piace l’idea di morire non risparmi pressoché azzerati.

Lo dicono le statistiche, ma lo dice anche l’esperienza quotidiana confrontandosi con persone oggi anziane e che, per fortuna loro, possono contare su una base fissa importante di pensione pubblica sicuramente più magra per le future generazioni.

Salvo per chi dispone di quantità decisamente importanti di capitale, tanti non reggeranno allo stress se le aspettative non saranno quelle disegnate sulla carta anni addietro. Ed ecco che all’orizzonte, per ovviare a tutto ciò, si affaccia un altro grande rischio, la voracità dei predatori della finanza.

E qui torno alla riflessione iniziale. In troppi e nello stesso momento storico stanno cominciando a parlare del medesimo tema.

L’Inps fallirà e non vedremo mai le pensioni che comunque saranno magrissime.

Eppure questa criticità della previdenza italiani è già nota da parecchi anni, almeno 10 da quando a memoria un normale cittadino poteva cominciare a fare simulazioni della propria pensione futura.

Ed ecco che la solita paura instillata nella mente dell’uomo della strada serve al mondo bancario e assicurativo (ma non solo) a proporre soluzioni chiavi in mano per risolvere il problema.

Qualche giorno fa ho letto la dichiarazione pubblica di un’importante manager del mondo bancario che conosco molto bene anche professionalmente. Se avevo dei sospetti ora ne ho la certezza di cosa sta per accadere.

La ritirata dello Stato sociale, dalla pensione alla sanità, combinata al timore angosciante di sopravvivere ai propri risparmi in tà avanzata è fonte di preoccupazione per il nuovo risparmiatore italiano.

Il sistema bancario e assicurativo, dopo aver viste bruciate tutte le munizioni sul fronte del risparmio gestito, scorge in questa angoscia un’inedita area di generazione dei ricavi finora poco sfruttata.

Sfruttata e ricavi sono le parole chiave. Non obiettivi e consapevolezza dei clienti per vivere meglio.

Sia chiaro: proteggersi dai rischi di longevità e non autosufficienza è doveroso. Ma molto spesso certe protezioni sono inutili. Altre volte utili, ma con costi non proporzionati alle probabilità di evento. Altre volte ancora utili e a prezzi accettabili.

Ma c’è una profonda differenza tra una pianificazione patrimoniale seria, flessibile, efficiente dal punto di vista fiscale e dei costi, e l’acquisto passivo di “soluzioni di protezione” studiate principalmente per estrarre commissioni e fregandosene bellamente degli obiettivi o dei bisogni di un cliente.

E state sicuri che la prossima frontiera sarà proprio questa. Non fondi di investimento dove ormai gli investitori hanno mangiato la foglia, costano troppo e non fanno meglio di banali ETF, ma prodotti di protezione decisamente più complessi da valutare, sia nei costi che nei risultati.

E non mi stupirò se tra polizze caso morte, long term care, sanitarie, rendite, unit e target date, compariranno anche strategie di prelievo dove i tassi di successo saranno misurati al lordo di costi ovviamente salati e poco trasparenti.

Mentre il WEF ci ricorda che servono flessibilità e consapevolezza, l’industria finanziaria vede nella paura di un Inps fallito o di una longevità sconosciuta l’opportunità di piazzare polizze, rendite e prodotti d’investimento ad alto margine di profitto (per chi li vende), spesso gravati da costi di gestione opachi che prosciugano proprio quel capitale che dovrebbe proteggerci da vecchietti. E pazienza se al momento della verità ci si renderà conto che per l’ennesima volta avranno  sfruttato a caro prezzo le nostre ansie.

La risposta al quesito iniziale è dunque, no non esiste un tasso di prelievo sicuro.

La vera sicurezza finanziaria non nasce da tassi di rendita “garantiti” sulla carta o da formule magiche impacchettate da chi guarda ai nostri bisogni come a un’area di ricavo da spremere. La vera protezione richiede buon senso, accettando l’incertezza come ingrediente sempre presente quando di tratta il tema degli investimenti.

Un’analisi preliminare degli obiettivi di vita e finanziari, un portafoglio diversificato a bassissimo costo e ribilanciato quando serve, una gestione ottimale dei prelievi e una costante revisione del piano, sia nelle aspettative che negli obiettivi stessi, è ciò che serve. Fondamentale controllare nel tempo se una certa tipologia di prelievo rimane sostenibile al variare delle condizioni familiari e di mercato.

Per la sicurezza assoluta di un reddito in vecchiaia, a costi zero e per tutta la vita, al momento rassegnamoci, c’è solo la pensione Inps.

Senza questa stampella, comunque ridotta ai minimi termini, qualsiasi piano finanziario avrà sempre delle incognite che andranno comprese bene, previste, gestite e nel limite del possibile rese inoffensive.

Non sarà gratis, ma con la giusta consapevolezza e, mi permetto di dire, conoscenza e competenza, costerà molto meno di quelle soluzioni pre confezionate che presto la vostra banca (o AI) preferita  vi consiglierà dopo aver capito che siete alla ricerca maniacale di un Safe Withdrawal Rate per la vita.

Buon investimento.

Un commento

  1. misterk 31 Agosto 2026 at 11:18 - Reply

    Purtroppo nel mondo della finanza personale, ci sono moltissimi favole.
    Ne cito alcune.
    Le azioni nel lungo termine salgono sempre. Ditelo a chi ha investito a fine 1999 avendo 65 anni.
    Le obbligazioni inflation linked difendono il potere d’acquisto. Certo, basta non averle comprate nel 2021 quando il rendimento reale sul secondario era = -2% (meno due).
    E’ meglio il PAC. Certo, a meno che il mercato non cresca per 10 anni di fila.

    Non si può avere un Lazy, comprare e dimenticare. Serve sempre studiare e avere una idea di quali sono i fondamentali nel periodo corrente rispetto alla serie storica.
    E poi chi dice che la serie storica abbia senso? Il mondo cambia.

    Putroppo, a meno di non comprasi dei BOT e accettare di perdere progressivamente valore, bisogna
    continuare a capire a che punto siamo e prendere decisione tattiche.

    Questo ovviamento non vuol dir fare trading, ma non si può comprare qualcosa con gli occhi bendati e non monitorare mai.

    Le favole raccontano una storia troppo bella per essere vera. Infatti non e’ vera.

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