Qual’è stato il rendimento dell’azionario mondiale negli ultimi 30 anni

Accettare, Sì, Segno Di Spunta, Simbolo

In questi ultimi mesi ho avuto un pò più di tempo a disposizione per navigare nella “rete” italiana dedicata a quello che è il tema principale del nostro blog, finanza personale ed investimenti.

Incuriosito da qualche amico che mi sollecitava a prendere spunto da alcuni blogger rampanti (o meglio Youtuber) ha cercato di vedere quale tipo di offerta esiste oggi in Italia.

Al netto dei soliti fenomeni modaioli (vedi criptovalute, trading online, diventare ricchi in poche mosse) o di coloro che scrivono per commissione con lo scopo di sbarcare il lunario, mi sono trovato di fronte ad un panorama piuttosto arido anche se non manca qualche eccellenza.

Naturalmente il vostro autore non ha nessun diritto di mettersi su un piedistallo e giudicare (anche perchè il nostro stesso blog viene giudicato ogni giorno dai lettori). Quello che però ho visto non mi stupisce affatto vista la richiesta (scarsa) di educazione finanziaria da parte del pubblico italiano. Di conseguenza la finanza personale “tira” poco.

Anche sui numeri che vengono promessi e raccontati ci sarebbe tanto da dire e da fare. Proviamo a vedere se questo post riuscirà a correggere un pò il tiro ad esempio raccontando ai lettori qual’è stato il rendimento dell’azionario mondiale a cambio aperto degli ultimi 30 anni.

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Perchè con le sole obbligazioni NON si può vivere di rendita

Chair, Couch, Furniture, Road, Sofa

In rete non è infrequente trovare articoli che cercano di catturare qualche migliaio di click in più con titoli ad effetto capaci di attirare risparmiatori alla disperata ricerca di forme di investimento più remunerative di quelle offerte da un conto corrente bancario.

A fine febbraio Google News ha proposto questo articolo. Bello, affascinante, alla portata di tutti, ma veramente questa è la soluzione di investimento migliore?

E soprattutto davvero si può vivere di rendita investendo in obbligazioni? Continua a leggere

La teoria del negozio di ombrelli e l’equazione di Gordon

teoria ombrelli bernstein

In questi giorni sto leggendo il libro di William J. Bernstein Strategie di investimento per il lungo termine. Come ottenere risultati positivi sui mercati finanziari.

Conosco l’autore per aver letto altri testi molto interessanti e come previsto non sto affatto rimanendo deluso da quello che trovo scritto nel testo.

Come investire sui mercati finanziari nel lungo periodo è una somma di processi semplici che generano un processo complesso. Il tempo e la psicologia rappresentano due fattori determinanti per il successo, più dello stesso andamento dei mercati.

In alcune sue parti il libro è un pò specialistico, ma per chi è interessato ad approfondire le tecniche di base per investire nel lungo periodo questo libro è una valida opzione.

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Qual’è l’investimento più sicuro nel caso di una crisi finanziaria?

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La certezza assoluta di non perdere soldi su un investimento finanziario è un concetto che mal si coniuga con l’obiettivo di far crescere il proprio capitale ad un passo superiore a quello dell’inflazione.

Questa definizione è tanto semplice quanto difficile da comprendere. Più rendimento inevitabilmente si lega alla necessità di assumere più rischio.

I tradizionali strumenti di investimento che in passato hanno sempre generato risultati nominali positivi sono ormai merce rara (vedi depositi, titoli di stato, polizze vita). Anche se vengono ampiamente pubblicizzati dai principali intermediari finanziari strumenti dal rendimento nominale positivo, il mangiatore di soldi che di nome fa inflazione porta dritti all’erosione del capitale a scadenza.

Tradotto in parole povere voi pagate commissioni in valore assoluto positive (per chi le incassa) ed in cambio avrete un rendimento reale pari a zero o addirittura negativo.

Leggi anche: Rendimento reale, questo sconosciuto

Messa giù in modo ancora più brutale , se investiamo negli strumenti con il massimo grado di sicurezza paradossalmente abbiamo la certezza di perdere soldi. Continua a leggere

Warren Buffett, Bitcoin ed il significato della speculazione

Negli ultimi 18 mesi sulle criptovalute si è visto di tutto e di più.

Euforia a fine 2017 con investitori dell’ultima ora che, orfani dei BTP, si  erano buttati a capofitto in ETF su Bitcoin semisconosciuti e quotati in Svezia (esempio concreto di come la sola promessa di performance stellari fa passare in secondo piano costi altrettanto stellari di negoziazione) per poi mollare mestamente la presa all’inizio della primavera 2018 nel più classico dei trasferimenti di ricchezza da gregge a investitori professionali (e broker).

Gli ultimi tempi hanno visto una vera e propria anestesia delle volatilità sulle cryptocurrency con il disinteresse generale che ha preso il sopravvento. Guarda caso proprio quando le ricerche su internet relative a Bitcoin, Ethereum, Litecoin, ecc… sono scivolate ai minimi termini è arrivata una zampata capace di produrre in certi casi anche guadagni del 200% in pochi mesi.

Nell’assoluta confusione totale (anche mediatica) che circonda il mondo delle criptovalute, consiglio questo articolo apparso  un pò di tempo fa su Wired in cui il prof. Ferdinando Ametrano sfata qualche luogo comune che circonda Bitcoin.

Ma lo scopo di questo post non è fare previsioni su Bitcoin Continua a leggere

L’asset allocation di Archeowealth (Primo trimestre 2019)

Recuperare in soli tre mesi la perdita dell’intero 2018 (-5,5%) sembrava abbastanza improbabile ad inizio anno, ma arrivare a fine marzo addirittura con un progresso del 8.5% è un risultato che va ben oltre le più rosee aspettative.

La risposta migliore che potesse fornire un portafoglio di investimento che non ricerca il market timing.

La tenuta (nel 2018) e la reattività (nel 2019) fanno parte del DNA di un insieme di mattoncini che insieme cercano di contrastare una tendenza all’appiattimento dei rendimenti futuri da investimento. Un tema a mio modo di vedere innegabile e che credo molti pianificatori finanziari vivono ancora in modo inconsapevole crogiolandosi nei pasti del passato.

La diversificazione ragionata ha dimostrato ancora una volta di essere un’arma vincente. La disciplina permette di ottenere quel buon senso che a sua volta frena gli istinti da trader desiderosi di cavalcare l’onda perfetta.

Leggi anche: 6 regole per diventare investitori disciplinati

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Investire in indice a capitalizzazione o equipesati?

Orizzontale, Pan, Pesare

Quando le cose non vanno particolarmente bene sui mercati azionari compaiono con un tempismo incredibile quelle ricette più o meno esoteriche che in teoria avrebbero garantito una maggiore protezione dalla caduta nei prezzi. Stranamente le stesse ricette con titoli acchiappa clic del tipo “come guadagnare dal ribasso dei mercati“, scompaiono dai radar nel momento in cui la marea si alza portando di nuovo in alto i valori degli asset finanziari come è successo in questi primi mesi del 2019.

Di recente il dibattito meglio indici a capitalizzazione piuttosto che equipesati ha preso piede.

Gli indici composti da azioni con un peso proporzionale alla capitalizzazione di mercato tendono a concentrarsi maggiormente su aziende e settori che hanno ben performato negli ultimi anni. Vedi la tecnologia nell’ultimo ciclo di bull market sui mercati americani.

Gli indici equipesati non risultano sbilanciati dal punto di vista settoriale, ma a loro volta tarpano le ali a quelle società ad elevata crescita che nei prossimi anni potrebbero essere i campioni del listino.

Le statistiche si fermano al 2017 ma grazie a questo articolo possiamo fare un pò di chiarezza. Continua a leggere