Cosa aspettarsi nel 2029?

Come sapete bene da tempo sconsigliamo la lettura delle previsioni per il nuovo anno formulate dalle grandi banche di investimento o da economisti di grido.

Previsioni che hanno una probabilità di successo pari a quella di azzeccare testa o croce dal lancio di una monetina.

Quello che invece mi “prende” decisamente di più sono quelle previsioni di rendimenti attesi per i prossimi anni. Anche qui si vede di tutto e di più con superficiali outlook che a volte servono solo per supportare (e vendere) certi prodotti.

Una di quelle che alla fine di ogni anno leggo però con la massima attenzione è quella di Vanguard. Mi piace perchè non vende illusioni. Non predica ad esempio di comprare azionario perchè nel lungo periodo offrirà rendimenti mirabolanti, così come non predica l’acquisto di obbligazionario ad alto rendimento solo perchè i rendimenti sui titoli di stato sono bassi.

E’ evidente che chi racconta queste storielle, oltre ad essere un cialtrone, sta cercando di piazzare la sua merce senza neanche conoscere granchè delle dinamiche di mercato.

Le previsioni di Vanguard mi piacciono anche perchè sono formulate in modo semplice e comprensibile; purtroppo non sono tradotte in italiano e quindi serve  una certa dimestichezza con l’inglese.

Per chi avesse voglia di dedicare una mezzoretta di tempo a questo documento ecco il link.

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Gli Dei sono tornati e per loro Cash is the King

Riprendendo una parte del titolo di uno dei migliori libri della storia finanziaria (è il primo della nostra personale lista di libri consigliati), gli Dei sono tornati e come spesso succede nei momenti in cui sorgono le difficoltà, l’uno copre l’altro in una view che sa tanto di copia e incolla.

In questo finale di 2018 ha cominciato Goldman Sachs, ha proseguito JpMorgan, ha chiuso (per ora) Bank of America .

Quindi a quanto pare il consiglio per tutti quanti noi poveri umani investitori è quello di andare sul cash (in italiano liquidità). Grazie mille ragazzi, peccato che il mercato azionario si è già preso una bella imbarcata (con le borse mondiali ex Us ormai in bear market) e quello obbligazionario ha dimostrato una buona capacità di decorrelazione in questa ultima parte dell’anno riguadagnando terreno.

Ma cosa dicevano i nostri amici divini l’anno scorso?

Ok ricominciamo il giro. Continua a leggere

Volevate le prove dell’utilità dei bond? Eccole

Credo molto negli esempi numerici in ambito finanziario. E’ vero che i numeri possono essere modellati per ottenere dei risultati che si avvicinano il più possibile alla nostra opinione, ma quando vengono utilizzati in modo semplice per avallare concetti basici, allora credo che difficilmente la tecnica del taroccamento possa essere praticabile.

In un articolo pubblicato da LPL Research nelle settimane scorse nella sezione di ricerca,  in poche colonne sono stati versati a parere del sottoscritto dei veri e propri distillati di saggezza e buon senso nel modo di investire.  Ogni consulente  finanziario dovrebbe tenere a portata di mano sulla propria scrivani queste informazioni.

Tante volte su questo blog ci siamo espressi favorevolmente sull’utilità investire in obbligazioni di alta qualità, questo nonostante i bassi rendimenti a scadenza espressi da questo genere di asset class in questi tempi.

I più fedeli ricorderanno certamente titoli come “la saggezza dei bond” oppure il ” in difesa dei bond”.

I motivi sono tanti e ve li abbiamo spiegati in diverse salse, ma basta solamente ricordare che quest’anno  è stato proprio il Bund tedesco (che rende lo 0.3% a 10 anni!!) il rendimento più redditizio per i cittadini europei!

A proposito chi lo aveva previsto ad inizio anno tra i vari outlook delle case di investimento? Nessuno.

LPL Research ha colto la palla al balzo della correzione di ottobre sullo S&P500 per portare ad evidenza l’importanza di avere in portafoglio un po’ di bond diversificando il proprio paniere di investimento. Continua a leggere

Che tipo di investitore sei? Il profilo moderato

Dopo il primo articolo di questa mini serie sui profili e le personalità degli investitori dedicato al profilo conservativo,  entriamo oggi nel mondo (e nella testa) dell’investitore con una propensione al rischio moderata.

Sempre utilizzanado le linee guida pubblicate dall’esperto americano di finanza comportamentale Michael Pompian, vediamo di capire come si comporta un investitore con un approccio moderato all’investimento finanziario.

A differenza del profilo conservativo, il profilo moderato tende a commettere errori meno emozionali e più cognitivi quindi influenzati dalla propria o altrui conoscenza nonchè dall’ esperienza passata.

Sul profilo moderato ha una certa presa il tipico effetto gregge, ovvero la tendenza ad essere influenzati  dalle idee di investimento di familiari, amici o colleghi. Il moderato si sente molto a sua agio nel seguire il trend dominante e questo lo porta spesso e volentieri ad abbandonare in fretta il percorso, un pò noioso, dell’investimento di lungo periodo pianificato a suo tempo con le migliori intenzioni.

Altro tipico tratto della personalità del profilo moderato è quello di sovrastimare la propria tolleranza al rischio; leone quando tutto va bene, pecorella quando il mondo sembra crollare. Continua a leggere

9 Euro risparmiati al giorno per 65 anni (forse) vi renderanno milionari

Come sanno bene i nostri lettori ci piace giocare coi i numeri cercando di calarli nella realtà e soprattutto di adeguarli al quotidiano.

Oggi vogliamo cercare di capire assieme a voi quanto dovremmo risparmiare ogni giorno, a partire da 25 anni di età per arrivare a 65 anni con l’obiettivo di accumulare 1 milione di Euro. Lo stesso esercizio è stato poi ripetuto partendo dal momento della nascita (quindi l’anno zero).

In queste simulazioni entrano in gioco tante semplificazioni e per questo vogliamo fare una premessa. Per cercare di ridurre il post a pochi semplici concetti, utilizzeremo un rendimento annuo costante (che come sappiamo bene non è una scelta sempre corretta) ipotizzando assenza di inflazione e costi nel piano di accumulo quotidiano. Vedremo in seguito come rimediare.

Ok partiamo!

Per arrivare ad 1 milione di Euro all’età di 65 anni con 40 anni di versamenti ed ipotizzando di utilizzare la media geometrica di rendimento dello S&P500 degli ultimi 90 anni del 9,7% (così smussiamo l’effetto rendimento costante), sarebbe sufficiente mettere da parte 5,8 Euro ogni giorno per 365 giorni all’anno in 40 anni per raggiungere l’obiettivo.

Considerando però che la borsa americana ha ottenuto in quasi un secolo un rendimento medio reale (al netto dell’inflazione) del 7% dovremo alzare l’asticella a 12,6 Euro al giorno di accantonamento.

Adesso vogliamo però considerare anche i costi dell’investimento che stimiamo Continua a leggere

Che tipo di investitore sei? Il profilo conservativo

Quando andiamo in banca e rispondiamo alle domande di un questionario previsto dalla normativa Mifid, veniamo etichettati come investitori con un certo profilo di rischio. Come tutti i questionari creati per adempiere a delle normative spesso e volentieri i profili che escono non sono esattamente calzanti con la nostra personalità di investitore.

Prendo allora spunto da un articolo di qualche mese fa apparso sul sito di Buckingam Strategic Wealth di un grande esperto di investimento come Larry Swedroe.

In questo articolo si parla di propensione verso il rischio e della personalità di ogni investitore. Citando un esperto di finanza comportamentale americano come Michael Pompian, vengono analizzate le quattro figure di investitori più tipiche, conservativo, moderato, dinamico e aggressivo. Più o meno gli stessi con i quali venite etichettati dalla vostra banca o intermediario finanziario.

Questa settimana cominciamo ad analizzare il profilo forse più gettonato in Italia, ovvero quello conservativo. Mi farebbe piacere capire anche dai nostri lettori se le considerazioni fatte da questi esperti di finanza comportamentale sono tutto sommato calzanti ed esprimono effettivamente le personalità degli investitori.

L’investitore conservativo o prudente ha ovviamente una tolleranza per il rischio bassa e tende a commettere errori di natura emozionale. Con la costante preoccupazione di perdere denaro, il prudente tende ovviamente a privilegiare la conservazione del capitale e della ricchezza, questo a discapito del rendimento e della crescita del patrimonio nel lungo periodo. Di questo non ne è perfettamente consapevole ed infatti il profilo conservativo è ossessionato dalle performance di breve periodo. Continua a leggere

-10% sull’azionario, ed ora che si fa?

Ringrazio Ben Carlson per gli ottimi e tempestivi post presenti sul suo blog https://awealthofcommonsense.com sempre fonti di riflessione ed analisi.

La settimana scorsa Ben ha prontamente soddisfatto il desiderio dei suoi lettori incupiti dall’aver subito un calo del 10% in poche settimane sul valore dell’investimento azionario. Ovviamente nessuno ricorda il +250% dello S&P500 dai minimi del 2009 (con un rendimento annuo composto di quasi il 14%), ma va bene così la storia viene ricordata solo quando è negativa, almeno per gli investitori.

Adesso poi che il giochino “mi compro il Btp al 3% di rendimento e sono sicuro di quello che avrò ottenuto alla fine del mio percorso di investimento” impazza, è sempre più difficile convincere un investitore italiano (ed un consulente finanziario che cerca naturalmente la via più semplice per evitare il conflitto con il cliente) della bontà di un investimento azionario nel lungo periodo.

Proviamo in questa improba impresa con le statistiche estrapolate dal blog americano. Continua a leggere

Tre motivi per compiacersi di un mercato ribassista

Titolo un pò provocatorio, ma neanche tanto se ci conoscete. Uno dei post più letti del nostro blog è questo “Sei un giovane investitore? Allora spera in un bel crash di mercato” ed è per questo che abbiamo apprezzato un post sul sito MarketWatch.com di uno degli autori del celebre blog americano HumbleDollar.com, John Lim. In pratica John elenca 3 benefici di un bear market sui quali concordo pienamente.

Il primo è che una correzione nei prezzi del mercato azionario deve essere benvenuta da coloro che hanno un orizzonte temporale di investimento medio lungo.

Ottenere degli sconti su merci o servizi che acquistiamo ci fa sempre stare bene, perchè non è così anche per le azioni?

Ancora più strano è capire perchè la mente umana ha nell’immediato un godimento assoluto nell’acquisto di un bene spesso e volentieri deperibile e che perderà valore non appena usciamo dal centro commerciale o da una concessionaria di auto, mentre sta malissimo quando vede scendere il prezzo delle proprie azioni che solitamente si rivalutano nel corso del tempo. Continua a leggere

Metto subito la firma

Il titolo di questo post stava diventando meglio un uovo oggi o una gallina domani, ma poi mi sono ricordato di aver già scritto qualcosa con un titolo similare qui ed ecco che ho dovuto ripiegare su un titolo certo, un pò diverso, ma credo dalla capacità di rappresentare bene l’argomento che andiamo a trattare oggi.

Premetto che lo spunto di questo articolo arriva dal sempre ottimo blog di Michael Batnick – The Irrilevant Investors, ma ho cercato di adattarla alla realtà italiana per esprimere ancora una volta un grande tributo ad uno dei meccanismi più semplici ma meno pubblicizzati al mondo per far crescere la propria ricchezza, la capitalizzazione composta degli interessi.

Se chiedessi a qualcuno di scegliere tra 100 Euro oggi o 1000 Euro fra 30 anni sono abbastanza certo che 9 su 10 mi risponderebbero che preferiscono l’uovo da 100 Euro subito. Continua a leggere

L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Terzo trimestre 2018)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà è quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), il portafoglio cerca di comprimere al massimo uno dei pochi elementi conosciuti a priori durante un investimento, ovvero il costo. Tutto con la semplicità di pochi strumenti inseriti all’interno del portafoglio.

Alla fine del 2017 il capitale era pari a 58.600 Euro.

Al 31 marzo 2018 la discesa del capitale per effetto di mercati ballerini avava portato il valore a 57.200 Euro.

Al 30 giugno 2018 il ritorno sul valore di inizio anno.

Al 30 settembre 2018 siamo tornati leggermente sopra ai 59 mila Euro grazie ad una performance positiva dello 0.7% in questo 2018 difficilissimo. Dopo la correzione di questi primi giorni di ottobre la performance è stata completamente azzerata.

Tutto sommato un risultato neanche tanto deludente considerando l’annata. Stagnazione su tanti fronti con il mercato obbligazionario che su tutte le asset type non è stato in grado di fornire risultati positivi, mentre lato azionario l’anno positivo dell’America è controbilanciato dalla negatività marcata di Europa ed Emergenti. Continua a leggere