ETF tematici, servono veramente all’investitore medio?

Sostenibilità, Energia, Globo

Questo blog (erroneamente) viene considerato pro ETF e contro fondi di investimento. Non è così e, chi avrà voglia di farlo, potrà verificare la presenza negli archivi polverosi di articoli dove è chiaramente indicato che investire in ETF non sempre è la scelta migliore. O meglio investire in certi ETF non sempre è la scelta migliore.

La cosiddetta democratizzazione degli investimenti è un fenomeno che è stato proprio associato alla diffusione sul mercato di fondi passivi e ETF. I piccoli e medi investitori tramite questi veicoli hanno ottenuto il privilegio di poter investire i propri risparmi alla pari degli investitori istituzionali. Ma ovviamente il mondo del risparmio gestito vive di utili ed allora il marketing finanziario cosa ha tirato fuori dal suo cilindro? Gli ETF super specializzati e tematici.

Ovviamente sono pronto a subire le critiche di chi dirà che da questo blog non escono idee di investimento super redditizie e che troppo spesso critichiamo certe tipologie di prodotti. Partendo dal presupposto che per investire con buon senso bastano pochissimi strumenti dalla struttura semplice e spiegabile alla classica casalinga di Voghera, lasciamo il giudizio finale a voi lettori. Il tentativo è comunque sempre quello di dimostrare le nostre tesi con elementi pratici o ancora meglio con ricerche scientifiche. E nelle scorse settimane è uscita una ricerca della Ohio University nella quale è stato dimostrato come gli ETF tematici non sono proprio la scelta più di buon senso per un investitore. Continua a leggere

Esercizio facile facile per prevedere l’inflazione futura

Pensione, Lavagna, Economia, Inflazione

Uno dei temi meno appassionanti, ma più importanti, quando decidiamo di pianificare un investimento è quello legato alla stima della futura inflazione. Fattore quello dell’inflazione che sfugge naturalmente al nostro controllo e che per certi versi può diventare devastante per il valore degli investimenti, soprattutto se per pigrizia tendiamo ad ignorarlo.

L’inflazione altro non è che la variazione media dei prezzi registrata in un anno da un paniere di beni e servizi rivisto periodicamente dagli istituti nazionali di statistica (ISTAT in Italia o EUROSTAT in Europa). Numerino molto frequente nei TG1 degli anni ’80 perché in doppia cifra, ma soprattutto perché da esso dipendeva giorno per giorno la capacità degli italiani di mantenere intatto il proprio tenore di vita. Quando i BOT rendevano ogni anno il 10% e l’inflazione era del 10%, il rendimento di un investimento era zero in termini reali. Più o meno lo stesso rendimento offerto oggi dai titoli di stato, ma il fenomeno dell’illusione monetaria rendeva tutti felici.

Caduta poi nel dimenticatoio negli ultimi anni per insufficienza di attrattività mediatica (chi si appassiona di un numero allo 0,5%??), in realtà l’inflazione rimane un fattore determinante per il successo di ogni investimento. Detrattore di performance quando positiva, contributore quando negativa ovvero quando c’è deflazione.

Pensate ad esempio a quello che succede in Giappone da parecchi anni.

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Lo sciamano d’America

Creativo, Immagine, Pittura

Ci risiamo. Quando si vuole catturare l’attenzione dei media si fa la sparata andando diretti alla pancia della gente, promettendo ponti d’oro oppure tragedie bibliche. Ogni tanto la previsione verrà azzeccata e la parabola del broker di Baltimora continuerà.

L’attore protagonista di questo inizio di 2021 è l’analista di Bernstein, un tale Inigo Fraser Jenkins non nuovo a numeri di questo tipo. Bravo lo sarà anche, ma le sue dichiarazioni sono un’Olimpiade di bias comportamentali tipici dell’investitore medio.

Ma cosa ha detto il nostro amico analista? Beh apparentemente l’ha sparata grossa offrendo in pasto ai principali canali finanziari la sua visione del futuro sulla borsa americana con questo articolo.

Alla fine di questa decade, secondo Inigo, lo S&P500 avrà raddoppiato il suo valore e si troverà a 8000 punti. Wow! Tra un po’ analizzeremo un po’ meglio le sue frasi, ma

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Quell’istinto di sopravvivenza che spesso rovina i piani finanziari

Mano, Lifebuoy, Boa, Annegamento, Vita

Kahneman e Tversky sono i due psicologi ai quali dobbiamo tantissima di quella finanza comportamentale che oggi aiuta ognuno di noi ad investire con buon senso senza commettere errori capaci di compromettere un progetto finanziario di lungo periodo.

Uno dei punti più celebri della Prospect Theory di Kahneman e Tversky è legata all’avversione alle perdite.

Per la maggior parte degli investitori la motivazione di evitare una perdita è superiore a quella di realizzare un guadagno. Il mistero attorno a questo fenomeno è ancora fitto anche se la spiegazione antropologica appare la più convincente. Preferiamo evitare le perdite per istinto di sopravvivenza, un istinto che nel nostro cervello continua a serpeggiare fin dall’età della pietra. Continua a leggere

L’asset allocation di ArcheoWealth (primo trimestre 2021)

+24% negli ultimi 12 mesi, +3,5% nel primo trimestre 2021. Questi i numeri più importanti che sintetizzano la storia di 365 giorni tutti vissuti all’insegna del toro da parte dei mercati azionari, ma non di tutte le porzioni dell’asset allocation di ArcheoWealth.

Se infatti l’azionario ha proseguito senza indugio la sua corsa, mercato obbligazionario e oro hanno battutto in testa dopo anni di crescita. Ci sta, non tutto sale sempre e in linea retta. Prendere fiato è salutare, nella vita come in finanza. Con i risultati dell’ultimo anno abbiamo avuto un esempio concreto di come si può diversificare un portafoglio, subire perdite su quasi la metà dello stesso eppure progredire con un rendimento pari a due volte quello di un titolo di stato  decennale americano.

E così in poco meno di 12 mesi il capitale sale per la prima volta sopra la soglia dei 70 mila € con una performance dal lancio del 40,6%. Per chi fosse nuovo di questo blog ricordo che il lancio di questo portafoglio di investimento in ETF fu documentato nel 2015 aggiornandolo rimestralmente con commenti ed eventuali aggiustamenti.

Con la performance del primo trimestre 2021 il cosiddetto CAGR, ovvero tasso di rendimento annuo composto, supera il 5%, per la precisione diventa 5,7% in perfetta linea con il mio target di lungo periodo. Continua a leggere

Anche le obbligazioni entrano in fascia arancione

Matita, Note, Masticato, Palla Di Carta

Le perdite accumulate dal mercato obbligazionario in questi primi mesi del 2021 sono sicuramente degne di nota. In alcuni casi, come ad esempio sulle scadenze ultralunghe, le perdite superano addirittura la doppia cifra percentuale. Fenomeno inevitabile quando i rendimenti arrivano a livelli così bassi come quelli visti in questi anni. Basta poco e la matematica bacchetta subito gli investitori che non hanno dato il giusto peso alla parola duration.

Il mercato obbligazionario americano è quello dotato di maggiore profondità storica. Questo ci permette di analizzare le sue dinamiche e tentare di interpretare cosa potrebbe succedere nei prossimi anni a chi investe in obbligazioni oggi. Non necessariamente questa sarà la strada giusta (chi lo sa se fra 50 anni saranno ancora i Treasury i titoli di riferimento degli investitori globali), ma possiamo fare qualche ragionamento anche in ottica di pianificazione. Continua a leggere

Il rischio della sequenza dei rendimenti

Inghilterra, Montagne, Colline, Tramonto

Creare un piano finanziario in maniera accurata, ma rendersi conto ad un passo dal traguardo di aver tralasciato un particolare che rischia di allontanare la nostra mano dal premio tanto ambito. Sarebbe una pessima sensazione per ognuno di noi, soprattutto perché a quel punto non avremo un piano B. Indietro non si può tornare almeno anagraficamente parlando.

Uno dei rischi meno considerati quando si pianifica l’evoluzione di un investimento nel tempo è quella che gli americani chiamano “sequence of return risk”.

Le simulazioni che si vedono spesso in circolazione per semplicità utilizzano dei rendimenti medi statici sul capitale investito. La stessa Inps nella simulazione della nostra pensione futura che ognuno di noi può consultare liberamente, si basa su un tasso di crescita medio standard del Prodotto Interno Lordo negli anni che ci separano dal ritiro dal mondo lavorativo.

Simulare un piano al 4% di rendimento annuo composto è semplice, relativamente veloce e lineare. Proprio ciò che piace alla nostra mente. L’abbiamo fatto spesso anche noi su questo blog. Il problema è che facendo così non consideriamo un fattore di rischio, non certamente sotto il nostro controllo, ma che sempre di rischio si tratta e come tale va trattato, pianificato e gestito. Continua a leggere