La regola 50-20-30 Vivere di Rendita #15

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  • Per raggiungere l’indipendenza finanziaria serve consapevolezza del bilancio familiare
  • La regola del 50-20-30 aiuta ad essere metodici ed ordinati nel portate avanti un piano di azione
  • La tecnologia e prodotti finanziari a basso costo ci aiutano molto nel tentare di realizzare l’obiettivo di riuscire un giorno a vivere di rendita

La regola del 50-20-30 è uno dei tanti attrezzi da tenere nello zaino che ci accompagnerà nella lunga corsa verso il raggiungimento dell’indipendenza finanziaria.

Uno dei fattori determinanti per arrivare a questo obiettivo paradossalmente non ha nulla a che fare con il denaro, bensì con la cara vecchia noiosa contabilità.

Il sogno di vivere di rendita per il resto della nostra vita non può essere raggiunto se non impariamo a diventare prima di tutto imprenditori dei nostri soldi. E per farlo bisogna partire da un esercizio semplice semplice.

Prendiamo i nostri ricavi di un anno intero e sottraiamo tutte le spese.

Se mappare i ricavi è banale (in fondo basta prendere la dichiarazione dei redditi), per i costi serve uno sforzo aggiuntivo da parte nostra. E siccome sforzarsi per rendicontare delle spese non è un esercizio facilmente accettato dal nostro cervello, spesso e volentieri tendiamo ad evitarlo.

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Come raggiungere l’indipendenza finanziaria in modo soft – Vivere di Rendita #14

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  • Raggiungere l’indipendenza finanziaria in giovane età non è semplice, meglio essere realisti ed utilizzare un approccio soft FIRE
  • La pensione pubblica, più o meno alta, sarà una forma di rendita passiva a nostra disposizione in un certo momento della vita
  • Lo scopo del soft FIRE è quello di costruire un capitale finanziario ed uno stile di vita adeguati per godersi appieno gli anni della maturità diventando padroni della risorsa più preziosa che abbiamo, il tempo.

La corrente di pensiero FIRE, già ampiamente dibattuta su questo blog, vede prevalere nei suoi sostenitori più radicali l’idea che bisogna risparmiare il più possibile in giovane età per potersi permettere il ritiro dal mondo del lavoro a 40-45 anni e raggiungere l’indipendenza finanziaria.

Ritengo questa visione oltre che estrema anche irrealistica, soprattutto in un paese come l’Italia dove l’accesso al mondo del lavoro per un giovane arriva piuttosto avanti negli anni. Per non parlare poi del livello medio degli stipendi degli adulti trentenni.

Negli stessi Stati Uniti, per una persona che racconta la sua esperienza di successo o che apre un blog, ce ne sono centinaia che falliscono nel tentativo di raggiungere un livello di capitale adeguato per vivere di rendita. E quelli che falliscono rimpiangono di non aver vissuto la loro gioventù concentrati come erano alla ricerca del risparmio estremo. Ma queste sono voci silenziose che in rete trovano poco spazio.

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Investire con Crowdfunding e Peer to Peer Lending: sto provando Mintos (9° puntata)

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Prosegue la mia avventura nel mondo del crowdfunding che questo mese si arricchise di una novità. Ho infatti effettuato il mio primo investimento con una delle più importanti piattaforme europee di peer to peer lending, Mintos.

Tra un pò vi parlerò di questa nuova forma di investimento che ho deciso di sperimentare, ma intanto si consolidano le mie posizioni nel mondo del crowdfunding immobiliare. Sarebbe meglio dire con il social lending nel mondo real estate.

Come sanno i lettori più affezionati, da diversi mesi ho deciso di costruire un piano di accumulo mensile investendo su piattaforme operative nel mondo dell’immobiliare europeo.

La spagnola Housers e l’inglese Property Partners sono state finora le mie scelte finora. Continua a leggere

Costruire una rendita passiva con dividendi, occhio alla fiscalità #13 Vivere di Rendita

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Uno degli elementi che fa la differenza quando si cerca di aumentare la propria ricchezza finanziaria è certamente quello della gestione efficiente della fiscalità sugli investimenti.

Quando acquistiamo fondi, ETF, azioni o titoli obbligazionari ci troviamo a dover gestire lo stacco di cedole e dividendi che poi entrano nel nostro conto corrente.

Per chi vuole vivere con una rendita passiva sapere quanto lasciare al fisco in via preventiva è fondamentale per poter pianificare il proprio futuro.

La società quotata, l’emittente di un’obbligazione o il gestore di un fondo/ETF decidono il dividendo lordo da erogare al possessore dello strumento e poi, al netto della fiscalità vigente, questo importo verrà accreditato sui conti correnti dopo che l’intermediario finanziario avrà trattenuto a titolo di sostenuto d’imposta la quota da versare allo Stato.

Leggi anche: Battere i tassi negativi si può, chiedere di Mr. Dividendo Continua a leggere

Back test su ETF, ci fidiamo?

Uno dei punti maggiormente discussi (e discutibili) degli strumenti a replica passiva come gli ETF è la loro capacità di “fotocopiare” un indice e ritornare, al netto dei costi, le performance che lo stesso indice ha prodotto nel corso delle varie giornate di borsa aperta.

Tra gli elementi di attenzione troppo spesso sottovalutati in un momento storico in cui gli ETF sono “tutti buoni”, c’è l’utilizzo dei  back test per mostrare la capacità dello strumento replicare (anche nel passato) un indice.

Back test in alcuni casi attendibili, in altri assolutamente fuorvianti. Vediamo perchè

Il classico esempio utilizzato in questi casi è quello degli indici azionari esotici. Un back test sull’indice della borsa del Vietnam piuttosto che delle Filippine produce risultati confortanti sul futuro, ma quando arriva il momento di sporcarsi veramente le mani sul mercato ci si rende conto di distorsioni clamorose.

Costi, liquidità, scarsa efficienza, sono alcuni dei fattori che possono disturbare la replica di un paniere di azioni esotico che inevitabilmente paga dazio verso mercati più efficienti e liquidi come quelli americani ed europei.

Leggi anche: Pro e Contro gli ETF Continua a leggere

Pro e contro di investire in modo socialmente responsabile

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Il risparmio gestito ha preso negli ultimi tempi una decisa direzione verso gli investimenti socialmente responsabili sull’onda di una domanda crescente da parte di consumatori – investitori decisi a dire la loro su dove indirizzare i propri denari quando si parla di investimenti.

Il boom degli investimenti socialmente responsabili (la sigla è SRI Socially Responsible Investing) nasconde naturalmente opportunità, ma anche insidie e ne abbiamo già parlato qui.

E’ soprattutto da queste ultime che ogni investitore deve cercare di difendersi poichè l’industria del risparmio gestito ha fiutato l’affare.

Basta pensare che alcune ricerche hanno dimostrato come nel mondo il 66% delle persone è disposto a spendere di più per acquistare beni o servizi sostenibili. Percentuale che sale nel caso dei millennials.

Già ma chi investe denaro a che cosa mira? Ad essere a posto con la coscienza oppure a mettere denaro sulle società più redditizie? Continua a leggere

Chi è diventato milionario dal 2000 ad oggi? Vivere di rendita #12

Ma quanti soldi avrei dovuto investire un paio di decenni fa per diventare oggi un milionario, potermi permettere di abbandonare il lavoro e vivere di rendita?

Alzi la mano chi di noi non ci ha mai pensato. C’è chi cerca rapide ed improbabili scorciatoie con Superenalotto e scommesse varie, c’è chi invece si prepara per tempo e con una giusta dose di programmazione, buon senso e fortuna riesci a centrare l’obiettivo.

Obiettivo non semplice e che richiede grandi sacrifici soprattutto nella fase iniziale del percorso.

Come ben sappiamo la capitalizzazione composta dei rendimenti lavora alquanto bene dopo parecchi anni e per creare la base di capitale utile a raggiungere l’obiettivo il tasso di risparmio deve essere decisamente elevato. Già ma quanto elevato?

Ho deciso di portarvi quest’oggi un caso reale basato su un ipotetico investimento sull’azionario mondiale qui rappresentato dal Msci World. Continua a leggere