Vanguard sbarca in Italia: #2 la nostra recensione su Vanguard Emerging Markets Government Bond

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Dopo la prima recensione sull’ETF Vanguard All World quotato sulla borsa italiana, proseguiamo il nostro percorso per aiutare gli investitori a capire pregi e difetti dei prodotti a replica passiva lanciati dal colosso americano.

Come investire negli ETF di Vanguard è semplice. Capire in che cosa si investe quando si compra un ETF di Vanguard è tutto un altro discorso. Proprio su questo ci concentriamo oggi parlando di un prodotto obbligazionario.

Recensione #2: Vanguard USD Emerging Markets Government Bond ETF

Questa volta abbiamo deciso di analizzare l’altra gamba portante di un piano di investimento, ovvero quella obbligazionaria. Trattiamo di governativi emergenti, certamente qualcosa di più rischioso dei governativi europei o americani a cambio coperto, ma un asset a reddito fisso che può comunque trovare posto all’interno di un portafoglio di investimento ben diversificato.

Per chi volesse vedere l’ultimo factsheet disponibile può cliccare qui.

L’ETF Vanguard Emerging Markets Government Bond investe nelle obbligazioni emergenti governative e di enti pubblici denominate in Dollari Usa facenti parte dell’indice Bloomberg Barclays EM USD Sovereign + Quasi Sov.

Il primo elemento da considerare è quindi la variabile cambio. Il rischio è aperto ed uguale a 100% Dollari americani. Continua a leggere

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Vanguard sbarca in Italia: #1 la nostra recensione su Vanguard FTSE All World ETF

Con il classico suono della campanella che accompagna ogni esordio in Borsa, venerdì a Piazza Affari Vanguard è sbarcata in Italia presentando 19 ETF. Da oggi anche l’investitore italiano potrà investire i propri soldi con Vanguard.

Di seguito trovate la lista dei 19 nuovi ETF che la società americana ha deciso di far esordire in Italia. Sono 15 ETF classici a replica passiva a 4 a gestione chiamiamola attiva o a “fattori”.

Il timing della società americana è eccellente. Veniamo da un 2018 di performance dei fondi a gestione attiva pessime. Da fine marzo la MIFID2 permetterà a ciascun investitore di ricevere dal proprio intermediario una comunicazione contenente i costi riepilogativi sostenuti sugli investimenti. Il piacere della scoperta che temiamo questa volta non sarà tale.

Leggi anche: Quanto del vostro rendimento si perde in costi

Per quello che riguarda gli ETF a replica passiva Vanguard ha deciso di coprire gli indici più classici.

Quali sono gli ETF quotati da Vanguard?

Si parte con lo S&P500 americano, il FTSE100 inglese e poi Azionario mondiale, Azionario mondiale High Dividend, Azionario mondiale solo paesi sviluppati, Asia Pacifico ex Giappone, Europa, Emergenti, Giappone. Questi sono gli indici FTSE replicati da Vanguard che ha deciso perciò di non utilizzare il classico provider di indici azionari MSCI.

Lato obbligazionario troviamo la replica passiva di indici Bloomberg Barclays su Corporate 1-3 America, Corporate Bond America, Emerging Market Bond, Treasury Bond, Eur Corporate Bond e Governativi Eurozona.

Per chiudere 4 ETF factor rispettivamente investiti su Value, Momentum, Min Volatility e Liquidity.

Cercheremo di analizzare nelle prossime settimane gli ETF che a nostro modo di vedere possono essere inseriti in un portafoglio non troppo complesso ma in grado di coprire tutte le principali asset class. Cercheremo anche di capire meglio le caratteristiche dell’offerta del mega player americano e soprattutto le differenze rispetto alla concorrenza. Continua a leggere

3 modi per entrare nel club di chi vive di rendita #2

Nella prima puntata di questa serie dedicata al FIRE (Financial Independence, Retire Early) abbiamo descritto sinteticamente quali sono le caratteristiche peculiari di un movimento nato in America ma che sta rapidamente cominciando ad avere i suoi seguagi anche in Europa.

Riuscire a risparmiare abbastanza per diventare finanziariamente indipendenti ed andare dal proprio datore di lavoro salutandolo con la manina per il resto dei nostri giorni, è un sogno che più o meno attraversa la nostra mente con regolarità. Ovviamente non è così facile da raggiungere come tanti blogger cercano di raccontare in rete. Ma di questo avremo tempo e modo di riparlarne nelle prossime puntate.

Oggi vorrei invece elencare quali sono i 3 stili di FIRE che gli americani considerano come rappresentativi di questo stile di vita. Ognuno può identificarsi o meno, sapendo comunque pregi e difetti di far parte di questo club.

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F.I.R.E. cos’è e come si raggiunge per vivere di rendita #1

La parola FIRE è un acronimo inglese che sta per Financial Independence, Retire Early;  tradotto in italiano Indipendenza Finanziaria, Ritiro Anticipato. Si risparmia (e si investe) talmente tanto durante il primo periodo lavorativo da poter vivere di rendita ed andare in pensione anticipando i tempi.

Il movimento, perchè di questo si tratta, nasce sostanzialmente nel 1992 sull’onda del best seller editoriale di Vicki Robin recentemente tradotto in italiano ” O la borsa o la vita. 9 passi per trasformare il tuo rapporto con il denaro e ottenere l’indipendenza finanziaria”

Poche semplici regole contraddistinguono questo stile di vita che dall’America sta lentamente ed inesorabilmente affascinando anche il Vecchio Continente. Negli Stati Uniti decine e decine di blogger hanno fatto del FIRE la loro ragione di vita e di reddito visti i risultati raggiunti da veri e propri fenomeni virtuali come il celebre Mr. Money Mustache.

E chi non rimane affascinato da ideali modelli di vita che mirano a farci raggiungere l’indipendenza finanziaria vivendo di rendita dopo il ritiro anticipato dal mondo del lavoro? Continua a leggere

Piano di Accumulo nel settore immobiliare: comincio ad investire in UK con Property Partners (Puntata n.7)

Dopo aver iniziato l’esperienza del crowdfunding immobiliare con Housers alla fine del 2017, ho deciso di aumentare la diversificazione del mio (per ora piccolo) portafoglio di quote di immobili acquistati tramite piano di accumulo con il sistema del crowdfunding.

In piena incertezza legata alla Brexit ho deciso così di iniziare la mia esperienza con uno dei più importanti player del settore real estate crowdfunding, l’inglese Property Partner.

Sono oltre 10 i miliardi di Sterline di progetti immobiliari acquistati, gestiti e venduti dal team di Property Partners a partire da gennaio 2015 quando la piattaforma online di negoziazione è stata aperta agli investitori inglesi e non. Una delle caratteristiche che sicuramente hanno attirato la mia attenzione in questi mesi di “rodaggio” è stata proprio l’apertura degli investimenti anche agli investitori stranieri una peculiarità che, come abbiamo visto nell’articolo della settimana scorsa, non si trova nel crowdfunding americano dove piattaforme come Realtyshare, Fundrise e Realty Mogul sono chiuse ai cittadini extra USA.

Rimossa la barriera all’ingresso ho voluto però approfondire ulteriormente la conoscenza della società dapprima iscrivendomi al sito come utente e poi applicandomi con un primo investimento di prova in questo progetto.

Un antico forte adibito ad abitazioni di lusso sull’isola di Wight era il progetto perfetto per un amante dei paesaggi inglesi some il sottoscritto. E da qui è partita la mia avventura con Property Partner.

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Come Investire nel Real Estate Americano

Bassa remunerazione del capitale, incertezza economica, eccessivo carico fiscale, servizi sanitari carenti, clima, sono solo alcuni dei fattori che spingono numerose persone di diverse fasce di età alla ricerca di un investimento immobiliare estero verso il quale far convergere parte dei propri risparmi.

Che si tratti di pensionati o di uomini d’affari, ciò che motiva una scelta comunque coraggiosa, è l’obiettivo di migliorare la propria condizione economica e sociale in un ambiente più confortevole di quello dal quale si proviene.

L’investimento immobiliare non può essere paragonato ai più classici investimenti finanziari in obbligazioni ed azioni. Quando compriamo un’obbligazione prestiamo denaro ad un’impresa o a uno Stato che si impegna a restituire a scadenza il nostro capitale aumentato degli interessi. Quando compriamo un’azione, diventiamo soci di un’azienda che cercherà di massimizzare la remunerazione dei propri azionisti tramite dividendi ed aumento nel valore dell’azione stessa. In entrambi i casi, il rischio è comunque quello di perdere tutto o parte del capitale investito.

Nel caso di un investimento immobiliare, diventiamo di fatto degli imprenditori, in quanto acquistiamo da una controparte un immobile; da quel momento in avanti dovremo gestire le uscite (manutenzione ordinaria e straordinaria, assicurazioni, tasse, ecc…) ma anche le entrate generate dagli affitti o dall’eventuale capitale incassato all’atto della successiva vendita. Il valore dell’immobile tenderà a fluttuare nel corso del tempo per effetto di quotazioni di mercato soggette al classico meccanismo di domanda e offerta, ma chissà perché questo saliscendi provoca negli investitori meno ansia di quello che succede con qualsiasi altro investimento azionario.

Tra i pensionati italiani, luoghi come le Canarie e il Portogallo risultano tra le prime mete europee dove ricercare un investimento immobiliare. Tutti quei fattori elencati nel primo paragrafo, qui possono essere soddisfatti. Continua a leggere

Bond Emergenti, obbligazioni con rendimento (e rischio) azionario

Vanguard Research ha pubblicato nel mese di agosto un paper molto interessante che nel dettaglio ha analizzato le qualità e i rischi di un investimento con strumenti di replica passiva in obbligazioni emergenti.

Il titolo della ricerca è chiarissimo, “Emerging Market Bonds, a fixed income asset with equity like returns (and risks)”. Investimento quindi con rendimento storici e rischi da azione più che da obbligazione.

Negli ultimi 10 anni le obbligazioni governative emergenti emesse in Dollari hanno generato un rendimento annuo composto di poco superiore al 7%, 4 punti sopra il rendimento dell’obbligazionario mondiale. Sui principali indici obbligazionari emergenti il 66% dei bond è emesso da una decina di nazioni come si vede dalla tabella successiva.

Il debito emergente è prevalentemente investment grade con il 42% di emissioni in hard currency catalogate come “junk”, valore che scende al 37% sulle local currency.

Guardando con lo specchietto retrovisore dal 2002 al 2017 l’investimento in obbligazioni emergenti ha sovraperformanto l’azionario con minore rischio. Continua a leggere