Un numero più importante del rendimento a scadenza

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Nel post “Ha senso investire in prodotti a duration hedged” abbiamo cercato di spiegare il concetto di duration di un portafoglio obbligazionario.

La duration può essere calcolata in vari modi, ma il termine generico si riferisce alla duration effettiva, ossia alla variazione percentuale approssimativa del prezzo di un titolo al variare di 100 punti base del suo rendimento. Ad esempio, il prezzo di un’obbligazione con una duration effettiva pari a 5 anni aumenterà (o diminuirà) del 5% ad ogni diminuzione (o aumento) pari al 1% del suo rendimento.

Probabilmente questa informazione a molti è scivolata addosso un po’ come quando si discute di money management, la gestione del rischio. Tendenzialmente, l’occhio dell’investitore medio di un fondo/Etf obbligazionario che si trova davanti un documento informativo, tende a cadere in prima battuta sul rendimento a scadenza del prodotto (informazione abbastanza inutile visto che il 99% dei fondi/Etf non ha scadenza) e solo negli investitori più consapevoli e preparati la seconda occhiata finisce sulla duration.

Prendiamo ad esempio questo factsheet. Continua a leggere

Il desiderio di essere sempre dalla parte giusta

Molto spesso gli investitori si fanno tentare da forme più o meno esoteriche di scommessa. “Acquistare” volatilità è una di queste e ringrazio un nostro assiduo lettore per avercelo ricordato.

Il desiderio di essere sempre dalla parte giusta fa parte dell’essere umani. Non si accettano le sconfitte finanziarie e si vuole che ogni Euro investito sui mercati progredisca giorno dopo giorno (per questo guardiamo continuamente il nostro deposito titoli).

Ecco allora che quando sui giornali appaiono costanemente titoli che richiamano i massimi storici delle borse contestualmente al minimo della volatilità si fa una bella associazione e si pensa che comprando quest’ultima si evitino le perdite sul mercato azionario e si guadagnino soldi salendo sull’onda della volatilità.

L’aspettativa di volatilità sullo S&P500 americano è misurata dall’indice VIX.  Quando la borsa scende il Vix sale e viceversa.

vix Continua a leggere

Dedicato agli amanti dei fondi che coprono il rischio cambio

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Molto spesso i risparmiatori non prestano le dovute attenzioni a certi prodotti e alle loro caratteristiche. Negli ultimi anni è esplosa la moda dei prodotti hedged, ovvero con la copertura di un rischio che sia valutario, di credito o di tasso.

Soprattutto lato valute si sono moltiplicati i fondi e Sicav capaci di adottare una semplicissima copertura di rischio cambio. Se infatti compro un fondo che investe in titoli di stato americani mi verrà ritornato dopo un certo periodo la sommatoria delle variazioni di prezzo di questi titoli + il rateo interessi maturato + (  o – ) la variazione di valore del Dollaro USA.

Per eliminare questa ultima variabile si decide perciò di adottare una strategia cosiddetta hedged, ovvero di copertura del rischio cambio. I metodi più classici di copertura li abbiamo spiegati qui, ma quello che c’è da capire è che la copertura non è gratuita. Il costo per il cliente è infatti rappresentato dal differenziale di tasso che esiste tra la valuta che si vuole coprire (ad esempio il Dollaro) e l’Euro.

Se la valuta che si desidera coprire è invece una divisa con tassi di interesse più bassi (ad esempio la Svizzera) la copertura si rivela premiante per chi la attua. In parole ancora più povere se acquistate un titolo in Dollari a 1 anno con un rendimento superiore a quello europeo voi sarete costretti a retrocedere al mercato la differenza di rendimento in modo da avere in mano un titolo in Dollari con il rendimento in Euro. Se non fosse così sarebbe molto semplice diventare ricchi (ma qualche bravo arbitraggista c’è). Continua a leggere

Navigare tra le obbligazioni emergenti

Studio interessante di SPDR Etf sul mercato sempre più ricco dei bond emergenti. In 15 anni il numero delle emissioni è cresciuto secondo Barclays del 1719%  superando i 9 trilioni di Dollari. Non tutto il mercato è accessibile agli investitori stranieri con l’investibile che comunque supera i 4 trilioni. Una bella sommetta che si  è andata ad infilare soprattutto nei prodotti gestiti  attivi ed a replica passiva.

Come si sono comportati i gestori con riferimento a questa particolare asset class?

Nella tabella riportata qui sotto abbiamo una risposta poco incoraggiante.

etf1Fonte: Spdr Etf

Che l’universo siano i bond in valute forti (Dollaro ed Euro in particolare) o le valute locali emergenti, sulla distanza dei 5 anni oltre il 90% dei gestori fa peggio dei rispettivi benchamrk di riferimento.

Costi e tanto altro tra le motivazioni che hanno determinato questo andamento deludente. Nel rapporto di SPDR si intravedono però particolari interessanti. Continua a leggere

Se Proprio vi Piacciono le Commodity…

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Ottima analisi da parte della società americana GMO che conferma ciò che in altre occasioni anche noi di Investire con Buon Senso avevamo già scritto sul blog. Se veramente credete nelle commodity comprate azioni e non replicanti più o meno efficienti della materia prima.

Se come abbiamo già visto qui e qui gli Etc che replicano l’andamento delle commodity perdono efficienza con il passare dei mesi, investire nell’azionario settoriale offre una serie di vantaggi non solo legati al dividendo incassato (assente con l’investimento in materie prime), ma anche a parametri di ottimizzazione del portafoglio di investimento. Vediamo nel dettaglio qualche spunto che GMO offre nella sua ricerca. Continua a leggere

Replicanti

Prendendo spunto dall’immagine e dal post dell’ottimo blog Monevator.com cerchiamo di fare luce in modo semplice e breve tra i cosiddetti strumenti a replica passiva, ovvero quei prodotti che di fatto mirano a ritornare la performance di un determinato indice.

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Fonte: Monevator.com

Si comincia con quello che purtroppo in Italia è poco diffuso ma che rappresenta lo strumento meno costoso e più puro attualmente in circolazione, ovvero gli Index Fund di cui Vanguard è forse il più importante player mondiale.

Gli strumenti sottostanti l’indice replicato dal fondo sono detenuti fisicamente (tutti o a campione), il fondo è aperto a tutti e non ci sono costi di intermediazione a differenze del secondo replicante in ordine di purezza.

Arriviamo così all’Etf a replica fisica. Simile all’index fund anche in qualità di fondo con patrimonio separato e quindi non a rischio default dell’emittente, in questo caso al vantaggio di poterlo comprare e vendere in giornata si contrappone il fatto che esistono costi di intermediazione che lo rendono poco conveniente per chi muove importi modesti.

Sotto agli Etf a replica fisica ci sono quelli a replica sintetica. Continua a leggere

Etc, Questo Sconosciuto (Parte Seconda)

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Ieri  abbiamo cercato di capire come funzionano gli ETC, soprattutto quelli a leva. Abbiamo individuato le criticità che certi strumenti hanno e soprattutto abbiamo capito che non possono essere utilizzati per replicare un sottostante nel lungo periodo.

Se avete comprato ETC negli ultimi tempi desiderosi di scommettere sulla ripresa del petrolio oppure di andare a leva sul rame, state tranquilli, non siete soli…anzi.

Una recente statistica di Bloomberg conferma come l’utilizzo degli ETF da parte dei Millennials è in costante aumento ed ha ormai superato il 40% degli strumenti utilizzati contro  il 17% dei Baby Boomers.

La cosa ancora più interessante è vedere quali sono le azioni preferite dai Millennials in base ad un sondaggio TD Ameritrade. Ed ecco che appare un ETN leva 3 long sul WTI

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Strumenti quindi questi da maneggiare con cura. Vanno benissimo per il trading intraday o al limite di qualche giornata, meno bene per posizionarsi nel lungo periodo su una certa asset class.

Ma sapete realmente cosa sono gli ETC? Continua a leggere

Etc, Questo Sconosciuto (Parte Prima)

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Spesso e volentieri sento investitori o consulenti finanziari che si lamentano circa l’andamento di strumenti estremamente complessi come gli ETC sulle materie prime a leva. Ho volutamente preso un orizzonte temporale preciso per farvi capire che non solo la conoscenza dei prodotti su cui si investe è fondamentale, ma anche l’orizzonte temporale di certe operazioni ha un senso ben preciso.

Dal 4 marzo al 29 luglio il prezzo del WTI (petrolio quotato a New York) è rimasto sostanzialmente invariato. Due (ma ce ne sono altri) ETC a leva 3 quotati a Milano hanno entrambi perso. Ohibò direte voi? Come è possibile? Almeno uno dei due avrebbe dovuto essere prossimo allo zero o addirittura positivo!

Invece no ed una parte della spiegazione del perché questo succede l’avevamo già fornita qui.

1Fonte Metastock

Una prima considerazione da fare semplice e banale è questa. Acquistare un ETC per replicare il prezzo a pronti (o spot) di una materia prima è una missione già persa in partenza. Quando si acquista un ETC, ad esempio sul petrolio, si acquista di fatto un contratto futures nella maggior parte dei casi a scadenza più vicina (esistono alcune eccezioni che cercano di smussare le inefficienze ma non risolvono il problema).

2Fonte: barchart.com

Come si vede dalla tabella riportata qui sopra e che mostra la struttura dei prezzi del petrolio Wti per tipologia di scadenza, il petrolio per la maggior parte del tempo presenta una struttura di prezzi crescenti per scadenza, quello che in gergo viene definito Contango.  Continua a leggere

I Costi Fantasma degli Etf

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Su queste pagine abbiamo spesso celebrato le virtù dei fondi a replica passiva di un indice (Etf) rispetto a quelli cosiddetti a gestione attiva. Questo però non esenta gli Etf da eventuali critiche quando servono. Dal lato dei costi agli ETF vengono associati, più o meno da tutti, i costi che nelle schede informative prendono il nome di TER (Total Expense Ratio). In realtà esistono costi nascosti che a volte gravano in misura consistente sul fondo stesso, peccato che il cliente non se ne renda conto.

Uno di questi è il classico spread bid ask, ovvero denaro lettera, misura di quanto larga è la differenza di prezzo tra il compratore e il venditore. Esiste però anche un altro costo legato alla compravendita di un ETF e che prende il nome di slippage. Continua a leggere

Promesse Mantenute

Abbiamo già analizzato in altre occasioni pregi e difetti di alcuni Etf cosiddetti smart beta, ma riteniamo interessante annotare il loro comportamento in seguito al verificarsi di eventi cruciali. La Brexit lo è e allora abbiamo deciso di mettere a confronto l’andamento di alcuni Etf smart beta di iShares (a cui abbiamo aggiunto il Cape di Ossiam). Il confronto è tarato ovviamente su un Etf che genericamente riproduce l’Msci Europe.

La tabella mostra piuttosto agevolmente come nei momenti di particolare tensione il prodotto che seleziona le azioni a minima volatilità ne escono vincenti. Ridotta infatti del 40% la perdita rispetto al prodotto investito nell’indice generico. Addirittura leggermente migliore la performance dell’Etf di Ossiam che mira ad utilizzare come strategia quella di selezionare i titoli più convenienti seguendo la regola del Cape di Shiller. Continua a leggere