Diario di un papà investitore – Per un attimo ho pensato alla polizza Penso a Te di Intesa, ma poi… (Puntata n.6)

Alla ricerca di soluzioni di investimento ottimali per mettere da parte un capitale a favore dei miei figli, su consiglio di un amico, sono andato alla ricerca di qualche informazioni  più dettagliata su una polizza di Intesa San Paolo Vita chiamata Penso a Te.

Prima di qualsiasi lasciapassare dato ad un consulente  sull’acquisto di un prodotto finanziario, consiglio a tutti quanti di leggersi attentemente la documentazione del prodotto messa a disposizione della potenziale clientela sui siti delle società assicuratrici. E’ un obbligo che hanno per dovere di trasparenza, sfruttiamolo al meglio.

Per la polizza Penso a Te questa è la pagina dalla quale attingere le informazioni più utili.

Come già abbiamo fatto su questo blog per il prodotto di Poste Italiane, anche per questa polizza assicurativa di ramo primo abbiamo spulciato nel prospetto per capire costi e benefici di un prodotto che sul sito di Intesa viene definito ideale per nonni e genitori che hanno a cuore il futuro dei propri ragazzi.

Ovviamente vengono evidenziati i vantaggi della polizza di ramo primo, quindi capitale garantito al netto dei costi (quindi garantito fino a un certo punto…), nessuna imposta di bollo sul prodotto (vero), consolidamento annuale degli utili (vero), rendimento minimo del 1% in caso di morte del sottoscrittore (ad esempio il nonno) con il beneficiario (ovvero il figlio) che potrà ritirare le somme quando avrà un’età tra i 18 e i 35 anni.

Ovviamente in bella mostra nella pagina web si vede il rendimento della gestione separata Base Sicura. Questo sarà  il motore che annualmente dovrebbe accrescere il capitale versato da nonni e genitori.

E qui cominciano i problemi. Continua a leggere

Buon senso di fine anno

Post pre festivo molto breve ad uso e consumo dei nostri lettori di buon senso.

Queste due parole che costituiscono anche il nome del nostro blog, crediamo debbano essere ricordate in momenti di mercato particolarmente complicati come quelli di quest’anno dove veramente pochi investimenti sono riusciti a generare valore.

La società di ricerca Ned Davis ha verificato come in questo 2018 tra le 8 principali asset type di investimento (azionario ed obbligazionario) per la prima volta dal 1972 nessuna di queste ha guadagnato il 5% con un valore mediano che quest’anno si è assestato al -1.69%, il peggiore dagli anni’70.

L’articolo del Sole24Ore del 7 dicembre chiarisce ancora meglio il concetto ai più distratti.

Un anno record quindi che potrebbe al tempo stesso rappresentare per coloro che stanno mettendo cifre più o meno importanti sul mercato con un‘orizzonte temporale di lungo periodo.

Nel nostro piccolo inseriamo due grafici  che possono supportare in modo molto semplice le scelte di un investitore di buon senso (a tal proposito rimandiamo a questo articolo per capire il motivo).

Il primo grafico è quello dell’indice azionario Msci World, ovvero l’indice che replica le azioni mondiali e che può essere tranquillamente “clonato” tramite ETF.

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Diario di un papà investitore – Perchè regalerei un fondo pensione ad ogni bambino (Puntata n.5)

Tutte le volte che ho sbagliato un investimento finanziario ho appreso da quell’errore delle informazioni che nessun consulente, professore, analista o blogger avrebbe mai potuto passarmi. Siamo fatti così, in fondo finchè non tocchiamo con mano difficilmente crediamo a ciò che sentiamo dire in giro. Per questo sono assolutamente convinto che ogni giovane o meno giovane investitore devono almeno una volta nella vita provare prodotti costosi, complessi o scarsamente redditizi per capire dove sta l’errore.

Non ho nulla contro i consigli sensati, tutt’altro, però spesso leggo messaggi fuorvianti che confondono le persone. Recentemente è apparso questo articolo https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/18/pensioni-perche-la-previdenza-complementare-e-rischiosa-e-non-conviene/4361297/

curato dal Prof.Beppe Scienza. Noto critico (spesso a ragione) dei prodotti finanziari e fortemente avverso ai fondi pensione.

Quello che però non capisco dell’articolo è la demonizzazione di uno strumento che, con i giusti costi e la giusta asset allocation, dovrebbe essere regalato ad ogni bambino appena nato. So che il prof.Scienza si starà facendo una gran risata però sono assolutamente convinto di quello che dico. Continua a leggere

Diario di un papà investitore – Puntata numero 4

Nel precedente post di questa serie dedicata agli investimenti programmati per il futuro dei propri figli, avevo promesso di raccontare come sta andando il mio piano di investimento cominciato tre anni fa.

Avviato nel 2015, il  piano è basato su due pilastri. Una polizza vita che alla fine rappresenterà il 60% dell’investito, un paniere di ETF azionari ed obbligazionari che completerà il restante 40%. Per entrambe le modalità utilizzo un piano di accumulo. Programmato per la polizza, con acquisti trimestrali non programmati sugli ETF.

Il rendimento cumulato sulla polizza degli ultimi tre anni è stato finora del 9,9% al lordo della fiscalità, quello sugli ETF  del 5,2%. Su base annua ho un rendimento cumulato del 2,7% sempre lordo fiscalità. Il mio obiettivo come avevo scritto qui è quello di arrivare ad un 2,75%/3% netto durante tutto il periodo dell’investimento. Continua a leggere

Diario di un papà investitore – Puntata numero 3

Nel precedente post di questa serie dedicata agli investimenti programmati per il futuro dei propri figli, avevo promesso un approfondimento sull’asset allocation che ho deciso di mettere in piedi per centrare l’obiettivo “studio universitario” dei miei figli.

Cominciando il percorso del 2015 e potendo contare su una polizza vita pregressa che coprirà con un elevato grado di probabilità il 60% del mio obiettivo (circa 70 mila Euro), ho deciso di dedicare tutte le restanti risorse a strumenti azionari. Avviato il percorso nel 2015, sono 2400 gli Euro che ho programmato di dedicare a questo piano. Il Piano di Accumulo è stato finora effettuato con ETF, per la precisione 5.

Come ben sapete la semplicità è un fattore essenziale per avere successo e quindi non stupitevi se il numero è così ridotto. L’importante è assicurare una buona diversificazione limitando gli inevitabili costi fissi sostenuti ogni volta che si mette in moto il PAC. Ho scelto per questo di intervenire una volta ogni 3-4 mesi per ammortizzare al massimo le commisioni di negoziazione stimabili nell’ordine dello 0,2% per operazione.

I prodotti li trovate qui sotto e come potete verificare sono coperte tutte le aree geografiche e i settori.

Azionario mondiale large cap (a cambio coperto), azionario mid e small cap (a cambio aperto), azionario Europa (senza Gran Bretagna), azionario emergente ed infine gli immancabili REIT (immobiliare europeo senza Gran Bretagna). Non pubblico volutamente i pesi perchè ognuno potrà scegliere quale tipo di impostazione dare alla propria asset allocation. Credo comunque che una equipesatura non sarebbe affatto una cattiva idea.

Il costo medio del mio portafoglio ammonta a poco più di 0,30%. Sommando i costi di negoziazione sostenuti di volta in volta per ogni investimento trimestrale arriviamo attorno a 0,50%. Avessi fatto la stessa cosa con fondi azionari un TER (spese correnti complessive) inferiore al 2% sarebbe stato impensabile. Dovrei aggiungere al costo degli ETF anche qualche centesimo relativo allo spread denaro – lettera sacrificato in fase di acquisto, ma anche negli stessi fondi non ho tenuto conto di costi di sottoscrizione spesso e volentieri presenti.

Considerando la lunghezza del piano di 10 anni e l’importo in ballo (circa 30 mila Euro) una differenza di 1,5% di costo non sostenuto si traduce in quasi 2000 Euro di rispamio (a mio favore) senza considerare 1 euro di guadagno sul totale versato, 24000 Euro.

Il risparmio ovviamente aumenterà all’aumentare del volume investito e del rendimento degli investimenti stessi.

Non male vero pensare che su 10 annualità di versamenti una vi verrà gentilmente donata dal vostro comportamento virtuoso di contenimento dei costi di gestione sui prodotti utilizzati all’interno della vostra asset allocation? Provate poi a pensare a quanto enorme potrebbe essere il risparmio su 20 o 30 anni di investimento. Su questo progetto non arriverò certo all’auto che avevamo ottenuto con questo post ma di certo un bel viaggio estivo ( o una spesa imprevista) è bello che ripagato.

Siccome all’università devono andare i miei figli e non certo quelli di alcuni gestori sparsi in giro per il mondo, non esiste nessuna gestione attiva che può convincermi della necessità di trasferire la mia ricchezza ad altri soggetti. L’alpha è una figura quasi mitologica che purtroppo solo dopo che tutto il tempo è passato potremo verificare di averlo messo nelle nostre tasche. No grazie! Preferisco  essere io a controllare il più possibile i miei investimenti e quella dei costi è una voce tra le più certe.

Nel prossimo articolo vi racconterò come sta andando il mio piano di investimento cominciato poco più di due anni fa e proporrò anche una soluzione alternativa per tutti coloro che, non avendo prodotti come polizze o obbligazioni precedentemente acquistati, vogliono cominciare da zero questo tipo di investimento.

Alla prossima puntata!

 

Diario di un papà investitore – Puntata numero 2

Nel primo articolo di questa particolare rubrica dedicata ai genitori italiani avevo promesso di entrare un pò più nel dettaglio di un viaggio nel mondo dell’investimento finanziario destinato ai miei figli, percorso cominciato per il sottoscritto un paio di anni fa. Eccomi quindi qua a raccontarvi un altro capitolo di una storia che credo interessi tutti i genitori di bambini appena nati o ragazzi in età adolescenziale.

Programmare il futuro finanziario è importante, ma se lo si fa un mese o un anno prima di quando poi quei soldi serviranno allora si commette un errore madornale. Si cercano rischi assurdi, o peggio ancora si prendono soldi in prestito da amici, banche o finanziarie varie, rincorrendo sogni ed obiettivi che magari verranno raggiunti, ma a costi molto molto salati.

Allora cosa c’è di meglio che prepararsi per tempo? Continua a leggere

Diario di un papà investitore

Un paio di anni fa ho deciso di cominciare ad accantonare un po’ di risparmi per i miei figli, ma mi accorsi fin da subito che il quadro che avevo intorno non era molto confortante. Pur avendo (credo) una cultura finanziaria medio elevata non riuscivo a trovare nessun prodotto che potesse soddisfare le mie esigenze.

Stavo facendo quell’errore che accomuna la maggior parte degli investitori non professionisti, partivo dal fondo (ovvero i prodotti) invece che dall’inizio (gli obiettivi).

Decisi così di mettere in fila tutto quanto pensando per quale motivo accantonavo i soldi e quali obiettivi i miei figli avrebbero potuto soddisfare  con quei soldi. Fatto questo esercizio cominciai a pensare a quanto potevo realmente accantonare per non compromettere il tenore di vita della famiglia e quale rendimento nominale netto era ragionevole attendersi da un investimento di questo tipo. Infine arrivai alla chiusura del cerchio con la scelta degli strumenti che avrebbero composto la mia asset allocation ideale. La parola d’ordine fin da subito è sempre stata semplicità. Continua a leggere

Mercati cari, aspettando una correzione…

Quante volte sentiamo dire (o diciamo noi stessi) il mercato azionario è troppo caro, meglio aspettare prima di fare l’investimento.

Questa frase tende ad essere più o meno presente in ogni momento di mercato, quando si è in basso, perchè si teme di prendere il coltello per la lama quando sta cadendo, e quando si è in alto. E’ la solita storia di chi non vuole fare la figura del fesso e perciò si preferisce rimanere liquidi in attesa di acquistare a prezzi ribassati.

Già, ma se come succede di questi tempi per oltre un anno non arriva nemmeno una correzione superiore al 10% che si fa? Siamo sicuri che il beneficio di attendere la correzione superi quello di investire fin da subito?

A questo bel quesito qualcuno ha provato a rispondere qui . Continua a leggere

La Lezione Brasiliana

Come sempre meglio lasciar calmare le acque prima di buttarsi in analisi che potrebbero rivelarsi frettolose. Non siamo alla ricerca di click facili ed ovviamente questo ritardo nel post catturerà poco l’attenzione degli algoritmi di Google.

A mente fredda però possiamo (per l’ennesima volta) utilizzare il maxi calo della borsa brasiliana di giovedì 18 maggio come una mini lezione di finanza personale.

Non torno sulla causa scatenante dei cali sul mercato brasiliano (che potete leggere in modo esaustivo qui), ma vado diretto sulle considerazioni.

  • Mai investire una quota rilevante del proprio capitale su una singola area geografica o valuta. Questa considerazione vale sia per l’azionario che per l’obbligazionario. Andando nel concreto, un investitore che il giorno prima aveva investito sull’Etf Lyxor Bovespa quotato a Milano si sarebbe ritrovato in poche ore giovedì sera con il 14% di capitale in meno.
  • Possedere Obbligazioni AAA non significa non perdere mai soldi. Affermazione quasi sempre vera in termini di rimborso del capitale a scadenza, ma quando il bond è espresso in valuta diversa dall’euro i risultati possono essere di tutto altro tipo. Il bond della Banca Mondiale emesso in Real brasiliani con scadenza 2020 e quotato sulle principali piattaforme, giovedì scorso ha visto in poche ore perdere tra prezzo e valuta il 13% del suo valore. Ricordate sempre che all’atto dell’acquisto consegnate degli Euro che concambiate in valuta; a scadenza il giro sarà opposto e se quella valuta ha perso il 50% voi perderete la metà del vostro capitale…nonostante la tripla A.
  • L’importanza della diversificazione si vede proprio in queste situazioni. Giovedì scorso l’Etf iShares Emerging Market ha perso poco più del 1%. Sempre guardando un Etf di iShares ma stavolta investito nelle obbligazioni governative in valuta locale, in quella giornata il calo è stato di appena l’1,5%.
  • Un investimento esotico non si traduce per forza denaro in costante crescita. Mettere soldi sul mercato brasiliano non significa solo mettere parte della vostra ricchezza su un paese emergente ricco di materie prime, bellezze naturali e Carnevale. Significa anche prestare soldi ad una regione del mondo con forti squilibri economici, corruzione politica, alta inflazione. Per esperienza sono certo che 9 investitori su 10, di fronte alla scelta se investire in Brasile o in Kazakistan, preferirebbe il paese sudamericano. Peccato che dall’inizio dell’anno investire nella borsa di Astana avrebbe portato ad un rendimento positivo del 15% contro il -7% di San Paolo.
  • Se avete investito con saggezza diversificando, mai vendere nelle fasi di panic selling e volatilità. Giovedì scorso gli spread bid-ask (ovvero i differenziali di prezzo tra coloro che vendevano e coloro che compravano) sia di obbligazioni che di ETF si erano allargati in modo consistente. Essere venditori in quel momento è stato un affare per chi veniva a fomentare la vostra paura. Abbiamo di fronte il celebre Mister Market. Una bella pernacchia e girarsi dall’altra parte, non sarà quella la giornata che vi rovinerà state tranquilli. Il Bovespa in Euro ha perso più del 8% in un solo giorno per un numero di volte che si contano sulle dita di una mano dal 2000 ad oggi. A distanza di un anno il valore dell’indice ha sempre recuperato  quei  maxi cali giornalieri. Forse stavolta non andrà così o forse sì. Se però avete evitato tutti gli errori precedenti la cosa non rappresenterà per voi fonte di preoccupazione.

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La lezione svizzera

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