Lo sciamano d’America

Creativo, Immagine, Pittura

Ci risiamo. Quando si vuole catturare l’attenzione dei media si fa la sparata andando diretti alla pancia della gente, promettendo ponti d’oro oppure tragedie bibliche. Ogni tanto la previsione verrà azzeccata e la parabola del broker di Baltimora continuerà.

L’attore protagonista di questo inizio di 2021 è l’analista di Bernstein, un tale Inigo Fraser Jenkins non nuovo a numeri di questo tipo. Bravo lo sarà anche, ma le sue dichiarazioni sono un’Olimpiade di bias comportamentali tipici dell’investitore medio.

Ma cosa ha detto il nostro amico analista? Beh apparentemente l’ha sparata grossa offrendo in pasto ai principali canali finanziari la sua visione del futuro sulla borsa americana con questo articolo.

Alla fine di questa decade, secondo Inigo, lo S&P500 avrà raddoppiato il suo valore e si troverà a 8000 punti. Wow! Tra un po’ analizzeremo un po’ meglio le sue frasi, ma

Continua a leggere

Per Sempre

Promessa, Per Sempre, Scrable, Lettere

Tra le difficoltà che l’investitore medio (soprattutto italiano) incontra durante il percorso, certamente quella di scindere la componente di rischio da quella di sicurezza all’interno di un investimento azionario occupa una posizione di rilievo. Un’opzione che non viene messa in discussione (sbagliando) quando investiamo in obbligazioni. In realtà anche quando investiamo in azioni il dividendo che incassiamo regolarmento ogni trimestre, semestre o anno è un flusso di cassa che per sempre entrerà nel nostro conto corrente. Ma con un avvertimento.

L’avvertimento è sempre quello legato all’unico pasto gratis che abbiamo a disposizione in finanza. Non si chiama trading,oro, né bitcoin, ma molto semplicemente diversificazione dell’investimento.

Concetto poco sexy di questi tempi in cui tutto sale lo so, ma che proprio per la sua noiosità è, assieme al ribilanciamento di portafoglio, uno dei mezzi migliori per gestire il rischio dei nostri investimenti. Naturalmente se fatto nella maniera giusta e seguendo delle regole di buon senso.

Ma torniamo ai nostri dividendi e facciamo un esempio concreto. Continua a leggere

L’incredibile resilienza dei dividendi azionari

Marchio, Marcatore, Mano, Scrivere

Come promesso la scorsa settimana, oggi pubblichiamo l’articolo di un autore con il quale abbiamo deciso di collaborare. Per il momento lo chiameremo mister X ma intanto cominciamo a prendere confidenza con i suoi “scritti”, a mio modo di vedere molto interessanti e competenti. L’articolo segue idealmente quello di lunedì scorso dove maschere apotropaiche e obbligazioni sono stati messi assieme. Buona lettura.

Abbiamo trattato, di recente, il tema dei tassi di interesse che sono a zero in tutto il mondo e che ci rimarranno per molto tempo. Sappiamo che la Banca Centrale Americana ha gettato alle ortiche il loro mantra storico di modalità della lotta all’inflazione, decidendo di alzare i tassi solo quando l’inflazione sarà sopra il 2% per un po’ di tempo, invece di alzarli preventivamente in previsione di una salita dell’inflazione stessa. RI-tradotto per noi, anche se l’inflazione riparte i tassi di interesse rimarranno a zero per molto tempo.  E così anche i rendimenti delle obbligazioni e dei titoli di Stato. Sappiamo quindi anche che investire in un titolo di Stato o un’obbligazione, oggi, è come mettere dei soldi in uno strumento che non rende niente: anzi, al netto dell’inflazione, abbiamo un rendimento negativo. Continua a leggere

Appuntamento al 2035

Frecce, Sterile, Direzione, Strada

Chi pianifica un investimento nel lungo periodo ha a disposizione due motori di rendimento. Quello obbligazionario e quello azionario.

Per il primo è relativamente facile stimare un rendimento atteso per quello che riguarda i titoli di stato (a 10 anni tendenzialmente non andremo lontani dall’attuale Yield to Maturity su scadenza analoga). Meno facile, ma con una buona approssimazione, possiamo trovare agevolmente il rendimento atteso di investimenti obbligazionari investment grade. Più complicato il discorso relativo ad investimenti altamente speculativi come quelli in obbligazioni junk o emergenti dove la variabile default e volatilità distorce il valore atteso di lungo periodo.

Ancora più complesso delineare dei rendimenti attesi azionari. Esistono diverse metodologie già discusse ampiamente su questo blog sulle quali non torniamo a soffermarci, ma sempre con grande attenzione consulto gli aggiornamenti mensili offerti da Star Capital. Continua a leggere

Il peggiore degli scenari

False, Worse Off, Shield, Note

Quando un grafico parla da solo credo sia giusto lasciare poco spazio alle parole. Quello pubblicato da Star Capital Research è una vera e propria miniera di informazioni. Che tipo di bear market sarà quello che ci ha colpito nel 2020? Che tipo di recessione economica avremo di fronte?

Come sempre sarà una recessione diversa da tutte le altre, ma di tutte le altre abbiamo la fortuna di conoscere gli esiti oltre che le cause.

Un drawdown superiore al 30% a distanza di 1 anno ha sempre fatto registrare ritorni positivi eccezion fatta per il 2000 e il 1929. Anno questo che ha mantenuto negativi anche i ritorni dopo 3 e 5 anni.

Cosa hanno in comune il 2000 e il 1929 con il 2020? Continua a leggere

Sorpresa! Azioni allo stesso livello di 12 mesi fa

Qualcuno si è per caso accorto che il mercato azionario mondiale ad oggi è, seppur di poco, in guadagno rispetto ai valori di 1 anno fa?

E qualcuno si è accorto che investendo un anno fa in un ETF monetario adesso porterebbe a casa un rendimento negativo di circa mezzo punto percentuale, ovvero l’esatto opposto del guadagno di circa mezzo punto delle borse?

Qualche consulente vi ha chiamato per informarvi di questo fatto? Uhm ho dei dubbi…

Il nostro terribile difetto di leggere ed ascoltare il fiume di notizie finanziarie che arrivano da destra e sinistra non ci invoglia a fermarci guardando il quadro generale più in profondità. Siamo influenzati dalle news più recenti soprattutto se negative, ma rimuoviamo quasi completamente ciò che stava succedendo nel maggio di 1 fa. Continua a leggere

Volatilità molto bassa o molto alta uguale opportunità

 

Beach, Dry, Crust, Wild, Waves, Water

  • La volatilità è spesso associata all’andamento negativo dei mercati finanziari e soprattutto alle fosche prospettive per il futuro degli investimenti. Pensiero non sempre corretto
  • L’economista Joachim Klement ha dimostrato come aspettattive negative sull’evoluzione dei mercati azionari storicamente possono essere nutrite quando la volatilità segue un certo percoso e non necessariamente deve essere bassa.
  • Quello che conta non è il valore assoluto della volatilità ma la sua dinamica nel corso del tempo. Da qui possiamo ottenere dei livelli di probabilità sull’andamento dei prossimi mesi sui mercati azionari

Decine di migliaia di analisti finanziari di tutto il mondo osservano con attenzione maniacale le variazioni degli indici di borsa e della loro volatilità. La speranza di ognuno di loro è quella di caatturare in anticipo quel movimento capace di prevedere il prossimo crash dei mercati azionari.

Alla gente piace ascoltare e prevedere disastri (purchè non siano i loro), mentre fare previsioni di rialzi dei mercati finanziari piuttosto che di un tranquillo e pacioso navigare all’interno di un noioso fiume di rendimenti finanziari positivi (ma non esagerati) non piace. Anzi annoia.

Dall’interessante blog di Joachim Klement ho estrapolato parte di un’analisi molto più articolata che l’accademico svizzero ha elaborato di recente. Continua a leggere