Rame e crescita non parlano sempre la stessa lingua

rame3

Circolano tanti luoghi comuni sui mercati finanziari. A volte sono gli stessi professionisti che trovano  vantaggioso trovare associazioni anche quando non ci sono. Una di queste è quella che vuole come anticipatore del ciclo economico il prezzo del rame.

Siccome dall’elezione di Trump il rally del metallo rosso è stato travolgente (+25%), la salita più forte in un mese dal 2009, i titoli sui media in tal senso non si sono sprecati.

rame

L’associazione ci può anche stare vista la concomitanza temporale. Più spesa pubblica in America per la Trumpeconomics, più utilizzo di rame e quindi più crescita.

Da qui però a pensare che la salita del rame significa per forza ripresa economica e quindi anche azioni in rialzo ne deve passare di acqua sotto i ponti.

A questo proposito ci viene in soccorso Pension Partner’s che dal suo blog chiarisce meglio il concetto a livello statistico. Continua a leggere

Se Proprio vi Piacciono le Commodity…

comm

Ottima analisi da parte della società americana GMO che conferma ciò che in altre occasioni anche noi di Investire con Buon Senso avevamo già scritto sul blog. Se veramente credete nelle commodity comprate azioni e non replicanti più o meno efficienti della materia prima.

Se come abbiamo già visto qui e qui gli Etc che replicano l’andamento delle commodity perdono efficienza con il passare dei mesi, investire nell’azionario settoriale offre una serie di vantaggi non solo legati al dividendo incassato (assente con l’investimento in materie prime), ma anche a parametri di ottimizzazione del portafoglio di investimento. Vediamo nel dettaglio qualche spunto che GMO offre nella sua ricerca. Continua a leggere

Se Anche Investire in Terreni non è un Affare

terra

Questo è quello che emerge dall’analisi del sempre lucidissimo premio Nobel per l’economia, Robert Shiller. In questo articolo apparso sul NY Times Shiller  fa notare come negli ultimi 100 anni l’investimento in terreni agricoli negli Stati Uniti ha reso appena l’1,1% all’anno in termini reali (quindi depurati dall’inflazione). Se il valore della terra si è moltiplicato per 3.1 volte, va peggio all’investimento immobiliare che a fronte di un incremento di 1.8 volte in un secolo ha fornito un rendimento reale modesto e pari allo 0,6% annuo.

Tutto questo in una fase economica storicamente espansiva e soprattutto demograficamente di crescita della popolazione. Senza scomodare l’azionario, il tasso di crescita dell’economia americana è stato in questo arco temporale del 3.2% annuo, moltiplicando per 15.5 volte il valore iniziale. Una bella differenza che ha reso ricchi coloro che hanno investito nell’economia e praticamente finanziariamente immobili coloro che hanno investito in terreni e case. Continua a leggere

Un Sogno Infranto di Nome Commodity

Quello che vedrete nel grafico seguente è il Crb Index, ovvero il decano degli indicatori rappresentativi delle materie prime. Non ho la più pallida idea di quale sarà il prezzo delle materie prime alla fine di questo decennio, ma certamente il calo sta assumendo contorni da record.

crb Continua a leggere

Oro, più Croce che Delizia

oro1

L’oro rappresenta da sempre l’oggetto del desiderio per molti investitori, un bene che dovrebbe proteggere i risparmi  da un crack definitivo del sistema finanziario. In realtà di questo non ne abbiamo la controprova visto che finora di collassi non ne abbiamo mai visti dagli anni ’70 ad oggi, ovvero da quando il metallo giallo cominciò a fluttuare liberamente in termini di quotazioni. Continua a leggere

Calo del Petrolio ed Effetti Collaterali

A marzo il petrolio ha toccato un minimo di prezzo di 44$ al barile un livello che aveva portato il prezzo ad un livello praticamente pari alla metà di quello dei picchi estivi del 2014. Gli analisti di Wells Fargo hanno effettuato uno studio su cosa è successo sui mercati dopo un evento di questo tipo dal 1980 ad oggi. Il risultato è interessante soprattutto per i luoghi comuni che vengono sconfessati. Continua a leggere

Gli Asset di Investimento Reali per Battere l’Inflazione

Molto spesso si sente parlare di asset di investimento reali la cui caratteristiche peculiare dovrebbe essere quella di difendere l’investitore da periodi di inflazione crescente. Non che questo risulti essere un problema immediato, ma molto spesso le campagne commerciali delle case di investimento stuzzicano l’investitore con accattivanti immagini o scenari che insinuano nel risparmiatore la paura di veder eroso il capitale  da improvvise fiammate inflazionistiche o, ancora peggio, nell’investitore emerge la volontà di anticipare tutto il mondo su uno scenario escluso dalla maggior parte degli analisti.

real1

In realtà è di buon senso considerare questi asset, ma per altri motivi che capirete alla fine dell’analisi.
Abbiamo preso quattro classici asset reali (REIT, Inflation Linked Bond, Commodities e Oro) e li abbiamo confrontati con l’andamento di un classico portafoglio 60% azioni 40% bond investito sul mercato americano dal 1972. Continua a leggere

L’oro sta diventando un investimento high yield?

La tabella che postiamo sotto illustra i rendimenti nominali e reali delle obbligazioni governative emesse dalle principali economia sviluppate. Rispetto ad un anno fa i segni rossi si stanno intensificando e quei segni rossi sono la nuova realtà del mercato, ovvero tassi negativi.
tassi mercato
Pagare per possedere titoli di stato tedeschi o francesi piuttosto che svizzeri e olandesi, è la nuova realtà di un mercato che evidentemente sconta uno scenario di inflazione negativa nell’immediato.
Ma se dobbiamo pagare per dare in prestito ad una controparte i nostri risparmi, non converrebbe acquistare oro? Cerchiamo di chiarire alcuni aspetti anche basandoci sulla storia dell’ultimo secolo.

gold Continua a leggere

Quello che un’azione offre e una materia prima no

Il prezzo del petrolio è in caduta libera da luglio 2014 quanto toccò un massimo di 107$ al barile (petrolio WTI): il livello attuale è però inferiore del 67% rispetto ai massimi del 2008, la vera data in cui i prezzi delle materie prime hanno cominciato a contrarsi. Come abbiamo visto qui e qui  investire in commodity fisiche è una scelta piuttosto azzardata per un investitore di lungo periodo.
Non ci sono cedole e dividendi, solo un contrasto tra domanda e offerta che pagato con un livello di volatilità molto elevato.
L’indice XOI ha realizzato a giugno 2013 il suo massimo storico ed attualmente quota circa il 25% sotto il suo top; questo indice aggrega le principali compagnie americane impegnate nel settore petrolifero in senso ampio (estrazione, esplorazione, raffinazione, ecc…) e ci permette di fare un confronto con il sottostante fisico con una portata storica di almeno 25 anni; da questa analisi abbiamo la conferma che è meglio investire in società azionarie operative nel settore piuttosto che in materie prime fisiche ed ora ve lo dimostro. Continua a leggere

Se 10 anni fa avessi investito in…

E’ un gioco che mi diverto a fare ogni inizio anno per non perdere mai l’orientamento nel mare di numeri che ci travolgono quotidianamente. Per chi investe con un orizzonte di lungo periodo è fondamentale sapere sempre come il mercato ci ha ripagato nell’ultima decade, ma anche quanto ho rischiato per ottenere quel risultato.
Per questo motivo tengo aggiornate poche e semplici tabelle tarate prevalentemente sugli indicatori americani (quelli più ricchi di storia) per capire soprattutto quali aspettative nutrire per il futuro degli investimenti.
Quello che vedrete di seguito sono tre tabelle che mostrano rispettivamente l’andamento dei mercati degli ultimi 10 anni ordinati per CAGR (ovvero tasso di crescita annuale composto), per deviazione standard ed infine ancora per CAGR ma partendo dal 1974 (40 anni di storia); in questo caso solo per quegli indicatori che vantano una serie temporale così lunga. Ovviamente tutti i dati sono espressi in Dollari americani.
Continua a leggere