Il mangiatore di soldi

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Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Piani Individuali di Risparmio (PIR), cominciamo a conoscerli

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Rimando al solito pungente articolo di Mario Seminerio sul blog Phastidio.

Questo è il link al post e c’è veramente poco da aggiungere.

Capitalizzazione composta e diversificazione sono e saranno sempre due concetti chiave per l’investitore, anche quando il marketing vi farà luccicare gli occhi con i PIR. Buona idea quella dei Piani  Individuali di Risparmio che credo nel tempo andrà perfezionata ed allargata come nelle realtà anglosassone. A trovare cose positive possiamo almento dire…qualcosa si muove nella foresta pietrificata del risparmio gestito italiano.

Buona lettura.

 

 

Le Obbligazioni a Tasso Variabile sono un Rimedio Contro il Rialzo dei Tassi?

Vista la richiesta di alcuni lettori circa un chiarimento di quali potrebbero essere gli strumenti in grado di contrastare un rialzo dei tassi di interesse, riproponiamo questo articolo relativo alle obbligazioni a tasso variabile. Ci scusiamo con i lettori più anziani ma ogni tanto riprendere in mano alcuni concetti può servire per investire con maggiore lucidità. Buona lettura.

Le emissioni a tasso variabile sono spesso considerate lo strumento migliore per fronteggiare il rialzo dei tassi di interesse senza subire perdite in termini di prezzo rimanendo al tempo stesso ancorati alla dinamica dei tassi. In parte questa affermazione è vera così come è vero che storicamente il tasso variabile offre rendimenti superiori al classico money market, ma qualche puntualizzazione è doverosa e cercheremo di chiarirla in questo articolo grazie anche ad uno studio effettuato qualche anno fa dal gestore di index fund Vanguard.

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Intanto chiariamo subito il concetto di rischio. Vero è che l’indicizzazione al tasso variabile abbassa quasi a zero il rischio tasso, ma spesso e volentieri questo beneficio si lega ad un accresciuto rischio emittente. Tolti i classici titoli di Stato o qualche sovranazionale, farete infatti molta fatica a trovare emissioni free risk di Stati Uniti o Germania, tanto per citare due nazioni considerate prive di rischio. Molto più probabile che l’indicizzazione al parametro interbancario sia collegata ad un bond corporate investment grade o addirittura high yield. In questo caso (ed il 2008 insegna) l’insensibilità ai movimenti dei tassi viene sopraffatta dalla perdita di prezzo derivante dall’aumentato rischio credito sull’emittente. Continua a leggere

Un numero più importante del rendimento a scadenza

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Nel post “Ha senso investire in prodotti a duration hedged” abbiamo cercato di spiegare il concetto di duration di un portafoglio obbligazionario.

La duration può essere calcolata in vari modi, ma il termine generico si riferisce alla duration effettiva, ossia alla variazione percentuale approssimativa del prezzo di un titolo al variare di 100 punti base del suo rendimento. Ad esempio, il prezzo di un’obbligazione con una duration effettiva pari a 5 anni aumenterà (o diminuirà) del 5% ad ogni diminuzione (o aumento) pari al 1% del suo rendimento.

Probabilmente questa informazione a molti è scivolata addosso un po’ come quando si discute di money management, la gestione del rischio. Tendenzialmente, l’occhio dell’investitore medio di un fondo/Etf obbligazionario che si trova davanti un documento informativo, tende a cadere in prima battuta sul rendimento a scadenza del prodotto (informazione abbastanza inutile visto che il 99% dei fondi/Etf non ha scadenza) e solo negli investitori più consapevoli e preparati la seconda occhiata finisce sulla duration.

Prendiamo ad esempio questo factsheet. Continua a leggere

Il desiderio di essere sempre dalla parte giusta

Molto spesso gli investitori si fanno tentare da forme più o meno esoteriche di scommessa. “Acquistare” volatilità è una di queste e ringrazio un nostro assiduo lettore per avercelo ricordato.

Il desiderio di essere sempre dalla parte giusta fa parte dell’essere umani. Non si accettano le sconfitte finanziarie e si vuole che ogni Euro investito sui mercati progredisca giorno dopo giorno (per questo guardiamo continuamente il nostro deposito titoli).

Ecco allora che quando sui giornali appaiono costanemente titoli che richiamano i massimi storici delle borse contestualmente al minimo della volatilità si fa una bella associazione e si pensa che comprando quest’ultima si evitino le perdite sul mercato azionario e si guadagnino soldi salendo sull’onda della volatilità.

L’aspettativa di volatilità sullo S&P500 americano è misurata dall’indice VIX.  Quando la borsa scende il Vix sale e viceversa.

vix Continua a leggere

Etc, Questo Sconosciuto (Parte Seconda)

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Ieri  abbiamo cercato di capire come funzionano gli ETC, soprattutto quelli a leva. Abbiamo individuato le criticità che certi strumenti hanno e soprattutto abbiamo capito che non possono essere utilizzati per replicare un sottostante nel lungo periodo.

Se avete comprato ETC negli ultimi tempi desiderosi di scommettere sulla ripresa del petrolio oppure di andare a leva sul rame, state tranquilli, non siete soli…anzi.

Una recente statistica di Bloomberg conferma come l’utilizzo degli ETF da parte dei Millennials è in costante aumento ed ha ormai superato il 40% degli strumenti utilizzati contro  il 17% dei Baby Boomers.

La cosa ancora più interessante è vedere quali sono le azioni preferite dai Millennials in base ad un sondaggio TD Ameritrade. Ed ecco che appare un ETN leva 3 long sul WTI

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Strumenti quindi questi da maneggiare con cura. Vanno benissimo per il trading intraday o al limite di qualche giornata, meno bene per posizionarsi nel lungo periodo su una certa asset class.

Ma sapete realmente cosa sono gli ETC? Continua a leggere

Etc, Questo Sconosciuto (Parte Prima)

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Spesso e volentieri sento investitori o consulenti finanziari che si lamentano circa l’andamento di strumenti estremamente complessi come gli ETC sulle materie prime a leva. Ho volutamente preso un orizzonte temporale preciso per farvi capire che non solo la conoscenza dei prodotti su cui si investe è fondamentale, ma anche l’orizzonte temporale di certe operazioni ha un senso ben preciso.

Dal 4 marzo al 29 luglio il prezzo del WTI (petrolio quotato a New York) è rimasto sostanzialmente invariato. Due (ma ce ne sono altri) ETC a leva 3 quotati a Milano hanno entrambi perso. Ohibò direte voi? Come è possibile? Almeno uno dei due avrebbe dovuto essere prossimo allo zero o addirittura positivo!

Invece no ed una parte della spiegazione del perché questo succede l’avevamo già fornita qui.

1Fonte Metastock

Una prima considerazione da fare semplice e banale è questa. Acquistare un ETC per replicare il prezzo a pronti (o spot) di una materia prima è una missione già persa in partenza. Quando si acquista un ETC, ad esempio sul petrolio, si acquista di fatto un contratto futures nella maggior parte dei casi a scadenza più vicina (esistono alcune eccezioni che cercano di smussare le inefficienze ma non risolvono il problema).

2Fonte: barchart.com

Come si vede dalla tabella riportata qui sopra e che mostra la struttura dei prezzi del petrolio Wti per tipologia di scadenza, il petrolio per la maggior parte del tempo presenta una struttura di prezzi crescenti per scadenza, quello che in gergo viene definito Contango.  Continua a leggere

Perché gli ETF Short Non Sempre Vi Proteggono dai Ribassi

La posizione short su un determinato titolo o indice consente in teoria all’investitore di trarre vantaggio dal ribasso nei prezzi di quel sottostante. Acquistare prodotti di questo tipo (che come vedremo dopo possono essere con o senza leva) significa proteggere il proprio portafoglio dal possibile ribasso di un determinato asset finanziario oppure, in alternativa, speculare sul calo futuro dello stesso. Ma siete veramente sicuri che è così? Vi dimostrerò che in alcuni contesti potreste anche ottenere il risultato opposto, ovvero perdere soldi in un mercato che scende pure con gli short. Continua a leggere

Conoscere gli Etf: Azionario Europeo “Aristocratico”

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Uno degli errori che frequentemente si verificano tra gli investitori è quello di indirizzare il proprio denaro verso una serie di strumenti consigliati da terzi o consulenti, oppure scovati in rete prendendo spunto da qualche analisi di mercato, o ancora estratti da articoli di giornale. Spesso però la decisione non è supportata da una corretta ponderazione dell’impatto  che questi strumenti avranno sul nostro portafoglio globale di investimento e soprattutto sulla sua diversificazione. Con questo post proseguiamo una serie di analisi  sintetiche che possano quanto meno favorire una presa di coscienza maggiore di quello che state facendo quando comprate un ETF o un fondo a replica passiva di un benchmark.
Questa settimana l’analisi viene effettuata su un ETF che investe nelle cosiddette azioni “aristocratiche” europee, ovvero ad alto dividendo. Continua a leggere

Conoscere gli Etf: Azionario Europeo REIT

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Uno degli errori che frequentemente si verificano tra gli investitori è quello di indirizzare il proprio denaro verso una serie di strumenti consigliati da terzi o consulenti, oppure scovati in rete prendendo spunto da qualche analisi di mercato, o ancora estratti da articoli di giornale. Spesso però la decisione non è supportata da una corretta ponderazione dell’impatto  che questi strumenti avranno sul nostro portafoglio globale di investimento e soprattutto sulla sua diversificazione. Con questo post proseguiamo una serie di analisi  sintetiche che possano quanto meno favorire una presa di coscienza maggiore di quello che state facendo quando comprate un ETF o un fondo a replica passiva di un benchmark.
Questa settimana l’analisi viene effettuata su un ETF che replica l’indice europeo dei REIT. Continua a leggere