Quel pessimismo che non riusciamo a toglierci di dosso quando investiamo i nostri risparmi

La tragedia piace. L’ottimismo un po’ meno.

Questo è quello che ho capito durante tanti anni di blog. Semplicemente osservando il comportamento di media mainstream (ma non solo) è abbastanza facile arrivare a una conclusione. Nel mondo degli investimenti le cattive notizie trovano molto spazio, le buone un pò meno. Concetto semplice, forse banale, ma che ha degli impatti notevoli sul nostro modo di risparmiare e investire soldi.

Il titolone che richiama disastri, drammi, probabile fine di tutto il genere umano, invasione aliene, locuste e cavallette, attira la maggior parte delle persone. Non c’è niente da fare.

Se avessi messo a questo articolo il titolo “Perché il mercato azionario crollerà nel 2022” oppure “Il vero motivo che spingerà bitcoin a 500 mila dollari”, le statistiche di traffico di domani sarebbero probabilmente dalle 3 alle 5 volte più alte di quelle che invece otterrò con l’attuale titolino, striminzito e poco sexy.

La tragedia piace perché arriva all’improvviso, inaspettata, violenta, mette a nudo le debolezze dell’umanità ma (se ci salviamo) anche la nostra capacità di schivarne gli effetti.

E poi la tragedia mette tutti sullo stesso piano, il ricco come il povero. Ma soprattutto una striscia di eventi negativi soddisfa chi un giorno sì e l’altro pure ripete il più classico dei “te l’avevo detto”. Quante volte abbiamo incontrato sulla nostra strada consulenti finanziari, amici o familiari che ci hanno donato gentilmente una fetta delle loro doti di preveggenza allertandoci circa l’imminenza di un nuova crisi finanziaria.

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Perchè i giovani investitori sono avversi al rischio

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Sei giovane e ti puoi permettere di investire con una dose di rischio più elevata. Stai per andare in pensione (o ci sei già) ed è meglio se cominci ad investire in un maniera più conservativa.

Quante voglie vi siete sentiti dire questa frase da un consulente oppure l’avete letto su blog come questo?

Tante, ne sono sicuro. Per chi è alla ricerca di un punto fermo su come investire i propri soldi questo macro concetto potrebbe essere un porto sicuro verso il quale convergere. In realtà diverse volte abbiamo scritto che, pur essendo vero in linea di principio, questo assunto deve essere sempre contestualizzato.

Oltre a questo l’impressione che ha sempre avuto il vostro blogger è che questi concetti sono molto più facili da dire che da realizzare. Un interessante studio inglese pubblicato nei mesi scorsi ci dice anche perché.

Lo studio è quello dei ricercatori del Pensions Institute of Case Business School di Londra e potete scaricalrlo gratuitamente qui. Ringrazio il sempre ottimo blog di Joachim Klement per la segnalazione.

L’analisi statistica fatta su circa 4 mila inglesi ha fatto emergere un primo concetto chiave.

Non è vero che il dolore di una perdita è sempre doppio rispetto alla gioia di un guadagno. Dipende. Continua a leggere

Quell’istinto di sopravvivenza che spesso rovina i piani finanziari

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Kahneman e Tversky sono i due psicologi ai quali dobbiamo tantissima di quella finanza comportamentale che oggi aiuta ognuno di noi ad investire con buon senso senza commettere errori capaci di compromettere un progetto finanziario di lungo periodo.

Uno dei punti più celebri della Prospect Theory di Kahneman e Tversky è legata all’avversione alle perdite.

Per la maggior parte degli investitori la motivazione di evitare una perdita è superiore a quella di realizzare un guadagno. Il mistero attorno a questo fenomeno è ancora fitto anche se la spiegazione antropologica appare la più convincente. Preferiamo evitare le perdite per istinto di sopravvivenza, un istinto che nel nostro cervello continua a serpeggiare fin dall’età della pietra. Continua a leggere

Se avessi comprato… adesso sarei ricco

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Quando un mercato sale in maniera prepotente come negli ultimi mesi, oppure quando asset alternativi fino a poco tempo fa semi sconosciuti realizzano guadagni in tripla cifra, tra molti investitori di tutto il mondo serpeggia il rimpianto.

Il rimpianto per non aver comprato una certa azione o una certa criptovaluta. Il rimpianto per aver venduto troppo presto quella che si è rivelata essere la nuova Amazon, Il rimpianto per non aver ascoltato l’amico o il sito internet votato al trading che una ne prende e dieci ne sbaglia ma al quale continuiamo a dare credito confermando in pieno la teoria del broker di Baltimora.

In mesi esaltanti come quelli che stiamo vivendo questo bias del rimpianto è vivo più che mai.

Ma tra le cose che più mi fanno sorridere ci sono frasi del tipo

Se avessi comprato bitcoin quando stava a 1000 $ ora sarei ricco.

O ancora

Se avessi comprato Tesla quando stava a 100$ avrei raggiunto l’indipendenza finanziaria in meno di 2 anni senza dover sorbirmi quella pizza del lungo periodo e della diversificazione.

Oppure

Se avessi messo tutto in borsa due anni fa avrei raddoppiato il mio capitale, altro che obbligazioni per ammortizzare il rischio.

Lo confesso anche il sottoscritto nel corso della sua carriera ha fatto questi pensieri che non sono affatto impuri, ma sono semplicemente inapplicabili e ora lo dimostrerò. Continua a leggere

Aceto balsamico, parmigiano e investimenti finanziari

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Il lungo periodo, lo stramaledetto lungo periodo, la classica scusa che gli esperti della finanza tirano fuori come buona per investire sempre, in qualsiasi condizione.

Non voglio entrare con le borse ai massimi storici! Il rapporto prezzo utili è altissimo! Siamo in una bolla senza precedenti! Chi ripagherà tutto questo debito?

E via così, con clienti che cercano ogni pretesto per non acquistare pezzettini di aziende di successo.

Ormai sono abituato ad ascoltare questi lamenti e a sentire maledizioni contro quei finti esperti che predicano il lungo periodo perchè non hanno idea di dove andranno i mercati finanziari.

Mi dispiace ma purtroppo è proprio così, non sappiamo dove andranno i mercati domani e questo è il grande vantaggio, o meglio la democratizzazione (visto che va di moda), dell’investimento. Tutti possiamo investire partendo dalla stessa linea di partenza (escludendo l’insider trading che è illegale).

La storia però insegna che i mercati sono saliti per più tempo di quanto sono scesi. Si tratta in definitiva di avere tanta pazienza, lasciar maturare il prodotto investimento ed apprezzarne il ricco sapore al momento opportuno.

Ma chissà perchè queste accortezze vengono prese per il cibo di qualità e non per gli investimenti. Il benessere alimentare riconosce il lungo periodo come una qualità necessaria. Il benessere finanziario no. Mistero

Provate allora a seguirmi con questo esempio. Continua a leggere

Quello che temo succederà

Domande, Chi, Cosa, Come, Perché, Dove

Frequentando da qualche mese le discussioni a tema finanza personale presenti su Reddit (questa la pagina e se volete seguire i nostri commenti ci trovate come u/Investbuonsenso) ho la netta sensazione che la grande offerta degli ETF sui quali sta investendo una buona parte dei Millennials e quasi tutta la Gen Z, sta creando aspettative distorte. Ma di quale tipo di distorsione sto parlando?

Le buone intenzioni che vengono palesate spesso nelle discussioni sono evidenti e di questo mi rallegro. Anni di martellamento su diversificazione degli investimenti piuttosto che prodotti a basso costo passivi, o ancora l’importanza di un’adeguata scorta di sicurezza stanno dando i loro risultati.

L’educazione finanziaria sta insomma lentamente crescendo. Quello che mi pare mancare in buona parte di questi propositi è la quasi totale assenza di obiettivi ben definiti oltre che la creazione di un vero e proprio piano di investimento. Nulla di nuovo sotto al sole. La pigrizia umana trova grande sponda nel mondo degli investimenti. Meglio seguire le mode o i sogni del ricco subito, piuttosto che leggere, studiare, contestualizzare e progettare.

Purtroppo non basta avere 25 anni e scegliere l’ETF Vanguard Ftse All World come destinatario del piano di accumulo dei prossimi anni per essere bravi investitori. Continua a leggere

L’effetto Dunning-Kruger nel mondo degli investimenti

Viviamo nell’era della conoscenza più o meno disponibile per tutti. Viviamo però anche un momento storico dove grandi società multinazionali decidono di ridurre o addirittura eliminare gli annunci pubblicitari su Facebook perché il mondo social sta diventando una vetrina più per ignoranti esibizionisti che per persone intelligenti che hanno qualcosa da dire e da insegnare.

Effetti collaterali della libertà di espressione della rete.

In pratica questo lago immenso di cultura che abbiamo a disposizione oggi con internet e dal quale attingiamo in maniera a volte un po’ disordinata (e non sempre da sorgenti di acqua pulita), sta aumentando una consapevolezza in ognuno di noi,

La consapevolezza che stiamo diventando, quasi a costo zero, esperti di tante cose con il diritto (o la superbia) di controbattere alla pari su temi spiegati da studiosi che hanno passato buona parte della loro vita a spulciare libri e ricerche. Furbi noi, perditempo loro, questa quella che rischia di essere l’associazione più semplice ed immediata.

Siamo insomma di fronte all’ispessirsi in maniera parabolica del cosiddetto effetto Dunning-Kruger. Continua a leggere