Aceto balsamico, parmigiano e investimenti finanziari

Alimentari, Sfocatura, All'Interno Di

Il lungo periodo, lo stramaledetto lungo periodo, la classica scusa che gli esperti della finanza tirano fuori come buona per investire sempre, in qualsiasi condizione.

Non voglio entrare con le borse ai massimi storici! Il rapporto prezzo utili è altissimo! Siamo in una bolla senza precedenti! Chi ripagherà tutto questo debito?

E via così, con clienti che cercano ogni pretesto per non acquistare pezzettini di aziende di successo.

Ormai sono abituato ad ascoltare questi lamenti e a sentire maledizioni contro quei finti esperti che predicano il lungo periodo perchè non hanno idea di dove andranno i mercati finanziari.

Mi dispiace ma purtroppo è proprio così, non sappiamo dove andranno i mercati domani e questo è il grande vantaggio, o meglio la democratizzazione (visto che va di moda), dell’investimento. Tutti possiamo investire partendo dalla stessa linea di partenza (escludendo l’insider trading che è illegale).

La storia però insegna che i mercati sono saliti per più tempo di quanto sono scesi. Si tratta in definitiva di avere tanta pazienza, lasciar maturare il prodotto investimento ed apprezzarne il ricco sapore al momento opportuno.

Ma chissà perchè queste accortezze vengono prese per il cibo di qualità e non per gli investimenti. Il benessere alimentare riconosce il lungo periodo come una qualità necessaria. Il benessere finanziario no. Mistero

Provate allora a seguirmi con questo esempio. Continua a leggere

Quello che temo succederà

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Frequentando da qualche mese le discussioni a tema finanza personale presenti su Reddit (questa la pagina e se volete seguire i nostri commenti ci trovate come u/Investbuonsenso) ho la netta sensazione che la grande offerta degli ETF sui quali sta investendo una buona parte dei Millennials e quasi tutta la Gen Z, sta creando aspettative distorte. Ma di quale tipo di distorsione sto parlando?

Le buone intenzioni che vengono palesate spesso nelle discussioni sono evidenti e di questo mi rallegro. Anni di martellamento su diversificazione degli investimenti piuttosto che prodotti a basso costo passivi, o ancora l’importanza di un’adeguata scorta di sicurezza stanno dando i loro risultati.

L’educazione finanziaria sta insomma lentamente crescendo. Quello che mi pare mancare in buona parte di questi propositi è la quasi totale assenza di obiettivi ben definiti oltre che la creazione di un vero e proprio piano di investimento. Nulla di nuovo sotto al sole. La pigrizia umana trova grande sponda nel mondo degli investimenti. Meglio seguire le mode o i sogni del ricco subito, piuttosto che leggere, studiare, contestualizzare e progettare.

Purtroppo non basta avere 25 anni e scegliere l’ETF Vanguard Ftse All World come destinatario del piano di accumulo dei prossimi anni per essere bravi investitori. Continua a leggere

L’effetto Dunning-Kruger nel mondo degli investimenti

Viviamo nell’era della conoscenza più o meno disponibile per tutti. Viviamo però anche un momento storico dove grandi società multinazionali decidono di ridurre o addirittura eliminare gli annunci pubblicitari su Facebook perché il mondo social sta diventando una vetrina più per ignoranti esibizionisti che per persone intelligenti che hanno qualcosa da dire e da insegnare.

Effetti collaterali della libertà di espressione della rete.

In pratica questo lago immenso di cultura che abbiamo a disposizione oggi con internet e dal quale attingiamo in maniera a volte un po’ disordinata (e non sempre da sorgenti di acqua pulita), sta aumentando una consapevolezza in ognuno di noi,

La consapevolezza che stiamo diventando, quasi a costo zero, esperti di tante cose con il diritto (o la superbia) di controbattere alla pari su temi spiegati da studiosi che hanno passato buona parte della loro vita a spulciare libri e ricerche. Furbi noi, perditempo loro, questa quella che rischia di essere l’associazione più semplice ed immediata.

Siamo insomma di fronte all’ispessirsi in maniera parabolica del cosiddetto effetto Dunning-Kruger. Continua a leggere

7 regole di finanza comportamentale applicate al 2020

Ansia, Nube Di Parola, Parola, Cronica

Con la solita maestria Jonathan Clements ha pubblicato qualche mese fa un articolo nel quale incapsulava il momento di mercato all’interno di 7 comportamenti tipici della finanza comportamentale che ci portano a scelte non sempre felicissime lato investitore. E’ passato un pò di tempo e quindi cerchiamo di ricalcare quell’articolo con un update sui temi del momento.

Cominciamo

Recency bias: Come indicato sul sito di Consob la definizione di questo comportamento è la seguente.  In periodi di crisi proiettarsi verso scenari positivi può apparire una forzatura. L’idea che i prezzi di mercato possano tornare a salire viene sopraffatta dall’informazione relativa ai recenti cali dei valori di mercato, che diventa saliente fungendo da àncora (euristica dell’ancoraggio). Gli individui, infatti, tendono a recuperare nella memoria l’informazione più recente (in base all’euristica della disponibilità) e a basare su quella le loro aspettative per il futuro (recency bias).

Nel 2019 le borse mondiali avevano guadagnato il 30%, nel 2020 stanno guadagnando poco più del 2%. Dove finisce la nostra mente quando riflettiamo sulle prospettive? Sull’ultimo numero disponibile, ovvero in questo caso la perdita. Naturalmente vale anche la considerazione contraria innescando euforia quando le performance sono particolarmente eccitanti. Continua a leggere

Perchè le diete non funzionano e perchè il nostro patrimonio finanziario non cresce

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Non è la prima volta che associamo il modo con cui ognuno di noi si nutre quotidianamente al modo di investire i nostri soldi.  Come mangiare meglio e come investire i risparmi sono due tra le chiavi di ricerca più gettonate su Google. Un motivo ci sarà.

Una nuova serie di documentari di Netflix mi ha dato l’idea per scrivere un articolo sul tema. Come vedrete i punti di contatti tra una dieta e gli investimenti non sono pochi.

Netflix ha recentemente messo a disposizione dei suoi abbonati una serie di servizi molto interessanti dal titolo “In Poche Parole”.

Uno di questi servizi ha il titolo “Perchè le diete non funzionano” e non ci vuole molto a capire qual’è la conclusione a cui sono giunti gli autori. Continua a leggere

L’esperimento dei dolcetti di Treynor

strawberry flavor cupcakes

  • La diversificazione nel corso del tempo batte qualsiasi investimento fatto in autonomia? A quanto pare gli esperimenti compiuti con dolcetti e caramelle dal Prof. Treynor e dal Prof. Mauboussin sembrano dirci di sì
  • E’ possibile che ogni tanto qualcuno batta il mercato, è praticamente impossibile che questo avvenga nel lungo periodo. Questo ci dice l’esperimento dei dolcetti di Treynor.
  • I mercati finanziari sono un gioco a somma zero con tendenza a muoversi nel lungo periodo attorno ad un valore medio

Nel 1987 il professor Jack Treynor fece un esperimento molto semplice. Prese un barattolo , lo riempì  di dolcetti e chiese ai suoi studenti di finanza di indovinare quanti dolcetti erano presenti nel barattolo stesso. La media delle risposte fu di 871, mentre il valore reale dei dolcetti presenti nel barattolo era 850.

Solo 1 studente su 46 si avvicinò più della media alla risposta corretta. La media delle risposte in pratica non era solo una buona stima del numero corretto, ma era anche migliore delle stime di ciascun individuo. Ecco spiegato perché è meglio investire in uno strumento che rappresenta un indice di mercato ben diversificato piuttosto che fare il battitore libero.

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Fumare fa male, anche agli investimenti

 

Non-Smoking, Cigarette, Forbidden

  • Il fumo fa male ai polmoni, ma anche agli investimenti secondo una recente ricerca tedesca
  • Un fumatore risparmia in media un mese e mezzo in meno rispetto ad un non fumatore secondo la ricerca
  • eccessivo turnover degli investimenti e mancanza di autocontrollo tra le cause di questa sottoperformance

Fumare fa male, non solo alla salute ma anche ai nostri investimenti finanziari.

Questo l’esito di una interessante quanto originale ricerca dell’università di Francoforte

Su un campione di 3.553 investitori fumatori comparati a 10.091 non fumatori sono emersi dei risultati molto interessanti.

Il rendimento annuo al lordo delle commissioni di un portafoglio di investimento di un investitore fumatore è risultato più basso dello 0,81% rispetto al non fumatore. Al netto delle commissioni questo rendimento è risultato più basso del 2,57%. Il turnover mensile di portafoglio di un investitore fumatore è risultato dello 0,57% più alto. Un fumatore risparmia in un anno per 1.5 mesi in meno rispetto a chi non consuma sigarette. Continua a leggere