Prospettive diverse, Comportamenti diversi

Se vi mostrassi questo grafico affermando: « Ecco a voi come si è mosso il mio capitale durante tutti questi anni di investimento sui mercati azionari ».

Elaborazioni proprie 22/5/2017

Ho investito 216 ed ora mi riprendo 470. Tranquilli tra un pò capirete il significato di questi numeri così precisi.

Wow, grande risultato, ma dove sta il trucco direste voi?

Nessun trucco. Avrebbe potuto essere tranquillamente  anche il vostro risultato se l’acquisto di un indice azionario mondiale come l’Msci World Free in valuta locale (in quegli anni al massimo un fondo) fosse stato portato fino ad oggi dal 1997 e senza nessuna interruzione.

Giusto per darvi una misura di grandezza sulla quale ragionare si tratta di un rendimento annuo composto (Cagr) del 4% al lordo delle tasse.

Se ora sostituiamo questa linea con un altro grafico che rappresenta l’indice nella sua evoluzione giorno dopo giorno verrà svelato l’arcano.

I vostri soldi per ottenere questo risultato hanno dovuto passare mari tempestosi e parecchi saliscendi.

Fonte Metastock Bull&Bear 22/5/2017

Risultato identico, rappresentazione grafica diversa.

La prima vi offre tranquillità, la seconda incertezza.

Provate a pensare a come sarebbe diverso l’approccio avendo una vista limitata solo al primo grafico. Oppure al contrario solo al secondo grafico. E fate questo esercizio pensando di essere a marzo 2009 quando tutto il mondo finanziario era in caduta libera.

Tutte le volte che qualche consulente o casa di investimento o pianificatore finanziario vi mostreranno un grafico, un cono di evoluzione, una proiezione, ricordate questa semplice frase.

Cambiando le prospettive, cambiano anche i comportamenti e soprattutto cambiano i risultati finali.

Buon investimento a tutti.

Imprevedibile Futuro

pacco

Quando decidiamo di investire, ad esempio 100 Euro, con un orizzonte temporale di 5, 10, 20 o 30 anni, creiamo nella nostra mente e nel nostro foglio di Excel un capitale ipotetico finale che potremo riscattare. Ma quali certezze abbiamo nel momento della simulazione iniziale?

Rendimento? No. Il tasso annuo composto di rendimento di un investimento (quello che spesso troverete scritto come Cagr) nessuno lo può garantire. Possiamo fare tutte le simulazioni che vogliamo, ma se non investiamo in un titolo a reddito fisso (e al lordo del rischio default), non possiamo avere la certezza del rendimento. Anche assumendo di sapere a priori quale sarà il valore medio del rendimento, la sua distribuzione nel tempo potrebbe variare alterando comunque il valore finale ipotizzato.

Inflazione? No. Se c’è una variabile imprevedibile quella è certamente rappresentata dal tasso di variazione dei prezzi al consumo fra n anni. Si possono fare stime medie di un 2% (obiettivo ad oggi della Bce), ma questo non significa che il valore finale medio sarà questo ed i tempi attuali lo dimostrano.

Tassazione? No. Certamente l’Italia da questo punto di vista non può essere considerato il paese più friendly per gli investitori. Pensiamo a chi stimava rendite tassate al 12.5% solo qualche anno fa e che ora deve fare i conti con il 26%.

Tempo? No. I fatti della vita possono costringerci ad allungare il periodo di risparmio (allungamento dell’età pensionabile, perdita del lavoro, necessità famigliari tanto per fare qualche esempio), oppure di accorciarlo per necessità impreviste che vanno ad attingere dal bacino di denaro finora accantonato.

Spesa? No. E’ giusto progettare un tasso di risparmio sulla base delle condizioni attuali, ma nella vita tutto può succedere andando ad incidere sulla nostra capacità di accantonare denaro. Salute, figli, casa e tanto altro rappresentano spese programmate che a volte possono superare le nostre attese costringendoci a spendere di più e risparmiare di meno.

Perchè ho voluto elencare questi cinque imprevedibili punti che l’ottimo Charles Ellis ha citato in uno dei suoi libri?

Perchè non esiste la ricetta perfetta per il piano di risparmio perfetto. Non esiste perchè ogni persona ha una sua storia, ogni famiglia vive una sua avventura. Come ogni piano di volo o di navigazione deve tenere conto di imprevisti come il meteo, i motori, il personale di bordo, i passeggeri, anche un piano di investimento deve muoversi in un ambiente instabile.

Non è tutto semplice, non è tutto lineare, ma se almeno proviamo fin dall’inizio ad impostare una serie di progetti potremo essere certi che qualcuno di questi andrà a buon fine come previsto. Se poi saranno tutti, bravissimi…se saranno solo alcuni bravi lo stesso.

Nessuno di noi può scegliere le condizioni di mercato per il futuro, semplicemente lo farà il mercato per noi.

Esserci però è fondamentale per sfruttare le opportunità che nasceranno. Non esserci significa precludersi fin da subito ogni possibilità di aumentare la nostra ricchezza.

E se l’asset allocation fosse una dieta?

food

Potrò sembrare un pò strano, ma vorrei farvi riflettere sul fatto che tra il modo di alimentarci durante la nostra esistenza terrena ed un ciclo di investimenti di lungo periodo non c’è nessuna differenza.

Da giovani si esce con gli amici, si mangia e si beve senza prestare grande attenzione a grassi, fritti o cibi supercalorici. Una bella dormita, la testa un pò pesante la mattina, la bocca impastata, ma con una digestione che trita anche i sassi ci si alza e si va a fare tranquillamente una bella corsa. Un pò traballanti, con le gambe un pò molli, ma si ricomincia ed il peggio è alle spalle.

Poi l’età avanza, le serate a cena diventano sempre più difficili tra colpi di sonno e lunga digestione. Si cercano su internet diete fai da te miracolose che promettono un super metabolismo senza grandi sacrifici. L’incostanza (vostra) e l’ìncosistenza (le diete fai da te) vi riportano sulla Terra molto in fretta.

Passa ancora un pò di tempo ed evitiamo tutto ciò che spinge in alto il maledetto colesterolo, i diverticoli non ci lasciano in pace, la lista di cibi che il dottore ci sconsiglia di mangiare è sempre più lunga ogni anno che passa. Di fatto dobbiamo ridurre i fattori di rischio man mano che il tempo avanza.

Provate adesso a pensare all’esperienza che tutti abbiamo vissuto in modo più o meno avventuroso nel modo degli investimenti finanziari. Continua a leggere

Tre cause di una bolla speculativa

Nelle pagine conclusive del libro di Richard Thaler e Cass Sustein – Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità si parla di quali sono le cause che portano alla nascita di una bolla speculativa.

Tre sono i fattori citati: razionalità limitata, scarsa capacità di autocontrollo ed influenze sociali.

nudge

La razionalità limitata sopraggiunge quando l’ambiente si fa più complicato. Nel libro si citano i mutui; da semplici strumenti a tasso fisso o variabile facilmente analizzabili da ogni cittadino, sono diventati nel corso del tempo delle vere e proprie opere (fatte non sempre bene) di ingegneria finanziaria. Se ci pensiamo accade lo stesso con i prodotti finanziari dedicati all’investimento.

Razionalmente dovremmo prima capire cosa stiamo comprando poi procedere con l’azione. Invece più sale la complessità più ci facciamo travolgere dalle emozioni e diventiamo irrazionali come ben spiegato nel celebre libro di Robert Shiller Euforia irrazionale. Alti e bassi di borsa. Questo non significa che la complessità è un elemento negativo. Innovazione porta anche al progresso e non sempre le cose all’inizio sono semplici. L’importante però è spiegare perchè succede qualche cosa e quali sono le conseguenze nell’abusare di un certo prodotto o servizio.

Alla razionalità limitata si aggiunge la scarsa capacità di autocontrollo. Le tentazioni sono ovunque, dalla finanza allo shopping online. Quando su un piatto d’argento ci viene servita la possibilità di accedere in modo semplice semplice ad un prestito cadiamo nella trappola del tutto subito. Lo stesso vale per le transazioni finanziarie; avere a disposizione un supermercato di prodotti in ogni momento della giornata porta a praticare attività  che ci fanno perdere il controllo travolgendoci in un vortice di iperattività. Perdendo il controllo soteniamo elevati costi diretti (commissioni) ed indirette (potenziali perdite).

Il terzo pilastro che determina una potenziale bolla speculativa sono le influenze sociali. Quante volte i sentito dire hanno influenzato le nostre scelte di investimento? Gli amici si arricchiscono con il trading online comprando azioni tecnologiche e io che faccio, sto fermo? I guru della finanza confermano poi con i loro report quello che mi hanno detto gli amici e io che faccio, non ci credo? Informazioni spesso errate o confuse o fuori luogo confermate da media ed esperti (il luogo comune degli immobili che crescono sempre di prezzo è l’esempio classico) rappresentano il perfetto amplificatore di una bolla speculativa.

Pur esistendo altre concause nella formazione di un bolla speculativa crediamo che l’informazione, la cultura finanziaria, la modesta consapevolezza dei propri limiti , rappresentano alcune delle armi che ciascuno di noi può affilare per evitare di cadere nella prossima trappola.

Leggi anche: Almeno una volta nella vita ci siamo cascati tutti

                         Il selfie finanziario degli italiani

 

Occhio non vede cuore non duole

hear

Un articolo apparso recentemente sul blog del celebre Robo Advisory americano Betterment  dimostra come l’eccessiva attenzione che gli investitori rivolgono al loro dossier titoli fa male.

Fa male al portafoglio (inteso come rendimento) e fa male al fisico (inteso come inutile stress). Noi ne abbiamo già parlato qui (I guardoni degli investimenti), ma dal post di Betterment emergono alcune interessanti considerazioni.

Questo fenomeno chiamato “myopic loss aversion” aumenta la percezione del rischio avvertita dal cliente all’aumentare dei login alla posizione titoli. Una eccessiva visione delle performance degli investimenti aumenta infatti la probabilità di andare a spulciare proprio nel momento in cui possono essere più intense le oscillazioni di valore del portafoglio. Nel breve termini è infatti normale vivere una fisiologica volatilità di mercato che a sua volta si riflette in smania di fare qualcosa da parte dell’investitore.

Questo tipo di atteggiamento determina così una performance comportamentale misurata dalla differenza tra ciò che avrei ottenuto stando fermo e ciò che invece è stato il risultato effettivo dell’operazione comprendendo le commissioni di negoziazione che non avrei sostenuto se appunto fossi rimasto fermo.

Continua a leggere

Pillole di Esperienza Finanziaria

pillole

Il blog di Lance Roberts è sempre fonte interessante a cui attingere. Nelle scorse settimane l’advisory americano ha pubblicato delle linee guida di investimento che racconta di aver appreso negli ultimi 30 anni di carriera. Ognuno potrà fare le considerazioni del caso ma ecco uno stralcio dell’elenco con a seguire i commenti del sottoscritto:

  • Investire non è una competizione. L’invidia è una brutta bestia e troppo spesso si fanno confronti con i risultati degli altri. Quando investiamo i nostri soldi non dobbiamo arrivare prima o dopo i nostri amici o colleghi di lavoro, dobbiamo centrare i nostri obiettivi, punto!
  • Le emozioni non devono trovare spazio quando si investono soldi. Se siete dei romantici o dei sognatori o pensate che lo vostre sensazioni creeranno valore, rischiate grandi delusioni e i vostri soldini hanno alte probabilità di cambiare padrone.
  • Le valutazioni di mercato sono degli indicatori di timing scadenti. No comment è corretto sia lato obbligazionario che azionario.
  • Fondamentali e dati economici guidano le decisioni di investimento di lungo periodo, la paura e l’euforia quelle di breve. Anche su questo poco da dire se non che dovete sforzarvi di capire che razza di investitore siete. Troppo pauroso? Troppo aggressivo? Siate onesti ed investite di conseguenza senza sforzarvi di essere diversi.

Continua a leggere

La tentazione di mediare le perdite…sbagliate

fall

Diversi investitori pensano che le correzioni (meglio se profonde) dei mercati azionari vanno sfruttate sempre e comunque per aumentare l’esposizione a quel determinato tipo di investimento.

Vero se questo discorso lo fate per indici geografici ampiamente diversificati tipi Msci World, S&P500, Msci Emu, Msci Emerging Market. Falso se prendete questo evento di mercato come una buona scusa per caricare ulteriormente la molla su investimenti regionali o settoriali molto specifici. Avete sbagliato, non ammettete l’errore e andate a mediare la perdita. Passo falso clamoroso!

Ma come Archeowealth, non sei stato tu a dirci che se siamo giovani dobbiamo sperare in un bel crash di mercato?

Certo e lo riconfermo. Ma lo ripeto sempre, un conto è investire in modo diversificato e di buon senso, un conto è fare scommesse.

Ora vi faccio un esempio reale e recente.

test1 Continua a leggere

Venghino signori venghino!

mago

Nei giorni scorsi un tweet del blogger americano Ben Carlson   mi ha fatto tornare in mente Harry Dent, uno degli autori più profilici della letteratura finanziario-economica americana degli ultimi anni.  Prolifico, ma non altrettanto efficace ed ora vi spiego perchè.

Relegato in uno degli ultimi angoli delle libreria del sottoscritto, questo libro disponibile anche in italiano La grande depressione del XXI secolo è il concentrato perfetto di marketing e concetti di finanza talmente tanto alti da “prenderci sempre” e “non prenderci mai”. Quando si parla di demografia, grande deflazione, depressione secolare, beh in 100 anni forse ci prendi, ma la storia di Dent ci spiega ancora meglio che grande genio è stato questo autore (e che grandi polli i suoi lettori, me compreso).

Prima però un grafico che ho creato personalmente con la cronologia dei libri pubblicati da Den. I commenti sono superflui

dent Continua a leggere

Fregati, anno dopo anno

Oggi post breve ma che vuole essere un memo per chi inizia l’anno con propositi bellicosi. Il desiderio di partire alla grande con guadagni favolosi, arbitraggi sempre azzeccati con tanto di onda perfetta sul trend secolare che sta per partire, è un classico come buon proposito di inizio anno.

Poi nel giro di qualche settimana tutto va a naufragare, ma è innegabile come l’industria finanziaria e quella dei media hanno le loro colpe soffiando sul fuoco.

Nel 1940 il periodo medio di possesso di un’azione in America era 7 anni, oggi è di 1 mese!

orcam

Tutto è più frenetico è vero, ma dietro questo c’è un’industria che guadagna se il cliente “muove” i soldi. E se il cliente muove i soldi vuole anche essere costantemente informato ed ecco che carta stampata e digitale appunto soffiano sul fuoco affinchè il movimento dei titoli finanziari sia continuo.

Se come ben sapete la finanza non è un gioco a somma zero, chiedetevi che senso ha per voi fare trading così frenetici se il vostro piano di investimento deve durare lustri o decenni. Tanto per rinfrescare la mente vi consiglio questo post. Continua a leggere