Imprevedibile Futuro

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Quando decidiamo di investire, ad esempio 100 Euro, con un orizzonte temporale di 5, 10, 20 o 30 anni, creiamo nella nostra mente e nel nostro foglio di Excel un capitale ipotetico finale che potremo riscattare. Ma quali certezze abbiamo nel momento della simulazione iniziale?

Rendimento? No. Il tasso annuo composto di rendimento di un investimento (quello che spesso troverete scritto come Cagr) nessuno lo può garantire. Possiamo fare tutte le simulazioni che vogliamo, ma se non investiamo in un titolo a reddito fisso (e al lordo del rischio default), non possiamo avere la certezza del rendimento. Anche assumendo di sapere a priori quale sarà il valore medio del rendimento, la sua distribuzione nel tempo potrebbe variare alterando comunque il valore finale ipotizzato.

Inflazione? No. Se c’è una variabile imprevedibile quella è certamente rappresentata dal tasso di variazione dei prezzi al consumo fra n anni. Si possono fare stime medie di un 2% (obiettivo ad oggi della Bce), ma questo non significa che il valore finale medio sarà questo ed i tempi attuali lo dimostrano.

Tassazione? No. Certamente l’Italia da questo punto di vista non può essere considerato il paese più friendly per gli investitori. Pensiamo a chi stimava rendite tassate al 12.5% solo qualche anno fa e che ora deve fare i conti con il 26%.

Tempo? No. I fatti della vita possono costringerci ad allungare il periodo di risparmio (allungamento dell’età pensionabile, perdita del lavoro, necessità famigliari tanto per fare qualche esempio), oppure di accorciarlo per necessità impreviste che vanno ad attingere dal bacino di denaro finora accantonato.

Spesa? No. E’ giusto progettare un tasso di risparmio sulla base delle condizioni attuali, ma nella vita tutto può succedere andando ad incidere sulla nostra capacità di accantonare denaro. Salute, figli, casa e tanto altro rappresentano spese programmate che a volte possono superare le nostre attese costringendoci a spendere di più e risparmiare di meno.

Perchè ho voluto elencare questi cinque imprevedibili punti che l’ottimo Charles Ellis ha citato in uno dei suoi libri?

Perchè non esiste la ricetta perfetta per il piano di risparmio perfetto. Non esiste perchè ogni persona ha una sua storia, ogni famiglia vive una sua avventura. Come ogni piano di volo o di navigazione deve tenere conto di imprevisti come il meteo, i motori, il personale di bordo, i passeggeri, anche un piano di investimento deve muoversi in un ambiente instabile.

Non è tutto semplice, non è tutto lineare, ma se almeno proviamo fin dall’inizio ad impostare una serie di progetti potremo essere certi che qualcuno di questi andrà a buon fine come previsto. Se poi saranno tutti, bravissimi…se saranno solo alcuni bravi lo stesso.

Nessuno di noi può scegliere le condizioni di mercato per il futuro, semplicemente lo farà il mercato per noi.

Esserci però è fondamentale per sfruttare le opportunità che nasceranno. Non esserci significa precludersi fin da subito ogni possibilità di aumentare la nostra ricchezza.

Un metodo originale per scegliere i gestori di fondi

I fund selector di tutto il mondo basano le loro valutazioni su una miriade di indicatori di rischio, performance e informazioni varie di ogni tipo.

Quello che però è apparso sul sito del National Bureau of Economic Research americano  credo che rappresenti un metodo di selezione del gestore a cui nessuno aveva pensato prima d’ora.

Lo studio è stato orientato sulla capacità di produrre extra rendimento da parte dei gestori di fondi che hanno investito nell’azionario americano tra il 1975 e il 2012. Quello che si voleva capire era se il background di reddito (in pratica se i gestori erano originari di famiglie ricche o meno ricche) poteva influire sulle performance dei prodotti da loro gestiti  ed anche sullo stile di gestione. La risposta (e lo dico con grande piacere) è sì.

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Quando arriverà il momento di sedersi in panchina

Avete mai pensato a quanto denaro riuscirete ad incassare lavorando per 40 anni con stipendio costante? Ognuno può mettersi a tavolino e fare i suoi conti. Lasciamo perdere i concetti di attualizzazione dei flussi di cassa che correttamente qualche lettore esperto di matematica finanziaria potrebbe fare emergere, quello che interessa qui è focalizzarsi sulla filosofia del concetto di lavoro.

Il nostro personale capitale umano è legato alla capacità di produrre beni o servizi. Queste abilità sono acerbe e spesso inesplorate da giovani, ma grazie a talento, formazione ed anche fortuna crescono nel tempo. Possiamo migliorare il nostro “valore di mercato” studiando ed approfondendo.

Il tempo però è anche crudele e più ci si avvicina alla data della pensione, più il nostro capitale umano, inteso come capacità di generare nuova ricchezza, si affievolisce per un semplice effetto di invecchiamento. L’esperienza ha un valore certo, ma l’anagrafe presenta il conto.

Come in una squadra di calcio quando si superano i 35 anni la panchina diventa sempre più frequente. In alternativa possiamo accontentarci di ottenere ingaggi più bassi giocando in squadre minori.

Ecco a cosa serve il capitale finanziario. Continua a leggere

La capitalizzazione composta…dei costi

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Il Presidente di Vanguard, il celebre John Bogle autore del libro The Little Book of Common Sense Investing: The Only Way to Guarantee Your Fair Share of Stock Market Returns, ha definito i costi che vengono sostenuti durante l’investimento come dei “mangiatori di rendimento” in grado di creare  la cosiddetta “Tiranny of compounding costs”.

Nel lungo periodo sappiamo molto bene come i costi sono un detrattore di rendimento e come un oculato ed attento contenimento degli stessi è in grado di generare valore anche se dal mercato non arrivano grandi soddisfazioni. Ne abbiamo parlato qui dove abbiamo anche ribadito come la variabile costi è una delle poche voci determinanti del rendimento che potete controllare.

Nello stesso tempo non vivo sulla Luna e sono perfettamente d’accordo con chi sostiene che nulla è gratis, nemmeno la consulenza finanziaria. Avere accesso a professionisti in grado di trasmetterci concetti di base sull’ educazione finanziaria o di spiegarci la complessità di certi prodotti, o ancora di creare sulla base delle nostre caratteristiche dei progetti di investimento, ha senso dopo tutto. Giusto, ma il processo messo in piedi deve avere un costo equo perchè altrimenti il rischio è trasferire una consistente parte della propria ricchezza ai consulenti finanziari con risultati deludenti per i vostri progetti futuri.

Seppur un pò estrema e  non pienamente calabile nel contesto italiano, il Robo Advisory americano Wealthfront ha nei giorni scorsi fatto un esempio molto interessante. Continua a leggere

E se l’asset allocation fosse una dieta?

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Potrò sembrare un pò strano, ma vorrei farvi riflettere sul fatto che tra il modo di alimentarci durante la nostra esistenza terrena ed un ciclo di investimenti di lungo periodo non c’è nessuna differenza.

Da giovani si esce con gli amici, si mangia e si beve senza prestare grande attenzione a grassi, fritti o cibi supercalorici. Una bella dormita, la testa un pò pesante la mattina, la bocca impastata, ma con una digestione che trita anche i sassi ci si alza e si va a fare tranquillamente una bella corsa. Un pò traballanti, con le gambe un pò molli, ma si ricomincia ed il peggio è alle spalle.

Poi l’età avanza, le serate a cena diventano sempre più difficili tra colpi di sonno e lunga digestione. Si cercano su internet diete fai da te miracolose che promettono un super metabolismo senza grandi sacrifici. L’incostanza (vostra) e l’ìncosistenza (le diete fai da te) vi riportano sulla Terra molto in fretta.

Passa ancora un pò di tempo ed evitiamo tutto ciò che spinge in alto il maledetto colesterolo, i diverticoli non ci lasciano in pace, la lista di cibi che il dottore ci sconsiglia di mangiare è sempre più lunga ogni anno che passa. Di fatto dobbiamo ridurre i fattori di rischio man mano che il tempo avanza.

Provate adesso a pensare all’esperienza che tutti abbiamo vissuto in modo più o meno avventuroso nel modo degli investimenti finanziari. Continua a leggere

Per un pugno di Euro

Post facile facile oggi.

Gli ultimi dati indicano che il reddito medio delle famiglie italiane è di circa 2800 Euro al mese. Bene, dividiamo questo numero per i giorni di un mese (useremo 30 giorni). Il risultato è di 93,3 Euro. A questo punto dividiamo questo numero per 24 ore. Ecco che ogni famiglia ogni ora del giorno, comprese quelle in cui dorme, guadagna 3,88 Euro.

Vi sembra tanto, vi sembra poco?

Beh, fate finta di avere in casa un bel cucù che ogni ora suona e versa 3,88 Euro dentro al salvadanaio che avete posizionato sotto all’orologio.

Non sarebbe male e soprattutto sarebbe molto più piacevole sentire scorrere le ore in questo modo.

Peccato che ogni tanto una forza malefica decide di aspirare qualcuna delle monetine che avete messo dentro fino quasi a prosciugare tutto. Come fare per evitare tutto ciò?

E se provassimo a regalarci la 25esima ora ogni giorno che passa? Pensateci bene, basta risparmiare 3,88 Euro al giorno per ottenere 116,6 Euro in un mese. E se volete vedere quale bel viaggio potrebbero fare un centinaio di Euro al mese vi rimando a questo post.

Caro Archeowealth 3,88 Euro di risparmio aggiuntivo ogni giorno è troppo. Ok allora vi chiedo semplicemente di sacrificare ogni giorno della vostra vita 1,66 Euro. Avete capito bene? 1,66 Euro e sfido chiunque a controbattere che è complicato evitare di spendere questa cifra ogni giorno e destinarla al risparmio. Quando si fa la spesa settimanale, quando si comprano delle sciocchezze, quando si fa allegramente colazione al bar alla mattina senza pensare a quanto si butta dalla finestra, insomma i comportamenti virtuosi da 1,66 Euro al mese credo che ognuno di voi può metterli in campo.

Sapete perchè ho detto 1,66 Euro? Perchè moltiplicando questa cifra per 30 giorni viene fuori un rotondo 50 Euro. Risparmiando 50 Euro al mese il risultato è quello che vedrete nel post “Bastano 50 Euro al mese”.

Certo può sembrare una goccia nel mare, ma credo che imparando ad adottare comportamenti di spesa più responsabili questo eurino giornaliero potrà tranquillamente arrivare a 2 se non oltre. Il contenitore sotto al nostro cucù non sarà più un vaso in cui si sente l’eco, ma piuttosto un oggetto al quale presto dovrete trovare una nuova collocazione se non volete inciampare nelle monetine ogni volta che passate lì vicino.

 

 

Ogni tendenza nasce da un cambiamento

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Da poco ho terminato la lettura del libro di Darrell Huff Mentire con le statistiche e tra i tanti ragionamenti di buon senso che l’autore appunta sul suo libro, uno in particolare ha trovato la mia assoluta condivisione. Fidarsi ciecamente delle proiezioni statistiche  significa molto spesso convincersi che possa esistere una tendenza senza cambiamento.

Cerco di spiegare meglio il concetto.

Oggi ancora più di allora (Duff scrisse il libro di statistica più venduto al mondo nel 1954), siamo inondati da proiezioni statistiche che tendono a mostrarci il futuro sulla base dell’andamento del passato.

Lo vediamo continuamente, dalle previsioni dei risultati elettorali, fino a questioni “secolari” sulla demografia o la crescita economica.

Ho notato nell’ultimo lustro un impressionante aumento della produzione di outlook o analisi di mercato da parte delle più importanti società di ricerca finanziarie nei quali si cerca di spiegare l’impatto che deflazione tecnologica o crescita zero della demografia o ancora dell’avvento della robotica nel mondo del lavoro, avranno sul futuro degli investimenti finanziari. Continua a leggere

Il mangiatore di soldi

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Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Rendimento chiama Rendimento

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Prezioso articolo di Michael Batnick sul blog The Irrilevant Investor che va ad arricchire il filone dedicato a quella che Einstein definì l’ottava meraviglia del mondo, ovvero la capitalizzazione composta degli interessi. Ho ricevuto diverse osservazioni in passato sui numeri che vengono utilizzati per creare un’affascinante curva che sale in modo sempre più parabolico verso l’alto con il passare del tempo.

C’è chi dice che è impossibile simulare ad esempio un 6% di rendimento in ogni annata per i prossimi 30 anni. C’è chi dice che certi livelli di rendimento sono troppo elevati alla luce delle valutazioni attuali e sostanzialmente impossibili da raggiungere. Tutto giusto e discutubile, ma qui noi non vogliamo promettere per non mantenere, vogliamo spiegare per capire progettando il futuro con buon senso.

Il grafico riportato sul sito dell’advisor americano mostra l’andamento dell’Etf replicante dello S&P500 in versione total return affiancato dal solo indice di prezzo S&P500. La differenza, dopo 24 anni è notevole, 284%. Ma se i dividendi incassati rappresentano il 46% di questa cifra, da dove arriva il rimanente 238%? Continua a leggere

Il Fattore Tempo

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A luglio dell’anno passato avevamo pubblicato il post “Onde Sismiche”.

Capisco che, in seguito ai recenti e tragici eventi, per alcune persone possa non essere gradevole l’associazione (e me ne scuso fin da subito), però l’articolo serviva in quel momento per chiarire come nel breve periodo cercare di prevedere l’andamento di un asset finanziario risulta essere un’attività molto complicata.

Voglio provare a chiarire ancora meglio il concetto di quanto sia importante il fattore tempo negli investimenti nelle righe successive. Lo farò utilizzando un esempio tratto dal libro di Charles Ellis – Winning the Loser’s Game, 6th edition: Timeless Strategies for Successful Investing

Supponiamo di avere un’azione che oscilla tra 49 € e 50 €, una differenza di 1 € ovvero circa il 2% di movimento intraday.

Sappiamo anche che l’azionario mondiale nel lungo periodo offre tassi di rendimento annui nominali di circa il 9% (numero che cambia a seconda delle medie utilizzate, ma prendo questo tanto per usarlo come esempio). Continua a leggere