Mappa essenziale per raggiungere l’indipendenza finanziaria

La decisione di investire denaro per tanto tempo è un esercizio particolarmente complesso proprio perchè la componente positiva di questo esercizio, ovvero la crescita del capitale generata dalla capitalizzazione composta degli interessi per effetto di rendimenti positivi, ha elevata probabilità di emergere dopo tanti, tantissimi anni.

Per questo è sempre opportuno mappare fin da subito quale tipo di esercizio ci aspetta. Pochi sono i dati che servono, qualche semplice nozione di matematica finanziaria ed un file di Excel.

Prendiamo il reddito da lavoro netto (ho preso un valore medio fisso di 30 mila Euro, ma per perfezionare l’esercizio consiglio di abbinare un tasso di crescita annuo allo stipendio), stimiamo un rendimento reale del nostro investimento (ho deciso di prendere il 3%), stabiliamo una scaletta di percentuali di quanto risparmieremo sul reddito e voilà, il gioco è fatto scalettato per un certo numero di anni di risparmio. Continua a leggere

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Sei un Giovane Investitore? Allora spera in un bel Crash di Mercato!

 

Un vecchio post che vale la pena riproporre oggi. Buona lettura.

Ovviamente il titolo è provocatorio, ma non più di tanto.La tabella che segue è stata pubblicata da Jim O’Shaughnessy ed è molto interessante poiché ci offre due punti di vista diversi circa l’evoluzione dei mercati nel corso della storia.

simulazione decadi large cap usa 1930
Dal 1930 il mercato americano è stato sezionato per decadi fino ad arrivare ai giorni nostri di cui abbiamo vissuto circa la metà del tempo. Ogni decade comincia con 10 mila dollari e, come si può vedere, quella appena chiusa (2000-2009) è stata la peggiore di sempre con il l’investimento sotto di 3 mila dollari dopo una decade. Nel 1950 la stessa cifra iniziale diventò 47 mila dollari alla fine dei 10 anni.
Se le performance dell’azionario per decadi non è uniforme, la volatilità, depurata dal caso limite degli anni 30, tendenzialmente tende sempre ad essere la stessa. Sappiamo mediamente quindi quanto rischiamo, non sappiamo quanto ci ritornerà il mercato.
Conosco tante persone che hanno cominciato ad accumulare denaro tramite PAC, PIC o fondi pensione nel 2000 e di queste molte sono quelle che hanno deciso di ridurre drasticamente la quota di rischio non appena hanno visto tornare il proprio investimento al livello di pareggio. Mi riprendo quello che ho versato perché non voglio ritrovarmi tra 10 anni di nuovo sott’acqua, sono i miei risparmi e non voglio “giocarli” in borsa; questa è la tipica frase che mi sento dire da persone di 40-45 anni che davanti a loro hanno ancora 25 anni di lavoro almeno.Rispetto le opinioni di tutti, ma la domanda è sempre quella, Continua a leggere

La Cicala e la Formica

Torna di moda la cicala e allora perche non riprendere un nostro vecchio post su  la favola di Esopo “la cicala e la formica”.

Volutamente non faccio commenti, ma credo che questo racconto per bambini dovrebbe essere riletto ogni tanto anche dagli adulti.

Tante sono le morali che i vari filosofi hanno astratto da questo racconto nel corso degli anni. Ad esempio quella secondo cui in qualsiasi faccenda, chi vuol evitare dolori e rischi non deve essere negligente. Oppure chi nulla fa, nulla stringe.

Quello che a noi interessa è che buona parte dei concetti espressi nel nostro blog poggiano sui concetti di sacrificio, rinuncia temporanea, pianificazione, orizzonte temporale.

Nella favola di Esopo troviamo tutti questi concetti e per questo vi chiedo semplicemente di riflettere su cosa questo possa significare questo racconto per la vostra vita presente e soprattutto futura. Poi, essendo questo un blog dedicato a finanza personale ed investimenti, collegatela alla quantità (e qualità) del risparmio che state accumulando e tirate le somme. Buona lettura. Continua a leggere

Il pericolo di aspettative troppo alte

Alcune settimane fa la casa di investimento Schroders ha pubblicato un report sulle aspettative di rendimento degli investitori dal quale escono ovviamente delle differenze generazionali di guadagni attesi da investimenti, ma dove soprattutto emerge una perdita di contatto con la realtà trasversale che sta colpendo soprattutto i millennials.

Se il 30% dei millennials preferirebbero investire 1000 dollari in Bitcoin piuttosto che in azioni ed obbligazioni (il che la dice tutta sul livello di cultura finanziaria di questa fetta per i quali la domanda cos’è una cedola o un dividendo è superflua), dal sondaggio Schroders emerge che i nati tra il 1982 e il 1999 si attendono nei prossimi 5 anni rendimenti annui nell’ordine del 11,7%. La generazione 1923-1944 si attende comunque un troppo generoso 8,1%.

Questo presuppone un mercato azionario non solo che non scende mai, ma anche che guadagna ogni anno in doppia cifra per compensare gli infimi livelli offerti ad esempio da un’obbligazione decennale emessa dal Governo Federale americano (2,50% ad oggi).

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Liberi di scegliere

Ben Carlson ha pubblicato sul suo blog  un articolo molto pragmatico su quello che un investitore può fare dopo aver letto, riletto, sentito, risentito che i mercati azionari sono cari. Non vi tedierò ancora con il CAPE di Shiller ormai sopra a quota 30 per la borsa americana.

Prendendo spunto dallo scritto di Ben ed aggiungendo qualche considerazione del vostro autore, senza girarci troppo attorno con supercazzole varie, quando avete paura di essere alla viglia di un ribasso sui mercati azionari avrete la possibilità di scegliere tra:

  • Mettervi in liquidità. Soluzione condivisile, attualmente a rendimento negativo e con la concreta possibilità che il timing non risulti corretto perdendovi per strada altri 20-30-40% di rialzo dell’azionario.
  • Spostare il capitale tutto sui bond. Soluzione con una sua logica di decorrelazione con le azioni. Se l’uno scende, l’altro solitamente sale. Esistono le eccezioni, esistono i rischi riempendosi il portafogli di obbligazioni a rendimento reale in diverse parti del mondo negativo, esistono i rischi di rialzi dei tassi in un contesto di azionario che continua a tirare.
  • Ruotare l’asset allocation sia geograficamente che settorialmente. Scelta condivisibile ed obbligata per chi ha un “home bias” molto forte all’interno del proprio portafogli, scelta rischiosa se fatta in modo netto e mal diversificato.
  • Muovere tatticamente il portafoglio. Per questo servono competenze, fortuna e tanto tempo libero e non sempre il risultato è garantito lato rendimento (lato costi invece sì).
  • Modificare le proprie aspettative (al ribasso scegliendo soluzioni più prudenti) oppure, e questa per me è la soluzione ideale, aumentare il risparmio da dirottare verso l’investimento. La vostra strategia e la vostra asset allocation potranno andare avanti e le vostre aspettative di capitale finale rimarranno le stesse.

Non esistono soluzioni esoteriche per evitare l’inevitabile.

Quando il vento gira ed è contro i vostri investimenti potrete tirare la coperta da una parte scoprendola dall’altra.

Chi promette soluzioni buone per tutte le stagioni vi sta raccontando solo una parte della verità. Realismo e buon senso, sempre.

La regola del 300 per l’indipendenza finanziaria

Nelle settimane scorse mi ha incuriosito un post pubblicato dal blog inglese Monevator. L’oggetto dell’articolo è la cosiddetta regola del 300 utile a chi cerca l’indipendenza finanziaria.

Sinceramente non la conoscevo e, come puntualizza giustamente l’autore, possono esistere strumenti molto più raffinati e scientifici nel determinare il fabbisogno di denaro necessario per vivere senza dover dipendere dal lavoro, ma la semplicità con cui questa regola offre il risultato è un qualcosa che personalmente ho trovato sorprendente.

Cercherò di spiegare questa regola in modo semplice per renderla comprensibile (ed applicabile) a tutti.

Quando si pensa di aver raggiunto la libertà finanziaria è necessario disporre di un capitale adeguato al fine di mantenere lo stesso tenore di vita pre ritiro senza intaccare più di tanto il patrimonio finanziario.

Il primo esercizio da fare è quello di esplicitare il volume mensile medio delle spese sostenute. Prendiamo per esempio 2 mila Euro, ovvero 24 mila Euro in un anno. Continua a leggere

Nuove generazioni, nuovi stili di vita

Il Merrill Edge Report 2017  pubblicato di recente è particolarmente interessante perché mostra i diversi comportamenti ed aspettative che hanno gli investitori americani suddivisi per fascia di età. Pur con i limiti di un’indagine sondaggistica e con le scontate differenze che ogni categoria di età si porta dietro, la spaccatura tra Baby Boomers e Millennials è evidente anche se per entrambi lo scopo di tutto è la cosiddetta indipendenza finanziaria. I significati di queste due parole sono però diversi a seconda della fascia di età.

Il primo elemento che emerge in modo dirompente è il fine che porta gli investitori a risparmiare denaro. I millennials per migliorare il proprio stile di vita, i babyboomers invece per cercare una exit strategy anticipata dal mondo lavorativo. I primi si focalizzano molto meno sul raggiungimento di tradizionali obiettivi come sposarsi o mettere in piedi una famiglia, elementi che hanno rappresentato la stella polare per le generazioni precedenti. Continua a leggere

La campana del rischio – rendimento

Mi piacciono quei post dove le immagini valgono più di mille parole.

Questo grafico è stato estrapolato dal blog dell’autore Daniel P.Egan e tratta l’argomento del rischio e della sua percezione da parte degli investitori.

Assumendo di investire per il 50% in asset azionari con un rendimento medio annuo del 6% ed una volatilità al 17% (il resto del portafoglio è assunto senza rischio), dal grafico possiamo percepire come nei primi anni il rischio di perdite è consistente in termini di numerosità delle rilevazioni, poi con il passare del tempo questa campana si appiattisce fin quasi a stendersi. La parte inferiore della campana (quella delle perdite per intenderci) risulta al decimo anno molto schiacciata e con una numerosità di rilevazioni decisamente bassa.

I pallini rossi indicano poi i percentili di rilevazione delle performance, rispettivamente il 20esimo, il 50esimo e l’80esimo. Già a partire dal settimo anno la statistica comincia ad essere dalla nostra parte con una elevata probabilità di non perdere soldi.

Osservate anche dove arriva la campana finale estremamente schiacciata dal lato positivo e dal lato negativo del ritorno atteso. Non solo probabilità a favore, ma anche potenzialità di guadagno superiori alle perdite.

Certo non possiamo escludere perdite quando investiamo metà del nostro patrimonio in azioni, ma siamo sicuri che vale la pena rinunciare ai potenziali guadagni solo perchè riteniamo, non si sa in base a cosa, che i nostri soldi finiranno sotto la linea dello zero di rendimento?

La Mano Calda

In omaggio al premio Nobel per l’economia Richard Thaler questa settimana il nostro blog ripropone gli articoli nei quali è stato citato l’autore del libro  Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

Se dovessi consigliare a qualcuno due libri da leggere durante le vacanze natalizie non avrei dubbi su questi titoli.

Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci

Richard Thaler – Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

basket

La finanza comportamentale negli ultimi anni sta guadagnando una dignità che fino alla fine del ventesimo secolo non veniva riconosciuta praticamente da nessuno. Due bear market devastanti hanno creato una letteratura molto prolifica che ha cercato di dare una spiegazione più concreta a quello che è successo, e soprattutto al perché la nostra mente non sempre agisce razionalmente, paradigma dell’economia più classica in voga negli anni ’90.

Sono talmente tanti gli argomenti affrontati in questi due libri che diventa difficile scegliere. Se devo fare un esercizio veloce di memoria, mi salta subito in mente la cosiddetta regola della mano calda citata nel libro di Thaler. Continua a leggere

Quando investite dei soldi ricordatevi questo

risk

I consulenti finanziari sono obbligati a profilare un cliente secondo i dettami della normativa MiFID. Nata con propositi nobili, poi trasformata nel solito adempimento burocratico che difficilmente identifica in modo preciso la propensione al rischio di un investitore. Questa propensione cambia con il tempo, cambia con i bisogni, cambia con lo status familiare e cambia per migliaia di altri motivi. Impensabile che un questionario risolva la questione.

Lo so che richiede un piccolo sforzo e sacrificio, ma i migliori consulenti dei vostri investimenti siete voi stessi.

Sapete cosa vi serve e come reagirete di fronte a situazioni negative o anche positive (mai sentito parlare di Euforia irrazionale?). Se non siete in grado di saperlo provate ad immaginarvi in quella situazione. E’ difficile lo so, ma si può tentare.

Sinceramente credo che mettere in modo svogliato crocette su 2-3 pagine di questionario rappresenti un esercizio sterile; sarebbe sufficiente prendere quattro grafici di rispettive asset allocation, ben diversificate e con ognuna un grado di rischio diverso.

Preoccupandoci di avere il database storico più ampio possibile (non certo gli imbarazzanti 2 o 5 anni che si trovano in certe simulazioni), indichiamo ritorni medi (magari anche mediani), i 12 mesi migliori, i 12 mesi peggiori, i migliori 5 o 10 anni, i peggiori 5 o 10 anni. Stendete tutto su un foglio di A4 e servite in tavola. Continua a leggere