I 3 articoli più letti del 2018 su Investireconbuonsenso.com #1

Cominciamo una mini serie dei tre articoli 2018 del nostro blog più letti. Cominciamo con un post quasi profetico…

2018 anno di perdite su tutto? Possibile…

Il 2018 è un anno seriamente a rischio di  chiusura negativa sugli indici azionari ed obbligazionari. In termini di performance trimestrali rolling è già accaduto quest’anno che bond ed azioni vantassero performance negative e Vanguard puntuale ha fornito una serie di riscontri statistici interessanti focalizzati sul mercato americano proprio su queste due asset class.

Negli ultimi 30 anni  (+ primo trimestre 2018) gli indici Msci Usa e Bloomberg Barclays US Aggregate Bond sono stati monitorati nelle loro chiusure mensili. In 363 il bilancio mensile negativo per l’azionario è arrivato 126 volte (34% dei casi), mentre per l’obbligazionario 112 volte (il 31% dei casi). Stupiti vero dal fatto che equity e bond hanno avuto la medesima frequenza di perdite mensili? Continua a leggere

Buon senso di fine anno

Post pre festivo molto breve ad uso e consumo dei nostri lettori di buon senso.

Queste due parole che costituiscono anche il nome del nostro blog, crediamo debbano essere ricordate in momenti di mercato particolarmente complicati come quelli di quest’anno dove veramente pochi investimenti sono riusciti a generare valore.

La società di ricerca Ned Davis ha verificato come in questo 2018 tra le 8 principali asset type di investimento (azionario ed obbligazionario) per la prima volta dal 1972 nessuna di queste ha guadagnato il 5% con un valore mediano che quest’anno si è assestato al -1.69%, il peggiore dagli anni’70.

L’articolo del Sole24Ore del 7 dicembre chiarisce ancora meglio il concetto ai più distratti.

Un anno record quindi che potrebbe al tempo stesso rappresentare per coloro che stanno mettendo cifre più o meno importanti sul mercato con un‘orizzonte temporale di lungo periodo.

Nel nostro piccolo inseriamo due grafici  che possono supportare in modo molto semplice le scelte di un investitore di buon senso (a tal proposito rimandiamo a questo articolo per capire il motivo).

Il primo grafico è quello dell’indice azionario Msci World, ovvero l’indice che replica le azioni mondiali e che può essere tranquillamente “clonato” tramite ETF.

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Bond Emergenti, obbligazioni con rendimento (e rischio) azionario

Vanguard Research ha pubblicato nel mese di agosto un paper molto interessante che nel dettaglio ha analizzato le qualità e i rischi di un investimento con strumenti di replica passiva in obbligazioni emergenti.

Il titolo della ricerca è chiarissimo, “Emerging Market Bonds, a fixed income asset with equity like returns (and risks)”. Investimento quindi con rendimento storici e rischi da azione più che da obbligazione.

Negli ultimi 10 anni le obbligazioni governative emergenti emesse in Dollari hanno generato un rendimento annuo composto di poco superiore al 7%, 4 punti sopra il rendimento dell’obbligazionario mondiale. Sui principali indici obbligazionari emergenti il 66% dei bond è emesso da una decina di nazioni come si vede dalla tabella successiva.

Il debito emergente è prevalentemente investment grade con il 42% di emissioni in hard currency catalogate come “junk”, valore che scende al 37% sulle local currency.

Guardando con lo specchietto retrovisore dal 2002 al 2017 l’investimento in obbligazioni emergenti ha sovraperformanto l’azionario con minore rischio. Continua a leggere

La Lezione Turca (tanto per ricordare)

turchia

Era il 2016 e le cose sono peggiorate parecchio da allora ma come vedrete rileggendo il post certi errori degli investitori sono sempre uguali.

 

L’affare Lira turca si complica e non è questa la sede per ragionamenti di natura geopolitica. Dal punto di vista finanziario però una bella lezioncina anche stavolta l’investitore dovrebbe averla imparata.

L’andamento della Lira turca è stato decisamente deprimente negli ultimi anni. Come evidenziato dagli analisti Forex di Age Italia nel loro ultimo rapporto settimanale, la versione total return di un investimento in Lire Turche (quindi tenendo conto del cambio e delle cedole incassate) negli ultimi 6 anni è stata inesistente.

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Vi siete sbattuti a destra e a manca, avete sopportato la volatilità, avete visto il valore della vostra obbligazione scivolare paurosamente, tutto per avere zero. Anzi mi correggo, meno di zero perché in questi anni l’inflazione italiano ha remato contro di voi. Continua a leggere

Guardate avanti altrimenti inciampate!

Tra gli errori più comuni commessi dagli investitori certamente possiamo annoverare quello del cosiddetto guardare dallo specchietto retrovisore. Con questo si intende la tendenza ad utilizzare le performance del passato come guida per il futuro.

Se un fondo, un’azione o un qualsiasi strumento finanziario realizza performance mirabolanti allora è degno della mia attenzione (ed investimento), se invece ha il segno meno davanti alla performance passata il prodotto viene regolarmente snobbato. I back test sono proprio l’esatto esempio di come distorcere la realtà.

Per chi segue strategie di momentum e quindi fa investimenti con orizzonte temporale di brevissimo periodo, questa logica può anche essere corretta; per chi invece sviluppa investimento con un orizzonte temporale più ampio questa rischia di essere una strategia limitante oltre che non garante dei migliori risultati.

In questi mesi ad esempio l’investimento in fondi o ETF obbligazionari avente come sottostante i bond emergenti è stato al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni degli investitori visto che le perdite sono arrivate a toccare oltre l’8% da inizio anno, come nel caso dell’ETF iShares JPM Em.Bond Eur hedged. Continua a leggere

2018 anno di perdite su tutto? Possibile…

Il 2018 è un anno seriamente a rischio di  chiusura negativa sugli indici azionari ed obbligazionari. In termini di performance trimestrali rolling è già accaduto quest’anno che bond ed azioni vantassero performance negative e Vanguard puntuale ha fornito una serie di riscontri statistici interessanti focalizzati sul mercato americano proprio su queste due asset class.

Negli ultimi 30 anni  (+ primo trimestre 2018) gli indici Msci Usa e Bloomberg Barclays US Aggregate Bond sono stati monitorati nelle loro chiusure mensili. In 363 il bilancio mensile negativo per l’azionario è arrivato 126 volte (34% dei casi), mentre per l’obbligazionario 112 volte (il 31% dei casi). Stupiti vero dal fatto che equity e bond hanno avuto la medesima frequenza di perdite mensili? Continua a leggere

Se anche le obbligazioni perdono come le azioni…

Breve post che ricorda a tutti i naviganti l’importanza di un numerino spesso e volentieri ignorato.

Parliamo di duration che come ben sapete è fondamentale quando costruiamo un portafoglio e vogliamo capire che razza di volatilità (e quindi di rischio di oscillazioni anche negative) dovremo sopportare.

Di questo fondamentale concetto che ogni investitore in obbligazioni dovrebbe essere a conoscenza ne abbiamo parlato qui https://investireconbuonsenso.com/2015/02/22/ha-senso-investire-in-prodotti-a-duration-hedged/

e qui https://investireconbuonsenso.com/2017/08/21/gestire-la-duration-di-un-portafoglio-bond-2/.

Nel mese di maggio sono però successi diversi eventi che dovrebbero ricordare ai più come anche lo obbligazioni possono arrivare a perdere quanto un azione.

Per fare questo vediamo  tre esempi  operativi realmente accaduti nel mese di maggio.

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Valuta forte ed investimenti

I cataloghi dei collocatori di prodotti gestiti sono sempre più ricchi di strumenti a copertura del rischio cambio. La logica è ovviamente quella di ridurre il rischio valutario, estraendo solamente il buono dagli asset sottostanti.

L’ultimo anno ha fatto capire agli investitori cosa vuole dire perdere il 15% sul Dollaro nel giro di un solo anno, sia sull’azionario che sull’obbligazionario. Questo perchè essendo il Dollaro la valuta più scambiata al mondo, una buona fetta degli indici azionari internazionali o delle emissioni obbligazionarie sono appunto denominati e scambiati in Dollari. La democrazia di un’oscillazione valutaria è totale. Se compro un Treasury americano o lo S&P500, un -10% è uguale sia per l’obbligazione che per l’azione.

Servendomi dell’ottimo sito PortfolioVisualizer ho cercato di capire cosa è successo dal 1999 al 2017 per i bond globali hedged (ovvero coperti) e quelli non hedged (quindi aperti al rischio cambio). Ovviamente essendo il sito di origine  americana la copertura dal rischio di cambio è legato alle valute diverse dal Dollaro.

In questi 18 anni di analisi non ci sono grandi dubbi. Per un investitore tenere aperto il rischio cambio ha più che raddoppiato la volatilità, quasi raddoppiato il drawdown e portato ad un rendimento annuo leggermente inferiore. Esattamente ciò che gli studi accademici ci dicono da tempo.

Nel lungo periodo i cambi non fanno la differenza se non aumentando la volatilità dei rendimenti di portafoglio.

Fonte: PortfolioVisualizer

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Conoscere il proprio nemico

L’inflazione è uno dei peggiori nemici dell’investitore (rendimento nominale vs rendimento reale), ma anche dello Stato esattore fiscale. Ora vi spiego perché, ma perdonatemi se virtualmente sorrido ogni volta che sento dire (anche a presunti esperti del settore finanziario), che gli attuali tassi di interesse impediscono qualsiasi forma di investimento sul mercato obbligazionario perché non redditizi. Redditizi per chi?

Ma andiamo con ordine, l’esempio è tanto semplice quanto concreto. Se investo in un’obbligazione al prezzo di 100 e cedola nominale del 4% ottengo per l’appunto un rendimento del 4%. Lo Stato mi chiede, all’atto di riscossione della cedola, il 12,5% se abbiamo investito in titolo di Stato o sovranazionale, il 26% se trattasi di bond corporate.

Quindi lo 0,50% nella migliore delle ipotesi va in tasse riducendo il mio rendimento nominale a 3,5%. Se al termine del primo anno l’inflazione risultasse del 4% noi investitori dovremmo restituire tutto il guadagno (3,50%) più 50 punti base (0,50%) visto che il mio potere d’acquisto si sarebbe ridotto dello 0,50%.

Alla fine della partita investitore -0,50%, Stato +0,50%. Continua a leggere

Gestire la Duration di un Portafoglio Bond

Il concetto di duration abbiamo già cercato di spiegarlo in occasione di questo articolo e lo ricorderemo spesso, deve essere uno dei parametri centrali sui quali si basano le scelte di investimento obbligazionario da parte di ogni risparmiatore. Lo ricordiamo comunque per i ritardatari; la duration esprime la durata media di un’obbligazione, ovvero quanto tempo sarà necessario per rientrare dall’investimento considerando i flussi di cassa attesi. La duration modificata invece esprime grossolanamente di quanto varierà il prezzo di un bond o un portafoglio di bonds per effetto di una determinata variazione nei tassi di interesse.

duration
Come si vede dal grafico riportato qui sotto, la duration media di un portafoglio Aggregate (ovvero un mix di governativi e corporate in questo caso solo americani) muta nel tempo per effetto di quelli che sono i tassi di mercato di un preciso momento storico, con questo indicatore che nel corso degli anni non è quasi mai stato a duration 4.6, ovvero la media degli ultimi 25 anni.

duration1Visto che siamo ai minimi storici come rendimenti ecco che la duration di un indice Us Aggregate sta toccando i suoi livelli più alti da quando viene misurata. Al 31 dicembre l’ETF Ishares Us Core Aggregate Bond aveva una duration di 5.2 il che significa che per 100 punti base di rialzo nei rendimenti un investitore dovrebbe attendersi mediamente un calo dei prezzi di circa il 5,2%.

Per chi quindi vuole portare avanti una strategia obbligazionaria diventa fondamentale conoscere Continua a leggere