La difficile scelta di quanto versare al Fondo Pensione

In omaggio al premio Nobel per l’economia Richard Thaler questa settimana il nostro blog ripropone gli articoli nei quali è stato citato l’autore del libro  Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

Quando si pensa all’apertura di un fondo pensione generalmente la maggior parte delle persone lo fa con lo stesso approccio utilizzato per il regime alimentare o l’attività fisica. Da domani mi metto a dieta o mangio meglio, da domani faccio più movimento e sport, da domani risparmio di più per la mia pensione.

Questa forma di autodisciplina le statistiche purtroppo dimostrano che non funzionano.

Dal Sole24Ore del 9 giugno 2016

I lavoratori iscritti a forme di previdenza integrativa hanno raggiunto nel 2015 quota 7,2 milioni con un aumento del 12,1% sul 2014. Lo rileva la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) spiegando che nell’anno sono aumentati anche coloro che hanno interrotto il versamento dei contributi passando da 1,6 milioni nel 2014 a 1,8 milioni, in pratica un quarto degli iscritti complessivi.

Numeri modesti che appaiono ancora più incredibili se si pensa che, almeno per i lavoratori dipendenti, l’adesione al fondo viene premiata con un contributo aziendale pari ad una percentuale dello stipendio. In pratica è come rifiutare un aumento di stipendio.

Detto questo, un’altra grande criticità che incontrano i lavoratori è la scelta della percentuale di denaro da destinare al fondo pensione. Le percentuali scelte hanno più un carattere di estrazione casuale di un numero che non un ragionato pensiero di programmazione. Molti scelgono lo 0,5% (il minimo) dello stipendio per sentirsi a posto con la coscienza, ma nello stesso tempo non vogliono incidere troppo sullo stipendio che incassano ogni mese in busta paga. Altri scelgono il classico numero rotondo (1%, 2%, 3%), pochissimi scelgono la doppia cifra (dal 10% al 15%). Continua a leggere

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Cari ragazzi vi spiego come costruire la pensione minima da 650 Euro al mese

Nei giorni scorsi il Governo italiano ha fatto trapelare la possibilità che i giovani lavoratori potranno contare su assegni minimi di pensione a partire da 650 Euro qualora la carriera lavorativa non dovesse permettere il versamento di contributi previdenziali sufficienti. Qui la notizia .

A parte il fatto che dire 650 Euro nel 2017 non è la stessa cosa di dire 650 Euro nel 2067 (+70 anni) per effetto dell’inevitabile erosione del potere d’acquisto da parte dell’inflazione, avere poi la certezza del diritto previdenziale in Italia richiede un forte atto di fede. Allora perchè non crearsi da sè un assegno minimo di mantenimento.

Ho fatto una semplice simulazione. Investendo per 45 anni a partire dai 25 anni (quindi arriviamo a 70 anni) 100 Euro al mese aumentati del 2% ogni anno per compensare l’inflazione e stabilendo  un rendimento netto annuo medio del 3%, all’età di 70 anni avremo a disposizione circa 166 mila Euro. Continua a leggere

Quando arriverà il momento di sedersi in panchina

Avete mai pensato a quanto denaro riuscirete ad incassare lavorando per 40 anni con stipendio costante? Ognuno può mettersi a tavolino e fare i suoi conti. Lasciamo perdere i concetti di attualizzazione dei flussi di cassa che correttamente qualche lettore esperto di matematica finanziaria potrebbe fare emergere, quello che interessa qui è focalizzarsi sulla filosofia del concetto di lavoro.

Il nostro personale capitale umano è legato alla capacità di produrre beni o servizi. Queste abilità sono acerbe e spesso inesplorate da giovani, ma grazie a talento, formazione ed anche fortuna crescono nel tempo. Possiamo migliorare il nostro “valore di mercato” studiando ed approfondendo.

Il tempo però è anche crudele e più ci si avvicina alla data della pensione, più il nostro capitale umano, inteso come capacità di generare nuova ricchezza, si affievolisce per un semplice effetto di invecchiamento. L’esperienza ha un valore certo, ma l’anagrafe presenta il conto.

Come in una squadra di calcio quando si superano i 35 anni la panchina diventa sempre più frequente. In alternativa possiamo accontentarci di ottenere ingaggi più bassi giocando in squadre minori.

Ecco a cosa serve il capitale finanziario. Continua a leggere

Buona idea per pensionati in cerca di rendita

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Nei giorni scorsi nel post “La strategia del Dividendo” abbiamo cercato di spiegare le principali strategie legate appunto al dividendo ed applicabili nel mondo dell’azionario. La nostra preferenza era andata alla strategia legata alla crescita sistematica del dividendo, questo a discapito della semplice presenza del dividendo o del rapporto dividendo/prezzo più elevato.

In tal senso proprio a inizio dicembre una bella analisi di S&P Dow Jones Index  è andata a confermare molte delle idee che già avevamo formulato in quella sede.

Interessante la prima tabella che mostra come in un ambiente volatile le società appartenenti al paniere Aristocrats tendono a mostrare una decisa tendenza a sovraperformare, sia l’indice generale che quello High Dividend costituito dalle società a maggiore rendimento da dividendo in rapporto al prezzo. La cosa interessante è che storicamente, anche in regimi di bassa volatilità, queste società sono capaci di creare una performance superiore all’indice generale.

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La difficile scelta di quanto versare al Fondo Pensione

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Quando si pensa all’apertura di un fondo pensione generalmente la maggior parte delle persone lo fa con lo stesso approccio utilizzato per il regime alimentare o l’attività fisica. Da domani mi metto a dieta o mangio meglio, da domani faccio più movimento e sport, da domani risparmio di più per la mia pensione.

Questa forma di autodisciplina le statistiche purtroppo dimostrano che non funzionano.

Dal Sole24Ore del 9 giugno 2016

I lavoratori iscritti a forme di previdenza integrativa hanno raggiunto nel 2015 quota 7,2 milioni con un aumento del 12,1% sul 2014. Lo rileva la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) spiegando che nell’anno sono aumentati anche coloro che hanno interrotto il versamento dei contributi passando da 1,6 milioni nel 2014 a 1,8 milioni, in pratica un quarto degli iscritti complessivi.

Numeri modesti che appaiono ancora più incredibili se si pensa che, almeno per i lavoratori dipendenti, l’adesione al fondo viene premiata con un contributo aziendale pari ad una percentuale dello stipendio. In pratica è come rifiutare un aumento di stipendio.

Detto questo, un’altra grande criticità che incontrano i lavoratori è la scelta della percentuale di denaro da destinare al fondo pensione. Le percentuali scelte hanno più un carattere di estrazione casuale di un numero che non un ragionato pensiero di programmazione. Molti scelgono lo 0,5% (il minimo) dello stipendio per sentirsi a posto con la coscienza, ma nello stesso tempo non vogliono incidere troppo sullo stipendio che incassano ogni mese in busta paga. Altri scelgono il classico numero rotondo (1%, 2%, 3%), pochissimi scelgono la doppia cifra (dal 10% al 15%). Continua a leggere

Un semplice test da fare in tempo di APE

dubbio

Nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo in cui proponeva ai suoi lettori di fare due semplici test prima di decidere di andare in pensione.

Ecco il primo. Ottenete un rimborso fiscale di 1000 $; decidete se volete ricevere i soldi immediatamente oppure aspettare 10 mesi e ricevere 1100$. Quale scelta avete fatto?

Ora andiamo al secondo test: Ottenete sempre un rimborso fiscale di 1000$. Avete due opzioni, ricevere 1000$ dopo 18 mesi oppure 1100$ dopo 28 mesi.

Ok riflettete bene ed esprimete la vostra preferenza.

I test sono evidentemente identici, ponendo a disposizione gli stessi importi. Ciò che cambia è il numero di mesi in gioco visto che la seconda opzione fa partire il tutto dopo 18 mesi, mentre la prima opzione offre un appagamento immediato.

Adesso che avete risposto vi chiederete che significato hanno le vostre risposte. La chiave di tutto sta nella misurazione della consistenza della preferenza temporale. Un persona “consistent” risponde indifferentemente alla prima e alla seconda domanda. Coerentemente sceglie la prima opzione di entrambe oppure la seconda di entrambe. Continua a leggere

So quello che non voglio

In uno dei post apparso sul sito realinvestmentadvice.com, l’autore Lance Roberts, commentando l’enorme problema demografico a cui il mondo occidentale sta andando incontro, ha pubblicato due tabelle molto interessanti. Seppur datati 2013, questi grafici mostrano la quantità di risparmio disponibile per i cittadini americani mettendoli a confronto con l’ammontare di denaro che previdenti cittadini hanno messo invece in un fondo pensione.

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Impressionante vedere come la media generale dei lavoratori senza “retirement account” possieda appena 2.500 Dollari, ma ancora più incredibile è vedere come coloro che sono nella fascia 55-64 possiede mediamente 14.500 Dollari, contro gli oltre 100 mila di chi è possessore di fondo pensione.

Con le politiche di welfare che, per effetto di debiti pubblici sempre più alti tenderanno ad essere in futuro meno “generose” in Europa, trovarsi impreparati nel momento della vita in cui i gesti lavorativi cominciano  ad essere sempre meno produttivi, è una follia totale. Continua a leggere

Fattore di crescita

scala

La curva di crescita tipica di un uomo o donna prevede solitamente un aumento dell’altezza fino ai 16-20 anni, seguita da una stabilizzazione fino ai 50 anni, per poi cominciare una lenta involuzione (nel senso di graduale riduzione dell’altezza) per effetto dell’invecchiamento di alcune parti delle corpo (ad esempio la colonna vertebrale, i dischi intervertebrali, ecc…).

Sulla base di questo ciclo della vita abbiamo voluto provare a fare un gioco con i nostri risparmi.

Crescita fino a 20 anni tramite un banale piano di accumulo. Stop dei versamenti dai 20 ai 50 anni. Prelievo graduale del capitale accumulato fino ai 90 anni. I risultati credo vi stupiranno.

Cominciamo.

0-20 anni

Versando 100 Euro al mese fin dalla nascita ed incrementando ogni anno l’importo versato del 2% per neutralizzare l’effetto inflazione futura (assumendo il target Bce come riferimento), a 20 anni avremo un capitale risparmiato di 29.156 Euro. Questo importo investito sui mercati finanziari nel durante del percorso diventerà 49.208 Euro se il rendimento annuo composto sarà stato del 5%. Continua a leggere

Sacrificio o Beneficio?

Libro consigliato per l’estate: Richard Thaler – Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

Molto spesso un investitore, soprattutto giovane, fatica a trovare le giuste motivazioni per far partire un piano di investimento di lungo periodo o anche solo per accantonare un po’ di denaro da utilizzare nel momento del bisogno.
Fino a qualche anno fa si potevano fare simulazioni in cui utilizzare rendimenti offerti da emittenti, in quel momento considerati “free risk”, del 4/5%. Titoli di stato, buoni postali, obbligazioni corporate di alta qualità, era molto facile fare progetti basandosi sui rendimenti attesi con il senno di poi molto interessanti i quali, grazie al benefico effetto della capitalizzazione composta, avrebbero accresciuto e non di poco il capitale nel corso degli anni. Non prendo qui in considerazione l’inefficacia di certe simulazioni se fatte non tenendo in dovuta considerazione l’inflazione, ma al giorno d’oggi anche questo “incentivo” di rendimento ad investire è venuto meno se non al prezzo di rischiare decisamente di più e comunque senza prodotti a capitale garantito.
Ed allora ecco che nel momento in cui si decide di risparmiare e poi investire sui mercati finanziari si vede il processo come un sacrificio, come un atto di rinuncia a qualche beneficio immediato. Da qui la domanda sacrificio o beneficio? Continua a leggere

Giochi Matematici per Ragazzi e Pensionati

Libro consigliato per l’estate: Nate Silver – Il segnale e il rumore. Arte e scienza della previsione

La percezione di quanto possa essere importante cominciare a risparmiare ed investire molto presto anagraficamente parlando oppure la necessità di proteggere i propri capitali quando si giunge nella fase di godimento del risparmio accumulato a volte risulta poco prioritaria nella mente dei risparmiatori.
Con qualche semplice esempio matematico cerchiamo di dimostrare come basta solo un po’ di buon senso per arrivare a capire questi concetti.
Prendiamo ad esempio i rendimenti annui della borsa americana degli ultimi 15 anni. Supponiamo di partire con un capitale di 100 mila Euro tenendo investito fino a scadenza senza prelevare o apportare ulteriore denaro. La tabella di sinistra mostra la progressione del montante fino al 31 dicembre 2014; 186.428 Euro per un rendimento annuo medio del 6,1%. Continua a leggere