Buona idea per pensionati in cerca di rendita

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Nei giorni scorsi nel post “La strategia del Dividendo” abbiamo cercato di spiegare le principali strategie legate appunto al dividendo ed applicabili nel mondo dell’azionario. La nostra preferenza era andata alla strategia legata alla crescita sistematica del dividendo, questo a discapito della semplice presenza del dividendo o del rapporto dividendo/prezzo più elevato.

In tal senso proprio a inizio dicembre una bella analisi di S&P Dow Jones Index  è andata a confermare molte delle idee che già avevamo formulato in quella sede.

Interessante la prima tabella che mostra come in un ambiente volatile le società appartenenti al paniere Aristocrats tendono a mostrare una decisa tendenza a sovraperformare, sia l’indice generale che quello High Dividend costituito dalle società a maggiore rendimento da dividendo in rapporto al prezzo. La cosa interessante è che storicamente, anche in regimi di bassa volatilità, queste società sono capaci di creare una performance superiore all’indice generale.

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La difficile scelta di quanto versare al Fondo Pensione

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Quando si pensa all’apertura di un fondo pensione generalmente la maggior parte delle persone lo fa con lo stesso approccio utilizzato per il regime alimentare o l’attività fisica. Da domani mi metto a dieta o mangio meglio, da domani faccio più movimento e sport, da domani risparmio di più per la mia pensione.

Questa forma di autodisciplina le statistiche purtroppo dimostrano che non funzionano.

Dal Sole24Ore del 9 giugno 2016

I lavoratori iscritti a forme di previdenza integrativa hanno raggiunto nel 2015 quota 7,2 milioni con un aumento del 12,1% sul 2014. Lo rileva la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) spiegando che nell’anno sono aumentati anche coloro che hanno interrotto il versamento dei contributi passando da 1,6 milioni nel 2014 a 1,8 milioni, in pratica un quarto degli iscritti complessivi.

Numeri modesti che appaiono ancora più incredibili se si pensa che, almeno per i lavoratori dipendenti, l’adesione al fondo viene premiata con un contributo aziendale pari ad una percentuale dello stipendio. In pratica è come rifiutare un aumento di stipendio.

Detto questo, un’altra grande criticità che incontrano i lavoratori è la scelta della percentuale di denaro da destinare al fondo pensione. Le percentuali scelte hanno più un carattere di estrazione casuale di un numero che non un ragionato pensiero di programmazione. Molti scelgono lo 0,5% (il minimo) dello stipendio per sentirsi a posto con la coscienza, ma nello stesso tempo non vogliono incidere troppo sullo stipendio che incassano ogni mese in busta paga. Altri scelgono il classico numero rotondo (1%, 2%, 3%), pochissimi scelgono la doppia cifra (dal 10% al 15%). Continua a leggere

Un semplice test da fare in tempo di APE

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Nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo in cui proponeva ai suoi lettori di fare due semplici test prima di decidere di andare in pensione.

Ecco il primo. Ottenete un rimborso fiscale di 1000 $; decidete se volete ricevere i soldi immediatamente oppure aspettare 10 mesi e ricevere 1100$. Quale scelta avete fatto?

Ora andiamo al secondo test: Ottenete sempre un rimborso fiscale di 1000$. Avete due opzioni, ricevere 1000$ dopo 18 mesi oppure 1100$ dopo 28 mesi.

Ok riflettete bene ed esprimete la vostra preferenza.

I test sono evidentemente identici, ponendo a disposizione gli stessi importi. Ciò che cambia è il numero di mesi in gioco visto che la seconda opzione fa partire il tutto dopo 18 mesi, mentre la prima opzione offre un appagamento immediato.

Adesso che avete risposto vi chiederete che significato hanno le vostre risposte. La chiave di tutto sta nella misurazione della consistenza della preferenza temporale. Un persona “consistent” risponde indifferentemente alla prima e alla seconda domanda. Coerentemente sceglie la prima opzione di entrambe oppure la seconda di entrambe. Continua a leggere

So quello che non voglio

In uno dei post apparso sul sito realinvestmentadvice.com, l’autore Lance Roberts, commentando l’enorme problema demografico a cui il mondo occidentale sta andando incontro, ha pubblicato due tabelle molto interessanti. Seppur datati 2013, questi grafici mostrano la quantità di risparmio disponibile per i cittadini americani mettendoli a confronto con l’ammontare di denaro che previdenti cittadini hanno messo invece in un fondo pensione.

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Impressionante vedere come la media generale dei lavoratori senza “retirement account” possieda appena 2.500 Dollari, ma ancora più incredibile è vedere come coloro che sono nella fascia 55-64 possiede mediamente 14.500 Dollari, contro gli oltre 100 mila di chi è possessore di fondo pensione.

Con le politiche di welfare che, per effetto di debiti pubblici sempre più alti tenderanno ad essere in futuro meno “generose” in Europa, trovarsi impreparati nel momento della vita in cui i gesti lavorativi cominciano  ad essere sempre meno produttivi, è una follia totale. Continua a leggere

Fattore di crescita

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La curva di crescita tipica di un uomo o donna prevede solitamente un aumento dell’altezza fino ai 16-20 anni, seguita da una stabilizzazione fino ai 50 anni, per poi cominciare una lenta involuzione (nel senso di graduale riduzione dell’altezza) per effetto dell’invecchiamento di alcune parti delle corpo (ad esempio la colonna vertebrale, i dischi intervertebrali, ecc…).

Sulla base di questo ciclo della vita abbiamo voluto provare a fare un gioco con i nostri risparmi.

Crescita fino a 20 anni tramite un banale piano di accumulo. Stop dei versamenti dai 20 ai 50 anni. Prelievo graduale del capitale accumulato fino ai 90 anni. I risultati credo vi stupiranno.

Cominciamo.

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Versando 100 Euro al mese fin dalla nascita ed incrementando ogni anno l’importo versato del 2% per neutralizzare l’effetto inflazione futura (assumendo il target Bce come riferimento), a 20 anni avremo un capitale risparmiato di 29.156 Euro. Questo importo investito sui mercati finanziari nel durante del percorso diventerà 49.208 Euro se il rendimento annuo composto sarà stato del 5%. Continua a leggere

Sacrificio o Beneficio?

Libro consigliato per l’estate: Richard Thaler – Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

Molto spesso un investitore, soprattutto giovane, fatica a trovare le giuste motivazioni per far partire un piano di investimento di lungo periodo o anche solo per accantonare un po’ di denaro da utilizzare nel momento del bisogno.
Fino a qualche anno fa si potevano fare simulazioni in cui utilizzare rendimenti offerti da emittenti, in quel momento considerati “free risk”, del 4/5%. Titoli di stato, buoni postali, obbligazioni corporate di alta qualità, era molto facile fare progetti basandosi sui rendimenti attesi con il senno di poi molto interessanti i quali, grazie al benefico effetto della capitalizzazione composta, avrebbero accresciuto e non di poco il capitale nel corso degli anni. Non prendo qui in considerazione l’inefficacia di certe simulazioni se fatte non tenendo in dovuta considerazione l’inflazione, ma al giorno d’oggi anche questo “incentivo” di rendimento ad investire è venuto meno se non al prezzo di rischiare decisamente di più e comunque senza prodotti a capitale garantito.
Ed allora ecco che nel momento in cui si decide di risparmiare e poi investire sui mercati finanziari si vede il processo come un sacrificio, come un atto di rinuncia a qualche beneficio immediato. Da qui la domanda sacrificio o beneficio? Continua a leggere

Giochi Matematici per Ragazzi e Pensionati

Libro consigliato per l’estate: Nate Silver – Il segnale e il rumore. Arte e scienza della previsione

La percezione di quanto possa essere importante cominciare a risparmiare ed investire molto presto anagraficamente parlando oppure la necessità di proteggere i propri capitali quando si giunge nella fase di godimento del risparmio accumulato a volte risulta poco prioritaria nella mente dei risparmiatori.
Con qualche semplice esempio matematico cerchiamo di dimostrare come basta solo un po’ di buon senso per arrivare a capire questi concetti.
Prendiamo ad esempio i rendimenti annui della borsa americana degli ultimi 15 anni. Supponiamo di partire con un capitale di 100 mila Euro tenendo investito fino a scadenza senza prelevare o apportare ulteriore denaro. La tabella di sinistra mostra la progressione del montante fino al 31 dicembre 2014; 186.428 Euro per un rendimento annuo medio del 6,1%. Continua a leggere

Meglio Una Gallina Domani (ed Un Uovo Oggi)

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Nei giorni scorsi stavo navigando su qualche forum di finanza per cercare una risposta ad un quesito. Poi mi sono imbattuto in questa discussione.

Nobilissima iniziativa anche solo quella di ragionare su una forma di accumulo di capitale per i bambini fin dalla tenera età, ma  che purtroppo in Italia è ancora molto acerba e soprattutto basata su  motivazioni non sempre corrette.

Nella discussione del forum si arriva sempre a vedere il fondo pensione come un prodotto dal quale estrarre valore solamente per effetto degli indubbi benefici fiscali,  mai però come mezzo utile per accumulare in modo progressivo un capitale in forma automatica (in alcuni casi anche con il vantaggio del contributo aggiuntivo del datore di lavoro).

Vero che i versamenti ai fondi pensione anche per familiari a carico sono fiscalmente deducibili fino a poco più di 5 mila Euro ed è vero che, per chi ha aliquote fiscali Irpef elevate (sicuramente dal 38% in su), i benefici non sono irrilevanti visto che il riscatto, anche solo parziale,  presenta aliquote comunque inferiori e perciò vantaggiose per l’aderente. Continua a leggere

Sei Consigli per la Pensione Futura

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Qualche anno fa in un’indagine curata da HSBC  dal titolo “The future of retirement” (qui l’ultima edizione ) il campione intervistato indicò  i migliori consigli ricevuti nel corso della vita lavorativa ed in grado di generare il maggior impatto positivo sulla propria posizione pensionistica privata futura.

Vogliamo elencare di seguito questi concetti perché ci paiono di assoluto buon senso:

  • Cominciare a risparmiare in giovane età. Questo consiglio è stato votato dal 53% dei partecipanti.
  • Cominciare a risparmiare un piccolo importo di denaro con regolarità. Questo consiglio è stato votato dal 45% dei partecipanti il sondaggio.
  • Non spendere ciò che non si possiede. Anche in questo caso il 45% ha individuato in questo fattore un ottimo consiglio finanziario per avere un capitale adeguato nella fase di ritiro.
  • Acquistare la casa di proprietà solo quando ogni individuo/famiglia se lo può permettere. Il 40% degli intervistati ha individuato in questo fattore un punto di forza per non accendere debiti non sostenibili nel tempo.
  • Acquistare solo ciò che serve veramente. Il 36% pensa che fare acquisti consapevoli e ragionati possa rappresentare un buon consiglio da dare soprattutto ai giovani.
  • Sviluppare un piano finanziario per il lungo periodo. Per il 34% degli intervistati questo è stato un eccellente consiglio che hanno ricevuto nel corso della vita.

Ovviamente potrebbero esserci altre indicazioni (costi, asset allocation, grado di rischio, ecc…) ma crediamo che per un approccio di base cominciare a lavorare su questo materiale, soprattutto in Italia dove l’alfabetizzazione finanziaria è molto bassa, possa rappresentare un ottimo punto di partenza per ritirarsi dal mondo del lavoro a tempo debito e con maggiore serenità.

Leggi anche: Qualche pillola di buon senso

Ma quanto capitale mi servirà quando sarò in pensione?

Non Tutti i Rendimenti sono Uguali

Per ovvi motivi di semplificazione, nelle nostre simulazioni  adottiamo spesso un valore di rendimento annuo composto (Cagr) stimando che lo stesso rimanga costante per tutto il tempo. Quando però si costruisce un portafoglio di investimento non basato su un singolo titolo o su un paniere di titoli con cedola fissa/zero coupon (i quali offrono una certezza di rendimento lineare fino alla scadenza), ragionare come se si ottenesse ogni anno un rendimento identico per determinare un montante finale non necessariamente determina un risultato corretto. Le delusioni (o le sorprese) potrebbero essere dietro l’angolo.

Il motivo è ovvio. Durante gli anni si registrano fenomeni di volatilità che fanno salire o scendere il valore del portafoglio, influenzando la macchina della capitalizzazione composta ed il suo output finale.

A questo tipo di problema ha dato evidenza questo post http://gersteinfisher.com/viewpoints/when-is-a-7-return-not-a-7-return-answer-most-of-the-time/ . Continua a leggere