Investire Con Buon Senso anche su Facebook!

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Come il 2016, anche il 2017 parte con una novità per il nostro blog.

L’anno scorso l’esordio su Twitter,  quest’anno sbarchiamo anche su Facebook.

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Buona lettura!

Le previsioni degli “esperti” di Wall Street per il 2017

Consueto post di aggiornamento sull’outook 2017 dei principali strategist delle case d’affari americane.

Ovviamente incentrato sugli Stati Uniti, il sondaggio di Barron’s (che potete leggere in dettaglio qui) sembra indicare un coro unanime di rialzoazionario medio compreso tra il 4% e il 6% per lo S&P500. Ovviamente nessuno si sogna di andare contro alla tendenza dominante pronosticando cali.

Sul fronte tassi di interesse stranamente quest’anno nessuno si spinge a pronosticare altri rialzi nei rendimenti decennali. Stranamente perchè arriviamo da diverse annate in cui questi strategist prevedevano rialzo poi risultati un’utopia.

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A livello settoriale l’Health Care (ovvero i farmaceutici + cura della persona) sembrano essere il settore preferito da quasi tutti gli strategist nel 2017.

Staremo a vedere cosa azzeccherano e cosa no. Ma ricordatevi che la monetina sapete lanciarla anche voi!

A questo punto il Team di InvestireConBuonSenso si prende una pausa di qualche giorno. Approfittiamo dell’occasione per augurare virtualmente a tutti i lettori del blog tantissimi auguri di Buon Natale!!

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La difficile scelta di quanto versare al Fondo Pensione

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Quando si pensa all’apertura di un fondo pensione generalmente la maggior parte delle persone lo fa con lo stesso approccio utilizzato per il regime alimentare o l’attività fisica. Da domani mi metto a dieta o mangio meglio, da domani faccio più movimento e sport, da domani risparmio di più per la mia pensione.

Questa forma di autodisciplina le statistiche purtroppo dimostrano che non funzionano.

Dal Sole24Ore del 9 giugno 2016

I lavoratori iscritti a forme di previdenza integrativa hanno raggiunto nel 2015 quota 7,2 milioni con un aumento del 12,1% sul 2014. Lo rileva la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) spiegando che nell’anno sono aumentati anche coloro che hanno interrotto il versamento dei contributi passando da 1,6 milioni nel 2014 a 1,8 milioni, in pratica un quarto degli iscritti complessivi.

Numeri modesti che appaiono ancora più incredibili se si pensa che, almeno per i lavoratori dipendenti, l’adesione al fondo viene premiata con un contributo aziendale pari ad una percentuale dello stipendio. In pratica è come rifiutare un aumento di stipendio.

Detto questo, un’altra grande criticità che incontrano i lavoratori è la scelta della percentuale di denaro da destinare al fondo pensione. Le percentuali scelte hanno più un carattere di estrazione casuale di un numero che non un ragionato pensiero di programmazione. Molti scelgono lo 0,5% (il minimo) dello stipendio per sentirsi a posto con la coscienza, ma nello stesso tempo non vogliono incidere troppo sullo stipendio che incassano ogni mese in busta paga. Altri scelgono il classico numero rotondo (1%, 2%, 3%), pochissimi scelgono la doppia cifra (dal 10% al 15%). Continua a leggere

10 anni di REIT, dall’altare alla polvere e ritorno

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L’aggiornamento trimestrale sull’andamento del mercato dei REIT ( ovvero di quegli indici che replicano l’andamento delle società impegnate nel settore immobiliare) da parte della società di indici S&P,  ci offre la possibilità di fare il punto su una componente di portafoglio che, seppur in modo residuale, a nostro modo di vedere deve sempre trovare spazio all’interno di un paniere di investimento, anche in una fase di rendimenti crescenti come quella di queste ultime settimane.

Interessanti dividendi (soprattutto in tempi comunque di magra per i bond holders) abbinati alla capacità di proteggere il capitale dall’inflazione fanno sì che il mercato dei REIT rappresenti un buon compromesso tra mercato azionario e inflation linked.

L’estratto del rapporto che pubblichiamo di seguito offre uno spaccato di cosa hanno restituito a livello mondiale gli investimenti nel settore immobiliare lato REIT. Soprattutto il periodo 10 anni è importante perché incorpora l’apice della bolla speculativa, la deflagrazione ed il recupero. Continua a leggere

Investire con Buon Senso va in Vacanza!

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Finalmente ci risiamo, torna il mese di agosto e i blogger di Investire con Buon Senso se ne vanno in giro per il mondo sospendendo le consuete pubblicazioni.

E’ il momento di mettere a frutto un altro dei nostri Travel Plan faticosamente accumulati negli anni. Obiettivo centrato e, per quello che riguarda  il sottoscritto, avete già capito la destinazione.

Questo era lo scopo del Travel Plan creato qualche anno fa acquistando obbligazioni sovranazionali in valuta norvegese e a questo i soldi accumulati dovranno essere indirizzati.

Programmazione e risparmio rappresentano la preparazione faticosa ma piacevole ad un evento che quando arriva ti riempie però di orgoglio.

Ringrazio tutti i lettori che hanno continuato a seguirci. Il blog cresce, ma la cosa che più ci rallegra sono gli attestati di stima che ogni tanto qualcuno di voi ci comunica via mail. Anche critiche ci mancherebbe, ma quelle sono sempre costruttive!

Come l’anno scorso ripetiamo l’esperienza della riprogrammazione estiva degli articoli più letti del 2015-2016.

E proprio perchè non vi lasciamo completamente orfani, come  sempre mi raccomando, linkate i nostri articoli e girateli ai vostri amici in vacanza!!

A parte gli scherzi, auguri a tutti di buone vacanze e a settembre torneremo con articoli  nuovi, spero interessanti e ricchi di spunti per la vita quotidiana.

E come sempre Buon Investimento a tutti e che sia di Buon Senso!

P.S. Vi aggiorniamo sull’andamento dei portafogli di Archeowealth e Geowealth.

Il primo fa segnare un onorevole +3.75% da inizio anno ed un rotondo 10% dal primo gennaio 2015. Asset allocation invariata con un 10% di cash pronto ad entrare sui mercati se si creeranno le giuste condizioni.

Il portafoglio di Geowealth procede con la consueta riallocazione mensile. L’incremento graduale dell’azionario dei mesi scorsi porta i suoi frutti con un rendimento che da inizio anno è del 4.35%. Il modello incrementa ancora la quota di azioni portandole al 43% con un 15% che rimane in liquidità.

La Lezione della Brexit

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In altre occasioni abbiamo parlato di “lezioni”  che eravamo in grado di ricavare da eventi straordinari sui mercati. Il collasso cinese dell’estate scorsa o la rivalutazione a sorpresa del Franco svizzero. La Brexit è però un evento talmente importante e dagli esiti imprevedibili che sarebbe presuntuoso cercare di trarre delle conclusioni così a caldo. Come abbiamo però espresso opinioni (speriamo) di buon senso prima cerchiamo di farlo anche adesso in un momento decisamente storico.

Il popolo britannico ha deciso di uscire dalla UE. Almeno democraticamente parlando è così. Il 52% ha deciso di farlo ed il 48% invece era contrario. Un paese quindi estremamente spaccato a livello regionale con Scozia, Irlanda del Nord e Londra favorevoli, ma per motivi che non c’entrano nulla con l’interesse della nazione. Scozia e Irlanda a questo punto potranno cercare l’indipendenza con la scusa di voler tornare nella UE, Londra rappresenta la grande finanza mondiale alla quale del popolo inglese interessa poco o nulla.

L’infografica mostra chiaramente quello che è successo. Continua a leggere

Il Falso Mito dei Tassi Bassi = Perdite Sicure sulle Obbligazioni

Clipboard01Titolo provocatorio il nostro, ma non tanto lontano dalla realtà e che ci viene spiegato in modo accurato dal post  di Cullen Roche.

Il fondatore di Orcam Group ci ricorda come i tassi di interesse americani dal 1940 al 1980 salirono dal 2% al 15%, ma un titolo decennale americano alla fine del periodo riuscì a portare a casa un rendimento nominale annuo del 2,85%. Ma come? E tutti gli scenari catastrofici che ci vengono proposti da giornali, analisti e gestori? Beh, ognuno fa il suo lavoro e non sempre coincide con il nostro interesse personale. Fare notizia, vendere prodotti innovativi o ancora dare un senso alla gestione attiva per guadagnare commissioni, non sempre queste attività permettono di educare finanziariamente i risparmiatori. Ma soprattutto ogni attore finanziario ragiona nel breve periodo, mai nel lungo periodo ovvero in quello che potrebbe essere il vostro orizzonte temporale. Quindi la storia viene riproposta solo quando serve (vedi disastri di borsa, un tema che si vende sempre bene).

Ma torniamo al nostro argomento. Continua a leggere

Una Calda Estate Cinese

Ci auguriamo di sbagliare completamente la previsione ma la sensazione è che questa estate potrebbe veder tornare prepotentemente alla ribalta la Cina e la sua situazione finanziaria ed economica.

Guardate il grafico seguente estratto da Google Trend. Abbiamo inserito le parole chiave “China financial”. Le impennate di luglio-agosto 2015 e poi quella successiva di gennaio 20126 sono alle spalle ed ora sul motore di ricerca queste due parole chiave sono molto meno inflazionate rispetto ad allora.

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Fonte: Google Trend

Segno che la massa non considera più la Cina un potenziale problema e questo lo consideriamo un errore e soprattutto una buona indicazione contrarian.

L’interessantissimo blog dei canadesi di Bca Research http://blog.bcaresearch.com/blog ci spiega anche il perché. Il debito privato cinese dal 2009 ha cominciato a salire e dal 2012 ha superato quello dei paesi avanzati in termini di percentuale del Pil. Sfondato anche il muro dei massimi del 2008-2009 siamo ormai alla cifra astronomica di oltre il 200% del Pil.

bcaFonte: Bca Research

Il Governo cinese non sta facendo granchè per frenare questo fenomeno, anzi pur di non far scendere il tasso di crescita dell’economia sotto al 6,5% annuo, continua ad utilizzare politiche monetarie espansive di ribasso dei tassi e svalutazione della moneta.

E’ vero che i cinesi risparmiano tanto (oltre il 40% del reddito disponibile) ed è vero che il debito pubblico è tutto sommato contenuto se rapportato al Pil. Il rapporto debito totale su Pil è ormai prossimo al 250% e questo non può che zavorrare le aspettative di crescita future, rendendo semplicemente sostitutivo del debito privato e non propulsivo un maggiore debito pubblico.

Il problema della Cina non è solo questo. Cercando di cambiare il suo modello economico, la Cina si trova di fronte ad imponenti eccessi di capacità produttiva accumulati negli anni passati i quali  richiederanno tempo per essere smaltiti. Abbinando a questo un elevato carico debitorio privato e una svalutazione della moneta nel tentativo di dare ossigeno al sistema produttivo, si rischia un imponente esportazione di deflazione in giro per il mondo…tutto questo mentre la Fed alza i tassi di interesse e la Bce cerca di ricacciarla indietro con il Quantitative Easing.

Il giochino è ad altissimo rischio e siamo proprio curiosi di vedere quale interpretazione daranno i mercati di questa situazione potenzialmente esplosiva.

 

Più Tecnologia Meno Produttività

Mentre il mondo impazzisce per l’innovazione tecnologica ed i suoi benefici presenti e futuri, mentre il mondo si interroga del perché tassi ed inflazione non ripartono, mentre gli investitori si interrogano sui rendimenti potenziali da investimento che saranno in grado di catturare in futuro, due grafici possono fornire una parziale risposta, almeno secondo il sottoscritto.

Il primo grafico indica i tassi di variazione della produttività americana dal dopoguerra ad oggi. La robotica, internet, le biotecnologie e tantissime altre innovazioni che la tecnologia sta apportando stanno in realtà producendo il più basso tasso di variazione della produttività dalla fine degli anni ’70. Ma come? Le macchine non dovrebbero produrre di più con meno costi e maggiore velocità? Evidentemente per ora non è così, anzi allo stato attuale i numeri dicono l’esatto contrario. Continua a leggere

Ottimisti o Pessimisti

Qualche grafico interessante presentato sul blog di Meb Faber  e riferito allo stato attuale del sentiment degli investitori americani. Tutto parte dal fatto che gli investitori sono parecchio pessimisti al momento, come si capisce bene dal triangolino verde sulla barra verticale che contraddistingue i bullish  (o rialzisti).

Questo numero storicamente (o meglio da quando sono cominciate le rilevazioni di sentiment) porta ritorni medi del 15% annuo per il prossimo lustro.  Il problema è che in realtà coloro che sono ribassisti (bearish) sono ampiamente meno del 50%. Quello che fa la differenza rispetto al periodo storico analizzato, 1987-2016, è la platea dei neutrali.

meb Continua a leggere