Carramba che sorpresa!

Oggi proviamo a fare un gioco che credo possa aiutare tutti a capire quanto la nostra mente tende ad irrigidirsi nel tempo su certi pre concetti o su determinati elementi trascurandone altri tremendamente importanti per i nosti soldi.

Ok, cominciamo precisando che la fonte numerica è il sempre ottimo sito di Vanguard.

Se vi mostrassi la prima tabella cosa scegliereste per i vostri investimenti.

In un mondo finanziario in cui tutti vogliono controllare la volatilità non ho dubbi sulle scelte della maggior parte di voi soprattutto in questo momento.  D’accordo, dipende ovviamente dalla vostra propensione al rischio, ma messa giù così in momenti come oggi in cui i prezzi di certi mercati azionari e di certi mercati obbligazionari sono elevati, credo che molti di voi sceglierebbero il cash . I più preparati e competenti ( o come va di modo dire adesso negli ambienti fighetti della consulenza finanziaria, “skillati”…bleah, un insulto alla lingua italiana) naturalmente ci dicono che le azioni nel lungo periodo pagano il rischio; questo è vero come dimostra la seconda tabella.

Ora però la stessa tabella la ripropongo, ma con i numeri depurati dall’inflazione, quindi rendimenti reali. Continua a leggere

Nati negli anni sbagliati

Qualche purista storcerà il naso, ma il rendimento di un investimento azionario vede nella fortuna una componente di peso non irrilevante.

Se l’ultima generazione ha aspettative di vita media più elevate di quella precedente, nascere oggi o fra 10 anni o fra 30 non garantirà necessariamente rendimenti superiori a quelli precedenti dal punto di vista finanziario. I tassi bassi oltre  tutto rendono ancora più complicato fare previsioni. Non tanto perché è incerto il rendimento dei bond (quello ahinoi è già noto da qui a 30 anni ovviamernte portando a scadenza l’0bbligazione acquistata oggi), quanto perché è incerto quello dell’unico asset in questo momento in grado di promettere rendimenti di una certa consistenza, l’azionario.

La cosa può sembrare banale, ma l’anno di nascita ha giocato (e giocherà sempre) un ruolo fondamentale nel nostro/vostro futuro finanziario. Ci sono periodi di bassa redditività ed altri di alta, c’è solo un piccolo problema. Non sappiamo in anticipo quali saranno questi tempi, rassegnamoci.

Se osserviamo il grafico dei rendimenti a 20 anni del Msci World vediamo come negli ultimi 50 anni ci sono state persone fortunate come quelle nate nel 1978 che hanno potuto guadagnare il 14% all’anno ed altre, come quelle nate nel 1989, che nel 2009 raccolsero solo il 4% all’anno dai loro investimenti. Continua a leggere

Nonostante tutto ci preoccupiamo delle perdite

Come nel 2016, anche in questo mese di agosto riprendiamo la buona abitudine di pubblicare gli articoli più letti nel corso del 2017. Buona lettura ed arrivederci a settembre.

orso

La società americana Newfound Research ha pubblicato di recente una ricerca dalla quale abbiamo estrapolato un grafico a nostro modo di vedere eccellente nello spiegare l’andamento dei mercati.

bull-market
Fonte Newfound Research

Tempi, intensità ed alternanza di ogni ciclo temporale di rialzo e ribasso delle borse americane, tutto questo sintettizzato in un bel grafico di oltre 100 anni di storia.

Evidente come l’azzurro del rialzo prevale, non solo per numerosità ma anche per durata ed intensità. Allora perché abbiamo tanta paura dell’orso?

Intanto per una questione temporale. Trovarsi a qualche anno della pensione ed essere risucchiati dalla marea arancione fa diventare la visione sulla crescita del capitale azionario nel lungo periodo decisamente più offuscata.

Qualche numero è però doveroso. Dal 1903 al 2016 ci sono stati 12 bull market (compreso quello in corso) per una durata media di 8.1 anni ed un ritorno totale medio del 387%. I bear market (il prossimo sarà ovviamente il dodicesimo e state tranquilli ci sarà) hanno avuto una durata media di 1.5 anni e perdite medie totali del 35%.

Focalizziamoci sul rapporto 387 a 35. Ve lo traduco meglio, 11 contro 1. Per ogni unità di rendimento persa in un bear market ne guadagnate mediamente 11 in fase di salita. Se siete giocatori d’azzardo o esperti in probabilità dovrebbe essere tutto chiaro su qual’è il campo vantaggioso nel quale è preferibile giocare. Continua a leggere

Buy and Hold oppure Momentum?

Su questo blog cerchiamo la massima obiettività di analisi e quindi cerchiamo di pubblicare commenti ad analisi o articoli che in un certo senso vanno in direzione opposta a quella che spesso indichiamo come corretta pratica di investimento.

Oggi ad esempio ci fa piacere citare questo articolo http://www.investresolve.com/blog/using-time-series-momentum-to-intentionally-miss-the-best-months-yes-really/ .

Premesso che ogni back test lascia il tempo che trova visto che informazioni e condizioni sono diverse in ogni momento storico (quindi non siamo in grado di sapere come si sarebbero comportati gli operatori a quel tempo se avessero avuto accesso alle condizioni di oggi), quello presentato in questa analisi è interessante perché mette a confronto il classico buy and hold con il market timing, due argomenti spesso trattati su questo blog.

Nello specifico vengono evidenziati i vantaggi di una corretta pratica di market timing basata sul momentum rispetto al classico e poco sexy buy and hold. Chi vi scrive è d’accordo su una gestione parzialmente attiva delle asset allocation (comprare asset a sconto con ottica di lungo periodo non è mai una cattiva idea se si mantiene dritta la barra della diversificazione),  ma alla fine di tutto bisognerebbe chiedersi se un operatore (che sia professionale o no) è in grado di sostenere questa attività in modo metodico e ripetitivo per tanto tempo ed a quali costi. Continua a leggere

Nati negli anni sbagliati

Qualche purista storcerà il naso, ma il rendimento di un investimento azionario vede nella fortuna una componente di peso non irrilevante.

Se l’ultima generazione ha aspettative di vita media più elevate di quella precedente, nascere oggi o fra 10 anni o fra 30 non garantirà necessariamente rendimenti superiori a quelli precedenti dal punto di vista finanziario. I tassi bassi oltre  tutto rendono ancora più complicato fare previsioni. Non tanto perché è incerto il rendimento dei bond (quello ahinoi è già noto da qui a 30 anni ovviamernte portando a scadenza l’0bbligazione acquistata oggi), quanto perché è incerto quello dell’unico asset in questo momento in grado di promettere rendimenti di una certa consistenza, l’azionario.

La cosa può sembrare banale, ma l’anno di nascita ha giocato (e giocherà sempre) un ruolo fondamentale nel nostro/vostro futuro finanziario. Ci sono periodi di bassa redditività ed altri di alta, c’è solo un piccolo problema. Non sappiamo in anticipo quali saranno questi tempi, rassegnamoci.

Se osserviamo il grafico dei rendimenti a 20 anni del Msci World vediamo come negli ultimi 50 anni ci sono state persone fortunate come quelle nate nel 1978 che hanno potuto guadagnare il 14% all’anno ed altre, come quelle nate nel 1989, che nel 2009 raccolsero solo il 4% all’anno dai loro investimenti. Continua a leggere

Carramba che sorpresa!

Oggi proviamo a fare un gioco che credo possa aiutare tutti a capire quanto la nostra mente tende ad irrigidirsi nel tempo su certi pre concetti o su determinati elementi trascurandone altri tremendamente importanti per i nosti soldi.

Ok, cominciamo precisando che la fonte numerica è il sempre ottimo sito di Vanguard.

Se vi mostrassi la prima tabella cosa scegliereste per i vostri investimenti.

In un mondo finanziario in cui tutti vogliono controllare la volatilità non ho dubbi sulle scelte della maggior parte di voi soprattutto in questo momento.  D’accordo, dipende ovviamente dalla vostra propensione al rischio, ma messa giù così in momenti come oggi in cui i prezzi di certi mercati azionari e di certi mercati obbligazionari sono elevati, credo che molti di voi sceglierebbero il cash . I più preparati e competenti ( o come va di modo dire adesso negli ambienti fighetti della consulenza finanziaria, “skillati”…bleah, un insulto alla lingua italiana) naturalmente ci dicono che le azioni nel lungo periodo pagano il rischio; questo è vero come dimostra la seconda tabella.

Ora però la stessa tabella la ripropongo, ma con i numeri depurati dall’inflazione, quindi rendimenti reali. Continua a leggere

Vi ricordate questi numeri?

I mercati finanziari continuano a dare soddisfazioni, più o meno trasversali. C’è chi guadagna parecchio e chi guadagna un po’ meno ed in coda c’è qualche perdente da “battitore libero”.

L’assuefazione è un qualcosa di molto pericoloso per un investitore portato a percepire sempre meno il rischio man mano che il tempo passa e gli investimenti offrono laute soddisfazioni.

Se un investitore di lungo periodo può permettersi il lusso di guardare il proprio portafoglio una volta ogni 6 mesi, per l’investitore di breve periodo questo atteggiamento diventa molto pericoloso.

Esiste poi un ulteriore problema legato agli investitori di lungo periodo che diventano improvvisamente di breve quando le cose vanno male.

A tutti quanti allora faccio una domanda. Vi ricordate di questi numeri? Continua a leggere

Il cuore di un rendimento azionario

cuor

Torniamo ancora alla ricerca di Newfound Research commentata qualche settimana fa e relativa all’anatomia di un bull market.

Se ovviamente l’augurio anche per il 2017 è quello che caratterizzò il 2016 (vedi qui), importante è anche capire che cosa determina il risultato finale di un investimento azionario.

Prendendo i dati storici e scomponendo a livello grafico il rendimento a 10 anni del mercato americano sappiamo che:

il 31% del ritorno è stato generato dai dividendi

il 28% dalla variazione dei prezzi

il 25% dall’ inflazione

il 16% dalla crescita degli utili

composizione
Fonte Newfound Research

Allungando l’orizzonte a 30 anni rolling (ovvero facciamo girare le performance al termine di ogni trentesimo anno) scopriamo che i dividendi hanno avuto un peso ancora maggiore (44%), seguiti dall’inflazione (28%) e poi dalla crescita utili (15%) e dalla variazione prezzi (13%).

Comunque vada il dividendo rappresenta il cuore di un rendimento azionario.Non  sappiamo ovviamente come andrà il futuro. Potrebbero ribaltarsi gli equilibri, potremmo avere un’impennata dei prezzi o una fiammata dell’inflazione.

Quello che conta è essere investito nel momento giusto per i bisogni giusti. Mai lasciarsi attirare da strategie generate da strane alchimie e/o da elevati costi. Mai essere investiti in azioni al 100% quando la meta è vicina. Mai essere investiti solo in obbligazioni perchè si vuole attendere l’onda giusta.

Leggi anche: Nonostante tutto ci preoccupiamo delle perdite

 

La Lezione Brasiliana

Come sempre meglio lasciar calmare le acque prima di buttarsi in analisi che potrebbero rivelarsi frettolose. Non siamo alla ricerca di click facili ed ovviamente questo ritardo nel post catturerà poco l’attenzione degli algoritmi di Google.

A mente fredda però possiamo (per l’ennesima volta) utilizzare il maxi calo della borsa brasiliana di giovedì 18 maggio come una mini lezione di finanza personale.

Non torno sulla causa scatenante dei cali sul mercato brasiliano (che potete leggere in modo esaustivo qui), ma vado diretto sulle considerazioni.

  • Mai investire una quota rilevante del proprio capitale su una singola area geografica o valuta. Questa considerazione vale sia per l’azionario che per l’obbligazionario. Andando nel concreto, un investitore che il giorno prima aveva investito sull’Etf Lyxor Bovespa quotato a Milano si sarebbe ritrovato in poche ore giovedì sera con il 14% di capitale in meno.
  • Possedere Obbligazioni AAA non significa non perdere mai soldi. Affermazione quasi sempre vera in termini di rimborso del capitale a scadenza, ma quando il bond è espresso in valuta diversa dall’euro i risultati possono essere di tutto altro tipo. Il bond della Banca Mondiale emesso in Real brasiliani con scadenza 2020 e quotato sulle principali piattaforme, giovedì scorso ha visto in poche ore perdere tra prezzo e valuta il 13% del suo valore. Ricordate sempre che all’atto dell’acquisto consegnate degli Euro che concambiate in valuta; a scadenza il giro sarà opposto e se quella valuta ha perso il 50% voi perderete la metà del vostro capitale…nonostante la tripla A.
  • L’importanza della diversificazione si vede proprio in queste situazioni. Giovedì scorso l’Etf iShares Emerging Market ha perso poco più del 1%. Sempre guardando un Etf di iShares ma stavolta investito nelle obbligazioni governative in valuta locale, in quella giornata il calo è stato di appena l’1,5%.
  • Un investimento esotico non si traduce per forza denaro in costante crescita. Mettere soldi sul mercato brasiliano non significa solo mettere parte della vostra ricchezza su un paese emergente ricco di materie prime, bellezze naturali e Carnevale. Significa anche prestare soldi ad una regione del mondo con forti squilibri economici, corruzione politica, alta inflazione. Per esperienza sono certo che 9 investitori su 10, di fronte alla scelta se investire in Brasile o in Kazakistan, preferirebbe il paese sudamericano. Peccato che dall’inizio dell’anno investire nella borsa di Astana avrebbe portato ad un rendimento positivo del 15% contro il -7% di San Paolo.
  • Se avete investito con saggezza diversificando, mai vendere nelle fasi di panic selling e volatilità. Giovedì scorso gli spread bid-ask (ovvero i differenziali di prezzo tra coloro che vendevano e coloro che compravano) sia di obbligazioni che di ETF si erano allargati in modo consistente. Essere venditori in quel momento è stato un affare per chi veniva a fomentare la vostra paura. Abbiamo di fronte il celebre Mister Market. Una bella pernacchia e girarsi dall’altra parte, non sarà quella la giornata che vi rovinerà state tranquilli. Il Bovespa in Euro ha perso più del 8% in un solo giorno per un numero di volte che si contano sulle dita di una mano dal 2000 ad oggi. A distanza di un anno il valore dell’indice ha sempre recuperato  quei  maxi cali giornalieri. Forse stavolta non andrà così o forse sì. Se però avete evitato tutti gli errori precedenti la cosa non rappresenterà per voi fonte di preoccupazione.

Leggi anche: La lezione turca

La lezione svizzera

La lezione della Brexit

 

Nonostante tutto ci preoccupiamo delle perdite

orso

La società americana Newfound Research ha pubblicato di recente una ricerca dalla quale abbiamo estrapolato un grafico a nostro modo di vedere eccellente nello spiegare l’andamento dei mercati.

bull-market
Fonte Newfound Research

Tempi, intensità ed alternanza di ogni ciclo temporale di rialzo e ribasso delle borse americane, tutto questo sintettizzato in un bel grafico di oltre 100 anni di storia.

Evidente come l’azzurro del rialzo prevale, non solo per numerosità ma anche per durata ed intensità. Allora perché abbiamo tanta paura dell’orso?

Intanto per una questione temporale. Trovarsi a qualche anno della pensione ed essere risucchiati dalla marea arancione fa diventare la visione sulla crescita del capitale azionario nel lungo periodo decisamente più offuscata.

Qualche numero è però doveroso. Dal 1903 al 2016 ci sono stati 12 bull market (compreso quello in corso) per una durata media di 8.1 anni ed un ritorno totale medio del 387%. I bear market (il prossimo sarà ovviamente il dodicesimo e state tranquilli ci sarà) hanno avuto una durata media di 1.5 anni e perdite medie totali del 35%.

Focalizziamoci sul rapporto 387 a 35. Ve lo traduco meglio, 11 contro 1. Per ogni unità di rendimento persa in un bear market ne guadagnate mediamente 11 in fase di salita. Se siete giocatori d’azzardo o esperti in probabilità dovrebbe essere tutto chiaro su qual’è il campo vantaggioso nel quale è preferibile giocare. Continua a leggere