Volatilità bassa, mercati pronti a crollare!

Ok lo ammetto, un bel titolo che è andato a caccia di clic. Mi dispiace per chi è entrato qui sperando di trovare una conferma alla sua tesi da orso pessimista, ma questo titolo è una delle tante “bombe” che periodicamente si leggono o si sentono sui mercati finanziari.

Sul blog Awealthofcommonsense è apparso un articolo molto interessante sulla volatilità che il sempre ottimo autore Ben Carlson ha saputo spiegare in modo semplice e soprattutto di buon senso.

Prendendo come spunto la tabella che segue, il messaggio chiave trasmesso dal blogger americano è semplicemente quello che la volatilità può trovarsi ovunque senza fornire per questo indizi anticipatori dei massimi di un mercato azionario.

Come si vede dalla tabella ci sono stati bear market che 30 giorni prima del massimo avevano una volatilità infima (sotto a 10), altri avevano una volatilità esplosiva (sopra 25).

Possiamo quindi ricavare delle conclusioni che la volatilità bassa rappresenta un pericolo per il futuro dei prezzi azionari? No, possiamo solo dire che questo fenomeno non è anomalo e può durare a lungo.

Capisco il nervosismo di chi è rimasto fuori dall’azionario in questi anni perchè timoroso di valutazioni eccessive degli indici azionari.

Capisco anche che più si sale, più chi è rimasto fuori (o il consulente che pensando di prevedere il futuro vi ha fatto rimanere fuori) cerchi disperatamente motivazioni per giustificare un comportamento assurdo che, ora possiamo dirlo, ha fatto perdere a tanti investitori il bull market più spettacolare dal dopoguerra, roba che si vede una volta a generazione se va bene.

Quando la prossima volta un amico, un consulente o chicchesia vi dirà che la volatilità è troppo bassa ed il mercato sta per crollare, fate esattamente l’opposto. Forse il sentiment non è ancora così euforico da giustificare un calo massiccio nei prezzi.

La storia non conferma nè smentisce la sua tesi, semplicemente fa il suo corso e noi non possiamo prevederlo.

Annunci

In attesa di un alito di volatilità

Interessante analisi storica quella presentata dalla società LPL Research nei giorni scorsi e che spezza un po’ le motivazioni che molti “orsi” cronici sembrano portare ogni volta che incitano all’imminente scoppio della bolla speculativa.

Come si vede dal grafico, nel 2017 sono state 8 le variazioni superiori al 1% per l’indice azionario americano.

Non siamo di fronte ad un valore da record storico, per quello bisogna tornare al 1963. Singolare come tutto questo è successo da quando il neo Presidente americano Trump ha preso possesso della Casa Bianca. Ma non doveva provocare disastri? Forse sarà così, ma per il mondo degli affari al momento questa storia non esiste proprio. La striscia storicamente più favorevole di bassa volatilità arrivò ancora una volta paradossalmente dopo un evento presidenziale potenzialmente nefasto, l’assassinio di Kennedy.

I soliti gufi che sistematicamente invocano il disastro sono stati battuti nettamente quest’anno ma state certi che al primo alito di vento per loro la tempesta è all’orizzonte.

Ovviamente non abbiamo la più pallida idea di quando le oscillazioni si faranno più frequenti sui mercati azionari, ma vale la pena ricordare di come la volatilità crea anche opportunità per chi deve investire denaro e che la stessa rappresenta semplice rumore per chi ha orizzonte di lungo periodo.

Bollicine in ordine sparso

Una delle cose che trovo divertenti quando leggo i giornali o anche i social media finanziari è la ricerca a tutti i costi dell’indizio che giustifica lo scoppio imminente di una bolla sui mercati finanziari. Divertente e patetico allo stesso tempo perché spesso e volentieri quelle che si leggono sono considerazioni basate su ribassi recenti o su valutazioni storiche che hanno margini di errore talmente ampi da essere tutto il contrario di tutto.

Apro e chiudo una parentesi. Se volete capire meglio cosa intendo leggete il libro di Gray Smith – Standard Deviations: Flawed Assumptions, Tortured Date and Other Ways to Lie With Statistics. Purtroppo è solo in inglese, ma per chi è in grado di leggerlo sarà illuminante.

Come sapete bene non penso affatto che l’economia mondiale risulti in equilibrio (come si fa a pensarlo quando il costo del denaro è rasente lo zero da tanto tempo in quasi tutto il mondo occidentale), ma siamo nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica senza precedenti e quindi viviamo terreni inesplorati, ma sempre e comunque con un obiettivo per chi fa business, generare utili. Se questi ci sono (e crescono) ben difficilmente un indice azionario può deludere nel lungo periodo.

Fatta questa premessa mi piace ogni tanto “tagliandare” i mercati per capire quanto hanno ripagato il rischio nel corso del tempo. Continua a leggere

Vi ricordate questi numeri?

I mercati finanziari continuano a dare soddisfazioni, più o meno trasversali. C’è chi guadagna parecchio e chi guadagna un po’ meno ed in coda c’è qualche perdente da “battitore libero”.

L’assuefazione è un qualcosa di molto pericoloso per un investitore portato a percepire sempre meno il rischio man mano che il tempo passa e gli investimenti offrono laute soddisfazioni.

Se un investitore di lungo periodo può permettersi il lusso di guardare il proprio portafoglio una volta ogni 6 mesi, per l’investitore di breve periodo questo atteggiamento diventa molto pericoloso.

Esiste poi un ulteriore problema legato agli investitori di lungo periodo che diventano improvvisamente di breve quando le cose vanno male.

A tutti quanti allora faccio una domanda. Vi ricordate di questi numeri? Continua a leggere

Carramba che sorpresa!

Oggi proviamo a fare un gioco che credo possa aiutare tutti a capire quanto la nostra mente tende ad irrigidirsi nel tempo su certi pre concetti o su determinati elementi trascurandone altri tremendamente importanti per i nosti soldi.

Ok, cominciamo precisando che la fonte numerica è il sempre ottimo sito di Vanguard.

Se vi mostrassi la prima tabella cosa scegliereste per i vostri investimenti.

In un mondo finanziario in cui tutti vogliono controllare la volatilità non ho dubbi sulle scelte della maggior parte di voi soprattutto in questo momento.  D’accordo, dipende ovviamente dalla vostra propensione al rischio, ma messa giù così in momenti come oggi in cui i prezzi di certi mercati azionari e di certi mercati obbligazionari sono elevati, credo che molti di voi sceglierebbero il cash . I più preparati e competenti ( o come va di modo dire adesso negli ambienti fighetti della consulenza finanziaria, “skillati”…bleah, un insulto alla lingua italiana) naturalmente ci dicono che le azioni nel lungo periodo pagano il rischio; questo è vero come dimostra la seconda tabella.

Ora però la stessa tabella la ripropongo, ma con i numeri depurati dall’inflazione, quindi rendimenti reali. Continua a leggere

Nati negli anni sbagliati

Qualche purista storcerà il naso, ma il rendimento di un investimento azionario vede nella fortuna una componente di peso non irrilevante.

Se l’ultima generazione ha aspettative di vita media più elevate di quella precedente, nascere oggi o fra 10 anni o fra 30 non garantirà necessariamente rendimenti superiori a quelli precedenti dal punto di vista finanziario. I tassi bassi oltre  tutto rendono ancora più complicato fare previsioni. Non tanto perché è incerto il rendimento dei bond (quello ahinoi è già noto da qui a 30 anni ovviamernte portando a scadenza l’0bbligazione acquistata oggi), quanto perché è incerto quello dell’unico asset in questo momento in grado di promettere rendimenti di una certa consistenza, l’azionario.

La cosa può sembrare banale, ma l’anno di nascita ha giocato (e giocherà sempre) un ruolo fondamentale nel nostro/vostro futuro finanziario. Ci sono periodi di bassa redditività ed altri di alta, c’è solo un piccolo problema. Non sappiamo in anticipo quali saranno questi tempi, rassegnamoci.

Se osserviamo il grafico dei rendimenti a 20 anni del Msci World vediamo come negli ultimi 50 anni ci sono state persone fortunate come quelle nate nel 1978 che hanno potuto guadagnare il 14% all’anno ed altre, come quelle nate nel 1989, che nel 2009 raccolsero solo il 4% all’anno dai loro investimenti. Continua a leggere

Nonostante tutto ci preoccupiamo delle perdite

Come nel 2016, anche in questo mese di agosto riprendiamo la buona abitudine di pubblicare gli articoli più letti nel corso del 2017. Buona lettura ed arrivederci a settembre.

orso

La società americana Newfound Research ha pubblicato di recente una ricerca dalla quale abbiamo estrapolato un grafico a nostro modo di vedere eccellente nello spiegare l’andamento dei mercati.

bull-market
Fonte Newfound Research

Tempi, intensità ed alternanza di ogni ciclo temporale di rialzo e ribasso delle borse americane, tutto questo sintettizzato in un bel grafico di oltre 100 anni di storia.

Evidente come l’azzurro del rialzo prevale, non solo per numerosità ma anche per durata ed intensità. Allora perché abbiamo tanta paura dell’orso?

Intanto per una questione temporale. Trovarsi a qualche anno della pensione ed essere risucchiati dalla marea arancione fa diventare la visione sulla crescita del capitale azionario nel lungo periodo decisamente più offuscata.

Qualche numero è però doveroso. Dal 1903 al 2016 ci sono stati 12 bull market (compreso quello in corso) per una durata media di 8.1 anni ed un ritorno totale medio del 387%. I bear market (il prossimo sarà ovviamente il dodicesimo e state tranquilli ci sarà) hanno avuto una durata media di 1.5 anni e perdite medie totali del 35%.

Focalizziamoci sul rapporto 387 a 35. Ve lo traduco meglio, 11 contro 1. Per ogni unità di rendimento persa in un bear market ne guadagnate mediamente 11 in fase di salita. Se siete giocatori d’azzardo o esperti in probabilità dovrebbe essere tutto chiaro su qual’è il campo vantaggioso nel quale è preferibile giocare. Continua a leggere

Buy and Hold oppure Momentum?

Su questo blog cerchiamo la massima obiettività di analisi e quindi cerchiamo di pubblicare commenti ad analisi o articoli che in un certo senso vanno in direzione opposta a quella che spesso indichiamo come corretta pratica di investimento.

Oggi ad esempio ci fa piacere citare questo articolo http://www.investresolve.com/blog/using-time-series-momentum-to-intentionally-miss-the-best-months-yes-really/ .

Premesso che ogni back test lascia il tempo che trova visto che informazioni e condizioni sono diverse in ogni momento storico (quindi non siamo in grado di sapere come si sarebbero comportati gli operatori a quel tempo se avessero avuto accesso alle condizioni di oggi), quello presentato in questa analisi è interessante perché mette a confronto il classico buy and hold con il market timing, due argomenti spesso trattati su questo blog.

Nello specifico vengono evidenziati i vantaggi di una corretta pratica di market timing basata sul momentum rispetto al classico e poco sexy buy and hold. Chi vi scrive è d’accordo su una gestione parzialmente attiva delle asset allocation (comprare asset a sconto con ottica di lungo periodo non è mai una cattiva idea se si mantiene dritta la barra della diversificazione),  ma alla fine di tutto bisognerebbe chiedersi se un operatore (che sia professionale o no) è in grado di sostenere questa attività in modo metodico e ripetitivo per tanto tempo ed a quali costi. Continua a leggere

Nati negli anni sbagliati

Qualche purista storcerà il naso, ma il rendimento di un investimento azionario vede nella fortuna una componente di peso non irrilevante.

Se l’ultima generazione ha aspettative di vita media più elevate di quella precedente, nascere oggi o fra 10 anni o fra 30 non garantirà necessariamente rendimenti superiori a quelli precedenti dal punto di vista finanziario. I tassi bassi oltre  tutto rendono ancora più complicato fare previsioni. Non tanto perché è incerto il rendimento dei bond (quello ahinoi è già noto da qui a 30 anni ovviamernte portando a scadenza l’0bbligazione acquistata oggi), quanto perché è incerto quello dell’unico asset in questo momento in grado di promettere rendimenti di una certa consistenza, l’azionario.

La cosa può sembrare banale, ma l’anno di nascita ha giocato (e giocherà sempre) un ruolo fondamentale nel nostro/vostro futuro finanziario. Ci sono periodi di bassa redditività ed altri di alta, c’è solo un piccolo problema. Non sappiamo in anticipo quali saranno questi tempi, rassegnamoci.

Se osserviamo il grafico dei rendimenti a 20 anni del Msci World vediamo come negli ultimi 50 anni ci sono state persone fortunate come quelle nate nel 1978 che hanno potuto guadagnare il 14% all’anno ed altre, come quelle nate nel 1989, che nel 2009 raccolsero solo il 4% all’anno dai loro investimenti. Continua a leggere

Carramba che sorpresa!

Oggi proviamo a fare un gioco che credo possa aiutare tutti a capire quanto la nostra mente tende ad irrigidirsi nel tempo su certi pre concetti o su determinati elementi trascurandone altri tremendamente importanti per i nosti soldi.

Ok, cominciamo precisando che la fonte numerica è il sempre ottimo sito di Vanguard.

Se vi mostrassi la prima tabella cosa scegliereste per i vostri investimenti.

In un mondo finanziario in cui tutti vogliono controllare la volatilità non ho dubbi sulle scelte della maggior parte di voi soprattutto in questo momento.  D’accordo, dipende ovviamente dalla vostra propensione al rischio, ma messa giù così in momenti come oggi in cui i prezzi di certi mercati azionari e di certi mercati obbligazionari sono elevati, credo che molti di voi sceglierebbero il cash . I più preparati e competenti ( o come va di modo dire adesso negli ambienti fighetti della consulenza finanziaria, “skillati”…bleah, un insulto alla lingua italiana) naturalmente ci dicono che le azioni nel lungo periodo pagano il rischio; questo è vero come dimostra la seconda tabella.

Ora però la stessa tabella la ripropongo, ma con i numeri depurati dall’inflazione, quindi rendimenti reali. Continua a leggere