Per Sempre

Promessa, Per Sempre, Scrable, Lettere

Tra le difficoltà che l’investitore medio (soprattutto italiano) incontra durante il percorso, certamente quella di scindere la componente di rischio da quella di sicurezza all’interno di un investimento azionario occupa una posizione di rilievo. Un’opzione che non viene messa in discussione (sbagliando) quando investiamo in obbligazioni. In realtà anche quando investiamo in azioni il dividendo che incassiamo regolarmento ogni trimestre, semestre o anno è un flusso di cassa che per sempre entrerà nel nostro conto corrente. Ma con un avvertimento.

L’avvertimento è sempre quello legato all’unico pasto gratis che abbiamo a disposizione in finanza. Non si chiama trading,oro, né bitcoin, ma molto semplicemente diversificazione dell’investimento.

Concetto poco sexy di questi tempi in cui tutto sale lo so, ma che proprio per la sua noiosità è, assieme al ribilanciamento di portafoglio, uno dei mezzi migliori per gestire il rischio dei nostri investimenti. Naturalmente se fatto nella maniera giusta e seguendo delle regole di buon senso.

Ma torniamo ai nostri dividendi e facciamo un esempio concreto. Continua a leggere

Quello che temo succederà

Domande, Chi, Cosa, Come, Perché, Dove

Frequentando da qualche mese le discussioni a tema finanza personale presenti su Reddit (questa la pagina e se volete seguire i nostri commenti ci trovate come u/Investbuonsenso) ho la netta sensazione che la grande offerta degli ETF sui quali sta investendo una buona parte dei Millennials e quasi tutta la Gen Z, sta creando aspettative distorte. Ma di quale tipo di distorsione sto parlando?

Le buone intenzioni che vengono palesate spesso nelle discussioni sono evidenti e di questo mi rallegro. Anni di martellamento su diversificazione degli investimenti piuttosto che prodotti a basso costo passivi, o ancora l’importanza di un’adeguata scorta di sicurezza stanno dando i loro risultati.

L’educazione finanziaria sta insomma lentamente crescendo. Quello che mi pare mancare in buona parte di questi propositi è la quasi totale assenza di obiettivi ben definiti oltre che la creazione di un vero e proprio piano di investimento. Nulla di nuovo sotto al sole. La pigrizia umana trova grande sponda nel mondo degli investimenti. Meglio seguire le mode o i sogni del ricco subito, piuttosto che leggere, studiare, contestualizzare e progettare.

Purtroppo non basta avere 25 anni e scegliere l’ETF Vanguard Ftse All World come destinatario del piano di accumulo dei prossimi anni per essere bravi investitori. Continua a leggere

Cosa aspettarsi adesso da Mario Draghi

Confidando nel buon senso dei politici italiani riportiamo di seguito il video ed il testo integrale dell’intervento di Mario Draghi, allora presidente della Bce, in occasione del conferimento della Laura honoris causa in Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 2019. La speranza è che oggi Draghi, come potenziale e probabile guida del paese, alle parole faccia seguire i fatti. Non voglio fare commenti o esprimere dubbi o speranze, semplicemente queste parole hanno un peso e le prendo come una promessa. Promessa di far tornare a correre e sperare il nostro paese facendo trionfare i valori citati nel discorso. Invito tutti a leggere con attenzione un “vero” discorso politico che mette conoscenza, coraggio ed umiltà davanti a tutto. Buona lettura.

Policy making, responsabilità e incertezza

Fra poche settimane si concluderà il mio mandato di Presidente della Banca centrale europea. È una occasione per sollevare lo sguardo dalle incombenze quotidiane, per riflettere sull’esperienza fatta nella speranza che le lezioni apprese possano essere utili per altri.

Parlerò poco di politica monetaria o della professione del central banking: preferisco concentrarmi sulla natura delle responsabilità del policy maker. Ho avuto il privilegio di ricevere nelle varie posizioni che ho occupato un mandato da politici designati dalla volontà dei cittadini. Qui in Italia, al Tesoro e alla Banca d’Italia; in Europa, alla BCE e al Comitato economico e finanziario europeo; a livello globale al Financial Stability Board.

Ho avuto la fortuna di lavorare con banchieri centrali, funzionari dello Stato e politici di eccezionale valore, persone da cui ho appreso molto e a cui mi lega un debito di gratitudine. Spero che almeno alcune delle lezioni apprese da loro possano servire alla prossima generazione di servitori dello Stato.

Molti studenti di questa e di altre università vestiranno nel corso della propria vita i panni del servitore pubblico: il futuro della società dipende dal sentire il bene pubblico da parte dei giovani migliori e dall’impegno che profondono nel raggiungerlo.

Vorrei oggi condividere con voi quelle che mi paiono caratteristiche frequenti nelle decisioni che consideriamo “buone”: la conoscenza, il coraggio, l’umiltà.

Naturalmente la loro presenza non garantisce che si prenda sempre la decisione giusta. I policy maker spesso decidono in condizioni di incertezza in cui i risultati raramente sono conosciuti e valutabili con sicurezza. “Quasi tutti i problemi sono estremamente complessi […] la realtà è per sua natura complessa e ambigua”, notava qualche anno fa l’ex Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Robert Rubin.

La conoscenza

L’incertezza in cui operano i policy maker è dunque sostanziale. A maggior ragione le loro decisioni dovrebbero cercare di essere fondate sulla conoscenza degli esperti. Essa fornisce le basi: per comprendere nel profondo un problema, per essere in grado di prendere decisioni ponderate, il cui merito tecnico è tenuto distinto dal merito politico, e per saperle eventualmente correggere alla luce delle nuove evidenze. Il policy maker non può appoggiarsi alla realtà empirica nello stesso modo di uno scienziato ma può utilizzare lo stesso approccio nell’analisi dell’esperienza e nel processo di verifica delle ipotesi adottate con l’obiettivo di rispondere meglio alle richieste che i cittadini rivolgono ai governi. Continua a leggere

Le bolle speculative si ripetono? A volte sì

File:Safety bicycle 1887.jpg - Wikipedia

Bitcoin prosegue la sua corsa sulle montagne russe tra massimi storici e correzioni in doppia cifra. Questo poteva in parte anche essere prevedibile alla luce dell’entusiasmo che lo circonda e non cambia naturalmente  la mia idea di fondo circa il fatto che bitcoin non è un investimento ma una pura e semplice speculazione.

Esaurito qui lo spazio dedicato a bitcoin ho cercato in rete se mai nel corso della storia una bolla speculativa su uno stesso asset finanziario si è ripetuta più di una volta. Molti di noi ricordano la bolla speculativa sul Nasdaq nel 2000, quella precedente del mercato giapponese, quella dei Mari del Sud, quella dei tulipani e tante altre.

Tipicamente queste bolle scoppiano e mai si ripresentano sullo stesso asset salvo caso eccezionali. Ad esempio la bolla dei tulipani non si è più ripresentata sulla faccia della Terra. Nelle mie ricerche in realtà ho scoperto che non è così. Esistono nella storia della finanza bolle speculative che si sono ripetute nel tempo con gli investitori che tendono a dimenticare esattamente le motivazioni che li hanno condotti all’errore. Ed il settore più soggetto alle bolle speculative, vi stupirà lo so, è quello della bicicletta. Continua a leggere

L’importanza di gestire al meglio il capitale finanziario durante la pensione

Tramonto, Barca A Vela, Barca, Mare

Risparmiare denaro per molti anni ed investire nei modi e tempi giusti è fondamentale, questo lo sappiamo.

Se l’obiettivo monetario che avevamo individuato è stato raggiunto (ad esempio avere un patrimonio di 1 milione di euro entro i 65 anni), la gestione del patrimonio e soprattutto la sua sostenibilità nel tempo rappresenterà la sfida successiva che verrà comunque influenzata  da diversi fattori. La fortuna e la gestione del rischio in primis.

Morningstar US nelle settimane scorse ha pubblicato un articolo molto interessante nel quale queste riflessioni vengono effettivamente calate a terra. Continua a leggere

E se le obbligazioni fossero le maschere apotropaiche del ventunesimo secolo?

Questa estate un po’ strana e particolare mi ha permesso di viaggiare tra le valli alpine della Val d’Aosta ed ho avuto la fortuna di visitare alcuni degli scrigni medioevali più interessanti d’Italia. Castelli poco conosciuti ma intrisi di storia e che ogni tanto riservano delle sorprese inaspettate. In uno di questi castelli, Sarriod de la Tour il suo nome, c’è una stanza con soffitto in legno chiamata sale delle teste. Sul soffitto ligneo infatti si trovano decine di sculture mostruose, grottesche, bizzarre e diaboliche che altro non sono che maschere apotropaiche.

La sera, scrollando gli indici finanziari della giornata sul mio smartphone, ho riflettuto su quella visita. E se le obbligazioni diventassero come le maschere apotropaiche dell’antichità?

Prima di spiegarvi la mia associazione mentale (che alcuni sono sicuro stanno trovando alquanto strana) apro una breve digressione per spiegare cosa sono le maschere apotropaiche. Continua a leggere

Dove ho già visto questa cosa

Parete In Legno, Sottomano, Memo

Ormai lo sanno anche i sassi. Le obbligazioni più sicure non rendono praticamente più nulla in termini nominali e men che meno in termini reali. Le politiche delle banche centrali combinate ad un mix storico di curva demografica, esplosione tecnologica e globalizzazione hanno portato i tassi di interesse a livelli mai visti. Mai visti? Ne siamo veramente sicuri?

Se in termini nominali è così, in termini reali gli Stati Uniti hanno visto tassi ben più bassi di quelli attuali. Dico questo perchè molto spesso si confonde la remunerazione offerta dalla cedola di un’obbligazione con quella della stessa cedola depurata dall’inflazione.

Se la mia obbligazione paga il 5% ogni anno e l’inflazione quell’anno è del 3%, in realtà il mio incasso “reale” in termine di interesse attivo è 2% al netto della perdita di potere d’acquisto.

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