Investire con buon senso grazie ad un… cardiofrequenzimetro (replica)

In momenti di tensione finanziaria come quella delle ultime settimane è sempre opportuno tenere la barra dritta. Allo stesso tempo la volatilità dei mercati azionari mette a dura prova la nostra psicologia di investitori scoprendo il vero profilo di rischio personale. Rispolveriamo così un articolo che può aiutare nell’individuare la propria soglia del denaro e quindi la miglior asset allocation per i nostri investimenti. Probabilmente l’ultimo periodo è stato molto utile per capire la vostra “soglia”. Buona lettura.

 

Nel mondo sportivo ci sono tanti modi di misurare la massima frequenza cardiaca al quale può arrivare uno sportivo durante il massimo sforzo fisico. I più esperti sapranno che uno dei metodi più raffinati (ma ne esistono anche altri) è la formula di Karvonen, mentre senza fare troppi calcoli cervellotici può andare bene come approssimazione la formula di Astrand.

Questa formula prevede un ritmo massimale al quale può battere un cuore sotto sforzo generato dalla differenza di 220 – l’età per gli uomini e 226 – l’età per le donne.

Quindi se siete uomini ventenni potete affrontare salite ciclistiche o piscine olimpiche anche per diversi minuti con 200 battiti cardiaci al minuto, se siete donne quarantenni potete spingere fino ai 186 battiti al minuto.

Ora vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo in un blog di finanza personale?

Avete ragione poco, ma tantissime volte mi sono sentito chiedere quante azionario dovrebbe essere presente in un portafoglio di investimento. Continua a leggere

Annunci

Che tipo di investitore sei? Il profilo conservativo

Quando andiamo in banca e rispondiamo alle domande di un questionario previsto dalla normativa Mifid, veniamo etichettati come investitori con un certo profilo di rischio. Come tutti i questionari creati per adempiere a delle normative spesso e volentieri i profili che escono non sono esattamente calzanti con la nostra personalità di investitore.

Prendo allora spunto da un articolo di qualche mese fa apparso sul sito di Buckingam Strategic Wealth di un grande esperto di investimento come Larry Swedroe.

In questo articolo si parla di propensione verso il rischio e della personalità di ogni investitore. Citando un esperto di finanza comportamentale americano come Michael Pompian, vengono analizzate le quattro figure di investitori più tipiche, conservativo, moderato, dinamico e aggressivo. Più o meno gli stessi con i quali venite etichettati dalla vostra banca o intermediario finanziario.

Questa settimana cominciamo ad analizzare il profilo forse più gettonato in Italia, ovvero quello conservativo. Mi farebbe piacere capire anche dai nostri lettori se le considerazioni fatte da questi esperti di finanza comportamentale sono tutto sommato calzanti ed esprimono effettivamente le personalità degli investitori.

L’investitore conservativo o prudente ha ovviamente una tolleranza per il rischio bassa e tende a commettere errori di natura emozionale. Con la costante preoccupazione di perdere denaro, il prudente tende ovviamente a privilegiare la conservazione del capitale e della ricchezza, questo a discapito del rendimento e della crescita del patrimonio nel lungo periodo. Di questo non ne è perfettamente consapevole ed infatti il profilo conservativo è ossessionato dalle performance di breve periodo. Continua a leggere

Il dolore di una perdita (replica)

In una situazione di mercati azionari volatili come quella attuale riprendere qualche articolo di finanza comportamentale rispolverato dall’archivio non fa mai male…Buona lettura.

stress

Di fronte alle perdite ogni investitore ha un suo modo di reagire. Chi con disappunto, chi accettando la sconfitta, chi imprecando la legge di Murphy, chi il mercato che non fa quello che dovrebbe fare. Ma tutti quanti abbiamo in comune un fattore, quello di essere molto più sensibili alle piccole o grandi perdite rispetto ai piccoli o grandi guadagni. Continua a leggere

Bond Emergenti, obbligazioni con rendimento (e rischio) azionario

Vanguard Research ha pubblicato nel mese di agosto un paper molto interessante che nel dettaglio ha analizzato le qualità e i rischi di un investimento con strumenti di replica passiva in obbligazioni emergenti.

Il titolo della ricerca è chiarissimo, “Emerging Market Bonds, a fixed income asset with equity like returns (and risks)”. Investimento quindi con rendimento storici e rischi da azione più che da obbligazione.

Negli ultimi 10 anni le obbligazioni governative emergenti emesse in Dollari hanno generato un rendimento annuo composto di poco superiore al 7%, 4 punti sopra il rendimento dell’obbligazionario mondiale. Sui principali indici obbligazionari emergenti il 66% dei bond è emesso da una decina di nazioni come si vede dalla tabella successiva.

Il debito emergente è prevalentemente investment grade con il 42% di emissioni in hard currency catalogate come “junk”, valore che scende al 37% sulle local currency.

Guardando con lo specchietto retrovisore dal 2002 al 2017 l’investimento in obbligazioni emergenti ha sovraperformanto l’azionario con minore rischio. Continua a leggere

Breve Storia delle Perdite di Wall Street (replica)

Articolo estratto dal nostro archivio e datato 2015, ma ancora attualissimo visto che da quel momento le statistiche relative alle chiusure in perdita di Wall Street non sono cambiate. In momenti come questi è sempre opportuno cercare il conforto dei numeri per rafforzare le proprie convinzioni di investitore.

La borsa americana intesa come S&P500 ha registrato dal 1926 al 2014 24 casi di calo, mediamente un’annata negativa ogni quattro anni. Trattandosi di valori medi nel mezzo ci stanno strisce positive o negative anche prolungate come quella attualmente in corso e che ha accantonato a fine 2014 il sesto anno consecutivo di bull market.

wallNon siamo però di fronte ad un evento eccezionale per i tori. Dal 1947 al 1952 lo S&P500 fornì un contributo annuo positivo per 6 anni consecutivi; dal 1982 al 1989 la striscia positiva consecutiva arrivò a 8 anni; dal 1991 al 1999 per ben 9 anni non si vide a Wall Street un segno meno.
Il tasso di rendimento annuo composto del corrente bull market si posizionava a fine 2014 al 14,7%, un numero tutto sommato non così clamoroso se consideriamo i due bull market più lunghi. Mentre il 1947-1952 il Cagr fu del 9,6%, quello del 1982-1989 visse un periodo di crescita del 14,2% annuo e quello del 1991-19999 del 18,1% annuo.
Non sappiamo evidentemente come andrà a finire il 2015 e non possiamo escludere di arrivare a quota 7 anni consecutivi di rialzo, ma quanto dobbiamo temere l’inevitabile ribasso che prima o poi arriverà? Un primo supporto all’indagine l’avevamo già illustrato qui, ma vogliamo andare oltre.
Intanto abbiamo selezionato Continua a leggere

-10% sull’azionario, ed ora che si fa?

Ringrazio Ben Carlson per gli ottimi e tempestivi post presenti sul suo blog https://awealthofcommonsense.com sempre fonti di riflessione ed analisi.

La settimana scorsa Ben ha prontamente soddisfatto il desiderio dei suoi lettori incupiti dall’aver subito un calo del 10% in poche settimane sul valore dell’investimento azionario. Ovviamente nessuno ricorda il +250% dello S&P500 dai minimi del 2009 (con un rendimento annuo composto di quasi il 14%), ma va bene così la storia viene ricordata solo quando è negativa, almeno per gli investitori.

Adesso poi che il giochino “mi compro il Btp al 3% di rendimento e sono sicuro di quello che avrò ottenuto alla fine del mio percorso di investimento” impazza, è sempre più difficile convincere un investitore italiano (ed un consulente finanziario che cerca naturalmente la via più semplice per evitare il conflitto con il cliente) della bontà di un investimento azionario nel lungo periodo.

Proviamo in questa improba impresa con le statistiche estrapolate dal blog americano. Continua a leggere

Tre motivi per compiacersi di un mercato ribassista

Titolo un pò provocatorio, ma neanche tanto se ci conoscete. Uno dei post più letti del nostro blog è questo “Sei un giovane investitore? Allora spera in un bel crash di mercato” ed è per questo che abbiamo apprezzato un post sul sito MarketWatch.com di uno degli autori del celebre blog americano HumbleDollar.com, John Lim. In pratica John elenca 3 benefici di un bear market sui quali concordo pienamente.

Il primo è che una correzione nei prezzi del mercato azionario deve essere benvenuta da coloro che hanno un orizzonte temporale di investimento medio lungo.

Ottenere degli sconti su merci o servizi che acquistiamo ci fa sempre stare bene, perchè non è così anche per le azioni?

Ancora più strano è capire perchè la mente umana ha nell’immediato un godimento assoluto nell’acquisto di un bene spesso e volentieri deperibile e che perderà valore non appena usciamo dal centro commerciale o da una concessionaria di auto, mentre sta malissimo quando vede scendere il prezzo delle proprie azioni che solitamente si rivalutano nel corso del tempo. Continua a leggere

Imprevedibile Futuro (replica)

Replichiamo un articolo dell’anno scorso che crediamo possa essere opportuno riprendere in un momento di mercato non esattamente tranquillo come quello attuale. Meglio non farsi prendere dallo scoramento e dal pessimismo perchè chi esce dalla porta di emergenza pensando ad un incendio, ma lasciando il portafoglio in sala, non sa che dentro c’è qualcuno che con calma sta raccogliendo tutti gli oggetti smarriti.

 

pacco

Quando decidiamo di investire, ad esempio 100 Euro, con un orizzonte temporale di 5, 10, 20 o 30 anni, creiamo nella nostra mente e nel nostro foglio di Excel un capitale ipotetico finale che potremo riscattare. Ma quali certezze abbiamo nel momento della simulazione iniziale?

Rendimento? No. Il tasso annuo composto di rendimento di un investimento (quello che spesso troverete scritto come Cagr) nessuno lo può garantire. Possiamo fare tutte le simulazioni che vogliamo, ma se non investiamo in un titolo a reddito fisso (e al lordo del rischio default), non possiamo avere la certezza del rendimento. Anche assumendo di sapere a priori quale sarà il valore medio del rendimento, la sua distribuzione nel tempo potrebbe variare alterando comunque il valore finale ipotizzato.

Inflazione? No. Se c’è una variabile imprevedibile quella è certamente rappresentata dal tasso di variazione dei prezzi al consumo fra n anni. Si possono fare stime medie di un 2% (obiettivo ad oggi della Bce), ma questo non significa che il valore finale medio sarà questo ed i tempi attuali lo dimostrano. Continua a leggere

Metto subito la firma

Il titolo di questo post stava diventando meglio un uovo oggi o una gallina domani, ma poi mi sono ricordato di aver già scritto qualcosa con un titolo similare qui ed ecco che ho dovuto ripiegare su un titolo certo, un pò diverso, ma credo dalla capacità di rappresentare bene l’argomento che andiamo a trattare oggi.

Premetto che lo spunto di questo articolo arriva dal sempre ottimo blog di Michael Batnick – The Irrilevant Investors, ma ho cercato di adattarla alla realtà italiana per esprimere ancora una volta un grande tributo ad uno dei meccanismi più semplici ma meno pubblicizzati al mondo per far crescere la propria ricchezza, la capitalizzazione composta degli interessi.

Se chiedessi a qualcuno di scegliere tra 100 Euro oggi o 1000 Euro fra 30 anni sono abbastanza certo che 9 su 10 mi risponderebbero che preferiscono l’uovo da 100 Euro subito. Continua a leggere

Semplicità e Buon Senso, i Segreti del Buon Investitore Stanno Tutti Qui (replica)

Riproponiamo questa settimana praticamente il primo articolo di questo blog nell’ormai lontano dicembre 2014, una specie di manifesto del buon investitore che riteniamo attuale in tutte le stagioni, con mercati al rialzo o al ribasso. Buona lettura.

Il risparmio e la sua crescita nel tempo rappresentano un’attività importantissima per ognuno di noi. Esso è il mezzo con il quale accantoniamo parte del denaro guadagnato con il lavoro per utilizzarlo in futuro. Rinunciamo a qualche cosa di immediato tipo un viaggio, un automobile, un casa più grande, per ottenere qualcosa che reputiamo più importante fra qualche anno.
Non si torna indietro e questo processo deve essere curato con grande attenzione. Certo serve la conoscenza del mondo finanziario per navigare in queste acque, ma diffidate sempre da consulenti che promettono rendimenti futuri certi o che vogliono vendervi prodotti complicati o costosi per futuri (ed incerti) guadagni.
Non si torna indietro e sbagliare per qualche anno può costare veramente caro. Semplicità e buon senso sono la base di ogni buon investimento. I costi sono certi, il rischio possiamo cercare di controllarlo, ma i prezzi dei mercati sono impossibili da prevedere.
Preparate da soli o assieme al vostro consulente un buon piano di investimento, scegliete i prodotti più efficienti e meno costosi che seguono semplicemente gli indici di mercato, ribilanciate costantemente il portafoglio e non cercate scorciatoie per arrivare prima del tempo ai vostri obiettivi.
Il mercato finanziario vede ogni giorno un 50% di vincitori e un 50% di vinti, quello che conta non è essere dalla parte giusta oggi o domani, ma fra 10, 20 o 30 anni, quando il mio piano di risparmio arriverà a destinazione.
Quelle che seguono sono alcune pillole di buon senso che spero vi aiuteranno in questo percorso. Buon viaggio!

1) Creare un piano di investimento adatto a ogni condizione di mercato
La creazione di un piano di investimento equilibrato che vi permetterà di centrare i vostri obiettivi futuri rappresenta un punto di partenza fondamentale nella costruzione di un portafoglio di investimento. Inutile perdere tempo nella ricerca del timing migliore di ingresso e di uscita da un investimento se il vostro orizzonte temporale è molto lungo; molto meglio creare un processo di investimento oggettivo che tenga le emozioni fuori dalla porta. Continua a leggere