Nati negli anni sbagliati

Qualche purista storcerà il naso, ma il rendimento di un investimento azionario vede nella fortuna una componente di peso non irrilevante.

Se l’ultima generazione ha aspettative di vita media più elevate di quella precedente, nascere oggi o fra 10 anni o fra 30 non garantirà necessariamente rendimenti superiori a quelli precedenti dal punto di vista finanziario. I tassi bassi oltre  tutto rendono ancora più complicato fare previsioni. Non tanto perché è incerto il rendimento dei bond (quello ahinoi è già noto da qui a 30 anni ovviamernte portando a scadenza l’0bbligazione acquistata oggi), quanto perché è incerto quello dell’unico asset in questo momento in grado di promettere rendimenti di una certa consistenza, l’azionario.

La cosa può sembrare banale, ma l’anno di nascita ha giocato (e giocherà sempre) un ruolo fondamentale nel nostro/vostro futuro finanziario. Ci sono periodi di bassa redditività ed altri di alta, c’è solo un piccolo problema. Non sappiamo in anticipo quali saranno questi tempi, rassegnamoci.

Se osserviamo il grafico dei rendimenti a 20 anni del Msci World vediamo come negli ultimi 50 anni ci sono state persone fortunate come quelle nate nel 1978 che hanno potuto guadagnare il 14% all’anno ed altre, come quelle nate nel 1989, che nel 2009 raccolsero solo il 4% all’anno dai loro investimenti. Continua a leggere

L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Update 2°trimestre 2017)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà era quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), l’obiettivo è quello di minimizzare il costo dell’investimento con al massimo una decina di strumenti compresi all’interno del portafoglio.

Alla fine del primo trimestre 2017 il montante era di poco superiore ai 57.500 Euro in quella che definimmo una performance eccezionale (+2.8%) considerate le premesse della partenza e la durata temporale di appena tre mesi trascorsi.

Non siamo stati smentiti ed il mercato ha richiesto indietro una parte tutto sommato non così significativa di performance. Al giro di boa dell’anno arriviamo così con una performance del 2.38% ed un montante di poco superiore ai 57.300 Euro.  Diventa così +14.5% l’apprezzamento del capitale dalla partenza di questo investimento nel 2015, risultato al netto di costi quantificabili in 0.27% annuo.

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Felicità e Soldi

Daniel Kahneman può essere definito il maestro per eccellenza della finanza comportamentale.  Ogni volta che ascolto un suo intervento trovo tanti spunti di riflessione.

E’ quindi con grande interesse che vi segnalo il monologo che lo stesso premio Nobel per l’economia ha tenuto per il canale video online Ted.com.

Cliccate sul video e scegliete i sottotitoli in italiano nell’icona in basso a destra.

Il video non è strettamente collegato alla finanza, ma parla di felicità. Felicità anche legata al denaro, al suo valore reale e percepito.

E’ vero che i soldi non fanno la felicità, ma indubbiamente aiutano nel tentativo di trovarla. E’ vero che i soldi non sono tutto nella vita, ma sarebbe ipocrita dire che non rappresentano delle solide fondamenta per vivere sereni. Chi nega il contrario è, a mio modo di vedere, un frustrato pieno di invidia oppure una persona priva di ogni forma di ambizione. Volenti o nolenti il genere umano è fatto per progredire, non per vivacchiare nell’apatia.

Personalmente ammiro chi si è fatto da sè creando imperi imprenditoriali. Lo ammiro ancora di più se svolge attività filantropiche. In fondo senza queste persone altre non potrebbero lavorare, avere una casa, una famiglia, ecc…Quando però entra in gioco l’ingordigia, la disonestà, la corruzione ritengo che il giudizio debba essere netto e soprattutto di esclusione. Non accetto che personaggi di questo genere possano dare qualsivoglia lezione alla gente comune e perbene.

Detto questo e tornando al video, magari non troverete spunti di investimento, ma per quello che mi riguarda vedrete ed ascolterete 20 minuti di alta qualità intellettuale. Buon ascolto.

 

Libri consigliati:Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci (Saggi)

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Le sirene dei bonus offerti dai broker di opzioni binarie

Un nostro fedele lettore ci ha proposto di pubblicare un articolo sul mondo, non sembre limpido e trasparente,delle opzioni binarie. Volentieri diamo spazio a questa voce ricordando sempre l’altissimo tasso di speculazione (e quindi di perdite) di questo mondo che assomiglia più ad una slot machine che ad un investimento. Buona lettura.

Il trader che oggi vuole cominciare la sua avventura nel mondo del trading online su opzioni binarie è obbligato ad aprire un conto sul sito di un broker. La scelta del broker migliore è ardua, anche perché le proposte commerciali delle diverse società sono veramente interessanti, a volte forse anche troppo. Elemento questo che giustifica una maggiore attenzione nella scelta di coloro ai quali verranno versati i propri soldi per un’attività ad elevato rischio (anche di perdita di denaro). Continua a leggere

Speciale Asset Allocation: Swensen Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del portafoglio di David Swensen, il celeberrimo responsabile degli investimenti della Yale University dal 1985 ed autore del libro Unconventional Success: A Fundamental Approach To Personal Investment.

Di fatto questa è una variante dell’analisi presentata nel post “Speciale Asset Allocation: The Ivy Portfolio”.

Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo portafoglio modello (ovviamente sempre tarata sull’investitore americano). Ancora una volta la fonte è Portfogliocharts.com.

30% Azioni America

15% Azioni Internazionali mercati sviluppati (ex-Us)

5%  Azioni Mercati Emergenti

15% Tips (Treasury Inflation Linked)

15% Treasury Bond Usa (scadenza 5-7 anni)

20% Reit

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico dello Swensen Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,5% con una volatilità del 11,6%.

swan Continua a leggere

Rendimento a scadenza…ma in quanto tempo?

Parto da un sondaggio fatto su Twitter da Newfound Research . L’oggetto del contendere era quanto del ritorno di un investimento obbligazionario americano a scadenza costante (10 anni) dal 1981 al 2012 (periodo di ribasso secolare dei tassi) fosse da imputare in termini percentuali all’apprezzamento di prezzo e quanto al flusso cedolare.

Un tema molto spesso dimenticato dagli investitori che si focalizzano sui rendimenti del passatoo che tendono a dimenticare l’importanza del flusso cedolare.

Tornando al sondaggio la metà dei followers della società americana si è espressa indicando in oltre il 50% di ritorno attribuibile al movimento ribassista dei tassi e quindi all’apprezzamento del bond.

Alla ricerca della verità (che ovviamente non è questa), Newfound Research  ha scomposto in tre parti il ritorno dell’investimento. Cedola, variazione prezzo dovuta alla variazione tassi e rendimento di rolling (vendo il decennale diventato a 9 anni di scadenza per ricomprare un 10 anni al fine di mantenere costante la durata).

Il risultato è spiegato dal grafico che già vi fa capire come il luogo comune esce distrutto. Continua a leggere

Carramba che sorpresa!

Oggi proviamo a fare un gioco che credo possa aiutare tutti a capire quanto la nostra mente tende ad irrigidirsi nel tempo su certi pre concetti o su determinati elementi trascurandone altri tremendamente importanti per i nosti soldi.

Ok, cominciamo precisando che la fonte numerica è il sempre ottimo sito di Vanguard.

Se vi mostrassi la prima tabella cosa scegliereste per i vostri investimenti.

In un mondo finanziario in cui tutti vogliono controllare la volatilità non ho dubbi sulle scelte della maggior parte di voi soprattutto in questo momento.  D’accordo, dipende ovviamente dalla vostra propensione al rischio, ma messa giù così in momenti come oggi in cui i prezzi di certi mercati azionari e di certi mercati obbligazionari sono elevati, credo che molti di voi sceglierebbero il cash . I più preparati e competenti ( o come va di modo dire adesso negli ambienti fighetti della consulenza finanziaria, “skillati”…bleah, un insulto alla lingua italiana) naturalmente ci dicono che le azioni nel lungo periodo pagano il rischio; questo è vero come dimostra la seconda tabella.

Ora però la stessa tabella la ripropongo, ma con i numeri depurati dall’inflazione, quindi rendimenti reali. Continua a leggere

Vi ricordate questi numeri?

I mercati finanziari continuano a dare soddisfazioni, più o meno trasversali. C’è chi guadagna parecchio e chi guadagna un po’ meno ed in coda c’è qualche perdente da “battitore libero”.

L’assuefazione è un qualcosa di molto pericoloso per un investitore portato a percepire sempre meno il rischio man mano che il tempo passa e gli investimenti offrono laute soddisfazioni.

Se un investitore di lungo periodo può permettersi il lusso di guardare il proprio portafoglio una volta ogni 6 mesi, per l’investitore di breve periodo questo atteggiamento diventa molto pericoloso.

Esiste poi un ulteriore problema legato agli investitori di lungo periodo che diventano improvvisamente di breve quando le cose vanno male.

A tutti quanti allora faccio una domanda. Vi ricordate di questi numeri? Continua a leggere

Un prestito a tasso zero dallo Stato

Nel libro di Robert Hangstrom dedicato a Warren Buffett c’è un passaggio nel quale il guru (con la G maiuscola) di Wall Street fa un esempio molto illuminante circa l’enorme vantaggio fiscale che nel tempo viene generato dal reinvestimento automatico degli utili, senza mai “portare a casa” gli stessi con la classica vendita.

Quello che Buffett definisce “prestito a tasso zero del Tesoro” altro non è che un meccanismo di rinvio in avanti dell’applicazione dell’imposta in caso di plusvalenza. Più passa il tempo più la capitalizzazione composta lavora a nostro favore.

L’esempio di Buffett è semplicissimo.

Supponiamo di investire 1€ e di raddoppiare il capitale al termine di ogni anno. Alla fine del primo anno disporremo quindi di 2€. Possiamo scegliere di mantenere l’investimento oppure di realizzare il profitto incassando il denaro per poi reinvestirlo successivamente al netto delle tasse. In quel caso al termine del primo anno di investimento disporremo di 1,74€ (ipotizzando una tassazione del 26%), 2€ nel caso di non realizzo dell’utile. Continua a leggere

Le strategie vincenti sono ovunque, ma…

Qualche settimana fa sul sito online dell’Economist è stato pubblicato un articolo interessante relativo alle cosiddette strategie Smart Beta.

Nulla di nuovo per i nostri lettori (ne abbiamo parlato in diverse occasioni), ma quello che a nostro modo di vedere può essere interessante è la riflessione che emerge dall’articolo.

L’utilizzo dei cosiddetti “fattori” all’interno degli ETF è la realizzazione in pratica di ciò che accademici internazionali hanno già ampiamente previsto, la macchina che sostituisce l’uomo (in questo caso il gestore di fondi). E’ la dura realtà perché questi strumenti altro non fanno che replicare strategie che già i gestori portano avanti. Value, dividendo, bassa volatilità, piccole e medie capitalizzazioni sono tutti fattori che un algoritmo può replicare a bassissimo costo.

Certo il gestore può utilizzare la flessibilità della mente umana, ma i costi da coprire (ricerca, remunerazione del team, ecc…) rendono spesso e volentieri lo smart beta più competitivo agli occhi di chi compra.

Un interessante studio accademico citato all’interno dell’articolo ha provato a capire come hanno lavorato certe strategie automatiche dal 1975 al 2016. Ad esempio nel caso del momentum la regola adottata è stata quella di selezionare nei sei mesi precedenti le azioni migliori (comprandole) e quelle peggiori (vendendole allo scoperto). Tutto questo ripetuto ogni mese ha generato un valore medio positivo mensile di 0.79%, quasi il 10% all’anno sufficiente a coprire i costi di trading. Continua a leggere