Speciale Asset Allocation: Permanent Portfolio

Questo tipo di portafoglio valido “permanente” trova il suo padre fondatore in Harry Browne e può essere analizzato nei dettagli acquistando il libro The Permanent Portfolio: Harry Browne’s Long-Term Investment Strategy.

La caratteristica peculiare del Permanent Portfolio è quella di aver un approccio molto netto e stabile verso l’investimento, dividendo la torta in quattro parti uguali.

Quella che vedete qui sotto è la composizione ideale (ovviamente tarata sull’investitore americano).

25% Azionario America

25% Treasury Lungo Termine

25% Treasury Breve Termine o Conti Deposito

25% Oro

Ma come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Ringrazionado PortfolioCharts.com per averci concesso il diritto di pubblicare i suoi grafici, al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico sotto mostra  il risultato storico dell’All Seasons Portfolio. Un rendimento medio annuo del 4,6% con una volatilità del 7%.

permanent

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Chiariamo meglio cosa intendiamo per costo di copertura del rischio cambio

forex

Nei giorni scorsi ho ricevuto diverse richieste di chiarimento relative al costo derivante dalla copertura del rischio cambio Dollaro su un prodotto gestito, fondo o Etf che sia. Credo che sia opportuno a questo punto fare un aggiornamento “educational” rimandandovi a qualche post che abbiamo già pubblicato in passato e chiarendo però prima di tutto un concetto.

Il costo della copertura del cambio è un qualcosa di variabile e quindi non statico. Ogni giorno si modifica principalmente per effetto della variazione del differenziale tassi tra zona Euro e Stati Uniti.

Il costo della copertura del cambio a gennaio 2017 è un onere per l’investitore europeo, fra qualche anno potrebbe diventare un premio. Se ad esempio i tassi europei torneranno ad essere superiori a quelli americani allora chi comprerà prodotti in Dollari versione hedged Eur riceverà un ulteriore beneficio dalla copertura.

Qualcuno pensa che questo concetto è l’ennesima fregatura messa in campo dal mondo della finanza? No, è semplicemente il modo più democratico del mondo per riportare alla realtà chi investe senza conoscere bene la materia.

Sarebbe troppo bello prendersi un bel 3% di un titolo di stato americano senza rischiare nulla sul cambio no? Continua a leggere

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Buona idea per pensionati in cerca di rendita

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Nei giorni scorsi nel post “La strategia del Dividendo” abbiamo cercato di spiegare le principali strategie legate appunto al dividendo ed applicabili nel mondo dell’azionario. La nostra preferenza era andata alla strategia legata alla crescita sistematica del dividendo, questo a discapito della semplice presenza del dividendo o del rapporto dividendo/prezzo più elevato.

In tal senso proprio a inizio dicembre una bella analisi di S&P Dow Jones Index  è andata a confermare molte delle idee che già avevamo formulato in quella sede.

Interessante la prima tabella che mostra come in un ambiente volatile le società appartenenti al paniere Aristocrats tendono a mostrare una decisa tendenza a sovraperformare, sia l’indice generale che quello High Dividend costituito dalle società a maggiore rendimento da dividendo in rapporto al prezzo. La cosa interessante è che storicamente, anche in regimi di bassa volatilità, queste società sono capaci di creare una performance superiore all’indice generale.

div1 Continua a leggere

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Grafico della Settimana: Mercato azionario Polonia

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’indice Msci della Polonia. Sembrerebbe che l’avvio di questo 2017 potrebbe rivelarsi un gustoso antipasto per il resto dell’anno.

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Bastano 50 Euro al Mese

Riproponiamo un articolo che pensiamo possa essere sempre d’attualità soprattutto in momenti in cui risparmiare è sempre più complicato. Ci scusiamo con i lettori più anziani ma ogni tanto riprendere in mano alcuni concetti può servire per investire con maggiore lucidità. Buona lettura.

Capisco le difficoltà dei ragazzi di oggi  nel considerare il risparmio come una priorità, non tanto perché sono indisciplinati (finanziariamente parlando) o poco predisposti al sacrificio (l’anticamera da precari che stanno vivendo in questi anni è un esercizio da fisico bestiale), ma semplicemente perché il reddito disponibile che si ritrovano a disposizione (avendo la fortuna di lavorare) è molto modesto e di conseguenza il risparmio non può che essere molto marginale.

50Giustamente un 25 enne che si laurea e comincia a lavorare vuole sentirsi autonomo dal punto di vista finanziario e chiedergli di accantonare una consistente fetta di denaro con la prospettiva di farlo per 40 anni o oltre è semplicemente utopia.
Prendo spunto da questo articolo di Advisoronline  nel quale vengono citati i motivi per cui la cosiddetta generazione Y risparmia. Continua a leggere

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E’ tempo di formulare le aspettative di rendimento per il 2017

Per chi ha tempo e voglia di leggere il sempre interessante outlook 2017 di Vanguard questo è il link.

Personalmente condivido molte delle considerazioni fatte dal più grande gestore di fondi passivi al mondo, soprattutto con riferimento alle attuali valutazioni di obbligazionario ed azionario, entrambi a livelli di valutazione non particolarmente appaganti, ma nemmeno da bolla speculativa conclamata.

Sempre una buona bussola di riferimento per costruire portafogli e relative attese di rendimento, la previsione a 10 anni che Vanguard formula poggia su tre ipotesi di asset allocation. Si parte dal 80% azioni 20% bond, passando dal 60/40 fino al 20/80.

Nella formulazione di Vanguard il 60% dell’azionario è americano ed il 40% internazionale, mentre lato bond i pesi sono 70% Usa e 30% internazionali.

Quella che vedete sotto è la mappa dei rendimenti attesi in termini reali (quindi depurati dall’inflazione) dallo scenario peggiore (il quinto percentile) a quello migliore (il 95esimo percentile). Mediamente, tenendo conto degli attuali tassi di mercato e delle valutazioni fondamentali dei principali indici azionari, possiamo vedere come i rendimenti annui attesi da qui ai prossimi 10 anni netto inflazione possono ragionevolmente essere compresi tra 2% e 5% a seconda dei profili di rischio.

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La tabella successiva mostra gli stessi concetti ma con rendimenti nominali, quindi senza considerare l’inflazione. In questo caso è ragionevole attendersi secondo Vanguard valori compresi tra il 3% e il 7%. Continua a leggere

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Rialzo dei tassi, tanto rumore per nulla?

rumore

I tassi decennali americani hanno chiuso l’anno poco sotto il 2,50%. Se riportiamo le lancette indietro di 12 mesi ci accorgiamo come in realtà la parte lunga della curva dei rendimenti si posiziona “appena” 25 punti base sopra la chiusura del 2015 e 35 punti base sopra la chiusura del 2014; rispetto al 2013, quando il T-Note rendeva il 3% a scadenza, siamo addirittura sotto di 50 punti base.

tassi

Per chi ha seguito nelle ultime settimane le notizie apparse in rete o sui periodici specializzati non sfuggirà di certo quanto rilievo è stato dato alla salita dei rendimenti americani.

Tutti a correre dietro la notizia dell’inversione di tendenza, della fine della politica monetaria a basso costo, del ritorno dell’inflazione solo perché Trump è stato eletto Presidente.

Vero è che il rendimento decennale americano è reduce dal rialzo trimestrale più forte dal 1970 con un +50% rispetto ai minimi del trimestre precedente quando il T-Note ha toccato il suo minimo storico a 1.31% di rendimento a scadenza.

Ovvio che qui ci mette lo zampino la matematica, ma anche la statistica non scherza. Un conto è un 50% di rendimento su numeri contenuti, un conto è quando si parte da basi più elevate. E che dire del più classico dei ritorni verso la media? Continua a leggere

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La strategia del dividendo

dividends

Seppur in crescita, i rendimenti offerti dai mercati obbligazionari rimangono modesti in ogni parte del mondo ed il dividendo da azione può esercitare sempre un certo fascino. Ovviamente gli investitori scoprono che le azioni offrono “cedole” variabili solo quando non hanno alternative, ma il dividendo rappresenta una fetta consistente se non maggioritaria del ritorno generato da un investimento azionario.

Dal data base di Robert Shiller scopriamo infatti che dal 1881 al 2015 il 50% del rendimento nominale (al lordo di inflazione) delle azioni americane è arrivato dai dividendi. La percentuale sale al 70% in termini reali ovvero depurati dall’inflazione.

Come sapete sono un amante della capitalizzazione composta ed il pensare che ogni anno le mie azioni crescono di numero per effetto del semplice reinvestimento del dividendo è un qualcosa che mi rende soddisfatto. La mia partecipazione ad una società aumenta reinvestendo gli utili che la stessa mi retrocede.

Esistono tre principali tipi di strategie legate all’utilizzo dei dividendi azionari al fine di generare reddito.

  1. investire in società che pagano semplicemente un dividendo evitando quelle che non lo pagano. La strategia è quella del Dividendo Pagato.
  2. investire in società che aumentano nel tempo i loro dividendi evitando quelle che li tagliano o li azzerano. La strategia è quella del Dividendo Crescente.
  3. investire in società che pagano alti dividendi rapportati al prezzo di mercato. La strategia è quella del Dividendo High Yield.

Ogni strategia ha i suoi pro e i suoi contro, ma solo alla fine vi dirò qual’è la mia preferita. Continua a leggere

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Comincia il 2017 e speriamo in un bel rialzo dei tassi…

salita

Fino a quando la nostra attività è destinata ad essere quella di risparmiatori netti di denaro dovremmo essere contenti di assistere a correzioni nei prezzi degli asset finanziari che andiamo regolarmente ad acquistare.

Vale per le azioni, ma vale anche per le obbligazioni per le quali c’è una sensibilità del pubblico molto diversa. E’ chiaro che quando ci avviciniamo al momento in cui dovremo utilizzare i nostri soldi dovremmo preoccuparci di abbassare il rischio sia sulle azioni che sulle obbligazioni, ma nel durante, caspita, poter comprare reddito fisso a rendimenti più alti è un qualcosa che ci offre la certezza di alzare le aspettative di rendimento.

Storicamente un portafoglio costituito da obbligazioni ha visto storicamente il proprio rendimento generato prevalentemente dal flusso cedolare (interamente se portiamo le obbligazioni a scadenza) ed allora ecco che con soldi nuovi o semplicemente con il reinvestimento delle cedole, comprare bond a rendimenti più elevati è una gran bella cosa per chi ha davanti anni di investimento e vuole costruirsi una rendita nominale positiva a basso rischio.

Paradossalmente il rischio è molto più alto in ambienti con bassi tassi di interesse per chi costruisce asset allocation e questo perché le obbligazioni o i fondi che investono in esse diventano un portatore netto di performance piuttosto scarso con tanti rischi. Continua a leggere

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