Broker per le opzioni binarie: le caratteristiche fondamentali

Un nostro amico lettore ci ha chiesto di pubblicare un suo articolo sulle opzioni binarie, uno strumento altamente speculativo che trova sempre più diffusione tra gli speculatori di giornata.

Ognuno può avere o farsi un’idea di questi strumenti che richiedono mentalità e capitali da scommettitori più che da investitori.

Grandi potenzialità di guadagno, ma anche grandi rischi e non solo legati alla variabilità del sottostante. A volte è lo stesso fornitore del servizio che va verificato attentamente.

Buona lettura.

Broker per le opzioni binarie: le caratteristiche fondamentali

La scelta del broker per le opzioni binarie è uno dei primi passi per il trader che vuole investire in questo ambito. Visto che l’offerta è molto variegata, non è sempre semplice trovare al primo colpo il sito più indicato per le nostre esigenze. Prima di cercare il broker però è importante capire quali siano le caratteristiche fondamentali di un broker e della sua piattaforma di trading. Continua a leggere

Come scegliere il giusto ETF (parte I)

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Come visto nel post di ieri, un’ampia fetta degli investitori nel corso del 2016 si è indirizzata verso gli strumenti a replica passiva. Purtroppo quando fenomeni di questo tipo si verificano la tendenza a guardare qualsiasi cosa che si chiami ETF come “buona” diventa sempre più diffusa, ma la realtà è ben diversa.

La prima cosa da chiedersi quando si decide di acquistare strumenti a replica passiva come gli ETF è quale tipo di indice vogliamo acquistare con i nostri soldi.

C’è differenza tra S&P500 e Russell 2000 in termini di numerosità e capitalizzazione delle società americane rientranti nel paniere. Ovviamente le performance possono essere parecchio diverse da anno ad anno. Stesso discorso vale anche per gli indici europei. Tra ETF che replicano l’indice Msci Emu e Europe c’è una differenza di composizione geografica soprattutto relativa all’ampia fetta di azioni britanniche presenti  nel benchamrk Europe. Anche qui le differenze di performance possono essere notevoli anche per l’effetto cambio (vedi Sterlina); purtoppo spesso e volentieri ce ne accorgiamo solo dopo un pò troppo tempo.

Focalizzarsi fin da subito sull’indice che si vuole replicare è importante soprattutto se le cartucce da sparare non sono tantissime. In fase di Piano di Accumulo o di acquisto per importi modesti, acquistare ETF con sottostanti indici regionali o settoriali o comunqu di cui non si conosce bene la carta d’identità è un grave errore. Continua a leggere

Il ritorno (pericoloso) del Fai da Te

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Il boom di raccolta dei prodotti a gestione passiva del 2016 ha chiaramente acceso i riflettori sugli ETF, in apparenza la soluzione a buona parte dei mali che affliggono i portafogli medi degli investitori italiani e mondiali.

E’ innegabile che siamo di fronte ad uno dei momenti storici più favorevoli per coloro che hanno denaro da investire, almeno lato passività.

Il costo dei prodotti a replica passiva (ma anche a gestione attiva se vogliono rimanere competitivi) sta puntando verso il basso da tempo, con il 2016 che ha visto un nuovo giro di vite. In America ormai siamo arrivati a costi di 9 $ per 1000$ investiti, in alcuni casi anche senza costi di transazione. A questo link potete capire come e la tabella successiva ci fa capire meglio di cosa stiamo parlando.

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Creare un portafoglio semplice e ben diversificato  spendendo lo 0,09% del capitale investito come commissione di gestione è possibile ed è una delle fonti di successo dei modelli di Robo Advisory.

Se confrontato con i costi di un fondo a gestione attiva la battaglia per quest’ultimo è persa in partenza. Siccome l’investitore negli ultimi tempi ha focalizzato la sua attenzione tutta sul lato dei costi questo spiega i flussi verso gli ETF degli ultimi tempi.

Quando però il gregge si sposta tutto da una parte bisogna sempre alzare la testa e guardare il panorama che ci circonda, perchè se il capofila cade nel burrone noi andiamo con lui. Continua a leggere

Flight to Quality

Il titolo rappresenta quella classica frase che ognuno di voi sente nei momenti di tensione finanziaria in cui gli investitori si rifugiano in massa verso i titoli più sicuri come i Treasury americani o i Bund tedeschi. Chissà poi perchè non è stata coniata una frase speculare per la situazione opposta, ovvero quando dai bond si va verso le azioni come nelle ultime settimane, mah.

L’eterno sogno di ogni grande investitore è quello di saltare da una parte all’altra evitando le perdite e massimizzando i guadagni. Ovviamente tutto questo è irrealizzabile, però con curiosità mi sono studiato la strategia che he presentato Meb Faber sul suo blog alcune settimane fa.

In parole povere Faber, autore dell’eccelente ebook Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies ha simulato dal 1993 al 2015 una semplice strategia. Compro azioni dello S&P500 quando le valutazioni prezzo/utili espresse in termini di CAPE sono inferiori a 20; le vendo comprando Treasury a 10 oppure a 30 anni quando il CAPE supera 20, come ora. Ecco il risultato.

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Comunicazione ai naviganti

Investireconbuonsenso.com è nato alla fine del 2014 come blog amatoriale. Nell’idea originaria avrebbe dovuto essere un contenitore di idee e riflessioni degli autori, contenitore nel quale depositare appunti mentali o ricerche interessanti scovate in qualche angolo del web, informazioni utili da condividere con qualche amico di blog.

Nessuna consulenza finanziaria, nessuna raccomandazione di investimento, nessun segnale tecnico su specifici titoli è mai uscito da queste pagine, nel pieno rispetto di quell’attività che ogni consulente finanziario dovrebbe svolgere in modo assiduo e costante, conoscere chi si ha di fronte. Noi non conosciamo i nostri lettori e di conseguenza non possiamo e non vogliamo indirizzarli nelle scelte di investimento.

Dal varo della nave le visite dei lettori sono costantemente cresciute e gli articoli pubblicati sono ad oggi oltre 800.

Siamo stati sinceramente sorpresi dalla crescita costante dei lettori mese dopo mese, lettori molto variegati visto che vanno dai consulenti finanziari fino a piccoli risparmiatori. Abbiamo continuato così a produrre ogni giorno materiale per cercare di soddisfare l’appetito di “educazione finanziaria” della maggior parte di voi con un linguaggio (si spera) tecnico ma comprensibile.

Come ben sapete la nostra missione principale era (ed è) quella di educare finanziariamente coloro che, per svariati motivi, non hanno avuto la possibilità di approfondire certi argomenti in passato oppure che semplicemente, spinti da curiosità, vogliono vederci più chiaro nell’oscuro mondo della finanza.

Il ritmo quotidiano di pubblicazione non era però nelle nostre intenzioni originarie perchè non volevamo scrivere così per riempire una pagina. A questo si aggiunge anche il fatto che i tempi a disposizione non sono sempre generosi. Non avremmo mai voluto scrivere un post banale (anche se sicuramente è successo) e nella nostra inesperienza ci siamo accorti della difficoltà di pubblicare quotidianamente.

Ora è arrivato il momento di tornare a rispettare quelle intenzioni, proprio perchè il tempo è tiranno per tutti noi e la vita a volte impone dei cambiamenti.

Ci sembra così corretto segnalare ai nostri fedeli lettori che dalle prossime settimane la frequenza degli articoli che verrano pubblicati sul blog diminuirà.

Cercheremo di essere presenti ogni settimana, tanto per cercare di fornirvi qualche pillola settimanale di buon senso, ma il ritmo al quale siete stati abituati rallenterà.

I progetti che ci attendono potrebbero coinvolgere anche questo blog o forse anche no, questo lo capiremo strada facendo.

Nel frattempo, state collegati ed ovviamente buon investimento a tutti.

Il Team di Investireconbuonsenso.com

Ogni tendenza nasce da un cambiamento

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Da poco ho terminato la lettura del libro di Darrell Huff Mentire con le statistiche e tra i tanti ragionamenti di buon senso che l’autore appunta sul suo libro, uno in particolare ha trovato la mia assoluta condivisione. Fidarsi ciecamente delle proiezioni statistiche  significa molto spesso convincersi che possa esistere una tendenza senza cambiamento.

Cerco di spiegare meglio il concetto.

Oggi ancora più di allora (Duff scrisse il libro di statistica più venduto al mondo nel 1954), siamo inondati da proiezioni statistiche che tendono a mostrarci il futuro sulla base dell’andamento del passato.

Lo vediamo continuamente, dalle previsioni dei risultati elettorali, fino a questioni “secolari” sulla demografia o la crescita economica.

Ho notato nell’ultimo lustro un impressionante aumento della produzione di outlook o analisi di mercato da parte delle più importanti società di ricerca finanziarie nei quali si cerca di spiegare l’impatto che deflazione tecnologica o crescita zero della demografia o ancora dell’avvento della robotica nel mondo del lavoro, avranno sul futuro degli investimenti finanziari. Continua a leggere

Vi consiglio un libro…sulla fortuna

Continua la nostra collaborazione con GPInvest. La recensione di questa settimana che offre l’amico Giorgio Pecorari riguarda il celebre libro di Nassim Taleb –  Giocati dal caso: Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita

Quando qualcuno si vanta di aver guadagnato un sacco di soldi investendo in borsa (ma non solo) è merito della sua capacità o semplicemente di una buona dose di fortuna? O forse di entrambe?

Buona visione e soprattutto buona lettura!

Giorgio Pecorari, autore del video che avete appena visto, è l’amministratore della piattaforma di divulgazione finanziaria GPInvest; un progetto che punta a ridurre la distanza tra risparmiatori e mercati finanziari, fornendo conoscenze e strumenti per gestire in modo autonomo e profittevole i propri risparmi.

Il libro commentato nel video:

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Il mangiatore di soldi

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Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Rendimento chiama Rendimento

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Prezioso articolo di Michael Batnick sul blog The Irrilevant Investor che va ad arricchire il filone dedicato a quella che Einstein definì l’ottava meraviglia del mondo, ovvero la capitalizzazione composta degli interessi. Ho ricevuto diverse osservazioni in passato sui numeri che vengono utilizzati per creare un’affascinante curva che sale in modo sempre più parabolico verso l’alto con il passare del tempo.

C’è chi dice che è impossibile simulare ad esempio un 6% di rendimento in ogni annata per i prossimi 30 anni. C’è chi dice che certi livelli di rendimento sono troppo elevati alla luce delle valutazioni attuali e sostanzialmente impossibili da raggiungere. Tutto giusto e discutubile, ma qui noi non vogliamo promettere per non mantenere, vogliamo spiegare per capire progettando il futuro con buon senso.

Il grafico riportato sul sito dell’advisor americano mostra l’andamento dell’Etf replicante dello S&P500 in versione total return affiancato dal solo indice di prezzo S&P500. La differenza, dopo 24 anni è notevole, 284%. Ma se i dividendi incassati rappresentano il 46% di questa cifra, da dove arriva il rimanente 238%? Continua a leggere