I dubbi su come investire i nostri soldi

quanto investire in azioni?

Uno dei più grandi dubbi che assale chi investe con un orizzonte temporale di lungo periodo è quanto rischio è possibile prendersi alll’inizio, durante ed in prossimità della parte terminale di questo processo.

Naturalmente il profilo di rischio, l’età di partenza e l’obiettivo che ciascuno di noi attribuisce all’investimento influisce sulla decisione.

Se servono i soldi entro 5 anni per acquistare l’auto nuova non ha senso investire in modo rischioso con una componente elevata di azioni. Se invece il mio orizzonte temporale è di 30 anni e lo scopo è quello di ottenere un’integrazione alla pensione appare sensato cominciare fin da subito con una parte consistente di azionario.

Personalmente credo però che non sia il progressivo avvicinarsi dell’obiettivo a imporre un cambiamento nel mix di rischio di un investimento, quanto la natura dell’obiettivo stesso. Continua a leggere

Volevate le prove dell’utilità dei bond? Eccole

Credo molto negli esempi numerici in ambito finanziario. E’ vero che i numeri possono essere modellati per ottenere dei risultati che si avvicinano il più possibile alla nostra opinione, ma quando vengono utilizzati in modo semplice per avallare concetti basici, allora credo che difficilmente la tecnica del taroccamento possa essere praticabile.

In un articolo pubblicato da LPL Research nelle settimane scorse nella sezione di ricerca,  in poche colonne sono stati versati a parere del sottoscritto dei veri e propri distillati di saggezza e buon senso nel modo di investire.  Ogni consulente  finanziario dovrebbe tenere a portata di mano sulla propria scrivani queste informazioni.

Tante volte su questo blog ci siamo espressi favorevolmente sull’utilità investire in obbligazioni di alta qualità, questo nonostante i bassi rendimenti a scadenza espressi da questo genere di asset class in questi tempi.

I più fedeli ricorderanno certamente titoli come “la saggezza dei bond” oppure il ” in difesa dei bond”.

I motivi sono tanti e ve li abbiamo spiegati in diverse salse, ma basta solamente ricordare che quest’anno  è stato proprio il Bund tedesco (che rende lo 0.3% a 10 anni!!) il rendimento più redditizio per i cittadini europei!

A proposito chi lo aveva previsto ad inizio anno tra i vari outlook delle case di investimento? Nessuno.

LPL Research ha colto la palla al balzo della correzione di ottobre sullo S&P500 per portare ad evidenza l’importanza di avere in portafoglio un po’ di bond diversificando il proprio paniere di investimento. Continua a leggere

Abbassare l’asticella

Una riflessione dopo aver letto un post sul blog di Michael Batnick IrrilevantInvestors.com focalizzato sui rendimenti di un investimento bilanciato negli ultimi 10 anni  in America.

Serve un  sano bagno di realismo ve lo dico subito.

Il grafico che segue mostra dal 2009 ad oggi quanto ha reso un portafoglio investito al 60% in azioni e al 40% in obbligazioni. In questo caso, lo ripeto, tutto made in Usa.

Il rendimento annuo composto è stato del 10.8% lordo per un ritorno totale del 152%.

Ipotizzando tassi a 10 anni americani al 2,5% e pesandoli per un 40% del portafoglio questo significa che la borsa americana dovrebbe viaggiare ad un ritmo di poco meno del 17% annuo da qui al 2027 per pareggiare il 10.8% annuo. Praticamente impossibile.

Anche abbassando l’obiettivo di un rendimento annuo 60/40 al 8% (numero che ricorre frequentemente nelle previsioni dei fondi pensioni americani), l’azionario dovrebbe ottenere un risultato annuo del 11,6% annuo per arrivare a questo livello. Anche qui stiamo rasentando l’improbabile. Continua a leggere

Azioni europee, affare o illusione?

Il professore Robert Shiller, già premio Nobel per l’economia ed ideatore del celebre metro di valutazione CAPE, in un’intervista a CNBC ha dichiarato che gli investitori americani farebbero bene a diversificare in azioni non domestiche.

Questa affermazione è generata dal combinato di valutazioni piuttosto elevate negli States (Cape di Shiller a 29)

Fonte: Robert Shiller

a fronte di valutazioni decisamente più interessanti presenti in altre aree geografiche come l’Europa.  Per quello che riguarda l’azionario europeo il Cape medio (al 31 marzo) è di 17.6 con la Germania a 19.6. “Europe is attractive” è stata la dichiarazione di Shiller il quale è convinto che la narrativa piuttosto pessimista sulle sorti dell’Unione Europea sta pesando eccessivamente sulle società europee

Grazie a Portfoliocharts.com abbiamo così provato a vedere qualche dato storico realtivo alle due principali borse europee, quella tedesca e quella inglese (ovviamente in valuta locale). Continua a leggere

La capitalizzazione composta…dei costi

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Il Presidente di Vanguard, il celebre John Bogle autore del libro The Little Book of Common Sense Investing: The Only Way to Guarantee Your Fair Share of Stock Market Returns, ha definito i costi che vengono sostenuti durante l’investimento come dei “mangiatori di rendimento” in grado di creare  la cosiddetta “Tiranny of compounding costs”.

Nel lungo periodo sappiamo molto bene come i costi sono un detrattore di rendimento e come un oculato ed attento contenimento degli stessi è in grado di generare valore anche se dal mercato non arrivano grandi soddisfazioni. Ne abbiamo parlato qui dove abbiamo anche ribadito come la variabile costi è una delle poche voci determinanti del rendimento che potete controllare.

Nello stesso tempo non vivo sulla Luna e sono perfettamente d’accordo con chi sostiene che nulla è gratis, nemmeno la consulenza finanziaria. Avere accesso a professionisti in grado di trasmetterci concetti di base sull’ educazione finanziaria o di spiegarci la complessità di certi prodotti, o ancora di creare sulla base delle nostre caratteristiche dei progetti di investimento, ha senso dopo tutto. Giusto, ma il processo messo in piedi deve avere un costo equo perchè altrimenti il rischio è trasferire una consistente parte della propria ricchezza ai consulenti finanziari con risultati deludenti per i vostri progetti futuri.

Seppur un pò estrema e  non pienamente calabile nel contesto italiano, il Robo Advisory americano Wealthfront ha nei giorni scorsi fatto un esempio molto interessante. Continua a leggere

Commodity o non Commodity, questo è il dilemma

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Una recente ricerca di Research Affiliates ha cercato di fare un po’ di chiarezza circa il significato da attribuire all’investimento delle materie prime all’interno di un portafoglio di investimento.

Noi ne abbiamo già parlato in questo articolo precedente.

Parto prima di tutto dal fondo, ovvero dalla conclusione a cui giunge la società americana. Esistono tanti indici di commodities, ma ognuno di questi ha delle inefficienze che generano nei prodotti replicanti dei disallineamenti piuttosto marcati rispetto al benchmark. A questo si aggiungono fattori di concentrazione ravvisabili su indici eccessivamente pesati su certe commodity (ad esempio energy).

Detto ciò, quello che ci interessa adesso è riprendere in considerazione i lati positivi delle commodity, con un però.

Dal 1976 al 2016 la correlazione dell’indice di commodity scelto da ResearchAffiliates rispetto all’indice azionario S&P500 è stato di 0.17, irrilevante quindi. Rispetto all’indice di inflazione americana la correlazione positiva sale in modo considerevole a 0.46. I primi due messaggi sarebbero quindi, protezione dall’inflazione e capacità di diversificazione all’interno del portafoglio di investimento.

Il primo grafico ci mostra proprio la capacità che hanno storicamente avuto le commodity di ridurre la volatilità di un portafoglio di investimento inserendo 5 punti percentuali delle stesse (mediamente 53 punti base in meno di volatilità rispetto ad un classico 60% azioni 40% bond).

Fatta eccezione per il periodo immediatamente successivo al 2009, questa affermazione è vera, ma obiettivamente ha perso di peso nel corso dell’ultima decade. Anomalia, new normal o che altro, di fatto non tutto quello che è stato buono fino a oggi domani ripeterà i suoi effetti.

Questa statistica ha senso come quadro generale, ma obiettivamente non ci dice granchè sulla capacità che avranno nel prossimo futuro le commodity di attutire la volatilità con 5 punti di materie prime in portafoglio.

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