Fondi Absolute Return, quando il valore assoluto certo è quello dei costi

L’introduzione della normativa Mifid II ha aumentato in modo importante l’attenzione che gli investitori e gli addetti ai lavori stanno adesso rivolgendo ai costi dei prodotti finanziari.

Soprattutto il mondo del risparmio gestito sta vivendo una fase nuova nella quale gli investitori  stanno cominciando (o cominceranno presto) a “scoprire” in termini monetari quanto in realtà stanno pagando sui fondi di investimento.

I rendiconti sono in fase di invio da parte di tutte le banche con la clientela che al ritorno dalle vacanze non avrà una “simpatica” sorpresa.

Chi ha pensato fino ad oggi di potersela cavare semplicemente scaricando da internet un documento informativo (altresì detto KIID o Key Investor information document) ed interpretando la percentuale delle spese correnti come il costo finale è un illuso. Ben presto scoprirà infatti come quelli che sono definiti costi correnti non sono assolutamente il totale dell’onere sostenuto per rimanere investito in un determinato fondo.

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Cambia il Menù ma gli ingredienti sono sempre gli stessi

menu

Leggendo di recente un libro di finanza comportamentale ho trovato tra le fonti questo  articolo . Nella sostanza vengono indicati alcuni trucchetti che usano i ristoratori per cambiare tutto senza cambiare nulla nel menu offerto al cliente. Qualche ritocco estetico ed il fatturato comincia a salire senza aver cambiato un ingrediente.

Gli autori dello studio (i ricercatori della Cornell University) avevano ad esempio notato come semplicemente ridenominando di alcune voci del menu in modo accattivante le vendite aumentavano fino al 28%. Ad esempio un filetto di pesce che sul menù si trasformava in “succulento filetto di pesce italiano” spingeva i clienti a scegliere molto più spesso quel piatto. Gli stessi clienti erano poi disposti a spendere mediamente fino al 12% in più per menù con nomi fantasiosi. Continua a leggere

Long Short Azionari, compromessi da accettare

Nell’ultimo anno l’asset management ha sfornato prodotti long short azionari in grandi quantità e questo per accogliere le richieste della clientela di avere a disposizione prodotti in grado di abbassare la volatilità (quindi il rischio) dei portafogli azionari complice il timore di assistere, dopo oltre sei anni di rialzo, a pericolosi capitomboli. Ovviamente in mezzo a queste belle intenzioni da boy scout ci sono generose commissioni di gestione (sommate a quelle di performance) che i gestori si portano a casa solo ed esclusivamente gestendo “la paura” di un calo. Di questi fondi non direzionali ne abbiamo già parlato qui e proprio la voce costi è quella che negli ultimi anni ha infastidito di più gli investitori scoraggiati da ritorni non proprio esaltanti. Continua a leggere