Ribilanciare senza esagerare

Il ribilanciamento è una di quelle attività che ogni possessore di un portafoglio di investimento dovrebbe effetturare con cadenza periodica alla stessa stregua del tagliando dell’automobile o del rinnovo di un documento. Ridurre il rischio catturando opportunità a basso costo sono due dei benefici principali offerti dal ribilanciamento, ma questo tipo di attività ha delle criticità.

La prima è quella della periodicità. Meglio farlo una volta ogni 3 mesi, una volta all’anno, una volta ogni 5 anni, quando capita?

Esistono varie versioni riguardo alla frequenza, ma penso che importo in gioco e volatilità del portafoglio possono risultare due variabili decisive. Se avete investito pochi soldi e/o le oscillazioni sono contenute, il ribilanciamento ha senso con una frequenza da un anno in su.

Questo ci porta alla seconda criticità, i costi. A dire il vero ci sarebbe anche un problema di tasse che vengono pagate al realizzo dell’utile per acquistare quella fettina di portafoglio in perdita, ma il grosso proviene dai costi di transazione. Ribilanciare troppo spesso e per riallineare modeste percentuali rischia di produrre più danno che beneficio, proprio per effetto delle commissioni di negoziazione.

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Guadagno, Risparmio, Accumulo e Ritiro

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Sono diverse le fasi che attraversa ogni persona durante il lungo processo di accumulazione del capitale finalizzato  al raggiungimento degli obiettivi.

La prima fase del processo è quella legata alla generazione di una forma di guadagno. Da lavoro o da rendita (ad esempio un affitto), quello che conta in questa prima fase è ottenere delle entrate monetarie con una relativa stabilità.

A questo punto si possono cominciare a fare valutazioni per accedere alla seconda fase, quella del risparmio. Per fare questo è inevitabile un confronto tra la quantità di entrate e la quantità di uscite. Se queste ultime sono superiori basta fare una valutazione oggettiva e comprimere tutto ciò che non è essenziale. A quel punto si può passare alla seconda fase.

Obiettivamente per un giovane che comincia a lavorare è difficile pensare che gli importi di denaro eccedenti l’essenziale siano molto alti ed allora ecco che il consiglio “spendi meno risparmia di più” rischia di essere poco utile. Forse il consiglio migliore in questa fase è risparmia quello che puoi, ma cerca di investire su te stesso per guadagnare di più al fine di risparmiare di più.

Entrati nella fase 2, quella del risparmio, i guadagni dovrebbero stabilmente stare sopra (di molto o di poco) le spese di tutti i giorni. Aumentano i debiti, aumentano magari i componenti della famiglia, aumenta anche l’ambizione di spendere di più per godersi la vita. Ecco che entra in gioco la classica mentalità del c’è tempo per risparmiare. Continua a leggere