-10% sull’azionario, ed ora che si fa?

Ringrazio Ben Carlson per gli ottimi e tempestivi post presenti sul suo blog https://awealthofcommonsense.com sempre fonti di riflessione ed analisi.

La settimana scorsa Ben ha prontamente soddisfatto il desiderio dei suoi lettori incupiti dall’aver subito un calo del 10% in poche settimane sul valore dell’investimento azionario. Ovviamente nessuno ricorda il +250% dello S&P500 dai minimi del 2009 (con un rendimento annuo composto di quasi il 14%), ma va bene così la storia viene ricordata solo quando è negativa, almeno per gli investitori.

Adesso poi che il giochino “mi compro il Btp al 3% di rendimento e sono sicuro di quello che avrò ottenuto alla fine del mio percorso di investimento” impazza, è sempre più difficile convincere un investitore italiano (ed un consulente finanziario che cerca naturalmente la via più semplice per evitare il conflitto con il cliente) della bontà di un investimento azionario nel lungo periodo.

Proviamo in questa improba impresa con le statistiche estrapolate dal blog americano. Continua a leggere

Abbassare l’asticella

Una riflessione dopo aver letto un post sul blog di Michael Batnick IrrilevantInvestors.com focalizzato sui rendimenti di un investimento bilanciato negli ultimi 10 anni  in America.

Serve un  sano bagno di realismo ve lo dico subito.

Il grafico che segue mostra dal 2009 ad oggi quanto ha reso un portafoglio investito al 60% in azioni e al 40% in obbligazioni. In questo caso, lo ripeto, tutto made in Usa.

Il rendimento annuo composto è stato del 10.8% lordo per un ritorno totale del 152%.

Ipotizzando tassi a 10 anni americani al 2,5% e pesandoli per un 40% del portafoglio questo significa che la borsa americana dovrebbe viaggiare ad un ritmo di poco meno del 17% annuo da qui al 2027 per pareggiare il 10.8% annuo. Praticamente impossibile.

Anche abbassando l’obiettivo di un rendimento annuo 60/40 al 8% (numero che ricorre frequentemente nelle previsioni dei fondi pensioni americani), l’azionario dovrebbe ottenere un risultato annuo del 11,6% annuo per arrivare a questo livello. Anche qui stiamo rasentando l’improbabile. Continua a leggere

Quando il Rischio diventa Obbligatorio

I tempi cambiano e forse anche l’industria del risparmio gestito (soprattutto quella che ruota attorno ai fondi pensione/assicurazioni) dovrà cambiare mentalità, questo appare inevitabile alla luce dei recenti andamenti dei mercati finanziari.

Le promesse fatte negli anni passati in termini di rendimento atteso (o garantito) per centrare determinati obiettivi di rendita nella fase post lavorativa in cui si potranno godere i frutti dell’accumulazione precedente, difficilmente potranno essere mantenute. Anche assumendosi più rischi appare veramente dura rispettare “promesse” che i fondi pensione americani quantificano ancora in percentuali di rendimento del 7/8% annuo. Ovviamente la stima di rendimento è un qualcosa di soggettivo, ma poi deve essere rispettata. Quando ci si accorge che erano solo promesse il tempo è scaduto, game over. Continua a leggere

Meglio Sapere Cosa ci Riserva il Futuro

Eccellente studio di Researchaffiliates.com che ancora una volta sbatte in faccia agli investitori la dura realtà dell’attuale mondo di tassi negativi e azionario caro. Quello che è lecito aspettarsi da qui ai prossimi 10 anni almeno non sono perdite certe in termini nominali ma ritorni percentuali comunque bassi, storicamente parlando.

Due sono i grafici che più di ogni altro esprimono il concetto. Continua a leggere

Punto della Situazione

E’ datato di qualche giorno ma questo studio di Cordantwealth scatta una istantanea sul sempre più spettacolare bull market dell’azionario americano.

Secondo per durata dal dopoguerra ad oggi con quasi 2.600 giornate di rialzo (ma ancora lontanto da 4.494 giorni del bull market 1987-2000), terzo per ritorno in versione total return (mentre il primo posto sembra irraggiungibile per il secondo serve poco più del 20% di ulteriore rialzo).

cordant Continua a leggere