Tre cause di una bolla speculativa

In omaggio al premio Nobel per l’economia Richard Thaler questa settimana il nostro blog ripropone gli articoli nei quali è stato citato l’autore del libro  Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

Nelle pagine conclusive del libro di Richard Thaler e Cass Sustein si parla di quali sono le cause che portano alla nascita di una bolla speculativa.

Tre sono i fattori citati: razionalità limitata, scarsa capacità di autocontrollo ed influenze sociali.

La razionalità limitata sopraggiunge quando l’ambiente si fa più complicato. Nel libro si citano i mutui; da semplici strumenti a tasso fisso o variabile facilmente analizzabili da ogni cittadino, sono diventati nel corso del tempo delle vere e proprie opere (fatte non sempre bene) di ingegneria finanziaria. Se ci pensiamo accade lo stesso con i prodotti finanziari dedicati all’investimento.

Razionalmente dovremmo prima capire cosa stiamo comprando poi procedere con l’azione. Invece più sale la complessità più ci facciamo travolgere dalle emozioni e diventiamo irrazionali come ben spiegato nel celebre libro di Robert Shiller Euforia irrazionale. Alti e bassi di borsa. Questo non significa che la complessità è un elemento negativo. Innovazione porta anche al progresso e non sempre le cose all’inizio sono semplici. L’importante però è spiegare perchè succede qualche cosa e quali sono le conseguenze nell’abusare di un certo prodotto o servizio.

Alla razionalità limitata si aggiunge la scarsa capacità di autocontrollo. Le tentazioni sono ovunque, dalla finanza allo shopping online. Quando su un piatto d’argento ci viene servita la possibilità di accedere in modo semplice semplice ad un prestito cadiamo nella trappola del tutto subito. Lo stesso vale per le transazioni finanziarie; avere a disposizione un supermercato di prodotti in ogni momento della giornata porta a praticare attività  che ci fanno perdere il controllo travolgendoci in un vortice di iperattività. Perdendo il controllo soteniamo elevati costi diretti (commissioni) ed indirette (potenziali perdite).

Il terzo pilastro che determina una potenziale bolla speculativa sono le influenze sociali. Quante volte i sentito dire hanno influenzato le nostre scelte di investimento? Gli amici si arricchiscono con il trading online comprando azioni tecnologiche e io che faccio, sto fermo? I guru della finanza confermano poi con i loro report quello che mi hanno detto gli amici e io che faccio, non ci credo? Informazioni spesso errate o confuse o fuori luogo confermate da media ed esperti (il luogo comune degli immobili che crescono sempre di prezzo è l’esempio classico) rappresentano il perfetto amplificatore di una bolla speculativa.

Pur esistendo altre concause nella formazione di un bolla speculativa crediamo che l’informazione, la cultura finanziaria, la modesta consapevolezza dei propri limiti , rappresentano alcune delle armi che ciascuno di noi può affilare per evitare di cadere nella prossima trappola.

 

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Bollicine in ordine sparso

Una delle cose che trovo divertenti quando leggo i giornali o anche i social media finanziari è la ricerca a tutti i costi dell’indizio che giustifica lo scoppio imminente di una bolla sui mercati finanziari. Divertente e patetico allo stesso tempo perché spesso e volentieri quelle che si leggono sono considerazioni basate su ribassi recenti o su valutazioni storiche che hanno margini di errore talmente ampi da essere tutto il contrario di tutto.

Apro e chiudo una parentesi. Se volete capire meglio cosa intendo leggete il libro di Gray Smith – Standard Deviations: Flawed Assumptions, Tortured Date and Other Ways to Lie With Statistics. Purtroppo è solo in inglese, ma per chi è in grado di leggerlo sarà illuminante.

Come sapete bene non penso affatto che l’economia mondiale risulti in equilibrio (come si fa a pensarlo quando il costo del denaro è rasente lo zero da tanto tempo in quasi tutto il mondo occidentale), ma siamo nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica senza precedenti e quindi viviamo terreni inesplorati, ma sempre e comunque con un obiettivo per chi fa business, generare utili. Se questi ci sono (e crescono) ben difficilmente un indice azionario può deludere nel lungo periodo.

Fatta questa premessa mi piace ogni tanto “tagliandare” i mercati per capire quanto hanno ripagato il rischio nel corso del tempo. Continua a leggere

Tre cause di una bolla speculativa

Nelle pagine conclusive del libro di Richard Thaler e Cass Sustein – Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità si parla di quali sono le cause che portano alla nascita di una bolla speculativa.

Tre sono i fattori citati: razionalità limitata, scarsa capacità di autocontrollo ed influenze sociali.

nudge

La razionalità limitata sopraggiunge quando l’ambiente si fa più complicato. Nel libro si citano i mutui; da semplici strumenti a tasso fisso o variabile facilmente analizzabili da ogni cittadino, sono diventati nel corso del tempo delle vere e proprie opere (fatte non sempre bene) di ingegneria finanziaria. Se ci pensiamo accade lo stesso con i prodotti finanziari dedicati all’investimento.

Razionalmente dovremmo prima capire cosa stiamo comprando poi procedere con l’azione. Invece più sale la complessità più ci facciamo travolgere dalle emozioni e diventiamo irrazionali come ben spiegato nel celebre libro di Robert Shiller Euforia irrazionale. Alti e bassi di borsa. Questo non significa che la complessità è un elemento negativo. Innovazione porta anche al progresso e non sempre le cose all’inizio sono semplici. L’importante però è spiegare perchè succede qualche cosa e quali sono le conseguenze nell’abusare di un certo prodotto o servizio.

Alla razionalità limitata si aggiunge la scarsa capacità di autocontrollo. Le tentazioni sono ovunque, dalla finanza allo shopping online. Quando su un piatto d’argento ci viene servita la possibilità di accedere in modo semplice semplice ad un prestito cadiamo nella trappola del tutto subito. Lo stesso vale per le transazioni finanziarie; avere a disposizione un supermercato di prodotti in ogni momento della giornata porta a praticare attività  che ci fanno perdere il controllo travolgendoci in un vortice di iperattività. Perdendo il controllo soteniamo elevati costi diretti (commissioni) ed indirette (potenziali perdite).

Il terzo pilastro che determina una potenziale bolla speculativa sono le influenze sociali. Quante volte i sentito dire hanno influenzato le nostre scelte di investimento? Gli amici si arricchiscono con il trading online comprando azioni tecnologiche e io che faccio, sto fermo? I guru della finanza confermano poi con i loro report quello che mi hanno detto gli amici e io che faccio, non ci credo? Informazioni spesso errate o confuse o fuori luogo confermate da media ed esperti (il luogo comune degli immobili che crescono sempre di prezzo è l’esempio classico) rappresentano il perfetto amplificatore di una bolla speculativa.

Pur esistendo altre concause nella formazione di un bolla speculativa crediamo che l’informazione, la cultura finanziaria, la modesta consapevolezza dei propri limiti , rappresentano alcune delle armi che ciascuno di noi può affilare per evitare di cadere nella prossima trappola.

Leggi anche: Almeno una volta nella vita ci siamo cascati tutti

                         Il selfie finanziario degli italiani

 

New Energy e Scommesse

Da un paio di anno nel mio 10% di asset allocation da free lance ( o da gestione attiva se vogliamo essere più raffinati) è contenuta una piccola quota di un ETF che per diverse volte  sono stato sul punto di liquidare, soprattutto negli ultimi mesi.
L’area di investimento di questo ETF è quella delle cosiddette energie rinnovabili o ancora meglio New Energy (visto che per oltre 1/3 le società appartenente al paniere sono attive nel settore del’efficienza energetica – qui il fachsheet). Ad essere sincero nella fasi iniziale di questo investimento molto speculativo (trattandosi prevalentemente di società di piccola e media capitalizzazione), c’era un ragionamento di prospettiva. La transizione massiccia dalle energie fossili a quelle rinnovabili personalmente credo sia una favoletta, ma una maggior peso delle rinnovabili e soprattutto della smart Energy, beh ammetto che credevo potesse diventare una realtà anche a breve. Però il petrolio costava 60, 70, 80 dollari al barile.
Ma perché ho pensato diverse volte di liquidare negli ultimi mesi? Continua a leggere

Avvertimento Preventivo

«TASSI MINIMI, ARMA A DOPPIO TAGLIO». Del resto, ha spiegato, la stabilità economica, garantita anche attraverso una politica di tassi ai minimi storici, «è sempre un’arma a doppio taglio», e bisogna più che mai tenere sotto controllo la situazione. L’orientamento della Fed, comunque, per ora non cambia, «accadrà solo se verrà riscontrata nel sistema finanziario una sopravvalutazione degli asset insieme a una concentrazione dei rischi». Continua a leggere

La Lezione Cinese

Già all’epoca dell’intervento della banca centrale svizzera sul mercato valutario cercammo di estrapolare dall’evento qualche positiva lezione per investire con buon senso. Lo stesso ragionamento crediamo sia interessante farlo per quello che è successo (e forse succederà) sul mercato azionario cinese.

cina

Ho trovato almeno 8 utili lezioni da condividere con voi:
1) I prezzi delle azioni oscillano all’insù e all’ingiù a volte anche in modo violento ed irrazionale. Non esiste un momento migliore per investire, non esiste la certezza che il prezzo domani salirà o scenderà e non esistono previsioni ed analisi capaci di leggere il futuro. Esistono analisi e studi che fanno riflettere, danno spunti o indicano delle probabilità, ma per investire nel lungo periodo volatilità e guru non vanno d’accordo. Continua a leggere

Effetto “Casalinga di Shanghai”

L’indice azionario cinese è da un po’ sotto i riflettori per la sua impressionante volatilità e soprattutto per i ripetuti cali a cui l’indice di Shanghai è andato incontro in un solo mese, circa il 30%. Ci si dimentica, come spesso succede in questi casi, che nell’anno precedente il rialzo era stato del 150% e questo di fatto porta il rendimento di un investimento a +80%.

cina
Ne abbiamo già parlato qui di come le perdite facciano male e portano la memoria a fissarsi su queste dimenticando il pregresso. In casi come questi un investitore è arrabbiato perché pensa alle perdite ma non al fatto che semplicemente il suo guadagno è più basso di quello che era un mese fa.

Detto ciò la situazione in Cina è effettivamente preoccupante per come si sta sviluppando la gestione del fenomeno da parte delle autorità locali.

Nei mesi scorsi il Governo ha sostanzialmente incentivato i risparmiatori a dirigere i propri risparmi verso le azioni di società private quotate aumentando l’apertura del mercato cinese anche a investitori stranieri e soprattutto broker desiderosi di catturare le risorse finanziarie di potenziali trader alle prime armi adatti a farsi spiumare ben bene.
Più le azioni salivano più sul carro salivano nuovi investitori. La casalinga di Shanghai vedendo salire ogni mese del 20% il valore del portafoglio azionario del fruttivendolo sotto casa si è fatta trascinare nella mania ed il risultato è stato questo

shangh
Esploso il numero dei conti di trading aperti ed ovviamente esploso il numero di broker che hanno cominciato ad offrire operatività sempre più spregiudicate. Tra queste rientra l’operatività a leva, quella che con 20 euro mi può permettere di controllare azioni per 100 euro. Io povero risparmiatore che non ho i soldi per partecipare alla festa non vedo l’ora di trovare qualcuno che mi faccia entrare e sono disposto a non guardare in faccia alle condizioni economiche offerte pur di entrare il prima possibile.

Ed ecco che il pallone comincia a gonfiarsi, tutti guadagnano, tutti sono felici, l’amico dell’amico si è comprato la macchina nuova con il guadagno sulle azioni e via così fino all’impatto con la dura realtà.

E’ verissimo che il mercato cinese veniva da anni di sottovalutazione e che la salita era ed è fenomeno non così fuori dal mondo. E’ anche vero che i risparmiatori cinesi sono passati da zero a 100 in un attimo visto che prima di questa liberalizzazione potevano fare poco o nulla. Quello che colpisce è la platea degli investitori su questo mercato. A differenza delle piazze europee ed americane frequentate prevalentemente da investitori istituzionali (banche, fondi, ecc…), il mercato cinese è ancora acerbo con il 90% di investitori domestici individuali con un livello di cultura molto basso (circa 1 su 3 arriva appena alla licenza elementare).

Capite come in questa situazione la possibilità che qualcosa sfugga di mano è concreta ed il pezzo di Mario Seminerio è come sempre chiarissimo nello spiegare come il governo cinese sta gestendo a malo modo la sbornia.

Adesso che è arrivato per i trader in erba il momento del cosiddetto “margin call”, ovvero della richiesta di capitale aggiuntivo da parte dei broker per compensare le perdite accumulate sulle operazioni a leva, stiamo assistendo alla fase più acuta del ritorno sulla Terra. Perdite che si autoalimentano per effetto di una mancanza di liquidità necessaria a compensare le perdite con il risultato di copiose vendite al meglio per rientrare.

Le società di brokeraggio aperte allegramente nei mesi scorsi vanno in crisi di liquidità ed allora ecco che il Governo Centrale cerca di metterci una pezza che però appare maldestra. Abbassare i requisiti sui margini, ridurre il costo per fare trading, sono tutte manovre che rischiano di alimentare ulteriormente un incendio che sta cominciando a svilupparsi.

Forse un giorno anche i cinesi capiranno l’importanza della diversificazione del rischio. Probabilmente le società del risparmio gestito avranno un bel terreno fertile sul quale investire nei prossimi anni quando anche questa ondata avrà mietuto le solite vittime tra i tanti piccoli pesci ( o pecore da tosare a seconda di quale ambiente preferite) che popolano i borsini cinesi.

Leggi anche: Effetto gregge

Lo sapevate che…

wowLa realtà distorta dell’informazione finanziaria non sempre di qualità porta molto spesso i risparmiatori a crearsi degli scenari mentali che non sono esattamente quelli che battono su questa Terra.
Lo sapevate ad esempio che fino a martedì sera (prima del rimbalzo di ieri) l’indice azionario mondiale per eccellenza, il MSCI AC World negli ultimi 12 mesi guadagnava lo 0,9% (in versione hedged ovvero con rischio cambio coperto).

Pensavate che l’azionario fosse in bolla? Eccovi serviti. Continua a leggere

Sei anni di rialzo…è tutto normale

Si fa un gran parlare di bolla sul mercato dei bond e di azionario troppo caro, questo almeno negli Stati Uniti. Ma a che punto stanno veramente le valutazioni degli asset se inquadrate storicamente in una fase di ripresa dal severo bear market del 2007-2009?

sei
Una bella risposta ce la fornisce il sito Servowealth
Nella tabella successiva sono stati riportate le performances delle principali asset class azionarie ed obbligazionarie nei sei anni successivi (cinque per il 2003-2007) alla fine di un bear market che ha avuto un’intensità simile all’ultimo che abbiamo vissuto con la crisi dei subprime.
Tutti i rendimenti sono espressi in termine annualizzati e la classe bilanciata è rappresentata da un 65% azioni / 35% bond. Continua a leggere