Il lungo percorso per essere veramente ESG

La ESG mania avanza dirompente. Il marketing finanziario non si è fatto sfuggire la Conferenza Mondiale sul Clima COP26 di Glasgow per ricordare ai risparmiatori di tutto il mondo che la finanza è già attrezzata per combattere il cambiamento climatico.

Investire in maniera sostenibile è ormai diventato un tormentone. Pur riconoscendo la valenza dei principi che stanno alla base di questa filosofia di investimento, chi critica in maniera oggettiva il fenomeno (se sarà una moda passeggera lo capiremo nei prossimi anni) o viene attaccato, o semplicemente viene snobbato.

Poche ore è durata ad esempio l’accusa di una delle autorità monetarie più importanti al mondo, la banca centrale delle banche centrali, ovvero la Banca dei Regolamenti.

All’interno del report trimestrale che la BIS pubblica regolarmente, uno studio  dal titolo “Sustainable finance: trends, valuations and exposure” ha messo in luce tutte le fragilità sulle quali sta poggiando l’attuale collocamento di prodotti “sostenibili”.

Anna Zabai e Sirio Aramonte, i due autori dello studio, si sono chiesti se questa grande attenzione di investitori e gestori verso il tema ESG non stia per caso creando una bolla speculativa in settori fino a poco tempo fa molto marginali e di nicchia.

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Quel pessimismo che non riusciamo a toglierci di dosso quando investiamo i nostri risparmi

La tragedia piace. L’ottimismo un po’ meno.

Questo è quello che ho capito durante tanti anni di blog. Semplicemente osservando il comportamento di media mainstream (ma non solo) è abbastanza facile arrivare a una conclusione. Nel mondo degli investimenti le cattive notizie trovano molto spazio, le buone un pò meno. Concetto semplice, forse banale, ma che ha degli impatti notevoli sul nostro modo di risparmiare e investire soldi.

Il titolone che richiama disastri, drammi, probabile fine di tutto il genere umano, invasione aliene, locuste e cavallette, attira la maggior parte delle persone. Non c’è niente da fare.

Se avessi messo a questo articolo il titolo “Perché il mercato azionario crollerà nel 2022” oppure “Il vero motivo che spingerà bitcoin a 500 mila dollari”, le statistiche di traffico di domani sarebbero probabilmente dalle 3 alle 5 volte più alte di quelle che invece otterrò con l’attuale titolino, striminzito e poco sexy.

La tragedia piace perché arriva all’improvviso, inaspettata, violenta, mette a nudo le debolezze dell’umanità ma (se ci salviamo) anche la nostra capacità di schivarne gli effetti.

E poi la tragedia mette tutti sullo stesso piano, il ricco come il povero. Ma soprattutto una striscia di eventi negativi soddisfa chi un giorno sì e l’altro pure ripete il più classico dei “te l’avevo detto”. Quante volte abbiamo incontrato sulla nostra strada consulenti finanziari, amici o familiari che ci hanno donato gentilmente una fetta delle loro doti di preveggenza allertandoci circa l’imminenza di un nuova crisi finanziaria.

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Le bolle speculative si ripetono? A volte sì

File:Safety bicycle 1887.jpg - Wikipedia

Bitcoin prosegue la sua corsa sulle montagne russe tra massimi storici e correzioni in doppia cifra. Questo poteva in parte anche essere prevedibile alla luce dell’entusiasmo che lo circonda e non cambia naturalmente  la mia idea di fondo circa il fatto che bitcoin non è un investimento ma una pura e semplice speculazione.

Esaurito qui lo spazio dedicato a bitcoin ho cercato in rete se mai nel corso della storia una bolla speculativa su uno stesso asset finanziario si è ripetuta più di una volta. Molti di noi ricordano la bolla speculativa sul Nasdaq nel 2000, quella precedente del mercato giapponese, quella dei Mari del Sud, quella dei tulipani e tante altre.

Tipicamente queste bolle scoppiano e mai si ripresentano sullo stesso asset salvo caso eccezionali. Ad esempio la bolla dei tulipani non si è più ripresentata sulla faccia della Terra. Nelle mie ricerche in realtà ho scoperto che non è così. Esistono nella storia della finanza bolle speculative che si sono ripetute nel tempo con gli investitori che tendono a dimenticare esattamente le motivazioni che li hanno condotti all’errore. Ed il settore più soggetto alle bolle speculative, vi stupirà lo so, è quello della bicicletta. Continua a leggere

Bollicine in ordine sparso

Una delle cose che trovo divertenti quando leggo i giornali o anche i social media finanziari è la ricerca a tutti i costi dell’indizio che giustifica lo scoppio imminente di una bolla sui mercati finanziari. Divertente e patetico allo stesso tempo perché spesso e volentieri quelle che si leggono sono considerazioni basate su ribassi recenti o su valutazioni storiche che hanno margini di errore talmente ampi da essere tutto il contrario di tutto.

Apro e chiudo una parentesi. Se volete capire meglio cosa intendo leggete il libro di Gray Smith – Standard Deviations: Flawed Assumptions, Tortured Date and Other Ways to Lie With Statistics. Purtroppo è solo in inglese, ma per chi è in grado di leggerlo sarà illuminante.

Come sapete bene non penso affatto che l’economia mondiale risulti in equilibrio (come si fa a pensarlo quando il costo del denaro è rasente lo zero da tanto tempo in quasi tutto il mondo occidentale), ma siamo nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica senza precedenti e quindi viviamo terreni inesplorati, ma sempre e comunque con un obiettivo per chi fa business, generare utili. Se questi ci sono (e crescono) ben difficilmente un indice azionario può deludere nel lungo periodo.

Fatta questa premessa mi piace ogni tanto “tagliandare” i mercati per capire quanto hanno ripagato il rischio nel corso del tempo. Continua a leggere

Tre cause di una bolla speculativa

Nelle pagine conclusive del libro di Richard Thaler e Cass Sustein – Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità si parla di quali sono le cause che portano alla nascita di una bolla speculativa.

Tre sono i fattori citati: razionalità limitata, scarsa capacità di autocontrollo ed influenze sociali.

nudge

La razionalità limitata sopraggiunge quando l’ambiente si fa più complicato. Nel libro si citano i mutui; da semplici strumenti a tasso fisso o variabile facilmente analizzabili da ogni cittadino, sono diventati nel corso del tempo delle vere e proprie opere (fatte non sempre bene) di ingegneria finanziaria. Se ci pensiamo accade lo stesso con i prodotti finanziari dedicati all’investimento.

Razionalmente dovremmo prima capire cosa stiamo comprando poi procedere con l’azione. Invece più sale la complessità più ci facciamo travolgere dalle emozioni e diventiamo irrazionali come ben spiegato nel celebre libro di Robert Shiller Euforia irrazionale. Alti e bassi di borsa. Questo non significa che la complessità è un elemento negativo. Innovazione porta anche al progresso e non sempre le cose all’inizio sono semplici. L’importante però è spiegare perchè succede qualche cosa e quali sono le conseguenze nell’abusare di un certo prodotto o servizio.

Alla razionalità limitata si aggiunge la scarsa capacità di autocontrollo. Le tentazioni sono ovunque, dalla finanza allo shopping online. Quando su un piatto d’argento ci viene servita la possibilità di accedere in modo semplice semplice ad un prestito cadiamo nella trappola del tutto subito. Lo stesso vale per le transazioni finanziarie; avere a disposizione un supermercato di prodotti in ogni momento della giornata porta a praticare attività  che ci fanno perdere il controllo travolgendoci in un vortice di iperattività. Perdendo il controllo soteniamo elevati costi diretti (commissioni) ed indirette (potenziali perdite).

Il terzo pilastro che determina una potenziale bolla speculativa sono le influenze sociali. Quante volte i sentito dire hanno influenzato le nostre scelte di investimento? Gli amici si arricchiscono con il trading online comprando azioni tecnologiche e io che faccio, sto fermo? I guru della finanza confermano poi con i loro report quello che mi hanno detto gli amici e io che faccio, non ci credo? Informazioni spesso errate o confuse o fuori luogo confermate da media ed esperti (il luogo comune degli immobili che crescono sempre di prezzo è l’esempio classico) rappresentano il perfetto amplificatore di una bolla speculativa.

Pur esistendo altre concause nella formazione di un bolla speculativa crediamo che l’informazione, la cultura finanziaria, la modesta consapevolezza dei propri limiti , rappresentano alcune delle armi che ciascuno di noi può affilare per evitare di cadere nella prossima trappola.

Leggi anche: Almeno una volta nella vita ci siamo cascati tutti

                         Il selfie finanziario degli italiani

 

New Energy e Scommesse

Da un paio di anno nel mio 10% di asset allocation da free lance ( o da gestione attiva se vogliamo essere più raffinati) è contenuta una piccola quota di un ETF che per diverse volte  sono stato sul punto di liquidare, soprattutto negli ultimi mesi.
L’area di investimento di questo ETF è quella delle cosiddette energie rinnovabili o ancora meglio New Energy (visto che per oltre 1/3 le società appartenente al paniere sono attive nel settore del’efficienza energetica – qui il fachsheet). Ad essere sincero nella fasi iniziale di questo investimento molto speculativo (trattandosi prevalentemente di società di piccola e media capitalizzazione), c’era un ragionamento di prospettiva. La transizione massiccia dalle energie fossili a quelle rinnovabili personalmente credo sia una favoletta, ma una maggior peso delle rinnovabili e soprattutto della smart Energy, beh ammetto che credevo potesse diventare una realtà anche a breve. Però il petrolio costava 60, 70, 80 dollari al barile.
Ma perché ho pensato diverse volte di liquidare negli ultimi mesi? Continua a leggere

Avvertimento Preventivo

«TASSI MINIMI, ARMA A DOPPIO TAGLIO». Del resto, ha spiegato, la stabilità economica, garantita anche attraverso una politica di tassi ai minimi storici, «è sempre un’arma a doppio taglio», e bisogna più che mai tenere sotto controllo la situazione. L’orientamento della Fed, comunque, per ora non cambia, «accadrà solo se verrà riscontrata nel sistema finanziario una sopravvalutazione degli asset insieme a una concentrazione dei rischi». Continua a leggere