Vi ricordate questi numeri?

I mercati finanziari continuano a dare soddisfazioni, più o meno trasversali. C’è chi guadagna parecchio e chi guadagna un po’ meno ed in coda c’è qualche perdente da “battitore libero”.

L’assuefazione è un qualcosa di molto pericoloso per un investitore portato a percepire sempre meno il rischio man mano che il tempo passa e gli investimenti offrono laute soddisfazioni.

Se un investitore di lungo periodo può permettersi il lusso di guardare il proprio portafoglio una volta ogni 6 mesi, per l’investitore di breve periodo questo atteggiamento diventa molto pericoloso.

Esiste poi un ulteriore problema legato agli investitori di lungo periodo che diventano improvvisamente di breve quando le cose vanno male.

A tutti quanti allora faccio una domanda. Vi ricordate di questi numeri? Continua a leggere

La tecnica della scala per i bond

La parola ladder in inglese significa scala e proprio la scalettatura di un investimento obbligazionario è una delle strategie migliori per evitare di subire passivamente un eventuale rialzo dei tassi di interesse nei prossimi mesi o anni.

Sappiamo che la duration di un investimento ha una valenza quasi pari a quella del rendimento (ne abbiamo parlato qui), soprattutto nella fase di consapevolezza del rischio che stiamo correndo quando investiamo.

Se intendiamo portare a scadenza un’obbligazione o pensiamo di mantenere per 10-15 anni un fondo obbligazionario o un Etf allora non ci sono problemi di capitale, lo recupererete certamente, ma se queste non sono le nostre finalità o se vogliamo essere in grado di sfruttare in modo più consistente un rialzo dei tassi il laddering è la vostra strategia.

Premessa, il cosiddetto bond ladder non si fa con fondi o ETF. Servono singole obbligazioni. Qualche mese fa Fidelity ha pubblicato una sorta di linee guida per coloro che decidono di adottare questa strategia.

La tabella, seppur in inglese, non ha bisogno di grandi presentazioni.

ladder
Fonte Fidelity.com

Si comprano 5 bond con scadenze intervallate di 2 anni e poi si rinnova quello arrivato a scadenza con uno a scadenza più lunga a 10 anni. In questo modo si riducono i costi di transazione (il rimborso solitamente non si paga) e soprattutto si acquista una scadenza lunga con rendimenti probabilmente più elevati tramite l’incasso dell’obbligazione arrivata a scadenza. Continua a leggere

Compreremo obbligazioni anche nel 2017 perchè…

buyCome sapete bene l’investimento azionario ci piace per le possibilità di crescita che offre ai nostri risparmi nel lungo periodo. Siccome però non siamo folli, sapete altrettanto bene che continuiamo a dare pari dignità al mercato obbligazionario.

Meno sexy, meno attraente in termini di rendimenti potenziale, ma importantissimo come l’aria che respiriamo o l’acqua che beviamo. Abbiamo così dedicato questo post a quattro concetti chiave che ci fanno dire, sì compreremo obbligazioni anche nel 2017 perchè…

All’interno di ogni punto troverete un link di richiamo a post precedenti. I vecchi lettori si annoieranno un pò. Ci dispiace, ma ripassare ogni tanto fa bene.

1) I rendimenti futuri dei bond potranno non essere esaltanti, ma la funzione di diversificazione e riduzione della volatilità rimarrà viva e vegeta.

Meglio stare insieme

In difesa dei bond

Perchè tenere bond in portafoglio

2) Il rialzo dei tassi non deve fare paura, ma piuttosto rappresenterà un’opportunità per avere rendimenti maggiori in futuro.

Con un esempio il rialo dei tassi non fa così paura

Sei un giovane investitore? Allora spera in un bel rialzo dei tassi

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Rialzo dei tassi, tanto rumore per nulla?

rumore

I tassi decennali americani hanno chiuso l’anno poco sotto il 2,50%. Se riportiamo le lancette indietro di 12 mesi ci accorgiamo come in realtà la parte lunga della curva dei rendimenti si posiziona “appena” 25 punti base sopra la chiusura del 2015 e 35 punti base sopra la chiusura del 2014; rispetto al 2013, quando il T-Note rendeva il 3% a scadenza, siamo addirittura sotto di 50 punti base.

tassi

Per chi ha seguito nelle ultime settimane le notizie apparse in rete o sui periodici specializzati non sfuggirà di certo quanto rilievo è stato dato alla salita dei rendimenti americani.

Tutti a correre dietro la notizia dell’inversione di tendenza, della fine della politica monetaria a basso costo, del ritorno dell’inflazione solo perché Trump è stato eletto Presidente.

Vero è che il rendimento decennale americano è reduce dal rialzo trimestrale più forte dal 1970 con un +50% rispetto ai minimi del trimestre precedente quando il T-Note ha toccato il suo minimo storico a 1.31% di rendimento a scadenza.

Ovvio che qui ci mette lo zampino la matematica, ma anche la statistica non scherza. Un conto è un 50% di rendimento su numeri contenuti, un conto è quando si parte da basi più elevate. E che dire del più classico dei ritorni verso la media? Continua a leggere

Un numero più importante del rendimento a scadenza

bond

Nel post “Ha senso investire in prodotti a duration hedged” abbiamo cercato di spiegare il concetto di duration di un portafoglio obbligazionario.

La duration può essere calcolata in vari modi, ma il termine generico si riferisce alla duration effettiva, ossia alla variazione percentuale approssimativa del prezzo di un titolo al variare di 100 punti base del suo rendimento. Ad esempio, il prezzo di un’obbligazione con una duration effettiva pari a 5 anni aumenterà (o diminuirà) del 5% ad ogni diminuzione (o aumento) pari al 1% del suo rendimento.

Probabilmente questa informazione a molti è scivolata addosso un po’ come quando si discute di money management, la gestione del rischio. Tendenzialmente, l’occhio dell’investitore medio di un fondo/Etf obbligazionario che si trova davanti un documento informativo, tende a cadere in prima battuta sul rendimento a scadenza del prodotto (informazione abbastanza inutile visto che il 99% dei fondi/Etf non ha scadenza) e solo negli investitori più consapevoli e preparati la seconda occhiata finisce sulla duration.

Prendiamo ad esempio questo factsheet. Continua a leggere

I tassi bassi sono qui per rimanere?

E’ la domanda da un milione di Euro ed il grande spauracchio di tanti investitori. In queste ultime settimane fioccano le perdite su fondi obbligazionari per effetto di un rialzo generalizzato dei rendimenti a livello mondiale, ma come vedremo tra un pò è ancora la nostra memoria corta a farci uno scherzetto. Trump, petrolio, aspettative di inflazione più elevate e chi più ne ha più ne metta.

Bravo il nostro Geowealth capace di far fuori con i suoi modelli di trend following il mercato obbligazionario già a fine settembre. Ahimè, sta prendendo il largo sul portafoglio del sottoscritto grazie alla strategia trend follower. Il +4,5% di fine novembre temo sarà irrangiungibile dal portafoglio di Archeowealth che pur vanta un +3% più che dignitoso al netto dei costi dall’inizio dell’anno. Pazienza, il  2015 mio, il 2016 suo, 1 a 1 palla al centro e si riparte; l’importante è chiudere con un progresso.

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Il risultato del movimento recente dei rendimenti sui prodotti obbligazionari più esposti al rischio tasso è quello che vediamo rappresentato nel grafico seguente e riferito ad un Etf che investe nelle scadenze europee 15-30 anni.

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Benvenuti nella festa del mercato obbligazionario dove il rischio duration rappresenterà, anche per i prossimi anni, una fonte di instabilità umorale mica da ridere per coloro che comprano titoli ultralunghi con l’obiettivo di fare speculazione. Continua a leggere

Lezioni di storia per evitare fughe precipitose dai bond

Non sarà un post di tante parole questo, ma per favore tenetelo sempre a portata di mano quando la vostra mente di investitore vi spingerà sull’onda emotiva ad abbandonare il mercato obbligazionario. Giornali che scriveranno a caratteri cubitali che sul mercato obbligazionario le perdite sono sicure per i prossimi anni, commentatori che urleranno che il ciclo di ribasso dei tassi è finito, guru (come questo)  che prevederanno rendimenti che fino a qualche mese fa spettavano al mercato high yield.

Per favore, tappatevi orecchie ed occhi e guardate questa tabella che esprime 90 anni di storia americana dei tassi di interesse con scadenza 10 anni. Ogni anno di partenza è quello in cui si concretizza un total return negativo per l’obbligazionario.

storia-perdite-bondfonte: Shiller, Damodaran

Con buona pace di di Mr. Gundlach che prevede rendimenti più che doppi rispetto al livello attuale fra 5 anni, nella storia americana un comportamento di questo genere si è verificato solo una volta e con tassi di partenza decisamente più alti di quelli attuali.

La tabella che riportiamo sotto riporta i casi in cui i rendimenti decennali sono raddoppiati a distanza di 5 anni oppure siamo andati vicini al raddoppio. Nella terza colonna trovate il rendimento percentuale total return per ogni annata. Continua a leggere

Ansia da obbligazione calante

ansia

Quando l’ansia aumenta, per un possessore di obbligazioni è fondamentale capire lo strumento che ha in mano e perché soprattutto lo ha acquistato. Quando avete deciso di cliccare su buy il vostro scopo era guadagnare sul prezzo oppure portare a scadenza un rendimento certo?

Se la risposta è la numero uno banalmente avete fatto speculazione. Avete tirato la monetina ed è andata male. Come tutti gli speculatori saggi dovete fissare degli stop loss per evitare bagni di sangue.

Se avete investito i soldi su obbligazioni con scadenze lunghe sapendo che fra due anni dovete cambiare auto siete degli speculatori incoscienti, stop.

Non esistono congiure dei mercati contro di voi, non esistono temporanei disallineamenti dai fondamentali, non esiste la concausa del referendum italiano, non esiste nulla di nulla di tutto ciò perché semplicemente avete fatto una mossa su qualcosa che non potevate e non potrete controllare.

Una cosa che mi sento sempre di consigliare a chi è poco avvezzo al rischio,  è certamente quella di prepararsi al peggio quando si comprano obbligazioni a lunga scadenza. Uno strumento utile è un calcolatore presente sul sito del WSJ

wsj Continua a leggere