Alla Ricerca della Volatilità

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Leggendo il consueto post giornaliero di Ben Carlson sul suo blog http://awealthofcommonsense.com/ ho avuto un’idea per cercare di spiegare ancora meglio il perché mi piace la volatilità dei mercai finanziari.

Nello specifico il post riguarda la corretta osservazione di Carlson circa il fatto che associare ad un investimento azionario le ipotesi (se non anche peggio le performance passate) di crescita economica di una specifica area geografica è un esercizio non corretto. Peccato che spesso e volentieri anche media specializzati guardino al Pil come ad un elemento decisivo nelle sorti future del mercato azionario. Contano le aspettative di utile, oltre ovviamente ad altri fattori e NON esclusivamente i tassi di crescita economica.

Il grafico successivo mostra infatti la volatilità a 5 anni delle azioni americane e del tasso di crescita economica. Vedete somiglianze? Assolutamente no. Qualcuno cita la deludente crescita media finora conseguita dal 2010 (2,1%) come un fattore non in grado di supportare le attuali quotazioni azionarie dello S&P500. Peccato che non esistono evidenze empiriche del contrario, ovvero che alta crescita economica eviti ribassi di borsa. Continua a leggere

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Tra Bonus e Aria Fritta

Quando l’ho trovato non mi pareva vero eppure c’è qualcuno che in America si è preso la cura di annotare tutte le previsioni pubblicate su Barron’s dei guru di Wall Street dal 1999 ad oggi. Noi ne abbiamo già parlato qui .

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Il grafico tratto dal blog http://statisticalideas.blogspot.it/ è solo l’antipasto di quello che potete vedere qui . Una lista accurata con tutte le previsioni anno per anno di ogni casa d’investimento americana e rispettivo confronto con l’indice S&P500.

Vi prego di prestare particolare attenzione agli anni negativi per la borsa, ma anche alla differenza percentuale tra previsione e numero effettivo dell’indice di riferimento.

Aria fritta, tiro della monetina, fate voi, ma quando vi capite di leggere previsioni con tanto di numeri o rendimenti da qui a x anni per favore… andate oltre e pensate a cose più concrete.

Buon Natale da InvestireconBuonSenso.Com

Visti i temi finanziari affrontati sul blog ci sembra il modo giusto per fare a tutti i lettori sinceri auguri di Buon Natale

spx-christmas-tree-returns-dec-9La distribuzione dei rendimenti annui della borsa americana dal 1815 altro non è …che un albero di Natale che quest’anno crescerà in altezza.

Auguri a tutti i lettori.

Incrostazioni Mentali

Uno degli errori che gli investitori fanno molto frequentemente è quello di non riuscire a cambiare una mentalità che magari ha incrostato i nostri comportamenti finanziari in passato.
Continuiamo a cercare la cedola da un obbligazione nonostante il mercato ci stia dicendo come questo non è affatto il momento per avere diritto a rendite facili se non correndo dei rischi pazzeschi. Siccome ci sentiamo più confidenti nel comprare un obbligazione ad alto rendimento con debiti elevati e business non sempre di qualità piuttosto che un bond governativo che rende lo 0,1% , allora dimentichiamo il rischio emittente pur di soddisfare il nostro bisogno di riscuotere regolarmente una cedola. Continua a leggere

Immaginare uno Scenario Realistico di Rendimento

Molto spesso su questo blog abbiamo citato le aspettative di rendimento come una componente fondamentale per investire correttamente il proprio denaro. Troppo spesso si parte con ambizioni eccessive per poi ritrovarsi dopo qualche settimana, mese o anno a fare retromarcia perché delusi dai ritorni offerti dal mercato.
Quando si accantona del denaro per motivi vari (investimento, previdenza, studio dei figli, ecc…) si deve cercare di capire fin da subito quanto dobbiamo risparmiare per raggiungere un obiettivo per poi calarci nella realtà e stabilire quanto effettivamente possiamo mettere da parte ogni mese/anno. E’ controproducente vivere il risparmio come un sacrificio e per questo non bisogna mai alzare troppo l’asticella rispetto al tenore di vita corrente. Continua a leggere

Portafoglio 60/40 e Contributori di Rendimento

Partiamo da un primo dato. Sulla borsa americana (e per chi si chiede perché usiamo sempre questa per favore leggete qui) dal 1928 al 2014 un portafoglio investito al 60% in azioni e al 40% in bond ha ritornato mediamente l’8,46% annuo. Di questa performance il 70% arriva da azioni, il 30% da obbligazioni.

6040 contributori
Un primo spunto di rilievo è quindi questo. Nonostante un peso del 60% nell’asset allocation l’azionario è stato in grado di generare performance per un 70%. Continua a leggere