Avete visto il market timing?

trading

Post dedicato agli amanti del market timing ed a coloro che pensano di essere più furbi degli altri sul mercato finanziario.

Lo ripeto, nel breve periodo (e parlo anche di mesi) esistono ottimi analisti/trader capaci di battere il mercato. Personalmente e per conto terzi, anche una piccola parte del mio patrimonio è affidata ad un genere di crescita (rischiosa) potenziale di questo tipo. Piccola parte per un rischio sopportabile, parole da ripetere all’infinito perchè qui non stiamo parlando di investimento, ma di speculazione.

Il lungo periodo è però un’altra cosa e non credo esista nessuno in grado di prevedere il futuro andamento dei mercati finanziari.

Ricordando sempre che la finanza è un gioco a somma zero (anzi peggio), credo molto utile ricordare cosa succede cercando di evitare le fasi discendenti del mercato e contemporaneamente inseguire l’utopia di prendere, ovviamente, solo il buono.

Siccome nessuno ha la sfera di cristallo, il rischio è quello di far parte del drappello di coloro che si perdono per strada i migliori 30 giorni delle borse.

market
https://www.fidelity.com/viewpoints/investing-ideas/strategies-for-volatile-markets

E ricordate sempre che indietro non si torna!

Nasdaq 6000

Il Nasdaq Composite ha superato negli ultimi giorni quota 6000 punti. A marzo del 2000 il massimo di prezzo dell’indice fu 5132 punti. Rispetto a quel livello siamo quindi poco più di 20 punti percentuali sopra il che, sommando i dividendi (il famoso total return), porta l’utile totale dell’investimento in valuta locale Dollaro a +42%. Annualizzato abbiamo un rendimento annuo composto del 2.1% lordo tasse, lordo inflazione, lordo imposte di bollo, lordo eventuali commissioni di gestione su fondi/Etf. Vi sembrano numeri da bolla speculativa in corso questi? Suvvia siamo seri, al massimo possiamo parlare di bollicina da acqua frizzante.

Se pensiamo che tutto questo è stato ottenuto in 17 anni, la delusione di chi ha avuto la sfortuna di mettere denaro in quel momento è ovviamente elevata. E il famoso premio al rischio nel lungo termine per le azioni?

Portiamo  indietro le lancette del tempo al 3 novembre 2016, prima dell’elezione di Trump. Alla chiusura di quella sera la performance di prezzo sul Nasdaq Composite comprato a marzo 2000 era del +2% assoluto che in versione total return diventava +20%; in termini annui 1.1%.

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Rame e crescita non parlano sempre la stessa lingua

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Circolano tanti luoghi comuni sui mercati finanziari. A volte sono gli stessi professionisti che trovano  vantaggioso trovare associazioni anche quando non ci sono. Una di queste è quella che vuole come anticipatore del ciclo economico il prezzo del rame.

Siccome dall’elezione di Trump il rally del metallo rosso è stato travolgente (+25%), la salita più forte in un mese dal 2009, i titoli sui media in tal senso non si sono sprecati.

rame

L’associazione ci può anche stare vista la concomitanza temporale. Più spesa pubblica in America per la Trumpeconomics, più utilizzo di rame e quindi più crescita.

Da qui però a pensare che la salita del rame significa per forza ripresa economica e quindi anche azioni in rialzo ne deve passare di acqua sotto i ponti.

A questo proposito ci viene in soccorso Pension Partner’s che dal suo blog chiarisce meglio il concetto a livello statistico. Continua a leggere

La paura dell’alta quota

Inutile negarlo. Ognuno di noi quando si trova di fronte a mercati azionari prossimi a dei massimi storici ha titubanza nell’acquistare. Temiamo non solo di perdere soldi, ma anche di fare la figura dei fessi entrati sul top del mercato.

Per fortuna nella maggior parte dei casi non è così altimenti saremmo tutti quanti investitori congelati in attesa del domani. I numeri li fornisce il sempre ottimo blog www.awealthofcommonsense.com

La tabella seguente mostra il numero di volte in una decade in cui la borsa americana ha realizzato massimi storici. La percentuale sul totale delle rilevazione rende ancora meglio l’idea, ma due sono le considerazioni.

La prima. Ci sono decadi di bull market travolgenti ed altre di stagnazione.

La seconda. Non necessariamente un massimo storico è destinato a rimanere isolato anche nelle decadi più fiacche.

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Le Borse Sono Care o a Buon Mercato?

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Più le borse salgono più il nervosismo tra chi aveva previsto drammatici cali post attentati in Europa o post svalutazione della Cina o post Brexit o altro ancora si fa palpabile. Le parole più ricorrenti che si trovano sui blog volutamente catastrofisti (volutamente nel senso che fanno click più di altri oppure hanno attività che traggono vantaggio dal pessimismo oltre che dai click) sono bolla, follia, eccessi, ingiustificabile, irreale e così via.

Dall’altra parte sale l’entusiasmo di chi è perennemente rialzista e vede nelle azioni l’unica vera alternativa alle obbligazioni per il prossimo futuro. Anche qui si sprecano le parole come bullish, occasioni, record, sottovalutazione, ecc…

Come sempre la verità sta nel mezzo ed è per questo che né l’una né l’altra sponda andrebbero ascoltate. Come sapete bene infatti il mio consiglio è quello di leggersi un bel libro (anzi più di uno) e basta.

Probabilmente come dice qualcuno la nuova realtà del mondo obbligazionario costringe a rivedere i criteri di valutazione delle azioni. Quando un indice come lo S&P500 ha dividendi superiori al rendimenti di un titolo a 30 anni o quanto lo stesso indicatore ti dice che l’Eurostoxx50 paga 400 punti base in più di dividendi rispetto alle cedole inesistenti di un Bund a 10 anni non può che essere così. Continua a leggere

Assuefazione

L’anno scorso il mercato americano ha chiuso con una marginale apprezzamento del 1,3% grazie ai dividendi. Annata piatta e noiosa che dopo 3 mesi si sta ripetendo anche in questo 2016 con lo S&P500 sempre allineato attorno allo zero.

In un mondo di rendimenti obbligazionari molto bassi, anche l’azionario sembra ammuffirsi attorno a questo insipido zero.  In questi casi, come nel caso delle medie storiche di ritorno annuo degli indici, si rischia di subire una certa influenza nei propri giudizi. Troppo scarso il rendimento dell’azionario considerando il rischio oppure molto ambizioso il rendimento dell’azionario considerando  la sua storia.

La tabella seguente mostra per esempio la media aritmetica dei rendimenti anni total return della borsa americana. Sarà il 2016 un anno di ritorno verso la media dopo il +1,3% del 2015? Non lo sappiamo, potrà essere così come no.

1Fonte: Damodaran Continua a leggere

Volatilità 2016

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Interessante ricerca di Lpl Research circa il momento tecnico che stanno vivendo le borse americane.
Gli analisti americani ci dicono che il cinquantesimo giorno di trading per lo S&P500 (il 20% di un’annata tipica di 251 sedute) si è chiuso mercoledì scorso con un bilancio negativo. Dopo una pesante immersione sotto lo zero nei primi giorni dell’anno, il recupero successivo non è stato sufficiente ad evitare l’onta del segno meno seppur moderato (-1,4%). Tornando indietro negli anni, i precedenti di questo evento sono funesti, 2000 e 2008. Continua a leggere

I Falsi Miti

In questo post abbiamo visto come i principali strategist finanziari americani per il momento hanno ciccato  le previsioni del 2015.
Siccome i numeri sono sempre molto meglio delle parole voglio infierire e vi rimando qui http://www.cxoadvisory.com/gurus/.
Dal 2005 al 2012 vennero raccolte da CXO Advisory oltre 6 mila raccomandazioni da parte dei più celebrati analisti indipendenti americani. Il risultato lo trovate nella tabella qui sotto e scartando tutto ciò che è sotto il 51% il quadro non può dirsi esaltante. Continua a leggere

Azioni vs bond, quando il Periodo fa la Differenza

Ad inizio settembre Morningstar ha pubblicato un interessante articolo che mette a tacere anche coloro che criticano la presunta supremazia dell’azionario sul mercato obbligazionario nel lungo periodo al di fuori dei mercati americani. Anche in questo blog abbiamo spesso fatto riferimento agli Stati Uniti come fonte di informazioni storiche affidabili per fare certi ragionamenti. Gli analisti americani hanno dimostrato però che le conclusioni sulla borsa americana possono essere estese anche per altri 19 paesi in un orizzonte di 110 anni.
Alcuni spunti presi dall’articolo. Continua a leggere

Trimestre in Chiaro Scuro

Si è chiuso il secondo trimestre dell’anno per i mercati finanziari, uno dei più difficili degli ultimi tempi almeno stando ai ritorni percentuali che hanno offerto le varie classi di investimento.
Grazie ai dividendi l’azionario americano, emergente e mondiale (inteso come Msci World) sono riusciti a chiudere con un marginale segno positivo mentre l’Europa, complice l’affare greco, ha chiuso in rosso di 3 punti percentuali. Continua a leggere