Grafici della settimana

Qualche grafico sul quale riflettere per la prossima settimana.

Cominciamo con EurUsd. Testa e spalla rialzista che perde consistenza di fronte al muro di 1.08, e gli oscillatori…

Interessanti questi rendimenti dei Btp a 10 anni, ma manca la conferma del mercato…

Prezzi del petrolio in rampa di lancio?

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Un numero più importante del rendimento a scadenza

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Nel post “Ha senso investire in prodotti a duration hedged” abbiamo cercato di spiegare il concetto di duration di un portafoglio obbligazionario.

La duration può essere calcolata in vari modi, ma il termine generico si riferisce alla duration effettiva, ossia alla variazione percentuale approssimativa del prezzo di un titolo al variare di 100 punti base del suo rendimento. Ad esempio, il prezzo di un’obbligazione con una duration effettiva pari a 5 anni aumenterà (o diminuirà) del 5% ad ogni diminuzione (o aumento) pari al 1% del suo rendimento.

Probabilmente questa informazione a molti è scivolata addosso un po’ come quando si discute di money management, la gestione del rischio. Tendenzialmente, l’occhio dell’investitore medio di un fondo/Etf obbligazionario che si trova davanti un documento informativo, tende a cadere in prima battuta sul rendimento a scadenza del prodotto (informazione abbastanza inutile visto che il 99% dei fondi/Etf non ha scadenza) e solo negli investitori più consapevoli e preparati la seconda occhiata finisce sulla duration.

Prendiamo ad esempio questo factsheet. Continua a leggere

Ansia da obbligazione calante

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Quando l’ansia aumenta, per un possessore di obbligazioni è fondamentale capire lo strumento che ha in mano e perché soprattutto lo ha acquistato. Quando avete deciso di cliccare su buy il vostro scopo era guadagnare sul prezzo oppure portare a scadenza un rendimento certo?

Se la risposta è la numero uno banalmente avete fatto speculazione. Avete tirato la monetina ed è andata male. Come tutti gli speculatori saggi dovete fissare degli stop loss per evitare bagni di sangue.

Se avete investito i soldi su obbligazioni con scadenze lunghe sapendo che fra due anni dovete cambiare auto siete degli speculatori incoscienti, stop.

Non esistono congiure dei mercati contro di voi, non esistono temporanei disallineamenti dai fondamentali, non esiste la concausa del referendum italiano, non esiste nulla di nulla di tutto ciò perché semplicemente avete fatto una mossa su qualcosa che non potevate e non potrete controllare.

Una cosa che mi sento sempre di consigliare a chi è poco avvezzo al rischio,  è certamente quella di prepararsi al peggio quando si comprano obbligazioni a lunga scadenza. Uno strumento utile è un calcolatore presente sul sito del WSJ

wsj Continua a leggere

Ci risiamo, panic bond

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In un momento di “fuga dai bond” come quello attuale credo valga la pena mettere qualche punto fermo ricordando post già pubblicati sul nostro blog per poi chiudere con un grafico di lunghissimo periodo che ci dirà tanto.

Per non farsi prendere nè dal panico, nè dalla depressione (questo ovviamente per i tanti possessori di obbligazioni) vi consiglio la rilettura di questi articoli:

A questo recap vorrei aggiungere due tabelle pubblicate nel 2015, ma sempre attuali.

La prima riguarda gli unici due anni in cui azioni ed obbligazioni americane hanno chiuso negative (ricordate l’importanza della diversificazione?)

1La seconda riguarda una statistica storica più ampia che mostra come storicamente i bond sono scesi in circa il 20% del tempo (quindi ogni tanto succede).

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Chiudo con il grafico dei tassi a 10 anni americani.

tnoteAl momento di inversione di tendenza non se ne vedono affatto, anzi quella che si sta aprendo potrebbe essere una nuova finestra favorevole per coloro che scommettono su uno scenario di rendimenti bassi per un periodo prolungato di tempo. Area 2,5% sulla scadenza a 10 anni americana il livello chiave.

Potremmo essere invece di fronte al cambio di un trend potremmo dire secolare. Certo tutto può essere. Se la politica di Trump sarà ancora più espansiva di quella attuale (ma ricordo che il debito mondiale è già sui massimi storici), se il protezionismo prenderà piede (e allora la strada verso la recessione sarà alquanto spianata), se per la demografia siamo all’inversione di tendenza (ma ricordo che il pianeta viagga verso gli 8 miliardi di persone), tutto è possibile. Se però ragioaniamo in modo equilibrato evitiamo di prenderci rischi inutili o di decidere in modo frettoloso su cosa è meglio per i nostri soldi.

Per stare sicuri diversificate e non seguite la volatilità di breve periodo. E se i bond continueranno a perdere, le azioni compenseranno. I ribilanciamenti futuri vi permetteranno di vendere azioni alte e comprare obbligazioni basse a rendimenti più interessanti. E poi ci sono i nuovi risparmi che vi permetteranno di spuntare prezzi migliori. Insomma, una bella tempesta di fine anno con tante opportunità.

Déjà Vu sui Tassi?

Magari non sarà così stavolta, però i cicli di borsa sono fatti per ripetersi con una certa frequenza (in analisi tecnica c’è proprio una vera e propria letteratura su questo) e quello che stiamo vedendo sui tassi di interesseamericani sa tanto di deja-vu.

Perché dico questo? Osservate l’andamento del tasso decennale americano nel 2013, 2014 e 2015. Prima della chiusura dell’anno i rendimenti cominciano a salire e poi appena il calendario dà il benvenuto all’annuo nuovo gli acquisti di obbligazioni arrivano a raffica.  Nel 2014 i tassi scesero di quasi 50 punti base, nel 2015 di oltre 60, nel 2016 di 80 punti base.

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Perché questo accade non lo possiamo ovviamente sapere, ma parlare di combinazione casuale ci sempre un po’ da fatalisti.

Questi cicli prima o poi si interrompono ed anche stavolta il 2017 potrebbe non andare come nel triennio precedente, ma la sensazione di gestori che stanno prendendo profitto su un mercato obbligazionario è forte. Mediamente i bond hanno reso quest’anno tra il 4% e il 5% con rendimenti mondiali che partivano da un valore medio del 2% a scadenza il primo gennaio 2016.

Nessun cambio di tendenza per ora, ma una bella boccata di aria fresca (ribasso dei prezzi significa margine di utile per l’anno successivo per tutti i gestori) per affrontare il 2017 con un’arma, quella obbligazionaria, che rischiava di essere non solo spuntata, ma anche antieconomica alla luce di tassi negativi o prossimi allo zero.

 

Grafico della Settimana: BTP 30 anni

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo il rendimento del Btp a 30 anni italiano. Quella che si sta verificando attorno a 2,50% di rendimento è una rottura rialzista preoccupante o una trappola per tori? Le polizze assicurative di certo questa finestra non se la lasceranno sfuggire…

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Per Non Avere Rimpianti

Continuo a ricevere da parte di alcuni lettori richieste circa la migliore asset allocation da utilizzare in momenti eccezionali come quelli che stiamo vivendo.

I tassi dei Btp a 10 anni  in termini di rendimento netto si stanno avvicinando a quota 0,7% (ricordate sempre che dovete detrarre tassazione del 12,5% sugli interessi, imposta di bollo e commissioni di intermediazione) con un’inflazione che andando sopra lo zero limerebbe ulteriormente il beneficio in termini reali. I tassi sui debiti societari spazzatura (i cosiddetti high yield) europei sono anch’essi su livelli molto compressi ed in termini netti siamo di poco sopra al 1,3%.

Ehi Archeowealth fermati un attimo ma che stai dicendo, l’high yield che rendo poco più del doppio di un Btp? E sì ragazzi mi dispiace ma è così.

Prendete la calcolatrice e sottraete al rendimento medio di un indice high yield europeo (ora il 3,4%) il 26% di tassazione sugli interessi, l’imposta di bollo, costi fissi di negoziazione ed infine il costo di gestione di un fondo o di un Etf. Ora guardate il risultato e tenete conto che siamo stati buoni stimando un TER sul fondo del 1%.

Pensate sia finita qui? E no. Dovete anche sottrarre quella percentuale che si chiama tasso medio di default di cui abbiamo parlato proprio qui pochi giorni fa. Continua a leggere

Questione di Alternative

In un tweet di qualche giorno e nel pieno della tempesta che stava colpendo i mercati azionari, avevo cercato di vedere il classico bicchiere mezzo pieno esprimendo la mia gioia nell’investire con il mio Piano di Accumulo mensile a prezzi scontati del 10% rispetto ai livelli del mese precedente.
Come ben sapete uno degli asset sui quali punto maggiormente è un ETF indicizzato al Msci World. Azioni mondiali a costo contenuto con assoluta fedeltà al benchmark; questo è quello che fa il prodotto e questa è la mia esigenza. Continua a leggere

Quello che Nessuno Vi Racconta sull’Investimento in High Yield Bond

Molto spesso le case di gestione di fondi o di Etf fanno leva sulla ricca cedola offerta dalle emissioni obbligazionarie high yield per collocare prodotti dalle laute commissioni e dalla scarsa trasparenza vista la frequente illiquidità di molti titoli presenti in portafoglio.
In un momento in cui si è alla ricerca disperata di rendimento, è comprensibile l’atteggiamento di un investitore che , a fronte di un Btp decennale al 2% preferisce un fondo High Yield con duration più bassa e rendimenti a scadenza spesso superiori al 5%. Se è certo che l’investimento in bond “spazzatura” è un cattivo investimento sicuramente nei bear market azionari, altrettanto possiamo dire nel lungo periodo ed ora ve lo dimostro prendendo spunto da un’analisi fatta da Servowealth.

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