Day by day

surf up and down stock

Eccellente articolo di Michael Batnick sul blog Theirrelevantinverstors.com dedicato all’inutilità di cercare di catturare giorno per giorno gli up and down del mercato azionario.

Michael comincia con un’affermazione assolutamente corretta ed incontestabile. Il lungo termine è una sequenza di brevi termini.

La statistica che viene analizzata nel post è disarmante per la sua semplicità e crediamo dovrebbe essere tenuta sempre a portata da coloro che stanno cercando di imparare come investire i propri risparmi.

Si investono,  non giocano.

La prima tabella ci fa vedere quanti sono stati i giorni positivi e negativi dal 1990 a fine ottobre 2018 sullo S&P500. Leggera preferenza (ma neanche di tanto) dei positivi sui negativi. Continua a leggere

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No, sui massimi non compro…sbagliando

max

Quando parlo con qualcuno che deve investire soldi nuovi la prima considerazione che mi viene fatta è la seguente: “questo è il momento di aspettare, non si investe denaro in azioni quando le borse americane sono sui massimi storici”.

A questo signore allora faccio notare che lo S&P500 ha toccato quest’anno per la 1134 esima volta un nuovo massimo storico dal 1929 e che solo nel 2016 siamo già arrivati a quota 11 nuovi record. Se avessimo seguito il suo ragionamento a partire dal secondo massimo storico del 2016 bye bye rally! Siamo di fronte all’ennesimo autoconvincimento di poter controllare l’andamento del mercato, ma soprattutto dal desiderio di non fare la figura del più fesso.

Certamente potrebbe anche succedere che dal primo gennaio 2017 la borsa americana prenda una pericolosa china ribassista e che per qualche anno non vedremo più massimi storici. Potrebbe però anche non andare esattamente in questa direzione.

irrile

Come riporta il sito TheIrrilevantInvestor il ritorno medio a sei mesi e un anno dopo un massimo storico è addirittura più forte rispetto alla media di tutti gli altri giorni. Continua a leggere

Non Sempre Recessione degli Utili = Calo in Borsa

Richard Bernstein indica nell’assuefazione degli investitori moderni a considerare possibili solo bull market guidati da ribassi nei tassi ed espansione dei multipli di prezzo /utile, uno degli errori che potrebbe compromettere eventuali posizionamenti futuri sul mercato azionario.  Esiste infatti un tipo di rialzo dei mercati azionari alternativo a quello guidato dal ribasso dei tassi ed è il cosiddetto “earning driven”, guidato cioè da un incremento degli utili in alcuni casi anche contemporaneo ad un rialzo dei tassi.

In questo ultimo caso il tasso di crescita degli utili, in fase di risalita dei rendimenti obbligazionari, crea le condizioni per un Prezzo Utili sì in contrazione (per effetto degli aumentati utili) che però non impedisce performance positive agli indici azionari.

La tabella storica di Wall Street spiega ancora meglio e con parole meno tecniche e complicate di quelle usate finora il fenomeno.

bernstein

Nella prima colonna sono riportati i casi di recessione degli utili annuali (come quello del 2015), mentre la terza colonna mostra lo stesso dato un anno dopo. Solo in un caso (1985) abbiamo visto due annate consecutive di tasso di crescita degli utili in calo. Interessante notare come il rapporto Prezzo Utili in alcuni casi è salito, in altri è sceso, ma questo non ha impedito un rialzo dello S&P500.

Personalmente credo che queste analisi di lungo periodo vadano sempre contestualizzate ed il momento attuale è decisamente eccezionale e ricco di esperimenti economico – monetari. Quindi non farei grande affidamento ai valori numerici medi, quanto al fatto che non necessariamente le cose finiranno male solo perché le società americane sono reduci da un’annata di crescita negativa degli utili.

Potrebbe essere così ma anche no. E allora non abbiate paura di investire anche sui mercati rischiosi soprattutto quando  i saldi arrivano così forti e violenti. Fa parte del gioco e se non partecipate quando il biglietto dello spettacolo costa meno, quando avete intenzione di farlo? Siete convinti che potreste trovare prezzi ancora più bassi? Ok avete ragione, ma perché non prenotare il posto e partecipare ad entrambe gli spettacoli più avanti nel tempo.

Se Andrà Male Andrà Bene

La società di consulenza americana Pension Partners di recente ha pubblicato un post  dove cerca di vedere i mercati con ottimismo anche in ottica di lungo periodo. Ovviamente in America i timori di un ribaltone di borsa ci sono alla luce dei nuovi massimi storici fatti segnare dallo S&P500, ma questo non dovrebbe distrarre l’investitore dai suoi obiettivi di lungo periodo.

Nel post vengono presi i peggiori periodo da 15 anni  partendo dagli anni ’20. Utilizzando i dati storici la risposta è che in passato solo nel 1,3% dei casi, a distanza di 15 anni, gli investitori del mercato azionario avrebbero perso denaro in termini nominali e stiamo parlando del periodo 1929-1943.

pension1 Continua a leggere

E’ Così Strano un Mercato che Sale Sempre?

Non sappiamo come questo 2015 finirà. Ormai mancano una manciata di giornate di trading e la bilancia continua ad oscillare attorno alla parità, almeno a Wall Street. L’impressione che ha il sottoscritto è che anche i ribassisti sperano di vedere uno S&P500 chiudere l’anno con il segno più. Questo semplicemente per poi cominciare il 2016 dicendo che l’anno è a serio rischio correzione visto che stiamo salendo da ben 7 anni consecutivi. Ma è veramente così strano tutto questo?
A questo domanda risponde il sempre ottimo Ben Carlsson sul blog Awealthofcommonsense. I guadagni totali del mercato americano dal 2009 ad oggi sono di circa il 260%, come detto guadagni che sarebbero spalmati in 7 anni consecutivi se il 31 dicembre il bilancio sarà positivo. Tutti perciò a gufare su un rischio correzione, peccato che dal 1982 al 1989 (quindi otto anni consecutivi) il mercato salì per un totale del 394%. L’anno successivo, il 1990, lo S&P500 incappò in una modesta correzione del 3,1% e poi via, di nuovo un rally poderoso che durò altri nove anni consecutivi culminando con lo scoppio della bolla tecnologica. Continua a leggere

Quando Rialzi chiamano Rialzi

Mi piacciono molto gli analisti tecnici poichè, rispetto agli analisti fondamentali ti mettono di fronte a scelte e previsioni basate su un fondamento statistico. Potete crederci o meno, potete pensare che una probabilità del 90% significa che potrebbe verificarsi il 10% di scenario avverso, tutto corretto ma penso che questo sia al momento il massimo che l’uomo può raggiungere a livello di previsioni considerando che il passato è certo, ma il futuro no.

Tra gli analisti tecnici che seguo non ne esistono affatto di “classisi” (quelli che tracciano righe sui grafici e basta), piuttosto preferisco quelli che integrano analisi stagionale con indici fondamentali ed infine ovviamente analisi tecnica. Tra questi  c’è Ryan Detrick.

Proprio ieri Ryan ha pubblicato un’analisi veramente interessante che sembra dirci come al 99% l’anno prossimo la borsa americana sarà su livelli superiori a quelli attuali se il bull market attuale reggerà. Di 1 tick o di 1000 non lo sappiamo ma certamente l’evidenza statistica è forte. Continua a leggere

Stagioni di Borsa e Papi

Non sappiamo ovviamente che cosa succederà ai mercati finanziari nell’ultima parte dell’anno. Per ora prendiamo atto di quello che è successo nel 2015, una correzione importante ma certamente non fuori dalla normalità. Davanti a noi si presenta ora un trimestre tradizionalmente positivo, un mix perfetto per assistere ad un nuovo periodo di rialzi?
Questo lo vedremo, certamente la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea giocheranno un ruolo decisivo nell’umore dei mercati finanziari dei prossimi mesi con il sentiment che potrebbe rapidamente passare dal pessimismo all’ottimismo e viceversa.
Prendo a prestito l’analisi come sempre tempestiva dell’analista americano Ryan Detrich per ribadire come una correzione dei mercati azionari del 10% è una cosa normalissima. Continua a leggere