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Quando si raggiunge l’obiettivo di lungo periodo di un processo di accumulazione del risparmio ovviamente ciascuno di noi dispone a proprio piacimento dei denari guadagnati per godersi il capitale accantonato. Una delle regole che va per la maggiore in America è quella di un tasso di prelievo dagli investimenti pari al 4% annuo reale, una percentuale che si ritiene adeguata per avere un buon tenore di vita senza azzerare in un periodo troppo breve il capitale accumulato. Non sarebbe piacevole trovarsi in età molto avanzata senza cuscinetto di sicurezza e quindi è sempre meglio evitare di bruciare alla velocità della luce la propria ricchezza.

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Per ottenere questa autonomia del 4% annuo reale di prelievo del capitale è necessario che i nostri investimenti nel durante del loro lavoro di accumulazione siano stati in grado di fornire questo risultato. La storia ci dice che cercare di ottenere questo obiettivo con un portafoglio di soli bond è un suicidio.

Considerando poi che i tassi di interesse non sono mai stati così bassi come ora è lecito attendersi livelli di rendimenti attesi più bassi del passato nei prossimi anni, anche inserendo quote sostanziose di azionario.
Un bell’aiuto ci arriva dall’analisi di Servowealth. Continua a leggere

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La Piramide dell’Investitore

Come esiste la celebre piramide alimentare con alla base i cibi considerati più sani come frutta e verdura ed al vertice quelli il cui consumo dovrebbe essere solo occasionale per i potenziali danni che potrebbero apportare alla salute di ciascuno di noi, Morningstar ha pensato bene di creare una piramide dell’investitore.
Anche in questo caso alla base troviamo ciò di cui ogni persona o famiglia dotata della capacità di risparmiare denaro non dovrebbe mai fare e meno, mentre verso la vetta si spostano quei comportamenti/azioni che solo occasionalmente richiedono tempo e risorse mentali per mantenere comunque sano il portafoglio di investimento.

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Questa figura (ed il significato che essa contiene) può essere utile soprattutto per i nuovi investitori che hanno tempo davanti a sé per costruire un buon piano di investimento.

Base della piramide: Definire i propri obiettivi finanziari Continua a leggere

Ma quanto denaro mi servirà quando sarò in pensione?

Questa è la domanda che spesso ci si pone nel momento in cui siamo finalmente convinti della necessità di accantonare delle somme di denaro per il nostro futuro post lavorativo è quanto dobbiamo effettivamente risparmiare nel corso degli anni per vivere una pensione serena finanziariamente parlando.
Questa domanda deve tenere conto prima di tutta della stima di quanto si percepirà dalla pensione pubblica stando alle attuali condizioni legislative e per questo potreste farvi aiutare da qualche simulatore (io ho usato questo) . Il metodo contributivo sappiamo che renderà molto più equi i trattamenti pensionistici futuri ma purtroppo anche più magri soprattutto per lavoratori autonomi e giovani che cominciano la loro avventura lavorativa in questi anni. Complice la discontinuità nei rapporti di lavoro o i minori versamenti previdenziali questo importo rischia di assottigliarsi ancora di più.

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E’ proprio ai trentenni di oggi che si rivolge in particolare questo articolo. Cerchiamo insieme di capire con delle simulazioni pratiche quanto dovrete risparmiare da qui alla fine del percorso lavorativo evitando di accantonare più del necessario; la vita corrente deve avere le sue soddisfazioni per rendere piacevole il risparmio e l’eccesso di risparmio va evitato come l’assenza dello stesso. Continua a leggere

Se 10 anni fa avessi investito in…

E’ un gioco che mi diverto a fare ogni inizio anno per non perdere mai l’orientamento nel mare di numeri che ci travolgono quotidianamente. Per chi investe con un orizzonte di lungo periodo è fondamentale sapere sempre come il mercato ci ha ripagato nell’ultima decade, ma anche quanto ho rischiato per ottenere quel risultato.
Per questo motivo tengo aggiornate poche e semplici tabelle tarate prevalentemente sugli indicatori americani (quelli più ricchi di storia) per capire soprattutto quali aspettative nutrire per il futuro degli investimenti.
Quello che vedrete di seguito sono tre tabelle che mostrano rispettivamente l’andamento dei mercati degli ultimi 10 anni ordinati per CAGR (ovvero tasso di crescita annuale composto), per deviazione standard ed infine ancora per CAGR ma partendo dal 1974 (40 anni di storia); in questo caso solo per quegli indicatori che vantano una serie temporale così lunga. Ovviamente tutti i dati sono espressi in Dollari americani.
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Gli investitori hanno troppa paura di un rialzo dei tassi?

Supponete di conoscere il futuro e di sapere già che negli anni a venire i tassi di interesse saliranno, cosa fate con i vostri investimenti obbligazionari, fuggite perché date per scontato una perdita sul capitale? Vi rifugiate nell’azionario (se avete alta propensione al rischio) o nel monetario (se ne avete poca)?
Non fate sciocchezze e come sempre la verità sta nel mezzo, il buon senso può darvi una mano a sbrogliare la matassa. Fortunatamente la lunga storia della finanza americana contempla già una casistica numerica in grado di farci capire cosa potrebbe succedere ai nostri investimenti in futuro se lo scenario di rialzo dei tassi si dovesse verificare realmente.

Nel 1950 infatti i tassi decennali americani stazionavano sui livelli attuali (a dire il vero lo stavano facendo già da parecchi anni e questa è una possibilità che in pochi contemplano, chissà perché…), poi lentamente cominciarono a virare verso l’altro anticipando anche il rialzo nei tassi di interesse ufficiali (i Fed Funds) che nel 1958 erano ancora inferiori al 1%. La parabola ascendente dei tassi decennali proseguì fino al 1981 quando i Fed Funds toccarono un picco del 19%. Quello fu l’anno in cui cominciò ufficialmente il bear market sui rendimenti decennali americani che arriva fino ai giorni nostri.
Impressionante il balzo dei rendimenti che in questo arco temporale superiore al 500% e questo dovrebbe aver avuto come conseguenza una perdita devastante sui portafogli obbligazionari, niente di più sbagliato!
Guardate la tabella seguente. Continua a leggere

Pianificare Finanziariamente il Costo per l’Istruzione dei Nostri Figli

Sul rendimento futuro generato dal completamento di un corso di studi universitario i dibattiti si sprecano anche perché è difficoltoso mediare tra specializzazioni (e quindi professioni future) molto diverse tra loro anche in termini di stipendi erogati.

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Quando si fa un investimento però il rendimento atteso è una delle variabili fondamentali da conoscere per capire se il costo che si andrà a sostenere sarà ragionevole oppure no. Nessuno farebbe investimenti se il ritorno previsto fosse zero o inferiore a zero.
Chiaramente sugli studi dei figli entrano in gioco altre variabili (economiche, demografiche, caratteriali), ma queste a priori diventano difficilmente prevedibili e non possono essere incidere nella scelta di investire comunque sulla formazione.

Alcuni anni fa Bankitalia pubblicò  uno studio in cui indicò la percentuale del 8,9% come rendimento medio annuo generato dalla spesa per istruzione nei periodo successivi al completamento del percorso di studio.

Recentemente la più grande società mondiale di gestione dei fondi indice Vanguard  ha evidenziato con una serie di grafici, il vantaggio in termini di reddito che hanno accumulato i ragazzi americani arrivati a terminare un percorso di studio universitario. Continua a leggere

Risparmiate fin da Subito e con Buon Senso…Vi Conviene!

All’inizio del 2014 è stato pubblicato il consueto rapporto di Schroders “Global Investment Trends Report 2014” ed ancora una volta è emersa la difficoltà dell’investitore italiano nel comprendere quanto è necessario dirottare parte deii propri risparmi verso finalità pensionistiche.

Mentre il 46% degli intervistati a livello globale ritiene questa una priorità, in Italia si scende al 29% (Germania, Svizzera e Gran Bretagna sono vicini al 60% – vedi grafico). La restante quota di risparmio viene accantonata per il mantenimento del proprio stile di vita in caso di perdita di lavoro (33%) oppure per far fronte ad emergenze (29%).
Potremmo prendere come incoraggiante un 29% che risparmia per la pensione, ma poi quando si legge che solo il 15% degli intervistati programma l’investimento con orizzonte temporale oltre i 5 anni (l’1% oltre i 10!), allora non ci siamo proprio.

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D’accordo la crisi economica ed anche l’aumento della tassazione, ma visto che l’età avanza per tutti senza sconti arriverà un momento in cui faremo i conti con le nostre politiche di risparmio. A quel punto tasse o non tasse, crisi o non crisi, si faranno i conti del capitale accantonato (e dei frutti dell’investimento) ed il tenore di vita verrà aggiustato in base alle risorse finanziarie disponibili, non ci sarà più tempo per rimediare agli errori di pianificazione. Una soluzione però c’è ed ora ve lo dimostrerò.

Come sempre il messaggio è soprattutto rivolto ai giovani (non dovrei farlo io, ma le istituzione pubbliche, ma come si sa il mondo non è perfetto purtroppo) i quali hanno l’enorme vantaggio di poter sfruttare l’ottava meraviglia del mondo se decidono di sacrificare una piccola parte di consumi fin da subito. Continua a leggere