BRIC The End

Quando 14 anni fa l’economista di Goldman Sachs Jim O’Neill coniò il nome BRIC per contraddistinguere le quattro economie emergenti (Brasile, Russia, India e Cina)che avrebbero dovuto essere protagoniste di una delle crescite più spettacolari della storia, il mercato finanziario cominciò a prendere coscienza di una realtà che effettivamente fece registrare performances incredibili in un lasso di tempo molto breve. O’Neill diventò famoso, pubblicizzò Goldman ed il suo acronimo in giro per il mondo ed incassò laute ricompense durante le sue conferenze in cui prevedeva un futuro radioso per BRIC e Manchester United (di cui è grande tifoso). Poi sono arrivati i venti contrari per i Red Devils come per i BRIC; O’Neill ha lasciato nel 2013 Goldman Sachs ed il fondo azionario a tema creato dalla banca d’affari americana si è squagliato come neve al sole.
Goldman ha preso atto che i 98 milioni di $ di masse attuali (erano 842 milioni nel 2010) di fatto certificano il fallimento di un prodotto che comunque ha garantito commissioni alla banca d’affari e sogni ai clienti privati. Continua a leggere

Una Crisi Annunciata?

Potrebbe essere un classico al lupo al lupo, ma potrebbe anche essere un indizio di dove si concentreranno le prossime scosse dei mercati finanziari quello che la Banca dei Regolamenti, ovvero la BIS, ovvero la Banca Centrale delle Banche Centrali, ha scritto nel suo rapporto trimestrale di settembre.
Per chi ha voglia di leggersi il documento in italiano vi rimando qui ma focalizzerei l’attenzione sulle pagine 15 e 16. Nel paragrafo denominato “Indicatori di allerta precoce” trovate una tabella. Più i colori sono intensi più gli squilibri si stanno aggravando. Continua a leggere

La Lezione Cinese

Già all’epoca dell’intervento della banca centrale svizzera sul mercato valutario cercammo di estrapolare dall’evento qualche positiva lezione per investire con buon senso. Lo stesso ragionamento crediamo sia interessante farlo per quello che è successo (e forse succederà) sul mercato azionario cinese.

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Ho trovato almeno 8 utili lezioni da condividere con voi:
1) I prezzi delle azioni oscillano all’insù e all’ingiù a volte anche in modo violento ed irrazionale. Non esiste un momento migliore per investire, non esiste la certezza che il prezzo domani salirà o scenderà e non esistono previsioni ed analisi capaci di leggere il futuro. Esistono analisi e studi che fanno riflettere, danno spunti o indicano delle probabilità, ma per investire nel lungo periodo volatilità e guru non vanno d’accordo. Continua a leggere

L’ennesimo Inutile Evento Eccezionale

Torniamo a parlare dei tassi di interesse americani. Le analisi sulle conseguenze del rialzo del costo del denaro negli Stati Uniti si sprecano tra gli analisti mondiali (ne abbiamo parlato anche qui), ma anche quest’anno c’è il serio rischio che le previsioni vengano “cannate” come nel 2014.
Con un dollaro così forte e le tensioni sui mercati finanziari legate a Grecia e Cina, appare complicato per la Fed cominciare il processo di “hiking” nel corso di quest’anno ed il dubbio che si sta insinuando nella mente di diversi analisti è che non solo stiamo vivendo momenti eccezionali ma anche che ogni previsione è impossibile. Continua a leggere

Effetto “Casalinga di Shanghai”

L’indice azionario cinese è da un po’ sotto i riflettori per la sua impressionante volatilità e soprattutto per i ripetuti cali a cui l’indice di Shanghai è andato incontro in un solo mese, circa il 30%. Ci si dimentica, come spesso succede in questi casi, che nell’anno precedente il rialzo era stato del 150% e questo di fatto porta il rendimento di un investimento a +80%.

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Ne abbiamo già parlato qui di come le perdite facciano male e portano la memoria a fissarsi su queste dimenticando il pregresso. In casi come questi un investitore è arrabbiato perché pensa alle perdite ma non al fatto che semplicemente il suo guadagno è più basso di quello che era un mese fa.

Detto ciò la situazione in Cina è effettivamente preoccupante per come si sta sviluppando la gestione del fenomeno da parte delle autorità locali.

Nei mesi scorsi il Governo ha sostanzialmente incentivato i risparmiatori a dirigere i propri risparmi verso le azioni di società private quotate aumentando l’apertura del mercato cinese anche a investitori stranieri e soprattutto broker desiderosi di catturare le risorse finanziarie di potenziali trader alle prime armi adatti a farsi spiumare ben bene.
Più le azioni salivano più sul carro salivano nuovi investitori. La casalinga di Shanghai vedendo salire ogni mese del 20% il valore del portafoglio azionario del fruttivendolo sotto casa si è fatta trascinare nella mania ed il risultato è stato questo

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Esploso il numero dei conti di trading aperti ed ovviamente esploso il numero di broker che hanno cominciato ad offrire operatività sempre più spregiudicate. Tra queste rientra l’operatività a leva, quella che con 20 euro mi può permettere di controllare azioni per 100 euro. Io povero risparmiatore che non ho i soldi per partecipare alla festa non vedo l’ora di trovare qualcuno che mi faccia entrare e sono disposto a non guardare in faccia alle condizioni economiche offerte pur di entrare il prima possibile.

Ed ecco che il pallone comincia a gonfiarsi, tutti guadagnano, tutti sono felici, l’amico dell’amico si è comprato la macchina nuova con il guadagno sulle azioni e via così fino all’impatto con la dura realtà.

E’ verissimo che il mercato cinese veniva da anni di sottovalutazione e che la salita era ed è fenomeno non così fuori dal mondo. E’ anche vero che i risparmiatori cinesi sono passati da zero a 100 in un attimo visto che prima di questa liberalizzazione potevano fare poco o nulla. Quello che colpisce è la platea degli investitori su questo mercato. A differenza delle piazze europee ed americane frequentate prevalentemente da investitori istituzionali (banche, fondi, ecc…), il mercato cinese è ancora acerbo con il 90% di investitori domestici individuali con un livello di cultura molto basso (circa 1 su 3 arriva appena alla licenza elementare).

Capite come in questa situazione la possibilità che qualcosa sfugga di mano è concreta ed il pezzo di Mario Seminerio è come sempre chiarissimo nello spiegare come il governo cinese sta gestendo a malo modo la sbornia.

Adesso che è arrivato per i trader in erba il momento del cosiddetto “margin call”, ovvero della richiesta di capitale aggiuntivo da parte dei broker per compensare le perdite accumulate sulle operazioni a leva, stiamo assistendo alla fase più acuta del ritorno sulla Terra. Perdite che si autoalimentano per effetto di una mancanza di liquidità necessaria a compensare le perdite con il risultato di copiose vendite al meglio per rientrare.

Le società di brokeraggio aperte allegramente nei mesi scorsi vanno in crisi di liquidità ed allora ecco che il Governo Centrale cerca di metterci una pezza che però appare maldestra. Abbassare i requisiti sui margini, ridurre il costo per fare trading, sono tutte manovre che rischiano di alimentare ulteriormente un incendio che sta cominciando a svilupparsi.

Forse un giorno anche i cinesi capiranno l’importanza della diversificazione del rischio. Probabilmente le società del risparmio gestito avranno un bel terreno fertile sul quale investire nei prossimi anni quando anche questa ondata avrà mietuto le solite vittime tra i tanti piccoli pesci ( o pecore da tosare a seconda di quale ambiente preferite) che popolano i borsini cinesi.

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