Conversazione semi-seria con un cliente sull’inutilità di investire nell’oro

Anche oggi pubblichiamo l’articolo di un autore con il quale abbiamo deciso di collaborare. Il nostro per ora mister X (che di professione fa il consulente finanziario indipendente) scrive sempre newsletter originali e competenti per i suoi clienti e così abbiamo deciso di tanto in tanto di far apprezzare le sue riflessioni anche ai lettori di investireconbuonsenso.com. L’articolo segue idealmente quelli delle ultime due settimane focalizzati sull’investimento in oro. Buona lettura.

Dopo la disamina molto accattivante e approfondita di investireconbuonsenso.com sull’oro delle newsletters delle due settimane scorse, vorrei trattare il tema dell’investimento” in oro dal punto di vista delle ragioni “emotive” del cliente che decide di comprare oro.

Sia che lo compri in versione fisica con i lingotti dai numismatici e dai Compro Oro che tramite ETF o ETC.

Essendo io focalizzato io sul mercato americano e sul comportamento degli investitori statunitensi, ho notato che la natura umana è davvero uguale in tutto il mondo: ovvero che gli investitori italiani ed americani si comportano allo stesso modo ed hanno le stesse motivazioni per giustificare l’acquisto dell’oro – insomma siamo in buona compagnia. Continua a leggere

Oro, l’investimento più emozionante della storia (ma non il più redditizio) – parte prima

Nel prologo del suo libro “Oro, storia di un’ossessione”, Peter Bernstein cita una storia raccontata dallo scrittore americano John Ruskin. Questo l’estratto. Un uomo salì a bordo di una nave portando con sé tutti i propri averi in una borsa piena di monete d’oro. Una terribile tempesta in mare spinse il capitano della nave a dare il segnale di allarme affinché tutti i passeggeri si mettessero in salvo. L’uomo salì in coperta con la borsa legata intorno alla vita con una cinghia e si gettò in acqua per salvarsi. Ovviamente andò a fondo immediatamente e se ne persero le tracce.
Era quell’uomo a possedere l’oro o l’oro a possedere lui si chiese Ruskin.
L’oro rappresenta da decenni uno strumento finanziario a tutti gli effetti accessibile sotto forma di veicoli di investimento quotati che la maggior parte di noi investitori può acquistare. In alternativa possiamo soddisfare il desiderio di possesso acquistando il prezioso metallo giallo sotto forma di monete o lingotti. Già ma prezioso per chi? Continua a leggere

Quale sarà l’investimento migliore della prossima decade?

Clock, Clock Face, Wave, Present, Year

Quale sarà l’investimento vincente del prossimo decennio? Questa è la classica domanda da 1 milione di Euro al quale nessuno sa rispondere.

Nel marzo 2009 le borse di tutto il mondo terminavano la loro caduta devastante. Lo S&P500 realizzò l’ormai mitico 666 in una drammatica sequenza di ribassi che sembrava non avere fine dopo il fallimento di Lehman Brothers. Ma cosa è successo da allora? Quali sono le performance che hanno raccolto le principali asset class finanziarie in questi 10 anni? Cerchiamo di rispondere al quesito in questo articolo.

Cominciamo dal perdente di questa decade che chissà, potrebbe diventare il vincente della prossima. Sto parlando delle commodities, asset tipicamente decorrelata dall’andamento di bond ed equities come questi ultimi due lustri hanno confermato.

Continua a leggere

Speciale Asset Allocation: No Brainer Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del cosiddetto “No Brainer Portfolio”, un’asset allocation molto semplice citata da William Bernstein nel suo libro più famoso The Intelligent Asset Allocator: How to Build Your Portfolio to Maximize Returns and Minimize Risk.

berstein-intelligent-asset-allocator

Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Portafoglio molto semplice e facilmente replicabile. Ancora una volta la fonte è Portfoliocharts.com.

25% Azioni America Large Cap (S&P500)

25% Azioni Internazionali (ex-Us)

25% Azioni America Small Cap

25% Governativi Usa breve termine

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra il risultato storico di No Brainer Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,3% con una volatilità del 13,2%.

brainer1

Continua a leggere

Commodity o non Commodity, questo è il dilemma

comm

Una recente ricerca di Research Affiliates ha cercato di fare un po’ di chiarezza circa il significato da attribuire all’investimento delle materie prime all’interno di un portafoglio di investimento.

Noi ne abbiamo già parlato in questo articolo precedente.

Parto prima di tutto dal fondo, ovvero dalla conclusione a cui giunge la società americana. Esistono tanti indici di commodities, ma ognuno di questi ha delle inefficienze che generano nei prodotti replicanti dei disallineamenti piuttosto marcati rispetto al benchmark. A questo si aggiungono fattori di concentrazione ravvisabili su indici eccessivamente pesati su certe commodity (ad esempio energy).

Detto ciò, quello che ci interessa adesso è riprendere in considerazione i lati positivi delle commodity, con un però.

Dal 1976 al 2016 la correlazione dell’indice di commodity scelto da ResearchAffiliates rispetto all’indice azionario S&P500 è stato di 0.17, irrilevante quindi. Rispetto all’indice di inflazione americana la correlazione positiva sale in modo considerevole a 0.46. I primi due messaggi sarebbero quindi, protezione dall’inflazione e capacità di diversificazione all’interno del portafoglio di investimento.

Il primo grafico ci mostra proprio la capacità che hanno storicamente avuto le commodity di ridurre la volatilità di un portafoglio di investimento inserendo 5 punti percentuali delle stesse (mediamente 53 punti base in meno di volatilità rispetto ad un classico 60% azioni 40% bond).

Fatta eccezione per il periodo immediatamente successivo al 2009, questa affermazione è vera, ma obiettivamente ha perso di peso nel corso dell’ultima decade. Anomalia, new normal o che altro, di fatto non tutto quello che è stato buono fino a oggi domani ripeterà i suoi effetti.

Questa statistica ha senso come quadro generale, ma obiettivamente non ci dice granchè sulla capacità che avranno nel prossimo futuro le commodity di attutire la volatilità con 5 punti di materie prime in portafoglio.

5 Continua a leggere

Speciale Asset Allocation: The Ivy Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del celebre Ivy Portfolio reso famoso dal libro dell’analista americano Meb Faber. Il libro sostanzialmente cerca di spiegare le strategie di investimento dei gestori finanziari di Harvard e Yale, due delle università più importanti degli States.

ivi-port

Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Lo stesso Faber propone un approccio di momentum mentre i dati che mostreremo a seguire prevedono una simulazione basata sulla staticità ed il solo ribilanciamento. Ancora una volta la fonte è Portfogliocharts.com.

20% Azioni America

20% Azioni Internazionali (ex-Us)

20% Governativi Usa

20% Commodities

20% Reit

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico di Ivy Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,6% con una volatilità del 11,4%.

ivy1

Continua a leggere

Speciale Asset Allocation: All Seasons Portfolio

Questo tipo di portafoglio valido “per ogni tipo di stagione” trova il suo padre fondatore in Ray Dalio con una notevole visibilità negli ultimi anni generata dalla citazione dello stesso all’interno del libro di Tony Robbins Soldi: Sette semplici passi per la libertà finanziaria (Overlook).

Se non volete acquistare il libro (comunque molto interessante per coloro che vogliono diventare finanziariamente più indipendenti) potete leggere qui  la filosofia che pervade questo tipo di portafoglio. Sintetizzando, lo scopo dell’All Seasons Portfolio è quello di andare bene in ambienti di alta o bassa inflazione, di alta o bassa crescita, insomma in ogni stagione economica.

Quella che vedete qui sotto è la composizione ideale (ovviamente tarata sull’investitore americano).

30% Large Cap americane

40% Treasury Lungo Termine

15% Treasury Medio Termine

7,5% Commodities

7,5% Oro

Ma come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Ringrazionado PortfolioCharts.com per averci concesso il diritto di pubblicare i suoi grafici, al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico dell’All Seasons Portfolio. Un rendimento medio annuo superiore al 5% con una voltatilità inferiore al 9%.

all1

Continua a leggere