Vi ricordate questi numeri?

I mercati finanziari continuano a dare soddisfazioni, più o meno trasversali. C’è chi guadagna parecchio e chi guadagna un po’ meno ed in coda c’è qualche perdente da “battitore libero”.

L’assuefazione è un qualcosa di molto pericoloso per un investitore portato a percepire sempre meno il rischio man mano che il tempo passa e gli investimenti offrono laute soddisfazioni.

Se un investitore di lungo periodo può permettersi il lusso di guardare il proprio portafoglio una volta ogni 6 mesi, per l’investitore di breve periodo questo atteggiamento diventa molto pericoloso.

Esiste poi un ulteriore problema legato agli investitori di lungo periodo che diventano improvvisamente di breve quando le cose vanno male.

A tutti quanti allora faccio una domanda. Vi ricordate di questi numeri? Continua a leggere

Se economia reale ed economia finanziaria non si parlano

Lo sapete, il consiglio che offriamo sempre ad un investitore non professionista per sfruttare al meglio il suo tempo è quello di evitare di perdersi in astrusi ragionamenti circa l’evoluzione futura dei mercati finanziari alla luce di dati o eventi attuali. Anche in caso di capacità eccellenti di analisi, sono talmente tanti coloro che nel mondo hanno accesso a informazioni privilegiate rispetto alle vostre che sarete sempre e comunque in ritardo (ammesso e non concesso che conoscere in anticipo certe informazioni serva a qualcosa).

Pensate che questo nostro pensiero sia superficiale? Liberi di farlo, ma qualcuno dovrebbe spiegarci questo grafico.

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Mentre negli ultimi 5 anni Wall Street faceva segnare un rendimento annuo superiore al 11% grazie all’investimento in un semplicissimo indice S&P500, l’economia reale arrancava. Come si possono giustificare apprezzamenti così forti dell’azionario a fronte di crescita economica inferiore al 2% annuo? E che dire della produttività salita di un modestissimo 0,6% annuo? La partecipazione al lavoro ed i proprietari di case sono calati, esattamente come la ricchezza media reale. Lato aziendale gli utili sono cresciuti di meno del 1% annuo, con i ricavi altrettanto stitici (+1,2%). Come mai allora i mercati stanno salendo? Continua a leggere

Correzione o Bear Market?

bear

(l’orso non fa poi così tanta paura…)

La distinzione tra correzione e mercato orso è spesso e volentieri un modo raffinato per dire agli investitori che le ferite nel proprio portafoglio sono curabili con un cerotto piuttosto che con delle trasfusioni. Sinceramente non ho mai creduto più di tanto ai parametri fissi. Un calo compreso tra il 10% e il 20% = correzione, un calo superiore al 20% “bear market”, questo dice la teoria.
Ho visto centinaia di grafici di azioni e indici che hanno formato dei minimi primari appena passata la “linea del Piave” del -20%. Uscire dal mercato solo per l’entrata formale in bear market avrebbe comportato la perdita di molte interessanti opportunità di mercato a sconto.
Detto questo di seguito trovate una rapida carrellata di numeri riguardanti le correzioni e i bear market della borsa americana a partire dal 1980. Continua a leggere