Volatilità = Perdite in Borsa = Mezza Verità

volLa volatilità è un concetto che solitamente incute timori in un investitore poichè è spesso (se non sempre) associata a fasi di mercato calanti. Quando le borse scendono, lo fanno in modo rapido, con oscillazioni scomposte e da qui l’associazione volatilità = bear market.

E’ vero, tutto ciò? La risposta è no, non è sempre vero e quindi diffidate da chi vi dice che ci dobbiamo aspettare un mercato molto più volatile e perciò ribassista.

Ma mettiamo in fila le cose e cerchiamo di capire meglio tutti questi concetti.

Punto 1) Il Dow Jones nell’ultimo mese ha vissuto il periodo meno volatile della sua storia. Tra massimo e minimo la distanza non è stata superiore al 1.4%.

Punto 2) Il Vix (ovvero l’aspettativa di volatilità sul mercato azionario americano S&P500) ha chiuso il quinto anno consecutivo con un livello medio inferiore a 20. Per un semplice effetto statistico di ritorno verso la media il 2017 (o al massimo il 2018) sono candidati a rivedere un Vix sopra 20.

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Kiss of Death?

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Sapete bene che noi di Investireconbuonsenso.com vediamo sempre di buon occhio le correzioni sui mercati perché ci permettono di comprare a prezzi scontati ciò che comunque acquisteremmo regolarmente mese dopo mese per arrivare a completamento del nostro piano di investimento. Il tutto però a prezzi decisamente più bassi e quindi a rendimenti più alti.

Da questo punto di visto all’interno della nostra piccola squadra siamo più o meno tutti allineati nel ritenere l’estate 2016 a serio rischio di volatilità sui mercati finanziari, che poi significa ribassi negli asset più rischiosi.

L’immagine (fonte Msci Index Research) indica tutti i possibili focolai capaci di scatenare tensioni nel mondo finanziario anche se, come ci insegna Il Cigno nero di Nassim Taleb, è l’imprevedibile ciò che rovina i piani di algoritmi ed operatori finanziari.

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Il nostro Geowealth ha classificato come Kiss of Death (bacio della morte) il recente movimento dei mercati azionari mondiali. Il grafico mostra per l’appunto l’indice mondiale Msci World ed il massimo di aprile rischia effettivamente di essere l’ultimo sussulto di borse un pò carucce e ora potrebbero fare quello che in gergo è definito “repricing”. Tradotto una discesa di prezzo in grado di rendere più conveniente, ed in prospettiva futura più redditizi, gli investimenti azionari.

Inutile dire che le previsioni nostre come di chiunque altro possono non essere corrette; quindi questo scenario potrebbe non verificarsi, ma per noi cambia poco salvo qualche piccolo aggiustamento tattico nei nostri portafogli. L’importante è essere sul mercato quando si creeranno delle opportunità.

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Quando si prende un aereo non si è conoscenza di una turbolenza in arrivo fino a quando non ci si è dentro. Se il volo andrà bene tanto meglio, ma se ci incontreremo una tempesta sarà sufficiente allacciare le cinture di sicurezza, sopportare un po’ di mossa e fidarsi del pilota. Passata la turbolenza, con le probabilità di disastro aereo talmente basse da rendere l’evento quasi impossibile, potremo così raggiungere la destinazione prevista (il nostro obiettivo). Il volo non sarà perfetto, ma i mercati nel lungo periodo non sono piatti, hanno sempre dei movimenti verso l’alto e verso il basso, questo è inevitabile. Quello che conta è il risultato finale e  sapere dove vogliamo andare.

Se la sfortuna non si accanirà contro di noi nei prossimi 20 anni. allora possiamo stare tranquilli e goderci i prossimi cali di borsa pensando che andremo sul mercato a comprare la stessa merce del giorno precedente, ma a prezzi molto molto più interessanti e profittevoli.

Azionario Mondiale Travestito da Orso

Il Msci World Alla Country è entrato ufficialmente in bear market la settimana scorsa perdendo più del 20% dai suoi massimi. Come sempre succede questi eventi ottengono una grande copertura mediatica mentre lo stesso non può dirsi quando un mercato, all’opposto, entra in bull market ovvero guadagna più del 20% dai minimi. Si sa la mente umana è fatta così, almeno in finanza. Il peso della paura di perdere denaro è superiore a quella della gioia di guadagnarlo.

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E se non fosse recessione?

Già nel 2015 avevamo visto in questo post cosa succedeva al mercato azionario americano durante una recessione economica. Il sempre ottimo Ben Carlson del blog awealthofcommonsense ci ricorda giustamente come le correzione in doppia cifra non necessaraimente coincidono con una recessione. Continua a leggere

Quando Finirà il Mercato Toro?

Risale ormai a ottobre 2011 l’ultima correzione superiore al 10% dell’indice americano S&P500, quasi 1300 giorni fa all’interno di un bull market in essere da oltre 2185 giorni. Se questi numeri possono impressionare e far pensare ad un mercato giunto alla fine della sua corsa, un’occhiata alla storia dell’indice dal dopoguerra ad oggi pone tutto in un’altra prospettiva. Come sempre nessuno sa quando la tendenza cambierà, ma nessuno può nemmeno sentenziare che l’orso sta per impadronirsi di Wall Street.

Dal 1949 utilizzando il canonico 20% per definire un bear market, sulla borsa americana abbiamo avuto 11 Continua a leggere