Tanta fatica per avere l’1% in più…

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Supponiamo di avere a disposizione 10 mila Euro e la possibilità di risparmiare 100 Euro al mese per i prossimi 10 anni. Nel 2026 avremo di fatto accantonato 12 mila Euro che si aggiungono ai 10 mila esistenti.

Questi 22 mila Euro potranno seguire varie strade. Se ipotizziamo un rendimento medio annuo composto del 5%, il montante finale che potremo riscattare sarà di 32.137 Euro. Se facciamo lo stesso esercizio con un rendimento atteso del 6% il montante diventerà di 34.674, circa l’8% in più.

Questi numeri a distanza di 20 anni diventano rispettivamente 68.196 Euro per un rendimento annuo del 5% e 78.862 Euro per un rendimento annuo del 6%, il 15% in più.

Più passa il tempo (e più salgono gli importi di denaro investiti), più un risparmiatore è ovviamente ingolosito; ecco allora ecco che qui si infila il mitico alfa, ovvero la capacità del gestore di produrre rendimenti superiori a quello di un benchmark.

Supponiamo di non considerare i costi di un fondo e di prendere in considerazione solo il fatto che la gestione è attiva proprio per cercare di produrre alfa.

Alcuni studi hanno stimato un excess return dei gestori di fondi americani compreso tra il -8% e il +5%. Ovviamente non voglio prendere questi numeri per oro colato, ma che esista una grande variabilità nella possibilità di battere il benchmark da parte dei gestori è fuori di dubbio; noi vogliamo democraticamente sintetizzare quesot alfa medio in circa l’1%. Dobbiamo però trovarlo questo gestore ed ecco che qui comincia un lavoro piuttosto difficile. Continua a leggere

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Dedicato agli amanti dei fondi che coprono il rischio cambio

ombrello

Molto spesso i risparmiatori non prestano le dovute attenzioni a certi prodotti e alle loro caratteristiche. Negli ultimi anni è esplosa la moda dei prodotti hedged, ovvero con la copertura di un rischio che sia valutario, di credito o di tasso.

Soprattutto lato valute si sono moltiplicati i fondi e Sicav capaci di adottare una semplicissima copertura di rischio cambio. Se infatti compro un fondo che investe in titoli di stato americani mi verrà ritornato dopo un certo periodo la sommatoria delle variazioni di prezzo di questi titoli + il rateo interessi maturato + (  o – ) la variazione di valore del Dollaro USA.

Per eliminare questa ultima variabile si decide perciò di adottare una strategia cosiddetta hedged, ovvero di copertura del rischio cambio. I metodi più classici di copertura li abbiamo spiegati qui, ma quello che c’è da capire è che la copertura non è gratuita. Il costo per il cliente è infatti rappresentato dal differenziale di tasso che esiste tra la valuta che si vuole coprire (ad esempio il Dollaro) e l’Euro.

Se la valuta che si desidera coprire è invece una divisa con tassi di interesse più bassi (ad esempio la Svizzera) la copertura si rivela premiante per chi la attua. In parole ancora più povere se acquistate un titolo in Dollari a 1 anno con un rendimento superiore a quello europeo voi sarete costretti a retrocedere al mercato la differenza di rendimento in modo da avere in mano un titolo in Dollari con il rendimento in Euro. Se non fosse così sarebbe molto semplice diventare ricchi (ma qualche bravo arbitraggista c’è). Continua a leggere

I Rendimenti Passati non sono Indicativi di quelli Futuri

Vanguard ha una caratteristica molto importante a mio modo di vedere. Non costruisce solamente i fondi indici più efficienti del mondo, ma pubblica ricerche eccellenti dal punto di vista qualitativo.

L’ultimo rapporto di ricerca uscito sul sito ha riguardato il comportamento degli investitori e gli errori che spesso si compiono prendendo il passato come metro attendibile per stimare il futuro.

Un errore che però la nostra mente rifiuta di accettare anche di fronte a prove schiaccianti. Grazie a Vanguard noi queste prove proviamo nuovamente a fissarle nella vostra mente.

Nella società iperconnessa quale quella attuale, stanno prendendo sempre più piede i meccanismi di vendita legati ai rating o recensioni. EBay, Tripadvisor, Amazon, sono solo alcuni nomi che utilizzano il sistema delle recensioni per  indirizzare il comportamento di acquisto dei consumatori verso i venditori più affidabili. In questo caso possiamo dire che i rendimenti passati sono indicativi dei rendimenti futuri.

Peccato che questo atteggiamento mentale utilizzato quando acquistiamo prodotti o servizi di largo consumo non funziona nel mondo degli investimenti. Continua a leggere

Vedere Cammello Pagare Moneta

camm

Cullen Roche sul suo blog sembra già allertare gli investitori circa le proposte che i gestori di fondi a gestione attiva (ma forse anche di Etf smart beta) potrebbero presto inviare, tramite la loro offerta di prodotti, alla clientela privata.

Se oggi lo scenario di bassi rendimenti attesi riguarda sia azioni che bond, sarebbe un assurdo dover pagare alte commissioni per avere bassi ritorni reddituali.

Tutta l’industria del risparmio gestito dovrà ridimensionare le proprie pretese sia per il contesto di mercato che per la concorrenza dei prodotti low cost.

Il processo sarà lento ma inevitabile, ma ovviamente ci sarà qualche fondo a gestione attiva che però cercherà di salvare conti, bilancio (e bonus) “imponendo” all’investitore  prodotti complessi e cari. E qui l’investitore dovrà alzare la guardia. Continua a leggere

Mollare la Zavorra

zavor

Proprio in questi giorni mi sono liberato (con un modestissimo utile) di uno di quei fondi acquistati nei momenti di “incoscienza finanziaria” del mio passato.

Si tratta di un fondo che investe in azioni aurifere e che, in un attimo di debolezza, il vostro autore acquistò diversi anni fa. Debolezza non tanto per il settore, il quale può risultare uno dei tanti strumenti di decorrelazione del portafoglio nei momenti di tensione finanziaria (le azioni aurifere sono praticamente un asset a leva sull’oro con una volatilità decisamente più spinta), quanto per i costi astronomici del prodotto che dal KIID risultano essere sotto forma di TER (spese correnti) del 3,08% all’anno!!!

Avete capito bene, ogni 100 Euro investiti più di 3 se li tiene il gestore e per fare cosa? Replicare un indice come può fare qualsiasi ETF, condendo il tutto con una gestione attiva. Continua a leggere

Il Bello della Rottamazione

rottama

C’è da scommettere che nuovi venti di crisi finanziaria porteranno le case di investimento a fare la cosa più ovvia del mondo con tutti quei fondi che, per politiche di gestione errate o semplicemente perché arrivati alla fine del loro “ciclo produttivo”, di fatto non incontrano più il gradimento del consumatore – investitore. Una bella ritoccatina alla vetrina, nuovi gadget e piano piano si mettono nella pattumiera fondi che di fatto non hanno speranza di vita. Peccato che su quei prodotti tanti investitori ci hanno creduto pagando fior di commissioni per anni.

Come ci dice Vanguard i fondi che vanno in liquidazione sono prodotti che nella maggior parte dei casi anche prima della scomparsa erano diventati una sorta di relitti spaziali vaganti. Circa il 75% degli stessi infatti non era più in grado di produrre extrarendimento rispetto al benchmark di categoria (la linea dello zero nella tabella).

relitto Continua a leggere

Costi e Regali

E’ un tema che abbiamo già affrontato qui, ma trovo altrettanto interessante l’esempio che porta Chris Perruna sul suo blog.

Non ci sono grandissime considerazioni da fare la tabella parla da sé.

perrunaSe cominciate il vostro investimento con 10 mila Euro e supponiamo ogni anno (magari direbbe qualcuno!!) di guadagnare il 10%, dopo 20 anni in un mondo perfetto vi ritrovereste con 67.275 Euro. Se spendete lo 0,1% in termini di commissioni sull’investimento riceverete dopo 20 anni circa 1.000 euro in meno, se spendete un più realistico 0,5% annuo sacrificherete circa 6.000 euro rispetto ad un teorico mondo perfetto di investimenti senza spese. Continua a leggere

Il 2016 dei Fondi Long Short, Rilancio o Archiviazione Definitiva?

Nel post “Long Short compromessi da accettare” avevamo messo in evidenza quanto complessi e deludenti fossero risultati nel 2015 questi prodotti gestiti confezionati ed infiocchettati ad arte dal marketing delle principali case di investimento; tutto con l’ottica di proporre al cliente soluzioni in grado di risolvere i problemi di performance e volatilità in un ambiente molto incerto.
Belle le promesse ma i risultati non sono stati all’altezza e ce lo conferma, nel solito post ricco di buon senso, l’advisor americano Ben Carlson.
Tipicamente questi fondi sono investiti in percentuali di esposizione netta al mercato azionario nell’ordine del 40/60% e giustamente Ben confronta l’indice HFRI Equity Hedge Index con un portafoglio bilanciato 60% azioni 40% bond. Continua a leggere

Il Rendimento Storico delle Azioni, un Mito da Sfatare

Ho trovato molto interessante l’articolo di Lance Roberts pubblicato su AdvisorPerspective circa alcuni miti finanziari da sfatare.
Uno di questi è quello relativo al ritorno annuo medio dei mercati azionari. Anche su questo blog abbiamo spesso citato la percentuale annua composta di rendimento di un investimento azionario sulla borsa americana partendo dal 1871. In 144 anni di borsa una persona (che per ovvi motivi anagrafici non esiste) avrebbe portato a casa poco più del 10% annuo nominale. Ma è corretto citare questo numero come aspettativa di rendimento nel lungo periodo al di là delle considerazioni di timing?
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