La capitalizzazione composta…dei costi

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Il Presidente di Vanguard, il celebre John Bogle autore del libro The Little Book of Common Sense Investing: The Only Way to Guarantee Your Fair Share of Stock Market Returns, ha definito i costi che vengono sostenuti durante l’investimento come dei “mangiatori di rendimento” in grado di creare  la cosiddetta “Tiranny of compounding costs”.

Nel lungo periodo sappiamo molto bene come i costi sono un detrattore di rendimento e come un oculato ed attento contenimento degli stessi è in grado di generare valore anche se dal mercato non arrivano grandi soddisfazioni. Ne abbiamo parlato qui dove abbiamo anche ribadito come la variabile costi è una delle poche voci determinanti del rendimento che potete controllare.

Nello stesso tempo non vivo sulla Luna e sono perfettamente d’accordo con chi sostiene che nulla è gratis, nemmeno la consulenza finanziaria. Avere accesso a professionisti in grado di trasmetterci concetti di base sull’ educazione finanziaria o di spiegarci la complessità di certi prodotti, o ancora di creare sulla base delle nostre caratteristiche dei progetti di investimento, ha senso dopo tutto. Giusto, ma il processo messo in piedi deve avere un costo equo perchè altrimenti il rischio è trasferire una consistente parte della propria ricchezza ai consulenti finanziari con risultati deludenti per i vostri progetti futuri.

Seppur un pò estrema e  non pienamente calabile nel contesto italiano, il Robo Advisory americano Wealthfront ha nei giorni scorsi fatto un esempio molto interessante. Continua a leggere

La Semplicità Premia

copLa settimana scorsa un lettore ha posto un quesito a margine del post “Meglio stare insieme”.

Ecco qui la domanda:

Un portafoglio che comprenda un azionario e un obbligazionario globale sarebbe sufficientemente diversificato? Si potrebbe fare a meno di materie prime, oro e immobiliare o sono settori indispensabili? Rigirando la domanda, se li aggiungessimo, aumenteremmo in qualche modo il rendimento finale, la decorrelazione e l’efficienza, abbasseremmo la volatilità e i drawdown? Grazie

Qualche doverosa premessa prima di una risposta. Ogni periodo storico è diverso, ogni asset class in certi tempi è portatrice di maggior rendimento e minor volatilità oppure l’opposto.

Aggiungere ingredienti alla ricetta può sempre rappresentare un buon modo per investire su asset class dal potenziale di rendimento più interessante, oppure su strumenti in grado di ammortizzare i cali. Quando però si abusa degli ingredienti si corre il rischio di andare in overdiversificazione.

La semplicità deve essere un pilastro cruciale per ogni investitore. Portafogli con più di 8-10 prodotti cominciano ad essere “eccessivi” anche perchè si presume che con questi numeri massimi sarete già in grado di coprire i principali temi di mercato.

La domanda del lettore è un quesito classico dalla difficile risposta. Ho fatto un back test dal 1987 al 2015 per vedere cosa sarebbe successo ad un semplicissimo portafoglio investito per il  60% in azioni americane e per il 40% in bond americani. Ho poi provato a diversificare questo portafoglio mettendolo a confronto con uno più complesso. L’azionario è stato suddiviso tra 25% di azioni USA, 25% di azioni internazionali e 10% di REIT. Il residuo è andata tra 10% Bond USA, 10% Global Bond, 10% Corporate Investment Grade, 10% Commodity.

Ecco il risultato

portCome potete vedere non ci sono grandissime differenze, anzi la semplicità estrema è premiante.

Ho deciso allora di provare con un terzo portafoglio molto più complesso e frammentato.

assetEd ecco i risultati sempre dal 1987 al 2015.

port2Niente da fare, il portafoglio più semplice rimane vincente.

Ma come direte voi? E allora tutta questa menata della diversificazione? Intanto la diversificazione più importante è proprio racchiusa nel portafoglio semplice. Azioni e titoli governativi.

Poi come vi ho detto i periodi storici non sono sempre uguali ed infatti se facciamo lo stesso esercizio dal 2000 al 2015 ecco il risultato

port3A quanto pare stavolta la diversificazione più spinta ha funzionato garantendo un maggior rendimento seppur a costo di una volatilità più alta, ma comunque in grado di garantire uno Sharpe ratio migliore del portafoglio semplice.

Come vedete non ci sono soluzioni valide per tutte le stagioni. A volte la diversificazione lavora meglio, altre volte no. Quello che conta è però avere un portafoglio semplice negli stili di investimento.

Perdersi in qualche rivolo settoriale, o scommessa secca su un bond o una materia prima, tanto per citare alcuni esempi, rischia di annullare tutti gli effetti benefici di questo “pasto gratis”.

Rimante semplici nell’investire, evitate i prodotti poco trasparenti e che promettono ritorni assoluti e positivi in ogni condizione di mercato. Se poi limitate i costi allora state già avvicinandovi ad un ottimale modo di investire i vostri soldi.

Il Costo della Soggettività

Nell’articolo Pochi vincenti ma buoni, Pareto docet abbiamo mostrato come  il 20% delle azioni americane è stato responsabile del 80% della performance finale dell’indice tra il 1989 e il 2015.. A rafforzare un concetto che dovrebbe convincere ogni investitore circa la bontà della diversificazione   (e l’utopia del market timing e dello stock picking fai da te) un bel grafico pubblicato dalla banca americana Wells Fargo.

Privarsi in ogni trimestre  dal 1985 al 2015 delle prime 10 azioni per performance dell’indice americano più completo e diversificato, il Russell 3000 (quindi lo 0,33% del totale delle società quotate), ha generato una sottoperformance media dal 1985 del 2% rispetto all’indice stesso.

Se a questo aggiungiamo il costo dei prodotti utilizzati per replicare il parametro di riferimento e poi gli errori comportamentali di ogni singolo investitore, il gap rischia di essere molto più ampio.

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Non conoscendo le performance dei prossimi anni, possiamo però evitare di adottare comportamenti dannosi per la salute del nostro portafoglio.

L’asset allocation è fondamentale, ma quando scegliamo i componenti che vanno a creare il mosaico, cercare di personalizzare troppo il quadro  in termini di tempi, gestori, tattiche di breve periodo e altro ancora, rischia di creare una specie di rumore di fondo capace di farvi deviare dalla traiettoria ideale.

Così andrà a finire che cercherete di incolpare qualcuno o qualcosa per rendimenti che non soddisfano le vostre aspettative, attese magari gonfiate in partenza dal solito effetto di basarsi sui dati del passato e non su numeri che sarebbe ragionevolmente attendersi sulla base delle informazioni che ogni giorno il mercato trasmette a ogni investitore.

Leggi anche: Pochi vincenti ma buoni, Pareto docet

Anche la Forma Vuole la Sua Parte

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Buongiorno mi presento. Mi chiamo Mister Alpha e sono un consulente finanziario molto esperto. Le volevo presentare la nostra soluzione finanziaria con la quale potrà raggiungere il sogno della libertà finanziaria nel momento in cui si ritirerà dal mondo del lavoro. I nostri prodotti innovativi le permetteranno di gestire il rischio longevità attraverso una crescita costante dei rendimenti e un’adeguata protezione dal rischio inflazione. Tramite una comoda attività di contribuzione automatica mensile potrà ridurre la volatilità del suo portafoglio, gestendo così al meglio il rischio dell’investimento. Tenga conto che le commissioni su questi prodotti sono tra le pìù basse della categoria di appartenenza.

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Perchè gli Investitori non hanno Battuto i Mercati nel 2015 (Come nel 2014)

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Consueto rapporto annuale di Dalbar  circa il costo del cattivo comportamento degli investitori individuali nel 2015. Nella sostanza il rapporto ricalca ciò che anche quello dell’anno precedente aveva individuato (ne avevamo parlato qui) , seppure con qualche margine di miglioramento.

Se nel 2014 gli investitori individuali 2014 avevano lasciato sul terreno 8 punti percentuali rispetto all’indice di riferimento S&P500 per effetto di comportamenti sbagliati, nel 2015 questo margine si è ridotto a 3.6%. In pratica mentre la borsa ha chiuso l’anno con un marginale rialzo del 1.3%, il ritorno medio degli investitori azionari è stato del -2,2%.

Questo problema non lo troviamo però solo tra gli investitori azionari , ma anche tra quelli obbligazionari. Se infatti il Barclays Aggregate Bond ha chiuso il 2015 a +0,5%, i fondi a reddito fisso hanno collezionato mediamente un negativo -3,1%.

La conclusione di Dalbar è che anche per il 2015 si conferma l’assunto secondo cui i ritorni Continua a leggere