Quanto “costa” la volatilità

Grafico, Diagramma, Recessione

Uno degli errori più comuni che trovo spesso tra gli investitori è quello di prendere i rendimenti medi di un prodotto e di un indice e arrivare alla conclusione che X ha reso mediamente Y%, ad esempio negli ultimi 20 anni.

Il rendimento effettivo di un investimento finanziario non si misura purtroppo con una semplice media aritmetica e già nell’articolo dedicato alla sequenza dei rendimenti vi ho spiegato quanto importante risulti essere la volatilità.

Prima di spiegare come si converte un rendimento medio nel vero rendimento di un investimento, dobbiamo però riprendere il concetto di volatilità.

La volatilità è quella sanguisuga che,come l’inflazione, erode una parte del rendimento medio di un investimento.

Al netto della volatilità il risultato sarà il vero rendimento, ovvero il tasso annuo composto di crescita del capitale (la sigla inglese è CAGR).

La differenza tra il rendimento medio e il CAGR è determinata proprio dalla volatilità.

La volatilità è misurata come deviazione standard dei rendimenti.

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Come capire quanto costa un ETF

Quando un investitore decide di investire in ETF molto spesso basa i suoi criteri di selezione tra strumenti che replicano il medesimo indice scegliendo quello con le spese correnti più basse.

Ne abbiamo parlato pochi giorni fa nel post “Perchè scegliamo un ETF”.

Le spese correnti indicate in qualsiasi KIID non sono però il metro di misura migliore per capire i reali costi che sopportiamo come investitori quando vogliamo acquistare un ETF.

Il TER (o Total Expense Ratio) non è infatti l’unico costo che grava su un ETF e non rappresenta assolutamente l’unico indicatore utile a capire qual è lo strumento più conveniente.

Ai costi interni dello strumento si sommano infatti costi esterni non contollabili dal gestore ma che gravano naturalmente sull’investitore nel momento dell’acquisto e del possesso.

Ma vediamo innanzitutto cosa è compreso nel TER. Continua a leggere