La falsa preoccupazione di una recessione

Refugees, Economic Migrants

Preoccupati della famosa inversione della curva dei rendimenti?

Ormai il danno è fatto con il differenziale di tasso tra 10 e 2 anni negli Stati Uniti sceso sotto lo zero mentre lo spread 10 anni 3 mesi è già ampiamente in territorio negativo da tempo.

Naturalmente nell’era dell’informazione digitale e dei social network si è scatenato un diluvio di notizie circa la recessione imminente che attende gli Stati Uniti. Pane per contrarian.

Leggi anche: Cosa succede alle Azioni Durante una Recessione?

L’inversione della curva trasmette segnali di recessione, ma anche messaggi chiari del mercato ad una FED che dovrà intervenire sul costo del denaro con tagli ripetuti per alleggerire un onere giudicato eccessivo alla attuali condizioni di mercato.

Naturalmente la parola recessione alimenta pessimismo e panico negli investitori soprattutto di azioni.

Visti gli attuali livelli raggiunti dai rendimenti a lunga scadenza forse anche gli investitori in bond dovrebbero essere preoccupati, ma la solita eccellente  tabella statistica fornita da Charlie Bilello chiarisce un pò meglio il concetto di cosa ci aspetta. Continua a leggere

Illusione Volontaria

houdiniI tassi sui mercati obbligazionari oggi sono molto bassi, in alcuni casi negativi. Questo è il caso anche delle emissioni italiane più classiche (Bot e Btp) che fino alle scadenze a 2 anni offrono rendimenti inferiori allo zero. Coloro che sulle obbligazioni hanno costruito i loro portafogli di investimento per decine di anni lamentano l’eccezionalità del momento che impedisce loro di estrarre una rendita dal proprio capitale.

Wikipedia indica l’illusione come una distorsione di una percezione sensoriale causata dal modo in cui il cervello normalmente organizza ed interpreta le informazioni che riceve.

Questo è quello che è successo in questi ultimi 15 anni, sul mercato obbligazionario italiano, ma non solo. L’investitore riceveva cedole “nominalmente” positive del 2%, 3% o anche 4% illudendosi di ottenere un guadagno o ancora meglio illudendosi di aumentare la sua ricchezza.

La realtà è che l’investitore italico non è mai stato abituato ad affiancare al rendimento nominale di un bond quel numeretto che rema contro e che si chiama tasso di inflazione. Il risultato sono i tassi reali, ovvero quanto effettivamente in termini di potere d’acquisto accresco il mio capitale grazie all’investimento. Continua a leggere

Portare a Scadenza un’obbligazione, Non Sempre Una Buona Idea

Ormai tutti quanti parlano di rialzo dei rendimenti obbligazionari nei prossimi mesi anche se come sempre andrebbe distinta l’area geografica alla quale si fa riferimento. America, UK, Euro o paesi emergenti? Quando poi si parla di rialzo dei tassi andrebbe anche considerato che questo movimento alimenta spostamenti sul rischio credito del comparto corporate rendendo l’ipotesi rialzo tassi un po’ troppo semplicistica.
Fatta questa premessa ho trovato interessante l’articolo pubblicato da uno dei più celebri advisor americani, Micheal Kitces. Il pezzo è molto tecnico ma mira a spiegare come il metodo del cosiddetto “rolling” sui bond è tendenzialmente da preferire a quella del “hold to maturity” a cui sono affezionati molti investitori italiani. Comprare un titolo e tenerlo a scadenza offre una sicurezza di rendimento e capitale (se non c’è insolvenza in mezzo) che l’acquisto di un ETF o fondo che investe sempre su un tratto di curva non è in grado di fornire. Continua a leggere

Cosa potrebbe succedere ad Azioni e Bond se la Fed alzerà i Tassi nel 2015?

Supponiamo che il 2015 rappresenti l’anno in cui la Federal Reserve alzerà i tassi di interesse dopo anni di politica del tasso zero. Veramente l’azionario subirà dei violenti scossoni a causa di questo evento? I bond rappresenteranno una zavorra all’interno di tutti i portafogli di investimento portandosi dietro rendimenti negativi? Come sempre usiamo il buon senso e tanti numeri per dimostrare come questo genere di preoccupazione andrebbe ridimensionato pur essendo il sottoscritto perfettamente consapevole che la storia non sempre si ripete (ma ci va spesso vicino!).
Il sempre ottimo blog awealthofcommonsense.com ha pubblicato un’analisi approfondita su quello che è stato il comportamento di S&P500 e Bonds nei 14 periodi di rialzo dei tassi americani dal dopoguerra a oggi.

Clipboard01

Solo in due periodi sui quattordici totali di ciclo di rialzo nei tassi l’azionario è sceso con un total return medio del 20%. Più magro il bottino dei bond; mediamente abbiamo avuto un ritorno medio del 2,1%,ma in questo caso dobbiamo annoverare il 50% (7 casi) di segni meno durante il periodo considerato. In pratica i detentori di bond hanno perso soldi nella metà dei cicli di rialzo dei tassi della Fed e questo appare logico alla luce del fatto che i prezzi dei bond si adeguano al nuovo costo del denaro imposto dalla banca centrale.
Il caso del 1958-1959 potrebbe essere quello più assimilabile allo scenario attuale Continua a leggere