Il mangiatore di soldi (replica)

mangi

Visto il recente dato di inflazione in decisa crescita arrivato dagli Stati Uniti riproponiamo un vecchio articolo sul tema che crediamo essere sempre molto educativo. Buona lettura.

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

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Il mangiatore di soldi

mangi

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Il mangiatore di soldi

mangi

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

I tassi bassi sono qui per rimanere?

E’ la domanda da un milione di Euro ed il grande spauracchio di tanti investitori. In queste ultime settimane fioccano le perdite su fondi obbligazionari per effetto di un rialzo generalizzato dei rendimenti a livello mondiale, ma come vedremo tra un pò è ancora la nostra memoria corta a farci uno scherzetto. Trump, petrolio, aspettative di inflazione più elevate e chi più ne ha più ne metta.

Bravo il nostro Geowealth capace di far fuori con i suoi modelli di trend following il mercato obbligazionario già a fine settembre. Ahimè, sta prendendo il largo sul portafoglio del sottoscritto grazie alla strategia trend follower. Il +4,5% di fine novembre temo sarà irrangiungibile dal portafoglio di Archeowealth che pur vanta un +3% più che dignitoso al netto dei costi dall’inizio dell’anno. Pazienza, il  2015 mio, il 2016 suo, 1 a 1 palla al centro e si riparte; l’importante è chiudere con un progresso.

geo

Il risultato del movimento recente dei rendimenti sui prodotti obbligazionari più esposti al rischio tasso è quello che vediamo rappresentato nel grafico seguente e riferito ad un Etf che investe nelle scadenze europee 15-30 anni.

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Benvenuti nella festa del mercato obbligazionario dove il rischio duration rappresenterà, anche per i prossimi anni, una fonte di instabilità umorale mica da ridere per coloro che comprano titoli ultralunghi con l’obiettivo di fare speculazione. Continua a leggere

Illusione Monetaria

illuIl fenomeno dell’illusione monetaria trova molto spazio nei dibattiti economici quando i tassi di interesse sono elevati (ma l’inflazione lo è di più erodendo così potere d’acquisto), mentre non se ne parla affatto in un mondo di tassi bassissimi o addirittura negativi.

Il perché succede ciò è spiegato in tanti esperimenti fatti negli anni da studiosi della materia. Uno di questi chiedeva alle persone se erano più felici:

  • di un aumento di stipendio del 2% con inflazione a zero
  • di un aumento di stipendio del 5% con inflazione al 4%

In termini reali la prima ipotesi è vantaggiosa, permettendo al lavoratore di aumentare il suo potere d’acquisto del 2% rispetto al caso n.2 in cui il miglioramento è pari alla metà. Continua a leggere

Tassi Negativi e Namibia, un Pò di Ottimismo

mani

Oggi gli autori del blog si prendono una “vacanza” di penna (o meglio di tastiera) segnalando due articoli completamenti diversi tra loro ma secondo noi molto istruttivi.

Il primo articolo lo trovate sull’ottimo blog di M&G Investments.

Si parla di tassi negativi,  della percezione errata che hanno gli investitori di questo fenomeno. Intanto perché lo stesso fenomeno non è nuovo (l’esempio è fatto sulla remunerazione della liquidità in Gran Bretagna al netto di imposte ed inflazione).

Come è ovvio che sia non necessariamente tassi nominali bassi o addirittura sotto lo zero si traducono in tassi reali altrettanto negativi. Anzi fenomeni di deflazione come quelli recentemente sperimentati spingono verso l’alto i rendimenti reali, il tutto esentasse visto che con tassi negativi nessuno può pretendere il pagamento di imposte. Continua a leggere

Grafico della Settimana: TIPS Usa

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’Etf quotato a Milano che replica i TIPS, ovvero i titoli di stato americani indicizzati all’inflazione. Se nessuno prende in considerazione lo scanrio inflazionistico, perchè i titoli indicizzati salgono? Mistero.

tips

Ma è normale quello che stiamo vedendo?

E’ tutto normale quello che sta succedendo sui tassi? Questo è il tono di alcune domande dei lettori dopo la pubblicazione del grafico della settimana sui tassi americani.

Per quello che può valore il mio pensiero, la risposta è sì e no. Sì perché stiamo ancora pagando il dazio della crisi finanziaria del 2008. Le poderose misure monetarie delle banche centrali avrebbero rivitalizzato un morto e probabilmente senza di quelle ci saremmo ritrovati in un mondo pesantemente deflazionato. Pensare però che un lustro sarebbe stato sufficiente per scacciare i fantasmi era utopia.

Sì anche per motivi demografici, di bassa produttività, di eccesso di capacità produttiva in quello che sembrava l’Eden terrestre (i paesi emergenti).

Sì perché in termini di tassi reali la situazione non è assolutamente nuova. Mi prenderete per matto lo so, ma i rendimenti che offre oggi un deposito a 3 mesi sono superiori a quelli che offriva lo stesso titolo nel 1980 quando i tassi italiani arrivarono al 17%. Ma non dire sciocchezza Archeowealth! Continua a leggere

Una Calda Estate Cinese

Ci auguriamo di sbagliare completamente la previsione ma la sensazione è che questa estate potrebbe veder tornare prepotentemente alla ribalta la Cina e la sua situazione finanziaria ed economica.

Guardate il grafico seguente estratto da Google Trend. Abbiamo inserito le parole chiave “China financial”. Le impennate di luglio-agosto 2015 e poi quella successiva di gennaio 20126 sono alle spalle ed ora sul motore di ricerca queste due parole chiave sono molto meno inflazionate rispetto ad allora.

google

Fonte: Google Trend

Segno che la massa non considera più la Cina un potenziale problema e questo lo consideriamo un errore e soprattutto una buona indicazione contrarian.

L’interessantissimo blog dei canadesi di Bca Research http://blog.bcaresearch.com/blog ci spiega anche il perché. Il debito privato cinese dal 2009 ha cominciato a salire e dal 2012 ha superato quello dei paesi avanzati in termini di percentuale del Pil. Sfondato anche il muro dei massimi del 2008-2009 siamo ormai alla cifra astronomica di oltre il 200% del Pil.

bcaFonte: Bca Research

Il Governo cinese non sta facendo granchè per frenare questo fenomeno, anzi pur di non far scendere il tasso di crescita dell’economia sotto al 6,5% annuo, continua ad utilizzare politiche monetarie espansive di ribasso dei tassi e svalutazione della moneta.

E’ vero che i cinesi risparmiano tanto (oltre il 40% del reddito disponibile) ed è vero che il debito pubblico è tutto sommato contenuto se rapportato al Pil. Il rapporto debito totale su Pil è ormai prossimo al 250% e questo non può che zavorrare le aspettative di crescita future, rendendo semplicemente sostitutivo del debito privato e non propulsivo un maggiore debito pubblico.

Il problema della Cina non è solo questo. Cercando di cambiare il suo modello economico, la Cina si trova di fronte ad imponenti eccessi di capacità produttiva accumulati negli anni passati i quali  richiederanno tempo per essere smaltiti. Abbinando a questo un elevato carico debitorio privato e una svalutazione della moneta nel tentativo di dare ossigeno al sistema produttivo, si rischia un imponente esportazione di deflazione in giro per il mondo…tutto questo mentre la Fed alza i tassi di interesse e la Bce cerca di ricacciarla indietro con il Quantitative Easing.

Il giochino è ad altissimo rischio e siamo proprio curiosi di vedere quale interpretazione daranno i mercati di questa situazione potenzialmente esplosiva.

 

Rendimento Reale, Questo Sconosciuto

segaIn un articolo recentemente pubblicato sul sito online del Sole24Ore vengono fatte alcune considerazioni circa il contesto attuale dei tassi negativi nel mondo, spiegando perché Stati Uniti e Gran Bretagna non sono finiti dentro la spirale del tasso negativo a differenze di altre aree economiche concorrenti. Le considerazioni di fondo dell’articolo possono essere condivisibili, ma ancora una volta si racconta al lettore una storia che dal punto di vista educativo non regge.

Come indicato dal sito Zerohedge siamo arrivati a quota 13.7 miliardi di dollari con le emissioni a rendimento negativo dei paesi del G10, il 35% di tutto il debito di questi paesi. Il Giappone conta per il 58% di questo importo. Ribaltando la questione e guardando ai tassi negativi si scopre che gli Stati Uniti detengono il 60% delle emissioni a rendimento positivo del G10 che diventano 89% nelle scadenze inferiori all’anno. Secondo questa tesi chi vuole avere rendimenti positivi dovrebbe investire solo in America, ma…c’è un ma. Continua a leggere