Ottimisti o Pessimisti

Qualche grafico interessante presentato sul blog di Meb Faber  e riferito allo stato attuale del sentiment degli investitori americani. Tutto parte dal fatto che gli investitori sono parecchio pessimisti al momento, come si capisce bene dal triangolino verde sulla barra verticale che contraddistingue i bullish  (o rialzisti).

Questo numero storicamente (o meglio da quando sono cominciate le rilevazioni di sentiment) porta ritorni medi del 15% annuo per il prossimo lustro.  Il problema è che in realtà coloro che sono ribassisti (bearish) sono ampiamente meno del 50%. Quello che fa la differenza rispetto al periodo storico analizzato, 1987-2016, è la platea dei neutrali.

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Conoscenza, Conoscenza e ancora Conoscenza

Diversificazione ma anche conoscenza dei prodotti sui cui investiamo i nostri soldi sono due elementi che ripetiamo spesso e volentieri all’interno di questo blog. Conoscenza dello strumento, ma soprattutto consapevolezza dell’incertezza evolutiva dei mercati devono spingere l’investitore verso una inevitabile necessità di mettere le uova in più panieri.

Approfitto di un bel report di LPL Financial proprio per fare un esempio concreto.

correlaIl recente andamento negativo delle valute emergenti ha coinciso con una debolezza relativa delle borse emergenti rispetto a quelle sviluppate, in particolare americane. Una semplice matrice di correlazione spiega questo fenomeno, ma ci dice anche che quando queste borse vanno male lo fanno anche dal punto di vista valutario peggiorando così il rendimento finale. Continua a leggere

Buon Senso per Terreni Inesplorati

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Uno degli errori più frequenti di chi fa pianificazione finanziaria è di affidarsi ciecamente a quello che è successo nel passato per poi proiettarlo nel futuro. Anche noi sul blog pubblichiamo statistiche storiche, ma tendiamo sempre a sottolineare come le condizioni attuali sono eccezionali e potrebbero portare a conseguenze imprevedibili. Abbassare le proprio aspettative di rendimento è un obbligo morale e di buon senso che ognuno dovrebbe adottare, per le sorprese positive c’è sempre tempo.
Le condizioni attuale dei mercati monetari (tradotto tassi di interesse) non sono poi così eccezionali in America e ne abbiamo parlato qui e qui. Continua a leggere

L’Orso non Deve Fare Paura

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La parola bear market tecnicamente indica in borsa  un calo superiore al 20% rispetto ad un massimo precedente a sua volta generato da un rialzo superiore al 20%. Una perdita di questo tipo è stata realizzata da diversi listini azionari mondiali nel corso del 2015 o all’inizio del 2016, ma nel concreto cosa succede ai nostri soldi quando vengono travolti da un bear market e soprattutto quanto tempo servirà per recuperare il capitale perso? Continua a leggere

Il Coraggio Paga

Ho sempre pensato che la forte resistenza di ogni giovane ragazzo italiano ad investire i suoi primi risparmi su mercati rischiosi come quello azionario fosse più frutto di un retaggio culturale del passato (e di una cultura finanziaria volutamente tenuta a livelli infimi dalle istituzioni governative e bancarie) che di una reale paura di perdere denaro. Il Bot o il CCT ha sempre rappresentato per le vecchie generazioni un elemento di certezza, generatore di rendita sicura. Peccato che se confrontati in termini reali questi investimenti non sono mai stati in grado di fornire ritorni superiori all’azionario, ma questo capisco che è difficile da spiegare quando le cedole percepite sono del 5%-6% o anche più alte.
Ora però questo mondo non esiste più. Continua a leggere

Le Medie Storiche Non Battono Quasi Mai l’Ora Giusta

Non ha nessuna utilità previsionale ma quando diciamo sempre che ogni investimento deve essere fatto tenendo conto delle attese di rendimento ecco che certe mappe grafiche aiutano in tal senso.
Gli analisti americani di Bespoke.com si pongono la classica domanda da 1 milione di Dollari, il bull market americano è finito?
Ovviamente non c’è risposta certa, ma è evidente che per i prossimi anni i possessori di azioni non dovrebbero di certo nutrire attese di rendimento da doppia cifra percentuale all’anno.
Realisticamente si potrebbe parlare di un 5%-6% nominale (quindi al lordo di tasse e costi) ma con tanta volatilità. Mai come in questo momento per un giovane investitore ha senso partire con un Piano di Accumulo di lungo periodo, anche perché i cosiddetti “drawdown” (o scivoloni all’italiana) temo saranno frequenti e questa piccola porzione di 2016 ne è un esempio.
Tornando al tema dei massimi di mercato sulla borsa americana; noi abbiamo già fatto qualche ipotesi in questo post circa le conseguenze future qualora fossero stati veramente toccati i massimi, ma Bespoke ci mostra in tutta la sua chiarezza grafica lo stato dell’arte.
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60/40

Come scriviamo spesso su queste pagine è un errore nutrire aspettative di rendimento sulla base di statistiche del passato. Non possiamo metterci una benda davanti agli occhi ed ignorare le quotazioni raggiunti da bond e azioni (ai massimi storici) ed inflazione (ai minimi storici). Il rischio teorico è ovviamente quello di avere delusioni sul fronte rendimenti reali nei prossimi anni.

6040

Dal 1928 disponiamo di numeri i quali, in maniera piuttosto semplice, ci possono far capire quanto ha ripagato l’investimento in questo lungo arco temporale, ma soprattutto fanno riflettere su alcuni concetti di buon senso.
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