Grafico della Settimana: EurUsd

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo il grafico di Euro/Dollaro. Dopo esattamente un anno siamo tornati nello stesso punto a 1.05. Guarda caso nello stesso periodo l’anno passato si aspettava la riunione Bce di dicembre che spostò il cambio a 1.15. Sarà così anche stavolta o Draghi rifilerà la mazzata all’Euro?

euro

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L’onda Lunga dei Tassi Negativi

Il 2 maggio Mario Draghi, in una audizione poco pubblicizzata, ha espresso pubblicamente le sue preoccupazioni pubbliche di fronte alle conseguenze generate dai tassi negativi, ma ha anche cercato di capire se questi sono la causa o il sintomo di qualcosa di più grave. Per chi è abile con l’inglese sono 3 paginette di cui consiglio la lettura perchè il Draghi pensiero è sempre un qualcosa di cui tenere conto se si vuole essere consapevoli di quali tempi e sfide eccezionali stiamo vivendo.

Qualche settimana fa poi il Fondo Monetario ha ufficialmente allertato la Danimarca circa il rischio di bolla speculativa immobiliare che si sta creando nel primo paese che ha sperimentato questo tipo di politica monetaria non convenzionale, la Danimarca.

Come si vede dal grafico seguente fonte Bloomberg, i prezzi delle case hanno beneficiato di questa condizione eccezionale di politica monetaria. Nell’ultimo anno i prezzi degli appartamenti sono aumentati di oltre l’11%, +50% dal 2009. Un movimento che però non trova riscontro in consumi ed investimenti, tuttora stagnanti.

denmarkFonte Bloomberg

Queste sono le conseguenze degli esperimenti messi in campo dalle Banche Centrali e la Danimarca può essere un buon laboratorio come la Grecia lo è stato per le conseguenze degli eccessi di debito. Siamo in un certo senso di fronte ad una specie di bomba atomica che è scoppiata con le conseguenze di lungo periodo che stanno piano piano emergendo in ogni parte del globo.

Come indicato da Draghi il 18% delle economie mondiali lavora a tassi negativi, il 40% con tassi sotto l’1%. Un evento mai visto primo nella storia della finanza moderna. Sappiamo tutti che stiamo vivendo tempi eccezionali, non sappiamo come ne usciremo (e quando).

Tassi bassi o negativi pesano sui conti di banche, assicurazioni e fondi pensione. Bassi ritorni reali pesano anche sui pensionati che basano i loro comportamenti di spesa sulle rendite accumulate durante l’età lavorativa. Bassi ritorni reali abbassano anche le future rendite da pensione di lavoratori costretti così a risparmiare di più per riuscire a mantenere fede alla promessa di un tenore di vita adeguato in pensione. Infine bassi tassi di interesse legati a eccesso di risparmio spingono gli imprenditori a rinviare gli investimenti imbarcando deflazione, il classico gatto che  continua a mordersi la coda.

Nell’intervento di Draghi c’è però un passaggio chiave della vicenda che in un certo senso sta rovinando i piani delle banche centrali. Secondo Draghi i bassi tassi devono, e sottolineo devono, spingere i risparmiatori a investire in asset più rischiosi nel tentativo di soddisfare le proprie aspettative di rendimento future.

Il Presidente cita come un terzo degli asset dei cittadini americani è investito in azioni contro il quinto di Italia e Francia e addirittura il decimo della Germania. Tedeschi che detengono il 40% dei loro asset in liquidità e depositi, contro il 30% degli italiani e solo il 15% degli americani. La Bce ha bisogno di fare bere il cavallo e questa bevanda deve essere imbottita di stimolanti.

Il problema è che questo eccesso di risparmio si scontra con una crisi di fiducia notevole. In tanti vogliono investire e far rendere i propri denari, ma vogliono farlo con sicurezza. Ecco spiegato il calo dei rendimenti statali e delle emissioni investment grade, ma anche l’inevitabile  interesse per asset reali come la casa ancora percepita tuttora come bene rifugio, in Italia come in Danimarca.

Rifugio improduttivo; quando il risparmio va a finanziare asset  come le case abbiamo denaro sottratto all’economia e la Danimarca ne è appunto  la dimostrazione con una economia che ristagna ed una bassissima inflazione.

Siamo di fronte a problemi che gli stessi banchieri centrali faticano a comprendere figuriamoci noi poveri risparmiatori. I tassi potranno salire a breve, ma anche no. La produttività maggiore auspicata da Draghi è appunto una speranza e nulla più. I portatori di rendita saranno sempre più nervosi con il passare del tempo ed incapaci di adeguarsi al nuovo contesto.Una vera e propria matassa difficile da sbrogliare.

Vedremo se gli italiani, sull’onda di questi cambiamenti, cambieranno ancora nei prossimi anni il modo in cui impiegheranno le proprie risorse finanziarie. Proprio di recente è uscito uno spaccato di come vengono investiti i risparmi italiani.

fondiRispetto al 2008 si conferma il fenomeno della riserva di valore nei depositi e liquidità, mentre si dimezza la componente investita in titoli di stato ed altre obbligazioni. Effetto bassi tassi di interesse.

Stabili le azioni, si impenna il risparmio gestito che guadagna 10 punti percentuali di peo in soli 7 anni per la felicità di banche e case di investimento. Buona notizia ovviamente anche per i risparmiatori che in questo modo possono diversificare l’emittente;  sarebbe però anche interessante sapere se, come immaginiamo, a maggiore diversificazione si sono aggiunti maggiori costi a carico del risparmiatore stesso.

Momenti complessi ci aspettano, ma proprio perchè è difficile immaginare delle conseguenze ci sentiamo di consigliare a tutti un approccio equilibrato e di buon senso. Non è detto che alla fine questa matassa sbrogliata non porti con sè grandi soddisfazioni. Noi vogliamo esserci in quel momento.

La Bce (e Draghi) ha Perso il Contatto con la Realtà

ecbSiamo alla vigilia dell’attesissimo meeting BCE del 10 marzo. Draghi probabilmente taglierà ancora una volta i tassi sui depositi bancari già negativi di 30 punti base. Chi vi scrive è fortemente critico su questo tipo di politica monetaria assolutamente incapace di riportare inflazione e soprattutto la fiducia.  E’ verissimo sono i Governi che devono fare le politiche economiche per generare lavoro, investimenti e di  conseguenza i consumi. Ed è altrettanto vero che la Banca Centrale deve creare le condizioni adeguate per permettere alla moneta di circolare più velocemente ed a condizioni favorevoli, almento in un contesto stagnante come quello attuale.

Come ogni esperimento ( e questo lo è) un rischio è quello di perdere il controllo di quello che si sta facendo oppure di perdere il contatto con la realtà;  secondo me il board di Francoforte ha perso proprio il contatto con il mondo reale. Continua a leggere

Tanto di Cappello

Analisi fatte con serietà meritano risalto. Se ve lo siete perso ripropongo integralmente il post Buy Rumors Sell News. Vi chiedo di prestare particolare attenzione alle ultime 3 righe e ringrazio pubblicamente coloro che mi hanno convinto ad adottare lunedì scorso una consistente copertura dal rischio cambio dollaro sul mio portafoglio di investimento.

eurusdEcco il post di lunedì.

Quando sentiamo parlare di “buy rumors e sell news” ci troviamo spesso di fronte Continua a leggere

Buy Rumors, Sell News

Quando sentiamo parlare di “buy rumors e sell news” ci troviamo spesso di fronte a sparate giornalistiche di brevissimo periodo senza una profondità di analisi tale da confermare se effettivamente il mercato si è poi mosso in questa maniera con una certa continuità. Il motivo per cui non riusciamo a frenare i nostri istinti animali nel momento in cui escono le notizie forse è proprio legato all’assenza di qualcuno che ci sbatte in faccia la dura realtà.

Siccome siamo ormai prossimi (3 dicembre) all’evento più importante di dicembre assieme al rialzo dei tassi in America, ovvero l’ormai annunciatissimo QE2 della Banca Centrale Europea, ringrazio gli amici di Strategie Valutarie – Age Italia, per avermi permesso di pubblicare un estratto del loro rapporto settimanale.

L’argomento è proprio il QE della BCE; passato, presente e forse futuro.

Il 9 marzo la BCE ha avviato ufficialmente il suo piano di Quantitative Easing. Considerando l’elevata probabilità che a dicembre parta un QE2 riteniamo interessante vedere cosa è successo da marzo ad oggi sul mondo valutario, questo per capire se l’aumento delle misure non convenzionali è destinato ad indebolire l’Euro post annuncio.
Ad un primo sommario bilancio la risposta è sì.

bce
La tabella mostra infatti la variazione contro Euro delle principali valute suddivise in tre blocchi temporali. Per misurare l’effetto del QE sull’Euro abbiamo fatto una valutazione sul periodo 9 marzo (partenza ufficiale del QE1) – 14 ottobre (data dell’annuncio di Draghi del probabile QE2). L’Euro ha sostanzialmente guadagnato su tutte le valute in modo trasversale con punte di forza maggiori sulle emergenti; questo deve essere uno dei fattori che spinge Draghi ad intervenire adesso. Nella prima colonna osserviamo invece quello che è successo da dicembre 2014 a marzo 2015, ovvero nei tre mesi precedenti la partenza ufficiale del QE. Tolto il problematico Real, tutte le valute hanno guadagnato (e di brutto) contro Euro.
Quando si dice buy rumors sell news.
E veniamo allora ai giorni nostri. Cosa è successo da metà ottobre quando Draghi ha cominciato a parlare di QE2? La terza colonna risponde al quesito e le analogie con il periodo dicembre 2014-marzo 2015 ci sono tutte. Lascio a voi ogni considerazione su cosa potrebbe succedere al mercato qualora Draghi deludesse le aspettative il 3 dicembre.