Il bull market è morto, lunga vita al bull market

Bear Market, Courses, Stock Exchange

Il lunghissimo bull market che ci ha accompagnato dal 2009 a quanto pare è terminato. Con il crollo degli ultimi giorni la borsa americana ha così messo fine ad una delle cavalcate più esaltanti e prolungate della sua storia.

Dalla celebre chiusura di 666 punti di marzo 2009 la borsa statunitense è salita del 410% esclusi i dividendi. Da quel momento è partita una correzione.

E’ praticamente impossibile che esista sulla faccia della Terra un investitore che è stato capace di catturare tutta questa performance. I più tenaci e distaccati (ma sono in pochi) hanno portato a casa almeno la metà di questa performance, una fetta importante ha visto raddoppiare il capitale. Gli scettici sono entrati alla fine di questa corsa ed ora imprecano.

Una correzione che porta via un quarto del valore del nostro investimento (o meglio della attuale valorizzazione di mercato) fa male, questo è ovvio. Ma siccome nulla sale in eterno ogni tanto l’orso bussa alle porte e chiede il conto. Continua a leggere

Il Mercato Scende, Che Facciamo?

Visto che questa è una delle domande più gettonate del momento riprendo un post datato settembre 2015, ma sempre attuale soprattutto nell’attuale contesto di mercato. Buona lettura

Nel post di ieri accennavo al fatto che le correzioni di mercato sono benvenute perché alzano le aspettative di rendimento di chi investe con un orizzonte temporale di lungo periodo. Il sempre ottimo Morgan Housel è riuscito a sintetizzare in un articolo il concetto, ma soprattutto ha cercato di rispondere alla classica domanda che un investitore si pone quando i mercati cominciano a diventare molto nervosi portando il segno meno sul ritorno dell’investimento fatto in precedenza.
Partendo dal presupposto che nessuno sa cosa potrà succedere da adesso in avanti, l’unica amica che abbiamo a disposizione è la statistica. Continua a leggere

La paura dell’alta quota

Inutile negarlo. Ognuno di noi quando si trova di fronte a mercati azionari prossimi a dei massimi storici ha titubanza nell’acquistare. Temiamo non solo di perdere soldi, ma anche di fare la figura dei fessi entrati sul top del mercato.

Per fortuna nella maggior parte dei casi non è così altimenti saremmo tutti quanti investitori congelati in attesa del domani. I numeri li fornisce il sempre ottimo blog www.awealthofcommonsense.com

La tabella seguente mostra il numero di volte in una decade in cui la borsa americana ha realizzato massimi storici. La percentuale sul totale delle rilevazione rende ancora meglio l’idea, ma due sono le considerazioni.

La prima. Ci sono decadi di bull market travolgenti ed altre di stagnazione.

La seconda. Non necessariamente un massimo storico è destinato a rimanere isolato anche nelle decadi più fiacche.

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Il Mercato Scende, e ora?

Nel post di ieri accennavo al fatto che le correzioni di mercato sono benvenute perché alzano le aspettative di rendimento di chi investe con un orizzonte temporale di lungo periodo. Il sempre ottimo Morgan Housel è riuscito a sintetizzare in un articolo il concetto, ma soprattutto ha cercato di rispondere alla classica domanda che un investitore si pone quando i mercati cominciano a diventare molto nervosi portando il segno meno sul ritorno dell’investimento fatto in precedenza.
Partendo dal presupposto che nessuno sa cosa potrà succedere da adesso in avanti, l’unica amica che abbiamo a disposizione è la statistica. Continua a leggere

Ma queste Borse non scendono Mai?

Nel post “sei anni di rialzo…è tutto normale” avevamo indicato come non così fuori dal normale la striscia di rialzo che la borsa americana stava portando avanti dal 2009. In quel caso a Wall Street gli analisti erano preoccupati anche per il prolungato periodo di tempo che era già trascorso senza una correzione del 10%.
Il mercato di fatto ha fatto ancora meglio e dall’inizio dell’anno manca sullo S&P500 addirittura una correzione del 5%, ma andiamo con ordine. Continua a leggere

La saggezza dei bond

Riprendendo l’argomento dell’importanza cruciale di un investimento obbligazionario anche oggi in cui i tassi sono così bassi (vedi L’investimento obbligazionario non va abbandonato, ma ripensato) di seguito voglio rimandarvi ad una tabella molto interessante apparsa qui;   la tabella mostra i 30 principali drawdowns dell’indice S&P500 in versione Total Return ovvero inclusivo dei dividendi reinvestiti. La colonna a fianco mostra nello stesso periodo l’andamento dell’indice Total Return (inclusivo delle cedole reinvestite) relativo al Treasury 10 anni americano.

drawdownAlcune considerazioni. In 11 dei 30 casi (36% di frequenza ) di massima perdita dell’azionario anche l’obbligazionario ha fatto registrare dei segni negativi. In soli 4 casi però (13% di frequenza) il calo è andato oltre il 3%, comunque meno della metà del 30 esimo  drawdown  sullo S&P500.

Non voglio certo negare che esiste la possibilità che i tassi si alzino nei prossimi mesi o anni (ma potrebbero rimanere  a questi livelli ancora per tanto tempo come è già successo); quello che però è il messaggio fondamentale per chi costruisce portafogli efficienti ed equilibrati destinati ad un orizzonte di lungo periodo, è che non si può prescindere dalla scelta di investire una parte del capitale in bond, anche se i tassi sono così modesti come oggi. La funzione protettiva dei bond nei momenti di tensione sull’azionario non è mai stata smentita dalla storia finanziaria fino ad oggi.

Fonti: Alpha Architect

Leggi anche: L’investimento obbligazionario non va abbandonato, ma ripensato

                        Perchè tenere bond in portafoglio

 

Se 10 anni fa avessi investito in…

E’ un gioco che mi diverto a fare ogni inizio anno per non perdere mai l’orientamento nel mare di numeri che ci travolgono quotidianamente. Per chi investe con un orizzonte di lungo periodo è fondamentale sapere sempre come il mercato ci ha ripagato nell’ultima decade, ma anche quanto ho rischiato per ottenere quel risultato.
Per questo motivo tengo aggiornate poche e semplici tabelle tarate prevalentemente sugli indicatori americani (quelli più ricchi di storia) per capire soprattutto quali aspettative nutrire per il futuro degli investimenti.
Quello che vedrete di seguito sono tre tabelle che mostrano rispettivamente l’andamento dei mercati degli ultimi 10 anni ordinati per CAGR (ovvero tasso di crescita annuale composto), per deviazione standard ed infine ancora per CAGR ma partendo dal 1974 (40 anni di storia); in questo caso solo per quegli indicatori che vantano una serie temporale così lunga. Ovviamente tutti i dati sono espressi in Dollari americani.
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