Guardate avanti altrimenti inciampate!

Tra gli errori più comuni commessi dagli investitori certamente possiamo annoverare quello del cosiddetto guardare dallo specchietto retrovisore. Con questo si intende la tendenza ad utilizzare le performance del passato come guida per il futuro.

Se un fondo, un’azione o un qualsiasi strumento finanziario realizza performance mirabolanti allora è degno della mia attenzione (ed investimento), se invece ha il segno meno davanti alla performance passata il prodotto viene regolarmente snobbato. I back test sono proprio l’esatto esempio di come distorcere la realtà.

Per chi segue strategie di momentum e quindi fa investimenti con orizzonte temporale di brevissimo periodo, questa logica può anche essere corretta; per chi invece sviluppa investimento con un orizzonte temporale più ampio questa rischia di essere una strategia limitante oltre che non garante dei migliori risultati.

In questi mesi ad esempio l’investimento in fondi o ETF obbligazionari avente come sottostante i bond emergenti è stato al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni degli investitori visto che le perdite sono arrivate a toccare oltre l’8% da inizio anno, come nel caso dell’ETF iShares JPM Em.Bond Eur hedged. Continua a leggere

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Decennio Perduto

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Di decennio perduto per Europa e mondo emergente si può certamente parlare adesso che stiamo per cominciare il 2017. I confronti sulla decade appena archiviata 2006-2016 sono infatti impietosi per le due geografie azionarie.

Portare a casa l’1,4% (azionario Euro) e l’1,7% (azionario emergente) come rendimento annuo composto, rappresenta  in termini reali una performance insufficiente a coprire la perdita di potere d’acquisto accumulato nell’ultima decade. Su questo punto ritorneremo dopo perchè sono doverose alcune precisazioni che ridimensionano un attimo questi dati.

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Fonte: Metastock al 20/12/2016

Basti pensare che per i paesi emergenti l’inflazione media a livello complessivo è stata negli ultimi 10 anni del 5%, mentre per la zona Euro il risultato è stato questo.

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Con un tasso medio del 1,8% anche in Europa il mercato più volatile e rischioso non ha permesso di coprire nemmeno con i dividendi la perdita del potere d’acquisto. Possiamo quindi dire serenamente che non sempre il lungo periodo (inteso come 10 anni) ripaga gli investitori azionari. Ecco perchè spesso e volentieri ricordiamo che i dati del passato sono utili statistiche, ma basare i proprio piani di investimento esclusivamente su di essi è un’errore.

Per onestà intellettuale vale però la pena sottolineare due cose. Continua a leggere

Grafico della Settimana: Micex Russia

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’indice Micex russo. L’indice è espresso in valuta locale e quindi la salita del mercato azionario va sempre attualizzata in Euro tenendo conto del valore del Rublo. Da questa prima impressione i massimi storici toccati dalla borsa russa ci dicono che la svalutazione ha fatto bene alle aziende russe e che le sanzioni fanno più male agli europei che agli ex sovietici.

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A Caccia di Azioni Sottovalutate

Burton Malkiel, il celebre autore del libro A spasso per Wall Street. Tutti i segreti per investire con successo , ha di recente fatto un ragionamento sui mercati emergenti, ragionamento di buon senso per gli investitori di lungo periodo.
Se le aspettative sulle borse americane alla luce delle attuali valutazioni del Cape di Shiller (sopra 27) sono quelle individuate nella tabella

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perché non ragionare su un piano di acquisto sulle azioni dei mercati emergenti che presentano gli stessi parametri a forte sconto? Continua a leggere

BRIC The End

Quando 14 anni fa l’economista di Goldman Sachs Jim O’Neill coniò il nome BRIC per contraddistinguere le quattro economie emergenti (Brasile, Russia, India e Cina)che avrebbero dovuto essere protagoniste di una delle crescite più spettacolari della storia, il mercato finanziario cominciò a prendere coscienza di una realtà che effettivamente fece registrare performances incredibili in un lasso di tempo molto breve. O’Neill diventò famoso, pubblicizzò Goldman ed il suo acronimo in giro per il mondo ed incassò laute ricompense durante le sue conferenze in cui prevedeva un futuro radioso per BRIC e Manchester United (di cui è grande tifoso). Poi sono arrivati i venti contrari per i Red Devils come per i BRIC; O’Neill ha lasciato nel 2013 Goldman Sachs ed il fondo azionario a tema creato dalla banca d’affari americana si è squagliato come neve al sole.
Goldman ha preso atto che i 98 milioni di $ di masse attuali (erano 842 milioni nel 2010) di fatto certificano il fallimento di un prodotto che comunque ha garantito commissioni alla banca d’affari e sogni ai clienti privati. Continua a leggere

Immaginare uno Scenario Realistico di Rendimento

Molto spesso su questo blog abbiamo citato le aspettative di rendimento come una componente fondamentale per investire correttamente il proprio denaro. Troppo spesso si parte con ambizioni eccessive per poi ritrovarsi dopo qualche settimana, mese o anno a fare retromarcia perché delusi dai ritorni offerti dal mercato.
Quando si accantona del denaro per motivi vari (investimento, previdenza, studio dei figli, ecc…) si deve cercare di capire fin da subito quanto dobbiamo risparmiare per raggiungere un obiettivo per poi calarci nella realtà e stabilire quanto effettivamente possiamo mettere da parte ogni mese/anno. E’ controproducente vivere il risparmio come un sacrificio e per questo non bisogna mai alzare troppo l’asticella rispetto al tenore di vita corrente. Continua a leggere

Il Gran Giorno della Federal Reserve

Non mi passa neanche per l’anticamere del cervare di perdere tempo nel cercare di capire per quale motivo la Federal Reserve non ha voluto alzare i tassi quando era il momento di farlo (cioè nella prima parte del 2015), ma di certo il Presidente Yellen non è esente da critiche.
Il ciclo economico americano ha cominciato a rallentare per effetto di una persistenza di forza del Dollaro la quale, unita ad una visione sempre più decisa e convinta da parte dei mercati che la stretta sul costo del denaro sarebbe arrivata (dal tapering in avanti), ha di fatto spento quella fonte finanziaria di credito che veniva concesso ai paesi emergenti e che a sua volta generava almeno metà della crescita mondiale. Si chiama operatività di carry trade, ma altre non è che il finanziamento in una valuta dai bassi tassi di interesse con scarse prospettive di rivalutazione a fronte di un acquisto di valute ad alto rendimento con prospettive di crescita superiori. Il flusso si è invertito nel momento in cui la FED ha fatto capire che i tassi sarebbero saliti certamente nel 2015 (e il dollaro rafforzato) costringendo molti speculatori alla chiusura di posizioni di carry trade. Un fenomeno non necessariamente negativo che serviva proprio per smussare la speculazione; peccato che Continua a leggere

La Buona Deflazione

La deflazione sta di nuovo cercando di infilarsi dentro le pieghe delle economie occidentali, questo è abbastanza evidente. Per deflazione si intende una dinamica negativa nella variazione dei prezzi al consumo e generalmente questo fenomeno viene visto come avverso (circa la “bontà” della deflazione ne avevamo già parlato qui). Avverso per gli investitori in azioni (le aziende vedono ridursi i margini di reddito), avverso per i proprietari di case (si svaluta il prezzo di compravendita). Il fenomeno è positivo per i possessori di liquidità e di bond con cedola fissa poiché il potere d’acquisto del denaro investito o giacente sul conto corrente si rivaluta per il solo effetto che possiamo acquistare più merci o servizi con lo stesso denaro.
Non entro nel merito di quanto questa deflazione risulti strutturale (demografia, tecnologia, globalizzazione sono tutti fattori pro deflazione in questo momento). Continua a leggere

Dare il Giusto Peso agli Investimenti

Molto spesso si sente parlare di asset allocation, di pesi da riservare alle singole asset class, a quanto importante risulti essere un portafoglio bilanciato, dell’asset allocation 60% azioni 40% bond oppure 40/60 o altro ancora.

Poche volte si sente però parlare di qual è l’asset allocation globale del mondo finanziario. Sfruttando i dati provenienti da qui possiamo avere un’idea della capitalizzazione mondiale dei singoli asset di investimento, ovvero dei volumi in gioco dal punto di vista finanziario. Continua a leggere

Credere alle Favolette

Approfitto di questo articolo apparso per ribadire ancora il concetto che ogni investitore deve cercare di dirottare i suoi soldi su prodotti ampiamente diversificati a livello settoriale e geografico. Evitare di imbarcarsi in qualche avventura solitaria è un bene per il vostro portafoglio. Continua a leggere