Come scegliere il giusto Etf (parte II)

erf

In questo post abbiamo accennato a quanto fondamentale risulti essere la scelta dell’indice che si decide di replicare (o sul quale si vuole investire) tramite strumenti di gestione passiva come gli ETF.

Oggi vogliamo andare oltre ed analizzare altre due componenti che vengono molto spesso trascurate dall’investitore nel momento della scelta. La prima è il cosiddetto tracking error dell’ETF rispetto al suo benchmark, la seconda è il fattore liquidità.

Il tracking error (qui una definizione tratta dal sito di Borsa Italiana) altro non è che la volatilità della differenza di rendimento tra l’ETF e il suo benchmark. In parole ancora più povere,  questa misura ci permette di capire quanto fedele è la replica del prodotto che abbiamo scelto per investire su un determinato indice di mercato. Più lontano dallo zero è il  tracking error maggior è la gestione attiva del prodotto.

Scegliere il giusto indice e poi trascurare la giusta replica è un peccato spesso sottovalutato. Si preferisce guardare al costo più basso, peccato che questo vantaggio potrebbe essere annullato (se non superato) dal fatto che il prodotto scelto è uno dei peggiori nella replica del benchmark. Questo è un punto fondamentale e da ricordare. Gli ETF non sono strumenti perfetti, e le loro sbavature nella replica del sottostante determinano appunto un tracking error di un certo tipo.

Se un indice guadagna il 10.30% ed il vostro ETF che lo replica ha commissioni dello 0.30%, il vostro rendimento atteso sarà di 10% (10.3% meno le commissioni). Alcuni indici possono però fare peggio, altri fare leggermente meglio. La pratica del prestito titoli serve ad esempio per ridurre il “costo” a carico del cliente. Continua a leggere

Annunci

Come scegliere il giusto ETF (parte I)

1

Come visto nel post di ieri, un’ampia fetta degli investitori nel corso del 2016 si è indirizzata verso gli strumenti a replica passiva. Purtroppo quando fenomeni di questo tipo si verificano la tendenza a guardare qualsiasi cosa che si chiami ETF come “buona” diventa sempre più diffusa, ma la realtà è ben diversa.

La prima cosa da chiedersi quando si decide di acquistare strumenti a replica passiva come gli ETF è quale tipo di indice vogliamo acquistare con i nostri soldi.

C’è differenza tra S&P500 e Russell 2000 in termini di numerosità e capitalizzazione delle società americane rientranti nel paniere. Ovviamente le performance possono essere parecchio diverse da anno ad anno. Stesso discorso vale anche per gli indici europei. Tra ETF che replicano l’indice Msci Emu e Europe c’è una differenza di composizione geografica soprattutto relativa all’ampia fetta di azioni britanniche presenti  nel benchamrk Europe. Anche qui le differenze di performance possono essere notevoli anche per l’effetto cambio (vedi Sterlina); purtoppo spesso e volentieri ce ne accorgiamo solo dopo un pò troppo tempo.

Focalizzarsi fin da subito sull’indice che si vuole replicare è importante soprattutto se le cartucce da sparare non sono tantissime. In fase di Piano di Accumulo o di acquisto per importi modesti, acquistare ETF con sottostanti indici regionali o settoriali o comunqu di cui non si conosce bene la carta d’identità è un grave errore. Continua a leggere

Il ritorno (pericoloso) del Fai da Te

fai

Il boom di raccolta dei prodotti a gestione passiva del 2016 ha chiaramente acceso i riflettori sugli ETF, in apparenza la soluzione a buona parte dei mali che affliggono i portafogli medi degli investitori italiani e mondiali.

E’ innegabile che siamo di fronte ad uno dei momenti storici più favorevoli per coloro che hanno denaro da investire, almeno lato passività.

Il costo dei prodotti a replica passiva (ma anche a gestione attiva se vogliono rimanere competitivi) sta puntando verso il basso da tempo, con il 2016 che ha visto un nuovo giro di vite. In America ormai siamo arrivati a costi di 9 $ per 1000$ investiti, in alcuni casi anche senza costi di transazione. A questo link potete capire come e la tabella successiva ci fa capire meglio di cosa stiamo parlando.

etf

Creare un portafoglio semplice e ben diversificato  spendendo lo 0,09% del capitale investito come commissione di gestione è possibile ed è una delle fonti di successo dei modelli di Robo Advisory.

Se confrontato con i costi di un fondo a gestione attiva la battaglia per quest’ultimo è persa in partenza. Siccome l’investitore negli ultimi tempi ha focalizzato la sua attenzione tutta sul lato dei costi questo spiega i flussi verso gli ETF degli ultimi tempi.

Quando però il gregge si sposta tutto da una parte bisogna sempre alzare la testa e guardare il panorama che ci circonda, perchè se il capofila cade nel burrone noi andiamo con lui. Continua a leggere

Perchè acquisterò un ETF Multifactor

cestaI fattori o “factor” all’inglese, altro non sono che strategie di investimento basate su regole molto rigide le quali mirano a selezionare in modo automatico titoli azionari con determinate caratteristiche.

Si va dal fattore “Quality” a quello “Size”, passando da quello “Value” per arrivare al “Momentum” fino al Min Volatility. Ovviamente ne esistono anche altri, ma quattro di questi cinque sono presenti all’interno della gamma di ETF Multifactor commercializzati da iShares (qui trovate ad esempio la scheda della versione Europe, ma esistono anche quelli USA e World).

Ogni fattore ha le sue caratteristiche peculiari. Scegliendo il Quality cercheremo società con bilanci solidi (ROE, utili, debito,ecc…). Con il Size ci porteremo in casa sostanzialmente delle small cap. Attraverso il Value società con indici di convenienza fondamentale ottimali (prezzo/utili, prezzo/valore contabile, ecc…). Con il Min Volatility società tendenzialmente meno volatili e rischiose di tutto il restante listino.

Purtroppo la scelta di un singolo fattore presuppone una scommessa. Va benissimo inserire un fattore all’interno di un portafoglio per aumentare la diversificazione. Va meno bene se ci affidiamo ad esso  per coprire l’intero azionario mondiale o europeo o americano, solamente perchè crediamo che le azioni value faranno bene da qui ai prossimi 20 anni.

Il difetto di questa scelta sta proprio nell’incapacità  che ognuno di noi ha di prevedere il futuro. Continua a leggere

Grafico della Settimana: Mercato azionario Polonia

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’indice Msci della Polonia. Sembrerebbe che l’avvio di questo 2017 potrebbe rivelarsi un gustoso antipasto per il resto dell’anno.

poland

Grafico della Settimana: db-x Emerging Market Liquid Bond hedged

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’Etf db-x Emerging Market Liquid Bond hedged. L’Etf che replica l’andamento dei bond emergenti emessi in valute forti (ma con cambio EurUsd coperto) sembra essere giunto a ridosso di supporti importanti. A questo punto o reazione dei compratori o inversione di tendenza.

dbx

Un numero più importante del rendimento a scadenza

bond

Nel post “Ha senso investire in prodotti a duration hedged” abbiamo cercato di spiegare il concetto di duration di un portafoglio obbligazionario.

La duration può essere calcolata in vari modi, ma il termine generico si riferisce alla duration effettiva, ossia alla variazione percentuale approssimativa del prezzo di un titolo al variare di 100 punti base del suo rendimento. Ad esempio, il prezzo di un’obbligazione con una duration effettiva pari a 5 anni aumenterà (o diminuirà) del 5% ad ogni diminuzione (o aumento) pari al 1% del suo rendimento.

Probabilmente questa informazione a molti è scivolata addosso un po’ come quando si discute di money management, la gestione del rischio. Tendenzialmente, l’occhio dell’investitore medio di un fondo/Etf obbligazionario che si trova davanti un documento informativo, tende a cadere in prima battuta sul rendimento a scadenza del prodotto (informazione abbastanza inutile visto che il 99% dei fondi/Etf non ha scadenza) e solo negli investitori più consapevoli e preparati la seconda occhiata finisce sulla duration.

Prendiamo ad esempio questo factsheet. Continua a leggere

Navigare tra le obbligazioni emergenti

Studio interessante di SPDR Etf sul mercato sempre più ricco dei bond emergenti. In 15 anni il numero delle emissioni è cresciuto secondo Barclays del 1719%  superando i 9 trilioni di Dollari. Non tutto il mercato è accessibile agli investitori stranieri con l’investibile che comunque supera i 4 trilioni. Una bella sommetta che si  è andata ad infilare soprattutto nei prodotti gestiti  attivi ed a replica passiva.

Come si sono comportati i gestori con riferimento a questa particolare asset class?

Nella tabella riportata qui sotto abbiamo una risposta poco incoraggiante.

etf1Fonte: Spdr Etf

Che l’universo siano i bond in valute forti (Dollaro ed Euro in particolare) o le valute locali emergenti, sulla distanza dei 5 anni oltre il 90% dei gestori fa peggio dei rispettivi benchamrk di riferimento.

Costi e tanto altro tra le motivazioni che hanno determinato questo andamento deludente. Nel rapporto di SPDR si intravedono però particolari interessanti. Continua a leggere