Grafico della Settimana: Tassi 10 anni Stati Uniti

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo il rendimento dei titoli di stato americani a 10 anni. Verrebbe da dire, si torna sul luogo del delitto con rendimenti vicinissimi al 1,50%. Per il mondo finanziario americano (e per la Yellen) siamo ad un bivio. Scendere ancora significherebbe rallentamento dell’economia, bassissima inflazione e soprattutto paura sui mercati azionari nei prossimi mesi. Saprà mercoledì prossimo la Fed tirare fuori qualche cosa dal cilindro?

TASSI USA

Grafico della Settimana: Tassi Stati Uniti 2 anni

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’andamento dei rendimenti a 2 anni sui titoli di stato americani. Siamo alla svolta? Forse sì o forse anche no a giudicare dal ripensamento del mercato di venerdì. A metà giugno parola alla Yellen. Intanto beati gli americani che hanno tassi a breve prossimi al 1%…che bei ricordi!!

2 usa

Questione di Credibilità

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In questi mesi ho letto tanti titoloni di blog indipendenti e testate giornalistiche finanziarie che mettevano in discussione la credibilità delle banche centrali, europea ma soprattutto americana. Yellen balbettante, indecisa, incerta, messa all’angolo. Queste parole mi fanno sorridere soprattutto perchè scommettono contro qualcuno che negli ultimi 30 anni ha sempre vinto.

Ecco alcuni link visti in rete negli ultimi mesi. Continua a leggere

Grafico della Settimana: S&P Us Utility

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’indice S&P Utility americano. Se la chiusura di marzo avverrà su questi livelli avremo un nuovo massimo storico. Vista la correlazione negativa con i tassi di interesse, i mercati non credono alla Fed?

UTILI

Il Messaggio della Curva dei Rendimenti

Nel mese di ottobre citammo la curva dei rendimenti americani come una delle variabili più importanti per monitorare gli umori dei mercati. Un ulteriore appiattimento non sarebbe stato un buon segno ed infatti questo è quello che è successo. Prestando particolare attenzione a ciò che è evidenziato in grassetto vi riprendo il post di allora:

La curva dei rendimenti è una delle preoccupazioni principali della Federal Reserve nel momento in cui alzerà i tassi di interesse ed è anche il modo più esplicito da parte dei mercati di invitare la Fed a non farlo o per mostrare il proprio disappunto. Se la Fed alza i tassi ufficiali in modo modesto (diciamo 25 o 50 punti base) allora per semplici ragioni matematiche la differenza tra tassi a lunga scadenza e quelli a breve si riduce ma rimane pur sempre positiva (ovviamente a parità di tassi decennali). Se però la Fed alza i tassi ed il mercato risponde con una pressione sui rendimenti a lunga abbassandoli con acquisti massicci di TBond, allora il messaggio tanto tranquillizzante non è.

Perché questo? Perché il mercato metterebbe in chiaro come una manovra restrittiva in questo momento economico farebbe più male che bene. Questo è quello che succede ormai da 2 anni con un differenziale di rendimento passato da 270 punti base agli attuali 145.

Ma qual è la soglia del dolore? Personalmente credo che l’asticella che in passato è stata rappresentata dalla linea dello zero, alla luce dell’eccezionale politica di tassi a zero di questi anni può essere posizionata a 100/120 punti base, un livello che dal 2008 ha sempre arginato i tentativi di ribasso.

Bene ci siamo. Come potete vedere dal grafico seguente lo spread è entrato esattamente in quella zona ed  i mercati sono diventati improvvisamente nervosi. Abbattere questa fascia di supporto sarebbe fatale per la crescita economica americana.

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Miss Yellen si è ficcata in un bel guaio ed ora dovrà dimostrare di saper  riprendere il controllo della curva dei rendimenti. Inevitabili a questo punto (per una questione di credibilità) rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. Queste mosse però non possono che alzare i tassi a breve e se questo non coinciderà con un analogo rialzo dei rendimenti sulle scadenze più lunghe, la parola recessione potrebbe essere una delle più ricercati su Google nei prossimi 12-18 mesi.

 

Il Gran Giorno della Federal Reserve

Non mi passa neanche per l’anticamere del cervare di perdere tempo nel cercare di capire per quale motivo la Federal Reserve non ha voluto alzare i tassi quando era il momento di farlo (cioè nella prima parte del 2015), ma di certo il Presidente Yellen non è esente da critiche.
Il ciclo economico americano ha cominciato a rallentare per effetto di una persistenza di forza del Dollaro la quale, unita ad una visione sempre più decisa e convinta da parte dei mercati che la stretta sul costo del denaro sarebbe arrivata (dal tapering in avanti), ha di fatto spento quella fonte finanziaria di credito che veniva concesso ai paesi emergenti e che a sua volta generava almeno metà della crescita mondiale. Si chiama operatività di carry trade, ma altre non è che il finanziamento in una valuta dai bassi tassi di interesse con scarse prospettive di rivalutazione a fronte di un acquisto di valute ad alto rendimento con prospettive di crescita superiori. Il flusso si è invertito nel momento in cui la FED ha fatto capire che i tassi sarebbero saliti certamente nel 2015 (e il dollaro rafforzato) costringendo molti speculatori alla chiusura di posizioni di carry trade. Un fenomeno non necessariamente negativo che serviva proprio per smussare la speculazione; peccato che Continua a leggere

L’importanza della Curva dei Rendimenti

Il grafico che vedrete di seguito rappresenta la curva dei rendimenti americana espressa come differenza tra il tasso di interesse offerto da un’obbligazione con scadenza a 10 anni e quello offerto da un obbligazione con scadenza a 2 anni.
In condizioni di crescita economica la curva presenta un valore positivo, ovvero prendere a prestito denaro a breve per investire a lungo offre un cosiddetto “carry” positivo che rende interessante l’investimento in qualsiasi forma. Questa è la normalità che troviamo negli Stati Uniti o anche negli stessi paesi dell’Europa occidentale.
In talune condizioni (vedi Grecia di recente) o Italia nel 2011, la curva si inverte non solo per critiche condizioni economiche ma anche perché il mercato nutre una forte sfiducia nell’emittente e quindi richiede un premio molto più alto per prestare denaro con scadenza breve. Russia e Brasile sono ad esempio due paesi che in questo momento sulle emissioni in valuta locale hanno curve dei rendimenti invertite proprio perché il mercato si aspetta il proseguimento di una recessione economica anche nei prossimi trimestri.
Tornando a quella che è la curva dei rendimenti più osservata del mondo, quella americana, in questo momento il tasso a 2 anni è inferiore di poco meno di 150 punti base rispetto a quello a 10 anni (2.0%). Situazione tranquillizzante direte voi, ed in effetti così è…per ora. Continua a leggere

L’ennesimo Inutile Evento Eccezionale

Torniamo a parlare dei tassi di interesse americani. Le analisi sulle conseguenze del rialzo del costo del denaro negli Stati Uniti si sprecano tra gli analisti mondiali (ne abbiamo parlato anche qui), ma anche quest’anno c’è il serio rischio che le previsioni vengano “cannate” come nel 2014.
Con un dollaro così forte e le tensioni sui mercati finanziari legate a Grecia e Cina, appare complicato per la Fed cominciare il processo di “hiking” nel corso di quest’anno ed il dubbio che si sta insinuando nella mente di diversi analisti è che non solo stiamo vivendo momenti eccezionali ma anche che ogni previsione è impossibile. Continua a leggere