Avvertimento Preventivo

«TASSI MINIMI, ARMA A DOPPIO TAGLIO». Del resto, ha spiegato, la stabilità economica, garantita anche attraverso una politica di tassi ai minimi storici, «è sempre un’arma a doppio taglio», e bisogna più che mai tenere sotto controllo la situazione. L’orientamento della Fed, comunque, per ora non cambia, «accadrà solo se verrà riscontrata nel sistema finanziario una sopravvalutazione degli asset insieme a una concentrazione dei rischi». Continua a leggere

Il Messaggio della Curva dei Rendimenti

Nel mese di ottobre citammo la curva dei rendimenti americani come una delle variabili più importanti per monitorare gli umori dei mercati. Un ulteriore appiattimento non sarebbe stato un buon segno ed infatti questo è quello che è successo. Prestando particolare attenzione a ciò che è evidenziato in grassetto vi riprendo il post di allora:

La curva dei rendimenti è una delle preoccupazioni principali della Federal Reserve nel momento in cui alzerà i tassi di interesse ed è anche il modo più esplicito da parte dei mercati di invitare la Fed a non farlo o per mostrare il proprio disappunto. Se la Fed alza i tassi ufficiali in modo modesto (diciamo 25 o 50 punti base) allora per semplici ragioni matematiche la differenza tra tassi a lunga scadenza e quelli a breve si riduce ma rimane pur sempre positiva (ovviamente a parità di tassi decennali). Se però la Fed alza i tassi ed il mercato risponde con una pressione sui rendimenti a lunga abbassandoli con acquisti massicci di TBond, allora il messaggio tanto tranquillizzante non è.

Perché questo? Perché il mercato metterebbe in chiaro come una manovra restrittiva in questo momento economico farebbe più male che bene. Questo è quello che succede ormai da 2 anni con un differenziale di rendimento passato da 270 punti base agli attuali 145.

Ma qual è la soglia del dolore? Personalmente credo che l’asticella che in passato è stata rappresentata dalla linea dello zero, alla luce dell’eccezionale politica di tassi a zero di questi anni può essere posizionata a 100/120 punti base, un livello che dal 2008 ha sempre arginato i tentativi di ribasso.

Bene ci siamo. Come potete vedere dal grafico seguente lo spread è entrato esattamente in quella zona ed  i mercati sono diventati improvvisamente nervosi. Abbattere questa fascia di supporto sarebbe fatale per la crescita economica americana.

10-2

Miss Yellen si è ficcata in un bel guaio ed ora dovrà dimostrare di saper  riprendere il controllo della curva dei rendimenti. Inevitabili a questo punto (per una questione di credibilità) rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. Queste mosse però non possono che alzare i tassi a breve e se questo non coinciderà con un analogo rialzo dei rendimenti sulle scadenze più lunghe, la parola recessione potrebbe essere una delle più ricercati su Google nei prossimi 12-18 mesi.

 

Il Gran Giorno della Federal Reserve

Non mi passa neanche per l’anticamere del cervare di perdere tempo nel cercare di capire per quale motivo la Federal Reserve non ha voluto alzare i tassi quando era il momento di farlo (cioè nella prima parte del 2015), ma di certo il Presidente Yellen non è esente da critiche.
Il ciclo economico americano ha cominciato a rallentare per effetto di una persistenza di forza del Dollaro la quale, unita ad una visione sempre più decisa e convinta da parte dei mercati che la stretta sul costo del denaro sarebbe arrivata (dal tapering in avanti), ha di fatto spento quella fonte finanziaria di credito che veniva concesso ai paesi emergenti e che a sua volta generava almeno metà della crescita mondiale. Si chiama operatività di carry trade, ma altre non è che il finanziamento in una valuta dai bassi tassi di interesse con scarse prospettive di rivalutazione a fronte di un acquisto di valute ad alto rendimento con prospettive di crescita superiori. Il flusso si è invertito nel momento in cui la FED ha fatto capire che i tassi sarebbero saliti certamente nel 2015 (e il dollaro rafforzato) costringendo molti speculatori alla chiusura di posizioni di carry trade. Un fenomeno non necessariamente negativo che serviva proprio per smussare la speculazione; peccato che Continua a leggere

L’importanza della Curva dei Rendimenti

Il grafico che vedrete di seguito rappresenta la curva dei rendimenti americana espressa come differenza tra il tasso di interesse offerto da un’obbligazione con scadenza a 10 anni e quello offerto da un obbligazione con scadenza a 2 anni.
In condizioni di crescita economica la curva presenta un valore positivo, ovvero prendere a prestito denaro a breve per investire a lungo offre un cosiddetto “carry” positivo che rende interessante l’investimento in qualsiasi forma. Questa è la normalità che troviamo negli Stati Uniti o anche negli stessi paesi dell’Europa occidentale.
In talune condizioni (vedi Grecia di recente) o Italia nel 2011, la curva si inverte non solo per critiche condizioni economiche ma anche perché il mercato nutre una forte sfiducia nell’emittente e quindi richiede un premio molto più alto per prestare denaro con scadenza breve. Russia e Brasile sono ad esempio due paesi che in questo momento sulle emissioni in valuta locale hanno curve dei rendimenti invertite proprio perché il mercato si aspetta il proseguimento di una recessione economica anche nei prossimi trimestri.
Tornando a quella che è la curva dei rendimenti più osservata del mondo, quella americana, in questo momento il tasso a 2 anni è inferiore di poco meno di 150 punti base rispetto a quello a 10 anni (2.0%). Situazione tranquillizzante direte voi, ed in effetti così è…per ora. Continua a leggere

Momento Chiave di Mercato

Il meeting della Federal Reserve di giovedì prossimo rappresenterà ovviamente il catalizzatore di tutti i movimenti di mercato delle prossime ore ma anche di quelle successive. Abbiamo già provato a parlare in diverse occasioni di cosa è successo ai mercati dopo un rialzo dei tassi, ma possiamo anche tranquillamente dire che stavolta potrebbe essere diverso. Non lo sappiamo, nessuno lo sa, quale reazione potrebbero avere i mercati dopo un’eventuale decisione di rialzo dei tassi oppure di invarianza degli stessi. L’unica cosa che possiamo osservare è il comportamento dei mercati e dei prezzi con cui questi vengono valutati.
Evidente che le attuali quotazioni scontano un rallentamento economico, non ancora una recessione, per quella il requisito è almeno una correzione del 20% dai massimi (prendendo la borsa americana come punto di riferimento).
Il grafico successivo preso dal blog www.shortsidelong.com ci mostra come le vendite copiose delle settimane scorse ha portato le borse mondiali a ridosso di supporti chiave. Continua a leggere

Il Lancio della Monetina

monetaSarebbe interessante sapere quante pagine di inchiostro o di pixel sono state scritte in questi mesi circa le conseguenze di un ipotetico rialzo dei tassi negli Stati Uniti sui mercati azionari. I gufi predicano catastrofi perché il mercato si è assuefatto alla cosidetta ZIRP (Zero Interest Rata Policy); le aziende poi si sono indebitate anche quando sarebbe stato meglio non farlo.
Dall’altra parte ci sono gli inguaribili ottimisti che sfoderano statistiche nelle quali viene dimostrato che in realtà il rialzo dei tassi storicamente non fa male ai mercati azionari. Credo che una risposta molto saggia su cosa NON succederà all’azionario a fronte del rialzo dei tassi di interesse l’ha data nei giorni scorsi S&P Dow Jones Indices. Nella ricerca “What Rising Ratesi Will Not Do” . Continua a leggere